Piccola Premessa

 

 

Ho ancora qualcosa da sputare fuori. Qualcosa che mi opprime il petto da mesi,e che è il vero motivo per cui ho aperto questo blog. Non è ho parlato subito un pò perchè non volevo risultare come la solita adolescente complessata,e un pò perchè c’era molto di più dietro tutto questo ed era giusto raccontare la storia in ordine temporale. Adesso mi sento pronta a liberarmi completamente,perchè mentire a me stessa mi occlude la gola e omettere la realtà dei fatti a A Place for my Head è come ometterla a me stessa. Valentina non può più nascondere o omettere alcun chè,ha bisogno di stare bene con se stessa per sempre e per fare ciò deve mettersi di fronte alla realtà dei fatti ed affrontarla. Non posso cercare di cancellare,dimenticare o seppellire sotto delle pietre questi ricordi perchè mi farebbe stare ancora male. E non voglio stare male.  Non voglio ricominciare assolutamente…

Perciò devo avvertire tutti quelli che sono arrivati a leggere fino a questo punto dell’articolo che sto per raccontare ciò che la disperazione mi ha portata a fare dopo la morte di Franky. Per chiunque sia debole di stomaco o psicologicamente instabile,consiglio di non continuare la lettura ne di questo ne degli articoli che pubblicherò nei prossimi giorni. Anche per chi ha meno dei 15 anni questa storia è sconsigliata da leggere,e non perchè voglio nascondere ciò che ho fatto (non sono una bacchettona lo sapete) perchè me ne vergogno ma perchè non voglio assolutamente che qualcuno prenda esempio da i modi che ho usato io per cercare di sopravvivere (voglio solo proteggervi).

Ricordatevi sempre;Amatevi e rispettatevi,ve lo meritate sempre!

 

 

 

 

 

Parte -1

                      La chiamavo “Non Vita”

 

 

Lui era morto,io avevo pianto quasi ininterrottamente per due mesi. Mi alzavo la mattina e la mancanza del gesto più naturale,chiamarlo per dargli il buongiorno,mi faceva preferire tornare a letto. Che motivo avevo di alzarmi? Non c’era nessuno da aiutare,o motivo per il quale vivere.

 

Non mangiavo molto,e per lo più schifezze confezionate.

Non uscivo di casa. La luce mi infastidiva a tal punto che se mia madre apriva la finestra della mia camera per far cambiare aria iniziavo a gridare «Smettila! Smettila di farmi questo!» perchè per me in quel momento mi stava accoltellando cosi facendo. Arrivai al punto di non accendere più la luce in casa quando passavo da una stanza all’altra. Il corridoio vuoto e buio mi piaceva,non finiva mai. Il buio era diventato il mio habitat naturale.

 

Non facevo niente dalla mattina alla sera. Passavo le giornate a letto tra pianti disperati e sonnellini per la stanchezza. In quei giorni iniziarono a scurirsi le occhiaie che avevo sotto gli occhi e la luce che li attraversava iniziava a consumarsi. Ogni giorno rivedevo davanti a me la scena del funerale;sua madre che si butta sulla bara disperata a piangere,io che mi precipito accanto a lei e abbracciandola inizio a urlare.

Le sognavo tutte le notti quelle urla che infransero il religioso silenzio della chiesa,sognavo sua madre che mi guardava più sconvolta dalla mia reazione che da altro,sognavo la disperazione e la rabbia che mi corrodevano in quel momento.

Per mesi ho sognato quel momento e tutti quei particolari terribilmente dolorosi,la disperazione di vedere una bara chiusa davanti a me,la rabbia per quel prete che guardandomi spaventato,non aveva neanche voluto fare un funerale per bene.

 

Ascoltare la musica era impensabile per me in quei giorni.

La ritenevo corresponsabile dell’accaduto e con un gesto di rabbia una di quelle mattine lanciai le cuffie contro il muro.

Non si ruppero,e mi arrabbiai ancora di più.

Sembrava che la musica doveva essere l’unica cosa indistruttibile nella mia vita,doveva trovare sempre il modo di tenermi a galla.

Però non se ne parlava di ascoltarla,il solo pensiero di ascoltare gli Avenged Sevenfold dopo i mille «Loro mi salvano la vita» detti da lui,mi faceva venire il vomito.

Il quel mese li ho odiati con tutta me stessa,e sono arrivata quasi al punto di rompere i loro dischi,ma visto che me li aveva regalati lui non ne ho avuto il coraggio.

 

Di leggere nemmeno se ne parlava,infondo che senso aveva?

A cosa serviva?

Sarei rimasta sempre la piccola ignorante del cacchio che adesso doveva anche tenersi nel cuore tutto quel dolore per sempre.

Leggere non mi sarebbe servito.

 

 

Una settimana dopo,mi chiamò sua madre.

Mi disse che voleva vedermi per parlarmi e per darmi delle cose.

Io ritenevo inopportuno ritornare in quella casa,ma la mattina prestabilita mi svegliai curiosa di capire cosa volesse quella donna da me,mangiai una mela e accompagnata da mia madre andai a casa sua.

Poi,mia madre ci lasciò da sole dicendo che andava a fare la spesa e la madre di Franky iniziò a piangere.

Quella donna dopo la sua morte si è mostrata forte esteriormente,non ha chiesto niente a nessuno ed è restata in casa da sola con quel vuoto incredibile.

Sola.Senza di lui,lei era sola.

Il padre di Franky era scappato il giorno della sua nascita,e al funerale non si era nemmeno presentato.

Il fidanzato l’aveva allontanato dicendo che doveva stare sola.

Era sola infatti quando entrai in quella casa,ma la presenza di Franky si sentiva ancora pesantemente.

Avevo passato troppi anni li dentro per dimenticare la sua presenza tra quelle mure.

Iniziammo un discorso che a me non piaceva molto ma al quale se ci ripenso adesso mi sembra sia stato giusto da affrontare per lei,e anche per me.

Mi disse che aveva dedotto tempo addietro che io e lui non fossimo solo amici e che voleva sapere la verità fino infondo.

Le raccontai tutto in una specie di stato di trance,ripercorrevo tutto insieme alle parole che mi uscivano fuori,rivedevo il vuoto che si era andato a creare nel mio cuore.

Ogni particolare,anche il più imbarazzante e sconveniente lei lo venne a sapere e alla fine mi ringraziò usando delle parole che non dimenticherò mai; «Forse sei stata l’unica persona che l’ha veramente amato e reso felice» – «Grazie per quello che hai fatto Valentina,nessuno al tuo posto si sarebbe preso un peso del genere sulle spalle,a questa età poi…sei cosi giovane e cosi matura».

 

Mentre mi avviavo verso la porta d’ingresso per andarmene aprì la porta della camera di lui e mi disse di entrare, «Lui avrebbe voluto che restassi qualche minuto qui da sola» sussurrò quasi come per non svegliarlo.

Ero timorosa ma entrai comunque ricordando che avevo qualche buon motivo per farlo.

Lei non mi disse che lui aveva lasciato un foglio sul quale le aveva scritto questa cosa,le aveva scritto che dovevo restare da sola per qualche minuto in quella camera perchè dovevo prendere una cosa mia lasciata li,scrisse che avrei capito senza bisogno di spiegazioni per questo non venni a conoscenza di questo foglietto fino a poco tempo fa.

E come sempre lui aveva ragione,mi aveva letto nel pensiero probabilmente,e sapeva che la prima cosa che avrei fatto entrando in quella camera sarebbe stata recuperare la cosa nascosta sotto il materasso.

Infondo era colpa mia se erano li,e non volevo che venisse ulteriormente messo in imbarazzo con il ritrovamento da parte della madre o peggio ancora da parte della zia.

Dopo mi sedetti ai piedi del letto davanti alla televisione,come facevamo sempre noi due,e mi guardai intorno cercando di non imprimere tutto nella mia mente per bene.

La madre di lui mi disse che se volevo potevo prendermi la chitarra,secondo lei lui avrebbe voluto cosi,ma io sapevo bene che lui ne era gelosissimo della sua nuovissima chitarra rossa fiammante e non avrei mai potuto toccarla neanche se l’avessi voluto.

 

Riposi al suo posto la sua felpa dei My Chemical Romance che avevo preso la mattina della sua morte,avrei voluto lavarla perchè era intrisa delle lacrime che ci avevo versato sopra nei cinque giorni in cui l’avevo portata ma sua madre mi disse di non toccarla,che andava bene cosi e che la dovevo solo rimettere dove l’avevo trovata.

Quella mattina l’avevo presa per attaccarmi a qualcosa di suo,al suo odore,e proprio quello mi aveva fatta piangere,sentire continuamente il suo odore addosso.

 

 

Per quanto ne so quella felpa è ancora li intrisa dei nostri sudori e delle mie lacrime.

Annunci

7 pensieri su “Racconti dall’Oblio

  1. Ciao! Volevo farti i complimenti per il tuo blog e per i tuoi ‘Racconti dall’Oblio’. Complimenti, davvero molto emozionanti. Se ti va, che ti fa piacere, passa anche dal blog dove scrivo mi farebbe piacere sapere che ne pensi. Ti lascio qui il link del mio ultimo ‘racconto’, mi farebbe piacere un tuo parere. Ciao, spero di sentirti presto! 🙂
    https://afreeword.wordpress.com/2015/07/13/fede-vuol-dire-speranza/

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...