Qui la prima,seconda parte e prima parte della terza parte di questa raccolta “Racconti dall’Oblio”:

Racconti dall’Oblio Parte 1- , Racconti dall’Oblio Parte 2. , Racconti dall’Oblio Parte 3 (Inizio) .

 

 

                       Sparizioni di oggetti ed emozioni

Parte 2

 

 

Le cose però non migliorarono per tanto tempo,l’adrenalina scomparve in fretta come i graffi si rimarginavano ed io non trovavo la forza di smettere.

Oggi smetto,prometto che è l’ultima volta,poi mi metto ad ascoltare la musica e passa tutto.

Ma non era cosi,ricominciavo ogni stramaledetta notte.

E più passavano i giorni peggio la mia testa si deteriorava.

Il freddo vuoto che sentivo dopo essermi tagliata si stava estendendo ad ogni momento della giornata.

Più passava il tempo più ne avevo bisogno,come se fosse una droga,e non vedevo l’ora di restare da sola il martedì e il venerdì per combattere contro i miei demoni sfregiandomi il corpo con quella soddisfazione che mi faceva male sentire nella mente.

Le mattine che passavo da sola iniziai a fantasticare su luoghi nei quali andare e posti da visitare,tutto nella mia testa.

Rubavo qualche soldo a mio padre di notte e la mattina dopo uscivo per andare a farmi un giro nel parco,mi compravo le sigarette e mi sedevo a fumare,senza alcuna ragione apparente.

Fai qualcosa,vivi,provaci almeno.

Poi tornavo a casa ed entravo di soppiatto come una ladra dal retro perchè non avevo le chiavi di casa.

Mi lavavo la faccia e cercavo di camuffare l’odore di fumo.

Le sigarette non le riportavo mai a casa,se non ne fumavo un pacco intero in quelle cinque o sei ore che passavo fuori casa allora le buttavo.

Tanto non sono soldi miei,che me ne frega…loro neanche se ne accorgono che li derubo sempre.

 

La notte però venivo assalita dai sensi di colpa e tornavo a farmi del male.

Mi sentivo soddisfatta quando lo facevo,era il mio compito,ciò che dovevo fare per chiedere scusa al mondo di esistere.

Perdonatemi,vi dono il mio sangue,la mia mente,il mio cuore,tutto,purchè questa tortura abbia fine.

Capii che era inutile continuare cosi,ero arrivata ad un nuovo punto di rottura,la mia mente non era stabile nemmeno della tortura dell’autolesionismo alla quale costringeva il mio corpo a sottoporsi ogni giorno,più volte al giorno…

Fine.

Vivi o muori.

Fine.

Deciditi stupida,deciditi.

 

 

E quella notte presi la mia decisione.

Lasciai le cuffie,la musica non serviva a niente,io non ero Gerard Way e non potevo stare meglio.

Andai in soggiorno e presi dal porsachiavi le chiavi di casa e rubai dei soldi dal portafogli di mio padre.

Per farne cosa non lo sapevo,ma li presi,magari mi sarei comprata delle sigarette lungo la strada,magari avrei preso un treno per Roma…chissà se la mia amica mi avrebbe ospitata…

Ma dove le vuoi trovare le sigarette a quest’ora di notte cretina?

L’orologio del cellulare di mio padre segnava le due e mezza,benissimo.

Vai,vai Vale e non tornare più.

La mia testa mi diceva che era l’unico modo per stare meglio,fuggire da tutto e da tutti,per sempre.

Aprii la porta tremando e sperando che non si svegliasse nessuno.

Questa maledetta porta che scricchiola.

Impossibile non sentire se si apre o chiude,soprattutto se sono le due di notte.

Erano tutti in casa,tutti,nessuno doveva rientrare,solo una cretina poteva cercare di scappare.

Mi richiusi la porta alle spalle credendo che nessuno di fosse svegliato.

Intorno a me non c’era niente e nessuno,la lucetta del pianerottolo era cretta e il lampione sulla strada non illuminava molto.

Dopo aver osservato la porta di casa di mio fratello,Vai a chiedere aiuto a lui…vedrai che…vedrai niente…vattene…, mi diressi verso il portone.

E fu allora che sentii la porta di casa mia aprirsi.

 

 

Oh cazzo,no…

Aprii il portone di fretta ed uscii fuori lasciando che sbattesse pesantemente.

Per strada non c’era nessuno,ma io nella mia felpa mimetica mi sentivo lo stesso osservata,nuda in mezzo alla città che tanto odiavo.

Dove andare?

Idee:0

Inciampai e mi feci forza sul muro per proseguire,corsi fino a metà via quando sentii che mi urlavano dietro.

Mi fermai terrorizzata,mi voltai e vidi mio padre.

Non lo dovevi far preoccupare,brutta idiota.

Ricominciai a correre senza meta,non mi importava,era meglio per lui perdermi per sempre.

Mio padre era stato appena operato al cuore,eravamo a metà Febbraio ormai ma era passato troppo poco tempo,non riusciva a correre veloce.

Poi vidi mia madre superarlo e raggiungermi con uno sguardo furente.

Cercai di aumentare il passo ma iniziai a piangere,a sentirmi disperata,su un nuovo putno di rottura.

Inciampai di nuovo e caddi si faccia a terra,mia madre mi strinse per la felpa e non mi lasciò più.

Di quello che è successo dopo ho ricordi confusi,credo fossi mezza svenuta,perdevo sangue,non avevo mangiato,stavo nella merda fino al collo.

Urla,urla e grida disperate,mi chiedevano perchè l’avevo fatto,cosa c’era che non andava,io non rispondevo,piangevo disperata e mi sentivo la gola occlusa.

Cosa dire? è cosi superfluo…non gliene fregherà un corno a loro…loro mi vogliono morta…

 

 

Mi riportarono a casa prendendomi per le spalle,ero quasi svenuta per le troppe emozioni credo,e per un certo calo di zuccheri.

Tornati a casa,mia madre disse a mio padre di andare a dormire e che era tutto ok,ma lui restò sveglio sul letto ad aspettare che gli fosse confermato che andasse tutto bene.

Mi disse che avrei fatto una bella doccia cosi mi sarei sentita meglio,ma io ero contraria.

Vedrà i tagli…no…no,no,no….

Nessuna via d’uscita,impotente mi lasciai spogliare da mia madre e iniziai a vergognarmi di me stessa.

Quando vide cosa avevo addosso si sentì male,perse l’equilibrio e guardandomi terrorizzata si accasciò contro il muro del bagno.

Intanto si era svegliata anche mia sorella e assistendo alla scena era rimasta muta e si era chiusa la porta del bagno alle spalle.

Mille domande tutte insieme.

«Non lo devi fare più»

«Perchè lo fai? Dimmi,ti faccio mancare qualcosa?»

«Vale ma sei impazzita?»

Si,sono impazzita diceva il mio sguardo.

Non connettevo,ero fuori da quel bagno,per strada a fuggire nella notte.

Dopo un bagno forzato e la disinfettazione di tutte le ferite,mia madre e mia sorella mi mandarono a dormire.

Forse si fidavano ancora di me,per questo non presero molte misure preventive.

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