Momenti che non dimenticherò mai -Parte 4

 

 

Com’è che si dice? Il primo bacio non si scorda mai.

Già,e chi lo dimentica il primo bacio? Di certo non io.

Ricordo bene il primo bacio che Gianluca mi rubò quando avevo dieci anni,un bacio per il quale ricevette come ricompensa un bello schiaffo.

Lui amava prendermi in giro e quella era una delle sue solite trovate per umiliarmi,ma io non ero cosi stupida da credere che lo facesse perchè provava affetto nei miei confronti.

Mi ha sempre sottovalutata Gianluca e ne paga ancora le conseguenze,ne porta i segni addosso con tutti gli schiaffi e i pugni che gli ho tirato in questi anni.

Mi sorprese sulla porta del bagno delle bambine,mi mise con le spalle contro il muro e posò le sue labbra sulle mie chiudendo gli occhi.

Io rimasi paralizzata per ciò che aveva fatto senza preavviso alcuno,ma capendone subito il motivo mentre intravedevo la sua risatina partii a tirargli un bel ceffone.

«Così mi ringrazi?» – «Mai che mostri un pò di gratitudine oh!» si lamentò lui toccandosi la guancia che doveva dolerli.

Io ho le mani pesanti,e di questo lui se ne è accorto subito,per questo adesso ha paura che lo tocchi,perchè sa quanto posso fargli male.

«Vattene schifoso!» gli gridai spingendolo via.

Lui continuò a lamentarsi della mia poca gratitudine mentre se ne andava.

Non lo raccontò mai a nessuno.

Perchè non era riuscito nell’intento di umiliarmi e di certo non si sarebbe umiliato da solo dicendo ai suoi amici che era stato picchiato da una bambina.

Io non avevo voglia di fargli fare una brutta figura perchè il solo ripensare che mi aveva toccata anche se per un breve istante,mi faceva schifo.

Non lo dissi a nessuno nel momento,poi qualche anno dopo cadde in un discorso con Franky.

Lui non disse altro se non «Ma quello non vale come primo bacio Vale,tu lo odi», e aveva ragione.

In quegli anni ci si faceva a gara per rimediare questo maledetto primo bacio ed io dopo quel intermezzo fastidioso con Gianluca ero rimasta molto lontana da cose del genere.

 

In realtà non ho un solo ricordo preciso di questo maledetto primo bacio.

Non so decidere quale episodio definire con «primo bacio».

Oggettivamente,la prima volta che delle labbra estranee sfiorassero le mie era stato con Gianluca,ma soggettivamente ho ben altri ricordi da definire come «primo bacio».

 

 

Da quando avevo capito di essermi innamorata di Frank cercavo di stargli il più lontano possibile,evitavo qualsiasi contatto perchè mi metteva a disagio,ma alla fine non pote durare in eterno perchè lui desiderava farsi abbracciare da me più che da sua madre.

In terza media iniziai a essere vittima di bullismo ed il mio umore cambiò radicalmente,diventai sempre più taciturna anche con Frank e iniziai a soffrire di attacchi di panico.

Non rivelai ciò che mi succedeva a scuola per quasi l’intero anno scolastico subendo e subendo.

Un giorno scoppiai in una crisi di pianto di fronte a Francesco.

 

 

Stavamo studiando matematica,ma ero talmente esaurita dai ricordi degli insulti che mi causavano quelle pagine del libro che iniziai a piangere senza motivo.

Lui si spaventò e mi chiese terrorizzato «Vale,che succede?».

Alzai lo sguardo dal libro e vidi la sua espressione sconvolta,si faceva talmente prendere dalle mie emozioni che quasi mi sentivo in colpa per come lo stavo deprimendo.

«Mi dispiace» mormorai asciugandomi le lacrime con le mani.

Lui si alzò e prese un fazzoletto dalla mensola,me lo porse e disse «Non devi dispiacerti,ti fa bene piangere,sfogati,non ti preoccupare».

Aspettò qualche secondo che mi asciugassi tutte le lacrime che erano scese fino al collo e poi guardandomi serio mi disse «Mi dici perchè stai piangendo?» – «Posso sapere che c’è che non va dolcezza?».

Da qualche tempo quando mi vedeva giù di morale usava chiamarmi «dolcezza» perchè sapeva che mi faceva sorridere,ma in quel momento non ne sorrisi affatto pensando a tutto il male che dovevo subire ogni giorno a scuola.

«Non ce la faccio più Frank…» risposi prima di strozzare le parole in gola con un singhiozzo.

«No,no,non fare cosi» mi consolò lui avvicinandosi a me con la sedia.

Mi strinse la testa mentre gli tiravo dei pugni sentendomi impotente.

Non potevo fare niente,non potevo dirglielo,l’avrei fatto soffrire e non volevo affatto.

Stanca di sentire le sue mani addosso mi liberai e mi alzai in piedi cercando di calmarmi e asciugando le ennesime lacrime.

«Vale,dimmi che c’è che non va» – «Lo sai che con me puoi parlare» disse lui alzandosi dietro di me.

«Lasciami stare,voglio tornare a casa» risposi io spazientita dal suo attaccamento.

«Più uno cerca di aiutarti più tu lo tratti male,che cavolo ho fatto di male Vale?» rispose lui sorprendendomi un pò.

Si era offeso,e sentendomi in colpa per averlo fatto soffrire se pur minimamente mi avvicinai e lo abbracciai.

Lui mi lasciò fare e mi strinse forte dicendo «Tu devi parlare,cazzo Vale non puoi tenerti tutto dentro» – «Non pensare che sono stupido,lo vedo che c’è qualcosa che non va,sei cambiata…» – «E mi fa rabbia che non me ne parli perchè…Vale…» abbassò lo sguardo verso di me e sospese la frase in aria fissandomi negli occhi.

Non dimenticherò mai quello sguardo,sembrava un cieco che all’improvviso si accorge di essere tornato a vedere,leggevo quello stupore nei suoi occhi ed una scintilla che non avevo mai visto prima.

Divoravo con la mia disperazione quegli occhi che erano l’unico appiglio rimastomi e quando si chinò per baciarmi chiusi gli occhi immaginando che tutto il male che mi facevano fosse solo un brutto sogno e che quella fosse la mia realtà,solo lui.

Mi baciò e mi accarezzò la guancia dolcemente.

«Non piangere più,okay dolcezza?» disse con gli occhi a pochi centimetri dai miei.

Annuii,sorrisi al suo «dolcezza» e mi lasciai stringere sperando che mi avrebbe aiutata a sentirmi meglio.

Quello sguardo mi estorse tutta la verità,e di li a poco mi estorse anche di dover raccontare tutto a mia madre.

Non so se quello poteva entrare nella categoria del primo bacio visto che eravamo amici,ma come quello ne seguirono molti per consolarmi o per ricattarmi.

Credo che avesse capito che quando mi baciava otteneva da me ogni verità possibile ed immaginabile,e allora mi dava un bacio come se fosse il gesto più naturale del mondo tra due amici.

L’anno dopo ormai per salutarci usavamo sempre baciarci,ma prima controllavamo che in giro con ci fossero sua madre o mia sorella,chissà cosa avrebbero pensato altrimenti.

Non facemmo mai parola di quei baci,erano diventati un gesto quotidiano senza che me ne accorgessi e non dovevo mai chiederne.

Lui sapeva sempre quando c’è n’era bisogno per consolarmi.

Solo il tempo di sentire un suo respiro addosso insieme a quelle labbra dolci che mi rincuoravano e poi finiva tutto in un abbraccio o un sorriso.

Finiva troppo presto per i miei gusti,avrei voluto sentire tutte le sue emozioni raggiungermi,e per mia fortuna dopo qualche anno ne ebbi la possibilità.

Quando ormai ci eravamo stancati di fare gli amici quando eravamo consapevoli di non esserlo più da tempo,rivelammo l’uno all’altra i sentimenti che provavamo.

 

 

Ebbi io l’iniziativa in quel Gennaio del 2013,ormai mangiata viva dall’attesa,e lui mi seguì a ruota ovviamente.

Non ero convinta che lui ricambiasse,per quanto ne sapevo io potevo essere solo un gioco per lui,ma con mia grande gioia scoprii che ricambiava,eccome se ricambiava.

Stavamo seduti ai piedi del suo letto a guardare un concerto,quando gli chiesi di mettere in pausa perchè dovevo dirgli una cosa importante.

«….E beh,credo di essermi innamorata di te in quel momento» gli raccontai di quella volta che mi aveva fatto assistere mentre suonava la chitarra e di quello che avevo provato in quel momento.

«Mmh…e sei ancora innamorata di me?» chiese lui guardandomi con apprensione.

«Beh,credo di si Frank» – «Lo so,lo so che è sbagliato perchè siamo amici,ma io dovevo dirtelo,non potevo tenermi più questa cosa per me» – «Dimmi che non mi odi ora?» risposi io intimorita dalla sua risposta.

«Io odiarti?!» – «Ma sei impazzita?!» esclamò lui scomponendosi da come stava seduto, «Io ti amo!» gridò sorridendo e mi gettò le braccia al collo.

Non sapevo se ridere o piangere,quella che sembrava una scena comica era la realtà più bella che potessi trovare in quel frangente.

Lo strinsi come ero solita fare ma subito capii che le cose erano cambiate.

«Vale,non puoi capire da quanto tempo aspettavo questo giorno» mentre parlava aveva lo sguardo spiritato come non mai e mi teneva per le guance in modo che potessi guardarlo negli occhi.

Senza parole mi limitai a sorridere più che compiaciuta e vedendo il suo entusiasmo crescere mi feci prendere dal suo entusiasmo e gli accarezzai dolcemente i capelli.

Lui rimase ipnotizzato a guardarmi mentre lo accarezzavo con più dolcezza possibile e io lo guardavo ormai persa per sempre nei suoi occhi.

Dopo qualche momento di estasi tornammo entrambi alla realtà grazie al mio richiamo a non gridare perchè sua madre avrebbe potuto sentirci.

 

 

Discutemmo sul da farsi.

Nascondersi?

Sperare che i miei genitori e sua madre avrebbero capito?

Aspettare la maggiore età per essere liberi di fare ciò che volevamo?

Nonostante il mio cuore volesse tutto e subito,suggerii l’idea di rimandare qualsiasi altro passo alla maggiore età.

«Non credo che smetterò mai di amarti,so che tra qualche anno sarai ancora qui e potremo stare insieme senza che qualcosa ce lo impedisca» gli dissi io cercando di ragionare lucidamente.

Lucidamente un corno,come facevo ad aspettare ancora?

«No,non mi va giù questa cosa Vale» – «Sono quasi otto anni che aspetto questo stramaledetto momento e tu mi dici che devo continuare ad aspettare?» – «Perchè me l’hai detto allora? Vuoi vedermi soffrire?» rispose lui all’improvviso infastidito.

Era infastidito ma aveva ancora il braccio attorno alla mia spalla e non aveva ancora smesso di tirarmi a sè.

Rendendomi conto dalle sue parole che lui era sempre stato innamorato di me da quando ci eravamo conosciuti,capii che per lui la situazione doveva essere diventata insostenibile.

Io avevo resistito meno di quattro anni e mi sentivo una morsa al petto se pensavo di dover resistere ancora.

Ma poi,resistere a che cosa?

Tanto l’avrei amato comunque,che ne avessi il permesso o no,non era stata una mia decisione.

Allora avrei rischiato,non avrei potuto perdere quegli occhi che mi estorcevano la verità,erano la mia unica salvezza.

«No…non voglio che soffri Frank,nessuno deve soffrire…basta» farfugliai alzando lo sguardo verso di lui.

«Lo so che vuoi comportarti correttamente nei confronti dei tuoi genitori,ma ormai mi sembra un pò tardi,non credi?» mi disse lui.

Avevo dato già tanti dispiaceri alla mia famiglia con i miei continui errori,avevo paura di essere giudicata come una poco di buono mostrando che avevo dei sentimenti,ma se fossi stata più coraggiosa avrei trovato approvazione da parte loro perchè…l’avevano già capito da tempo che ero innamorata di lui.

Forse l’aveva capito perfino prima mia madre di me,ma non si era mai arrabbiata perchè riconosceva in noi un sentimento profondo e innocente,e sapeva che eravamo due ragazzini responsabili.

Questo però lo scoprii quando ormai era tutto finito,sempre troppo tardi scoprivo le cose.

«Per te ne vale la pena» annuii io.

Se dovevo dare un dispiacere alla mia famiglia,tanto valeva fare qualcosa che almeno mi avrebbe resa felice.

E niente mi ha resa felice come quei mesi passati da veri fidanzati,niente è paragonabile a quei giorni,nulla.

«L’ho sempre saputo che infondo ci eravamo trovati» rispose lui stringendomi la mano.

«Ritrovati vorrai dire» sorrisi io.

«Dici che ci amavamo già nelle nostre vite precedenti?» mi chiese lui.

«Credo piuttosto che vorrei amarti ora non pensare più al passato e al futuro» risposi io stringendogli forte la mano.

«Viviamo il presente allora» disse lui mentre si avvicinava per baciarmi.

Certo non era il nostro primo bacio,ma a livello emozionale è quello più travolgente tra quelli che avevo ricevuto fino a quel momento.

Invece di allontanarsi subito temendo di essere inopportuno,questa volta si era soffermato finchè non dovetti decidere io di staccarmi perchè dovevo respirare.

E come quel bacio ne seguirono subito altri,tra i suoi sospiri e i miei respiri affannosi.

Il cuore minacciava di uscire dal petto già da quando ero entrata in quella camera con l’intenzione di dirgli tutta la verità e ad ogni sua parola aveva continuato ad accelerare,in quell’istante sentii che andava cosi veloce che non riuscivo neanche più a respirare.

Sentivo che mi stava per venire un infarto e l’idea di non poter più assaporare quella dolcezza mi spingeva a chiederne altra finchè ero in tempo.

Intanto con un gesto della mano aveva fatto ripartire il concerto per coprire i nostri sussulti e mentre Matt Bellamy cantava Madness io mi sentivo nella follia più totale che l’amore potesse provocarmi.

Gli tirai un pizzicotto sapendo che l’aveva fatto apposta e lui rise dicendomi occhi negli occhi «Ti amo».

 

 

Ne abbiamo passati tanti di pomeriggi del genere da quel giorno in poi,ed ogni volta che azzardava una nuovo passo avanti io mi sentivo sempre più persa nelle sue braccia.

Dove e come potevo scappare?

Ero cosi felice li,felice e amata.

Ora faccio i conti con la realtà e tutto quell’amore mi provoca delle lacrime involontarie,perchè era qualcosa che avevo voluto intensamente e che ho vissuto intensamente fino all’ultimo istante,ma è pur sempre qualcosa che mi è stato strappato via.

 

 

Ogni tanto quando ho voglia di fare la morbosa mi ricordo che quelle dolci labbra adesso si trovavo in una bara,nel cimitero di questa schifosa città.

E se penso di tornare a trovarlo al cimitero credo che potrei essere colta da un raptus di follia e  iniziare a scavare in terra fino a ritrovarlo.

Lo psicologo mi disse di togliermi queste immagini dalla testa,ma è la cosa più difficile da fare anche adesso,dopo tutti questi mesi.

Quel corpo,quell’anima,quel cuore,che erano stati miei,ora non ci sono più,e…

…quella maledetta bara mi ossessiona…

Non avrei mai dovuto vederlo nella bara,ma sua madre ci teneva che lo vedessi ed io ci sono andata a vederlo.

La mia vita,tutto il mio amore,era in quel corpo marmoreo e pallido che ormai non respirava più.

E a me non rimaneva altro che ripensare a quando pulsava vita e mi regalava baci per estorcermi le verità più ovvie.

Cosi,per gioco,perchè tutto era un gioco,un gioco divertente che alla fine ho perso.

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3 pensieri su “Kisses

  1. Mi ha fatto piacere leggere questo post. Il bullismo è una forma che la società non debellerà mai. Sei preso di mira e quella presa di posizione attira altre persone, persone che nemmeno ti conoscono, ma ti giudicano ugualmente. Quelli che offendono senza conoscere sono i peggiori. Anche per me le superiori sono state così, da un certo punto di vista. Ti capisco pienamente. La società, in Italia dico, è molto selettiva, si hanno poche possibilità per realizzarsi o comunque essere indipendenti. Crearsi un futuro, per dimenticare il passato, questo credo che sia l’unico modo che conosco per migliorarsi.
    Un abbraccio… 🙂

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