L’altro giorno ho accompagnato mio padre a fare una visita medica dalla diabetologa.
Lo accompagno ovunque perchè adoro passare del tempo con lui,qualsiasi tipo di tempo,purchè sia tempo passato accanto a lui.
Sento sempre che ho a disposizione meno tempo di quanto ne vorrei con lui,perciò lo accompagno anche a fare le visite.
Non che abbia bisogno dell’accompagnatrice,anzi,mio padre odia essere aiutato,ma la mia compagnia non la disdegna mai.

Lo studio della diabetologa poi era a parecchi chilometri dalla nostra città (la sanità pubblica fa schifo,per una visita diabetologica siamo dovuti uscire dalla nostra città…anzi,è la nostra citttà che fa schifo) quindi ne abbiamo approfittato per fare una passeggiata.
Le solite passeggiate padre-figlia che piace fare a noi.

Sono sempre stata molto legata a mio padre,non ho mai nascosto di essere più legata a lui che a mia madre.Difficile dire perchè,forse perchè ci passiamo molti anni ed ho sempre avuto paura di perderlo o forse perchè è l’uomo che più mi ha insegnato nella mia vita.
Quasi il novanta percento degli adolescenti al mio posto dice di odiare almeno uno dei due genitori se non proprio tutti e due,per me non è mai stato così.
L’unica cosa nella mia vita che è sempre stata chiara e limpida è stato il rapporto con i miei genitori. Io sono la più piccola della famiglia,quando hanno avuto me avevano tutti e due quarant’anni,quindi sapevano già come crescere una figlia.
Io questa grande differenza d’età l’ho sempre vissuta male,a scuola elementare vedevo i genitori dei compagni giovani mentre i miei avevano un figlio di quasi trent’anni. Nonostante abbia spesso rinfacciato loro il fatto di avermi avuta in età cosi avanzata (secondo me erano troppo vecchi per avere un altro figlio), ho sempre sentito in loro delle figure di riferimento su cui contare,delle colonne portanti.
Poi,sono più legata a mio padre forse perchè le figlie femmine preferiscono i padri,non so,potrebbe essere.

Nello studio della diabetologa c’erano persone di tutti i tipi. I tipici giovani che hanno appena scoperto di avere un problema di salute,le madri apprensive con i figlioletti che fanno mangiare troppo e la categoria che meglio conosco perchè ne fa parte mio padre,le persone a cui gli si legge in faccia che hanno il diabete anche se non sono obese.

Quando ho sentito la madre di un bambino di 6 anni dire che suo figlio aveva il diabete e che il medico gli aveva detto che avrebbe dovuto fargli perdere almeno venti chili,ho guardato mio padre sbalordita e lui ha guardato me annuendo.
Abbiamo aspettato quasi un ora prima di fare questa benedetta visita,intanto abbiamo sentito quella madre che raccontava tutti i fatti suoi alla sorella che si era portata appresso,ed ovviamente c’erano anche i bambini a dare fastidio.

Il tempo non passava mai,e quando il tempo non passa l’unica cosa che mi viene voglia di fare e guardare mio padre. Lo osservo mentre pensa,mentre si guarda in giro e parla,cerco di memorizzare ogni minimo dettaglio del suo viso e delle sue espressioni ogni santa volta che ne ho il tempo. Questo tempo che ci vogliono rubare…oh no…non lo permetterò.
Di solito smetto di fissarlo quando lui se ne accorge e mi sorride,ma l’altro giorno non se ne è accorto ed io ho iniziato a viaggiare con i miei pensieri su di lui.
Un giorno non ci sarà più,probabilmente quel giorno non è nemmeno cosi lontano,ed io ho ancora talmente bisogno di lui che il solo pensarci mi fa sentire di nuovo persa. Ecco perchè siamo qui,la dottoressa gli darà altre medicine,e queste mi permetteranno di averlo con me per altro tempo,il tempo necessario a capire come fare a vivere.

Siamo finalmente entrati dalla diabetologa dopo quasi due ore,e la visita è durata neanche dieci minuti.
La dottoressa come avevamo predetto tutti e due,gli ha prescritto altre medicine per normalizzare altri valori sballati,e ovviamente l’ha rimproverato.
“Deve scendere di peso” la frase gettonata da tutti i diabetologi e che ha usato anche la dottoressa come primo ammonimento.
Non si era nemmeno accorta che dall’ultima volta che lo aveva visitato mio padre era dimagrito dieci chili.
Mi stava già infastidendo quella dottoressa saputella che non può sapere quanto tempo e dedizione ci abbiamo messo a casa per far dimagrire quell’ostinato di mio padre.
Poi mi ha guardata e mi ha chiesto chi ero, “Sono sua figlia” ho risposto io.
Da quel momento in poi,i rimproveri sono stati per me e non per mio padre.
Mi ha fatta sentire in colpa per la salute di mio padre,ed in verità ora mi sento davvero colpevole.
“E la figlia non dice niente?” ha chiesto quando mio padre ha detto che aveva cambiato dosaggio delle medicine.
Non può quella sconosciuta sapere quanto ho detto io a mio padre riguardo la sua salute! Oh,quante preoccupazioni mi sono addossata senza risolvere niente. Perchè se c’è una cosa che io e mio padre abbiamo in comune è che siamo testardi,e di certo mio padre non cambia di fronte a me.

Alla fine,prima che uscissimo la dottoressa ci ha guardati e ha detto “Solo la figlia lo può salvare”.
Questa frase che mi è sembrata all’inizio l’ennesima frecciatina per farmi sentire in colpa,poi si è trasformata nella mia mente in qualcosa di diverso.
Le ultime parole famose…solo la figlia lo può salvare…non è la prima volta che me lo dicono.
Perchè tutti pensano che una diciassettenne possa salvare il testardo padre quasi sessantenne?
Forse perchè lo penso io?
Ho sempre pensato di poterlo,anzi doverlo,salvare e forse anche gli estranei se ne rendono conto.
Perchè di una cosa sono certa,quando sono con mio padre sono sempre in perenne agitazione e paura che gli succeda qualcosa,lo rimprovero io stessa molte volte supendo poi la sua rabbia. Certo,una ragazzina che rimprovera il padre non si è mai vista,ma io lo faccio per il suo bene,dovrebbe capirlo. Ed il suo bene,e anche il mio bene.
Se lui sta bene,vive e sorride,la mia vita è perfetta. Se lui soffre ed è irresponsabile,io vivo in apprensione.

La cosa assurda che normalmente mio padre è la persona più responsabile che conosca,proprio da lui ho imparato ad essere responsabile delle mie decisioni e azioni…però,quando si tratta di se stesso non è affatto responsabile.
Molte volte gli dico “Se poi muori sono io che devo piangere sulla tua tomba,ti dovresti sentire in colpa perchè mi farai soffrire”-“Se mi vuoi davvero bene risparmiami questa sofferenza ora che puoi farlo”,ma mai mi ascolta.
Perchè non mi ascolta mai quell’uomo??

Su mio padre e sul rapporto che ho con mio padre ci potrei scrivere un libro. Lui è un personaggio di quelli che affascinano e allo stesso tempo insegnano lezioni importanti sulla vita,io sono l’eterna sognatrice che lo fa disperare ma cerca continuamente di salvarlo.
Ne verrebbe fuori una bella storia,ma non conosco ancora la fine quindi e inutile pensare di scriverla.

Alla fine con l’aiuto di una delle mie sorelle,siamo riuscite a convincerlo ad andare da un dietologo,visto che con i problemi che ha dovrebbe seguire una dieta specifica che mia madre di certo non conosce.
Abbiamo fatto un passo avanti,spero. Lo accompagnerò io dal dietologo ovviamente.

“Solo la figlia lo può salvare”….e allora lo salverò,a costo di sacrificare la mia intera esistenza.

Papà,non puoi capire quanto ti voglio bene.

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Un pensiero su “La responsabilità di un padre testardo

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