Qui la seconda e prima parte di questa raccolta “Racconti dall’Oblio”: Racconti dall’oblio Parte 1-  e Racconti dall’Oblio Parte 2- .

 

 

 

 

 

 

Attenzione! Linguaggio forte,contenuti violenti!

 

 

 

                Sparizioni di oggetti ed emozioni

Parte 1

 

 

 

 

Erano sparite tutte le chiavi in casa mia,quelle delle porte interne e della porta d’ingresso.
Erano sparite tutte le medicine di mio padre dallo scaffale sopra il microonde,e le medicine di mia madre dall’armadietto del bagno.
Erano spariti tutti in soldi in giro,non si vedeva un centesimo neanche nel posachiavi.
Erano sparite tutte le forbici,i coltelli,qualsiasi oggetto che contenesse una lama o qualcosa di potenzialmente contundente. Spaventata,confusa e stanca,il mio unico commento a queste misure precauzionali alla fine era stato un semplice «Grazie» tra gli affanni di mia madre e l’ansia di mia sorella.
Forse servirà…forse…

 

 

 

A Gennaio si spezzò qualcosa nella mia mente,qualcosa che prima avevo sentito spezzarsi anche nel cuore.
Si spezzò la mia ragione,ed iniziai a fare cose del tutto fuori da ogni mia normale logica.
Non avevo più controllo su me stessa e le mie azioni o reazioni.

 

Quando ero sola in casa mi chiudevo nella mia stanza e urlavo,lanciavo oggetti contro i muri e piangevo disperata.
Sola.
Ogni tanto mi mettevo a cantare cercando una maniera per far uscire fuori tutto il marcio che sentivo improvvisamente che mi stava opprimendo il petto.
Ma non bastava….cantare,urlare…piangere….non serviva a niente.

Non avevo più un cuore che batteva,lo sentivo freddo anche di fronte a mia nipote,sentivo che avrei preferito vedere morire tutti piuttosto che continuare a provare quello.
Un senso di impotenza cosi forte da spingermi verso l’abisso.
Perchè questo ero in quei mesi,impotente di fare qualsiasi cosa o di parlare.
Fare cosa?
Valentina è la figlia scansafatiche che non va a scuola e se ne sta chiusa in casa a pensare,beata lei che ha il tempo di pensare,beata lei che si può riposare sempre. 
Valentina non si riposava mai in realtà,era sempre impegnata a pensare o a piangere.
Il riposo non avevo nemmeno idea di che cosa fosse in quel periodo.
La notte non dormivo.
Il giorno camminavo come uno zombie per casa in cerca di qualcosa da fare o da dire.
Vattene,ho da fare,non stare sempre in mezzo.
Non avevo più un amico,nessuno,avevo allontanato tutti,tutti.
Sei una strega,fai schifo,stattene sola per sempre tanto chi cavolo ti vuole a te?
Dire che cosa poi? A chi?
Dire niente,a nessuno.
Cosa avevo da dire infondo? Niente,ero completamente vuota,nulla da dire o da fare.
Muori…

 

…Sei già morta
Mi accorsi di non sentire più dolore un giorno che caddi dalle scale.
A casa mia c’è questo bel soppalco che funge da stanza per mia sorella ed io ero andata su per stare un pò al computer,mentre scendevo sono inciampata in uno scalino e sono ruzzolata giù per tutta la rampa di schiena.
Finalmente qualcuno si preoccupava per me;mia madre piangeva pensando che fossi morta (magari) ,mia sorella che aveva assistito alla scena cercava di aiutarmi spaventata,mio padre accorse dal salotto risoluto come al solito.
Per fortuna non mi feci niente di grave,almeno io non sentivo di stare cosi male,non avevo battuto nemmeno la testa da nessuna parte quindi mi sentivo fuori pericolo.
Dopo aver valutato la situazione decisero di non portarmi all’ospedale perchè riuscivo a camminare e tutto,mi misero a letto e mi dissero di riposare mentre mi mettevano un pò di ghiaccio in alcuni punti della schiena.
Sentivo solo il freddo e mi lamentavo dicendo che non ne avevo bisogno.
Il giorno dopo mi svegliai tutta indolenzita,mia madre venne a controllarmi e vidi nel suo sguardo un certo terrore materno che conosco bene.
Chiamò subito mio padre e mia sorella,intanto io ero rimasta mezza nuda e con quel freddo stavo congelando,mentre non capivo cosa stesse succedendo.
«Portiamola all’ospedale» disse mio padre.

 

Quando arrivammo all’ospedale i medici dissero che non c’era niente di rotto,fecero mille domande sul come mi ero ridotta in quello stato (Quale stato scusate? Sto benissimo) e mi diedero un antidolorifico e qualche crema per far passare i lividi.
I lividi,i lividi che vidi una volta tornata a casa.
Mi girai verso lo specchio e vidi la schiena ricoperta di alcune macchie violacee ed altre nerastre,se mi toccavo sentivo un minimo dolore e ricordavo che era un punto sul quale la mia schiena aveva fatto tappa contro le scale.
Capii perchè erano tutti preoccupati,ed iniziai a preoccuparmi anche io,ma per un motivo diverso.
Perchè non sentivo il dolore adeguato al danno fisico che avevo subito?
Facile,mi dissi,perchè psicologicamente stai soffrendo dieci volte di più di cosi.
Ed era proprio cosi,la mia mente intuì subito che avevo sprecato l’occasione di morire e smettere di soffrire,la mia mente iniziò ad andare per conto suo.

 

I lividi passavano ma in me iniziava a crescere il desiderio di provare dolore fisico.
Voglio soffrire,mi dicevo,Voglio soffrire,lo merito! Dopo tutto quello che ho fatto passare a questi poveretti,dopo che ho fatto morire Frank,devo soffrire le pene dell’Inferno come minimo.
Devo soffrire se voglio sentirmi viva.
E finì davvero cosi,che per vivere mi costringevo a soffrire,altrimenti non sentivo nulla,il nulla più totale.

 

Il coltellino per tagliare il formaggio mi attraeva,era rosso,il colore preferito di Frank…
…una notte,mentre giravo per casa non sapendo cosa fare,lo presi in mano ed iniziai a pensare che cosa farci.
Cosa ci vuoi fare scema? Imbecille,cerca di darti una scarica d’adrenalina.
Sulla pelle,prima come una leggera carezza,poi come lo schiaffo di una madre dalla mano pesante.
Il bruciore intenso.
Chiudi gli occhi,assapora la vita che ti rimane.
Apri gli occhi,guarda cosa hai fatto scema.
Il sangue,pochissimo,un leggero filo che andava a colorare il graffio.
Perchè si,quelli erano graffi ancora.
Il freddo nella mente che ne consegue,nemmeno fossi sbarcato in Alaska.
Che bello,che liberazione.
Copri.
Abbasso le maniche,copro,gli altri non capirebbero mai.
E Francesco non era mai esistito,e mio padre non aveva mai rischiato di morire,e mia sorella stava perfettamente bene,eravamo tutti cosi felici nella mia testa,tutti cosi perfetti e ghiacciati.

 

 

L’abitudine,maledizione.
Ogni notte,ritornavo a quel coltellino che avevo nascosto sotto i vestiti.
Ogni notte toccavo nuovi punti sulle braccia,leggera,come se quello fosse un regalo che mi stessi facendo.
Oh,che regalo.
La frenesia,la rabbia,la disperazione,la frustrazione.
Perchè cazzo è morto??? Perchè???? Maledizione!!!
Più forte,più forte,non ti meriti di vivere schifosa creatura.
Più in profondità,in profondità,è ciò che vogliono loro,e ciò che hanno sempre voluto.
«Fai schifo non ti vedi?» mia cognata,
«Non si lava mai perchè non ha acqua a casa,non l’avete capito che è una barbona?» la bulla a scuola media.
«Non mettere quella maglia,ti sta male,sembri grassa» mia madre.
Loro,loro lo vogliono.
Oh si,quanto godranno a vederti in questo stato.
Finalmente quella creatura a capito dov’è il suo posto,all’Inferno.
Si,all’Inferno,ci finirò presto. Statene certi,non vi preoccupate neanche un pò.
Più in profondità Vale,è quello che loro vogliono.
Bastardo,almeno tu potevi restare qui? Perchè te ne sei andato?
Il cuore,quel cuore non deve soffrire,devo soffrire io,io lo merito.
Basta.

 

La frenesia,la frenesia,maledizione,se non lo fai sei una stupida senza cervello,come vivi poi? Non provi niente,devi farlo per forza.
Costretta.
Ho finito lo spazio,graffio sopra a questi graffi?
Sembrano scritte di alieni,stupida,non sai nemmeno fare dei graffi decenti.
Le gambe,oh quanto spazio c’è li.
Una tavola vuota che aspetta di essere colorata.
Vai,vai,loro lo vogliono,vogliono vederti soffrire e morire.
Vai,vai,tu lo vuoi,vuoi soffrire e dimenticare il male che c’è nella tua testa.
Il vuoto,il pianto soffocato sotto i cuscini.
I graffi pulsanti che ti distraggono dai pensieri,si,cosi va meglio.
Nascondi,nascondi tutto.
Loro non capirebbero.
Vogliono solo che muori.

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2 pensieri su “Racconti dall’Oblio -Parte 3°

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