Pensavo che ricordando alcuni tra i momenti più belli delle nostre vite sarei riuscita a darmi pace riguardo la sua morte,invece in questi giorni mi sono sentita molto triste,sembrava essere fin troppo masochistico questo mio progetto di scrivere di me e lui.

Forse non sono semplicemente pronta a parlare di noi in termini felici…forse è troppo presto?

Quasi otto mesi…a me non sembra presto…

Per altri potrebbe essere anche troppo tempo,ma a me importa solo cosa dicono la mia coscienza e il mio cuore,già anche lui conta molto in questa faccenda.

 

Non hai ancora accettato questa cosa,inutile stare qui a dirci che l’hai superato. Forse hai superato la fase della disperazione e della rabbia -finalmente- ma la fase dell’accettazione non l’hai nemmeno varcata.

 

Sono fiduciosa,so che supererò anche questa fase.

Se sono riuscita ad uscire dalla disperazione pià totale nella quale mi ero spinta,posso anche accettare la sua mancanza permanente nella mia vita.

Voglio essere capace di scrivere di me e lui senza terminare con le mie solite frasi paranoiche e negativiste.

Voglio poter concludere con un «Ti ho amato,sempre ti amerò e continuerò a vivere proprio per questa ragione».

Per ora mi sembra lontano come obbiettivo,ma se penso che mesi fa il mio amore nei suoi confronti era la ragione che mi spingeva a volere la morte,mi rendo conto che ho fatto grandi passi avanti.

Non sono ancora arrivata alla mia meta ma spero che il tempo mi ci conduca senza trovare troppi ostacoli lungo il cammino…

..Pretendo troppo lo so,la strada sarà ancora tortuosa ma non mi do per vinta,ce la farò!

 

 


 

 

Piccolo approfondimento sull’argomento:

 

Pare che la reazione ad un lutto sia influenzata anche da fattori esterni come:

Le circostanze che hanno portato al decesso,

La prevedibilità o meno con cui esso è avvenuto,

Le caratteristiche personali di chi subisce il lutto,come l’età,il ruolo ricoperto all’interno della famiglia,il grado di parentela,la qualità della relazione,le caratteristiche psicologiche personali.

 

Se stiamo a contare questi fattori,si può capire il motivo per il quale la mia reazione è stata forse «esagerata».

 

Le circostanze che hanno portato al decesso; sono di lunga data,ma il solo mettere in conto il fatto che si è suicidato ha distrutto tutta la mia salute mentale.

La prevedibilità con sui esso è avvenuto; sicuramente si riferisce a chi muore dopo una lunga malattia perciò i parenti erano più «preparati» ad una fine del genere,ma io credo che un pò me lo aspettavo. Suona male da dire,ma non so quale altra fine poteva fare se non morire o tentare di uccidersi.

Le caratteristiche personali di chi subisce il lutto,beh in questi punti ne vedo molti ostici.

L’età; sedici anni,troppo poco per farsi carico di una cosa del genere.

Il grado di parentela; fidanzati,come fratelli gemelli.

La qualità della relazione; la persona più importante della mia intera esistenza.

Le caratteristiche psicologiche personali…beh,lo sappiamo benissimo che sono arrivata alla sua morte già mezza distrutta psicologicamente.

 

Insomma,ci sono molti fattori che hanno peggiorato la mia situazione,questo l’ho capito.

 

 

———————————
Dicono che ci siano diverse fasi di elaborazione di un lutto,le elenco e vedo a che punto sono io,cosi posso capire su cosa lavorare,e se un giorno (spero!) farò dei progressi aggiornerò l’articolo.

Secondo gli esperti non entrare in questo «cammino di elaborazione del lutto» o fermarsi in una delle fasi,porta ad un risvolto patologico.
Cosa che io ho vissuto in prima persona.
negaziNegazione/Rifiuto (In principio si nega il lutto come naturale meccanismo di difesa).
Fase che ho vissuto e nella quale stavo letteralmente impazzendo.
Provavo a chiamarlo,a scrivergli mail,ad andare a casa sua….ma il risultato era sempre lo stesso;la vocina nella mia testa che mi diceva «è morto,stupida,fattene una ragione».

 

 

4f7b9ccaadcac61d9c56a111e43627061-204x272Rabbia (quando si realizza la perdita,subentra un enorme carico di dolore che provoca una grande rabbia alle volte rivolta verso se stessi o persone vicine o,in molti casi,verso la stessa persona defunta).

 

Ho vissuto anche questa fase e forse ogni tanto ancora ne sento i rimasugli.

Ho provato tantissima rabbia verso me stessa,come se fossi stata colpevole di questa cosa.

Ho provato altrettanta rabbia verso di lui.

E ho odiato anche sua madre.

 

 

 

negozzNegoziazione (si tenta di reagire all’impotenza cercando delle risposte o trovando soluzioni per spiegare o analizzare l’accaduto).

 

Mi sono avventurata anche in questa fase,cercando qualsiasi cosa potesse darmi una risposta su quello che era accaduto.

Ci mancava che assistevo all’autopsia e poi avevo completato il quadro.

Alla fine tutti gli indizi portavano ad un unica risposta,cioè quella che ci aveva dato il medico dell’ospedale; elevata quantità di psicofarmaci nell’intestino e le vene tagliate.

Non era difficile capire cosa aveva fatto,ma in quel periodo la mia testa mi diceva che poteva essere stata la madre ad avergli dato tutte quelle medicine per toglierselo di mezzo,ecco tutto il mio disagio.

 

 

depressdispera

Depressione (ci si arrende alla situazione razionalmente ed emotivamente).

 

Depressione e disperazione la chiamerei io questa fase.

In questa fase mi sono bloccata per molti mesi,e ne sono uscita da poco.

Ho vissuto in un mix tra depressione totale e disperazione che non mi permetteva di ragionare lucidamente.

Non provavo rabbia nei suoi confronti o nei miei,ero solo disperata all’idea di dover vivere senza lui per sempre.

Disperata e depressa.

Non so se mi sentivo peggio in quelle giornate in cui non mangiavo,stavo a letto e dormivo o in quelle giornate in cui piangevo a dirotto e facevo del male a chiunque incontrassi,compresa me stessa.

Alla fine solo lo psicologo mi ha potuta aiutare ad uscire da quel buco nero.

Credo sia la fase più difficile da superare,e molti ne rimangono incastrati dentro.

 

 

acc
Accettazione (si accetta l’accaduto,riappacificandosi con esso,spesso sperimentando fasi di depressione e rabbia di natura moderata,volte a riconciliarsi definitivamente con la realtà).
Fase che sto cercando di capire come affrontare.
Non è facile,e qualcosa mi dice che sarà la più difficile di tutte,ma so che se non me ne faccio una ragione per sempre continuerò a star male e non me lo posso permettere.
Credevo di averlo accettato ormai,ma ogni tanto mi sento ancora depressa o arrabbiata,e questo è sintomo che non l’ho ancora accettato completamente.

 

 

 

 

 

P.S. Avete visto? Oggi mi sono sforzata di mettere qualche immaginetta anche se le troverò sempre fuori luogo :/

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10 pensieri su “Dalla disperazione all’accettazione

  1. Non ho vissuto un lutto simile al tuo, dirti che ti capisco sarebbe riduttivo e sbagliato. Ma non forzarti a vivere nessuna di quelle fasi, forse meno di tutte quella dell’accettazione…devi elaborare il dolore, non è mai facile. datti tempo, vivilo quel dolore, sarà sempre parte di te e lo sai bene…ma non lasciarti sopraffare da esso. Ti auguro di trovare serentià ❤

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    1. Tutte le fasi che ho passato sono venute spontanee,come se fosse obbligatorio passarle,ma credo che l’ultima sia più una questione di scelta personale se passarla o no,ci vuol forza di volontà per accettare.
      Spero anche io di trovare questa benedetta serenità.
      Grazie tante 🙂

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  2. Accettazione è una parola ambigua. Cosa vuol dire? Accettare la morte di qualcuno? E perché? Non credo nell’accettazione, quanto nella convivenza con la realtà dei fatti. Convivenza che il tempo aiuta a sopportare. Sei stata molto brava: hai fatto e analizzato un percorso difficile. Per il resto, non metterti fretta. Raccontare in questi post ti aiuta a tirar fuori tutto il dolore che altrimenti ti consumerebbe. Lascialo uscire, riconoscilo e dagli la sua importanza. In questo modo riuscirai a continuare la vita che ti sta aspettando, più serenamente.

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    1. Io per accettazione intendo;
      Accettare ciò che è successo e capire che si può andare avanti lo stesso. Certo,non potrò mai arrivare a dire che non mi importa che sia morto,ma spero di poter arrivare a dire che ho accettato ciò che è successo anche se mi ha fatta soffrire molto,ed ho soprattutto accettato il fatto che sia stata una sua scelta. Forse per accettare tutta questa situazione questo elemento può essermi utile perchè se fosse morto in altre circostanze non mi sarei potuta aggrappare alla sua volontà di farla finita. Tu che ne pensi,mi può aiutare ad andare avanti serenamente il fatto che è stato lui a deciderlo?

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      1. L’importante è che tu non te ne faccia una colpa. Hai letto di mio padre… Il senso di colpa ti attanaglia… ma non si può essere responsabili delle scelte di un’altra persona. Continua così, stai andando bene. Ti vedo forte e consapevole.

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      2. Il senso di colpa credo sia ormai sparito del tutto,ho capito che la colpa è stata della vita,degli eventi… Insomma,ne colpa mia,ne sua,ne di sua madre…
        Doveva andare cosi forse…

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  3. ..parla con chi vuoi quando vuoi di quello che vuoi, anche con me che sono una perfetta estranea…
    ci sono dolori che non si dividono con altri, al massimo si condividono con se stessi, per tutta la vita… e ci sono persone nate solo per ascoltare e assorbire il dolore degli altri, restituendo speranza di sollievo…
    se vuoi, sono qui, a qualunque ora del giorno e della notte…
    un abbraccio ed un bacio in fronte…

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