Sorridevo.

Anche lui sorrideva.

Tutta la nostra storia da quando ci eravamo incontrati la prima volta,dall’infanzia fino all’età adulta,è scritta in quel sorriso.

Quando si fa la stessa cosa per molto tempo,si crea una strana profondità.

I nostri sorrisi ne sono un perfetto esempio.

In un attimo siamo attraversati da una comunicazione cosi profonda che è impossibile immaginare qualcosa di più nuovo e più bello.

Quando questo accade,mi sembra davvero di trovarmi in un luogo senza pareti e senza soffitto.

Noi,abbandonati da tutto,incluso lo scorrere del tempo,soli al mondo,ci guardiamo negli occhi.

Mi sembra di sentire una musica,di aspirare il fresco odore dell’erba.

Solo i sensi,solo i nostri spiriti,in questo mondo senza pareti,sotto questo cielo immenso,si confrontano.

Senza età,senza distinzione di sesso,con una sensazione di solitudine,ma di grande spazio.

 

Da Honeymoon di Banana Yoshimoto

 

 

Quando dico che i testi delle canzoni dei miei artisti preferiti sostituiscono le parole banali e inutili che userei io per esprimere un certo concetto,lo dico sul serio.

E allo stesso modo posso dire di trovare dei concetti che la mia mente concepiva ma non partoriva,scritti nei libri che leggo.

Non in tutti,sia chiaro.

Dipende dal libro,dalla storia che racconta,e dall’autore.

In questo caso,l’autrice.

 

 

Ieri ho iniziato a leggere quest’altro libro della Yoshimoto che ho rapito dalla libreria di mia sorella,visto che il primo che avevo letto,Tsugumi,mi era piaciuto.

Il primo difetto che ho trovato è stato «Oddio,ma sono pochissime pagine!!».

103.

Un numero bruttissimo.

Sapevo che sarei stata capace di leggerlo tutto in un giorno,ma mi sono limitata a leggerne metà.

Sono arrivata a metà soprattutto perchè mi aveva incuriosita molto ed oggi a tutti i costi dovrò finirlo,anche tra le urla di mia nipote,non mi importa.

A volte sono i libri con meno pagine quelli che ti lasciano di più di tutti.

In solo metà libro ho trovato cosi tanti concetti che avevo in mente scritti ed espressi con quella delicatezza e attenzione di cui io non sono capace che ho iniziato a pensare di dover leggere altri libri di questa scrittrice dopo di questo….per forza.

Non vi pare?

Mia sorella ne ha già altri in casa,ovviamente verranno presto rapiti dalla sottoscritta che poi li rimetterà al loro posto nel giro di un paio di giorni senza che nessuno si accorga che li aveva presi.

Leggendo il pezzo che ho voluto citare in questa sede ho rivisto dei momenti della mia vita.

Quando con un solo sguardo riuscivo a capire tutto di Frankie,e il resto del mondo passava in secondo piano,come se esistessimo solo noi due.

Io non sarei stata mai capace di esprimerlo cosi bene come questa scrittrice giapponese,quindi ho dovuto prendere nota di queste frasi per fissare mentalmente quei ricordi.

 

 

Ricordi felici,dei tempi della scuola elementare.

Quando nessuno dei due partecipava alla recita e allora ci mettevano sotto il sole ad assistere alle prove generali.

E ci guardavamo sotto il sole,io vedevo quella luce nei suoi occhi che mi riempiva di felicità e poi il suo sorriso tirato mi faceva capire che si stava stancando a stare lì al caldo.

Però non mi chiedeva mai di tornare in classe,restava lì con me al sole e ogni tanto mi guardava negli occhi con fare sospetto e mi chiedeva a cosa stessi pensando.

Pensavo che quelli erano i momenti più felici della mia vita scolastica,ecco cosa pensavo,e lo penso tutt’ora.

 

 

Ricordi della scorsa estate quando andavamo a fare le nostre passeggiate nel centro della città e finiva sempre che passavamo davanti al negozio di dischi e lui da gentiluomo mi comprava un disco dei miei preferiti.

Poi ci sedevamo sulla nostra panchina alla Villa Peripato e sotto il sole lo ringraziavo mille volte per il regalo,ci abbracciavamo e tutto il male che il mondo voleva affliggerci non esisteva più.

Quel sole che traspariva dalle quercie mi permetteva di vedere i suoi occhioni,ma erano irrimebiabilmente diversi da quando eravamo dei bambini di dieci anni.

La luce era diversa,era forzata e al posto dei suoi occhi color nocciola riuscivo solo a distinguere due buchi neri.

Poi,quando mi vedeva piangere sorrideva e mi diceva che andava tutto bene,ma io lo sapevo già che le cose non andavano bene.

Stavo iniziando a perderlo,e con lui stavo perdendo una parte di me stessa.

 

 

E allora preferisco ricordare quando eravamo bambini.

Quando io ero ancora ingenua e pensavo che Francesco fosse mio fratello,mentre lui vedeva già il mondo con occhi diversi,occhi consapevoli.

Questo voglio che mi rimanga impresso nel cuore;i suoi occhioni risplendenti alla luce,il sorriso tirato che faceva cercando di accordarmi,la sua risata isterica quando mi raccontava eccitato che aveva comprato un nuovo disco degli Avenged Sevenfold.

Quello era il mio Francesco,la mia metà.

Poi si è perso dei pezzi per strada nel corso degli anni,ed io con lui.

Ora è tutto diverso,io sono diversa,ma quei due bambini felici vivono ancora nel mio cuore,lo so…devo solo trovarli…

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Un pensiero su “In My Remains

  1. Che bello leggere di questi tuoi ricordi…sembrano una foto. La Yoshimoto è una brava scrittrice, hai fatto un’ottima scelta. Poi lo so benissimo che quei bambini vivono nel tuo cuore…non devi cercarli, credo tu li abbia già trovati… 😉 Un saluto.

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