Diversi

Il suo colore preferito è il blu.
Siamo troppo diversi.
Il mio colore preferito è il verde.
Troppo diversi.

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Psycho-chic

Dopo i casini combinati al centro io e Riccardo siamo andati a fare un giro in macchina.

«Non te li faccio conoscere i miei amici oggi,ma sappi che è solo per ora» «Perché vedo che…non stai bene,forse non sei pronta» «Ma prima o poi li conoscerai» mi ha detto mentre guidava.
«Perché ci tieni tanto che li conosca?» ho chiesto io.
«Perché…» ha iniziato a sorridere guardando la strada, «…perché ci tengo a te e vorrei che ti conoscessero,che vedessero la ragazza di cui parlo tanto».
Quando sorride cosi come un ebete c’è da preoccuparsi.
Nella sua mente chissà quali pensieri girano,robe che non vorrei sapere ma di cui mi ha già fatto prendere parte.
«Ma…forse è meglio se pensano che mi hai solo immaginata…nella realtà faccio solo schifo…non vorrei che poi ridessero di te…oltre che di me» ho detto io abbassando la testa.
Mi vergogno sempre come una pazza quando dico queste cose,vorrei che nessuno vedesse la vergogna che alberga nei miei occhi quando dico ciò che penso davvero di me stessa.
Lui ha riso «Se ridono di te dovranno vedersela con me» «E guarda che io sono il più giovane in palestra,li abbatto a tutti con due montanti» quando inizia a parlare del suo sport preferito fà tutte quelle mosse accompagnate dai ”puuf!” di sottofondo che mi fanno morire dalle risate.
«Perché non abbatti me cosi facciamo prima?» ho domandato io.
«Mè,finiscitela» ha riso lui e ha svoltato.

Ci siamo fermati alla gelateria vicino casa sua,e mentre io gli dicevo che non volevo niente lui mi ha ordinato un gelato al cioccolato carico di panna.
Sono stata due minuti a fissare sul tavolino il gelato e seduto di fronte a me Riccardo.
Alla fine ho ceduto ed ho mangiato il gelato insieme a lui.
«Vedi,il gelato ti fa riprendere da qualsiasi cosa» ha detto mentre mangiava.
Ho riso davanti allo spettacolo del pistacchio che ingurgitava cosi velocemente che gli andava al cervello.
Lui è convinto che le cose dolci aiutino quando uno sta male.
Quando sta male si mangia un barattolo intero di Nutella,e poi visto che si sente in colpa va a fare due ore in palestra.
È strano Riccardo,e più strano è il rapporto che ha con il cibo. Più strano persino del mio.
Ma chi se ne frega.

Ha continuato ad insistere che dovevo conoscere i suoi amici,che dovevo stare tranquilla perché erano tipi apposto,non ragazzini scemi.
Alla fine ho detto si. Perciò credo che prima o poi me li farà conoscere,uffa. Spero non siano persone superficiali,io non sono come lui che riesce a parlare con tutti. Io sono come sono.
Quando siamo tornati in macchina si è sporto verso il cruscotto ed ha preso una busta.
«Questo è per te» ha detto pulendosi il gelato agli angoli della bocca,mentre mi guardava di sottecchi studiando la mia reazione.
«Cos’è?» ho chiesto.
«Aprilo e lo saprai» ha detto lui.
«Non mi piacciono le sorprese» ho detto io, «E non mi piacciono i regali».
«Fatteli piacere,mena» ha risposto lui e mi ha accarezzato la spalla.
Ormai non le tolgo più quelle mani dalla mia pelle,anche se ancora mi danno uno strano fastidio,cerco di sopportarle e non essere troppo cattiva nel respingerle. Basta che non toccano punti dolenti.
La spalla va bene,la spalla si.
Ho aperto la busta,era piccola ma di cartone,e fuori c’era la scritta di un negozio di bigiotteria che sta in città.
Dentro c’era un biglietto e una scatolina rossa.
Ho preso prima il biglietto,ovviamente,e l’ho letto in mente.
Ho sorriso e l’ho guardato,al tizio che aveva scritto quelle cose, «Tu sei pazzo» gli ho detto.
«Mena» ha sorriso lui.
Ho preso la scatolina, «Tu sei malato di mente» ho continuato a dire mentre l’aprivo.
Mi ha regalato un anello con la ”R” sopra.

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Sa che io adoro gli anelli,ne porto sempre diversi,ormai fanno parte del mio stile da psycho-chic.
Ma un anello del genere me lo potevo pure sognare la notte.
Ha pure indovinato la mia misura,è un pazzo completo.
«E che ci faccio con questo?» ho chiesto mentre lo mettevo al dito.
«Adesso te lo tieni sempre là e quando lo guardi ti ricordi di me» ha detto lui.
L’ho guardato di nuovo e ho scosso la testa.
«Ti ricordi che c’è qualcuno che ti ama a questo mondo».

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Ho continuato a dirgli che era pazzo,ma ho adorato il regalo che mi ha fatto.
Mi sa che mi si sta iniziando a spezzare la corazza di cemento che ho attorno al cuore.
Ed è colpa sua. Solo sua.

Out of my Nightmare

La giornata non era iniziata male.
Ero contenta di dover fare tante cose,di potermi distrarre al massimo in quelle ventiquattro ore.
Andare a fare la ricarica,alla Posta con mia sorella,poi dalla psicologa.
Di pomeriggio contare i punti fatti al Fantacalcio per seppellire Francesco con la mia prima vittoria.
Poi andare alla psicoterapia di gruppo,con Riccardo.
E poi fare un giro con lui fino all’ora di cena.
Infine dopo cena parlare con Francesco,che è il sorbetto giusto per finire la giornata perfettamente.

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