Qui tutte le parti precedenti a questa della raccolta “Racconti dall’Oblio” :

Racconti dall’Oblio Parte 1- , Racconti dall’Oblio Parte 2- , Racconti dall’Oblio Parte 3 (Inizio) , Racconti dall’Oblio Parte 3 (Parte centrale) e in questo articolo la conclusione della raccolta (finally!!).

 

 

 

                  Sparizioni di oggetti ed emozioni 

Parte 3

 

 

 

La notte successiva trovai una forbice,una volta sparita anche quella con ulteriori pianti da parte di mia madre,trovai la lama in una temperino.
Mio padre non sapeva niente,e mai ha saputo niente.
Dicono che se avesse saputo gli sarebbe venuto un colpo,
«Se poi muore è colpa tua» dicevano.
Non volevo morisse perciò non gli dicevo niente,anzi,non dicevo niente proprio a nessuno.
Nella fase successiva iniziai a parlare con mio padre,e lui forse mi capiva più di mia madre e mia sorella,si,lui mi ha sempre capita.

 

Quando non avevo più armi da usare contro me stessa perchè erano sparite tutte,iniziai a cercare altro,medicine.
Mio padre aveva iniziato a prenderne una marea dopo l’operazione e allora mi mettevo di notte a leggere i foglietti illustrativi cercando quella con gli effetti indesiderati più pericolosi.
Provai qualche combinazione,ingerii qualche pillola con la speranza che il giorno dopo non mi sarei svegliata ma cosi non fu,mi svegliavo sempre e comunque,accidenti.
Una notte cambiai meta,vidi le bustine per il mal di testa di mia madre,tipo limonata e pensai che forse tutte insieme mi avrebbero fatto del male.

Versa l’acqua,svuota la bustina,accartoccia la carta,gira il tutto.
Bevi,cammina,avanti e indietro per la cucina,bevi.
E bevi.
Sghignazzavo,felice.
Questa è la fine,si,mi troverete morta,bastarde.
E poi dovrete dirlo a papà cos’è successo.
O forse morirà anche lui con me,vedremo.
E poi il pacco si svuotò,era nuovo forse,ed ora non era rimasta nemmeno mezza bustina.
Quindici,venti? Bastano? Speriamo.
Le pillole,quelle che regolarizzano il battito cardiaco,prova,prova,prova dai.
Ho provato.
Non mi sveglio,no,proprio no.

 

Il giorno dopo mi svegliai alle quattro del pomeriggio,avevo dormito molto ma non ero morta,e stavo benissimo fisicamente.
Nessuno si era accorto di niente.
Viva,ero viva.
Ma sempre morta dentro.
Che senso aveva?

 

Quel pomeriggio cercai qualche lama da qualche parte,trovai un vecchio taglierino in un cassetto,tutto arrugginito,dovevo agire subito e mettere fine a questo strazio durato troppo troppo a lungo.

 

Marzo,eravamo a Marzo ormai.
Il tempo passava fuori ma per me no,dovevo farla finita.
Mia sorella e mia madre erano in casa mentre io sghignazzavo felice di aver trovato il taglierino.
Forza,metti fine a tutto.
Le vene.
In piedi davanti alla vaschetta delle tartarughine che mi guardavano come se stessi per dargli da mangiare,la mia mente completamente morta,il corpo indolenzito,il taglierino in mano.
Come ha fatto lui.
Un taglio forte e deciso vicino alle vene.
Un grido,mia madre alle mie spalle.
Non ricordo molto…
Mia sorella che scende dal soppalco correndo «Ma che hai fatto?» – «Oddio,quello dove l’hai trovato?».
Il sangue,il sangue che stava colando.
«Lui avrebbe voluto cosi» ho detto e poi sono svenuta.
Lui avrebbe…voluto cosi….lui ha fatto cosi…ma l’altro braccio…no,non fermate il sangue,fatemi morire.

 

 

Mi risvegliai sempre sul mio letto.
Sentivo il braccio fresco e vidi che avevo una fasciatura improvvisata con le garze che usavamo per cambiare la ferita al petto di mio padre.
Il petto,il cuore…batteva ancora.
Instancabile questo mio cuore…instancabile.
Mia madre stava parlottando con mia sorella e quando si accorsero che avevo aperto gli occhi mi guardarono spaventate.
Nessuno immaginava che avevo tanto coraggio,nemmeno io.
Mio padre ancora all’oscuro di tutto,gli avevano detto che non stavo bene ma non gli avevano spiegato i motivi.
Quando tornò a casa da lavoro lo abbracciai e gli piansi addosso.
Non volevo farlo soffrire per la mia morte,volevo amarlo fino alla fine.
Erano sparite tutte le chiavi in casa mia,quelle delle porte interne e della porta d’ingresso.
Erano sparite tutte le medicine di mio padre dallo scaffale sopra il microonde,e le medicine di mia madre dall’armadietto del bagno.
Erano spariti tutti in soldi in giro,non si vedeva un centesimo neanche nel posachiavi.
Erano sparite tutte le forbici,i coltelli,qualsiasi oggetto che contenesse una lama o qualcosa di potenzialmente contundente. Spaventata,confusa e stanca,il mio unico commento a queste misure precauzionali alla fine era stato un semplice «Grazie» tra gli affanni di mia madre e l’ansia di mia sorella.
Forse servirà…forse…

 

Nascosero tutto dove non avrei mai potuto trovarlo,ed infatti non so ancora tutt’oggi che fine hanno fatto tutte quelle cose ma…sapete che vi dico?
Non lo voglio sapere.
Non mi interessano più le armi ormai.
Non voglio più farmi del male,e preferisco evitare di prendere medicine anche se ne ho bisogno,ho paura anche soltanto di vederle.

 

Dopo che ho tentato di uccidermi quel pomeriggio la sofferenza non è di certo finita,ma quella è stata l’ultima volta che una lama ha toccato il mio corpo.

 

Il 12 Marzo 2015,quattro mesi fa.
A me sembra una vita fa,anche se ricordare tutto ciò mi fa sentire quelle emozioni ancora ben impresse nella mia mente,so che quella è una vita passata,qualcosa che non ripeterò più.

 

Tra disumane urla e calci tirati in aria,mi portarono dallo psicologo ed iniziai a parlare.
Alternativa? Nessuna.
O vivi,o muori.
Punto.
Scegli.
Vivo.

Inizio a parlare,a sfogarmi su quell’uomo,a prendere le medicine per dormire che mi fa prescrivere dal collega psichiatra.
“La notte,dormi,invece di camminare per casa e pensare troppo”.
La notte dormivo,non facevo più niente e finite le medicine iniziai ad usare con sonnifero la voce di Alex Turner.
Quante lacrime mi ha fatto versare quella voce,quante lacrime ho versato pensando che stavo per lasciare questo mondo senza aver avuto l’onore di conoscerlo.

 

Il mio obbiettivo principale prima di morire;Conoscere Alex Turner,e spero di conoscerlo il più tardi possibile.

 

Vivo.
Ascolto musica,ne faccio la mia linfa vitale,in modo più sanguigno e indissolubile di prima.
Vivo,smetto di pensare di tagliarmi e cerco un forum per parlare con persone con il mio stesso problema.
Conosco Steve.
Vivo,esco di casa il più spesso possibile.

 

Vivo,apro il blog.

 

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6 pensieri su “Racconti Dall’Oblio -Parte 3°//

  1. Grazie tante a tutte e due ma non partecipo,non è proprio voglia :/
    Perdonatemi,non lo faccio perchè mi sento superiore a voi ma perchè sono proprio pigra e a queste cose partecipo di rado :O
    Grazie ancora!! 😉

    Mi piace

  2. Ciao Vee….ho letto tutto come un bicchiere di birra fredda quando muori di sete…io non ho parole per giudicare né per darti consigli, e credo che la differenza di età in certi casi non conti affatto. Però mi permetti di dirti una cosa? Tu non devi caricarti sulle spalle il peso della vita altrui, non adesso…magari lo farai un giorno quando sarai madre perché è giusto così, ma non adesso ti prego. La vita ti prende a calci e fa in modo che ognuno segua la sua strada, per quanto brutta possa essere per se stesso e per quelli che gli stanno attorno. Tu non devi rimproverarti nulla, nulla! Hai fatto quello che hai potuto, hai messo sul piatto la tua vita ed il tuo futuro, ma sei ancora qui ed io, almeno io, sono contento di questo.
    Puoi non credermi, ma tu hai le PALLE, sei una ragazza che ha tanto da dare e da insegnare con i tuoi racconti anche ad uno che ha più di 30 anni più di te. Credo che il conto della vita tu lo abbia già pagato. Ascolta la tua musica, esci, vivi e non fermarti. Assapora la vita in ogni sua forma. Io non posso che farti solo i complimenti, non ti do giudizi o insegnamenti, perché con questo tuo lungo racconto ne hai dati tu a me e ti ringrazio di questo.

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    1. Credo di non aver pagato ancora per intero il conto,ho sofferto troppo poco,al massimo tutto quello che è successo mi ha fatta maturare un pò (lo spero) ma non quanto avrei dovuto fare.
      C’è ancora tanto da fare,ci sono ancora cosi tanti fantasmi da scacciare via per sempre e cosi tanti ricordi da riorganizzare,spero di avere il tempo sufficiente di rendere onorevole questa vita che mi è stata donata e non buttarla definitivamente nel cestino.
      Non so cosa tu abbia potuto trovare in tutto ciò,forse tra i pensieri scombinati che facevo c’è qualche riflessione utile,non lo so perchè non ho riletto niente,è stato abbastanza difficile già gettare tutte queste parole su quel foglio di Word,però un giorno dovrò rileggerle si…
      ….Ancora non ho capito se alla fine la forza di tornare a vivere me l’abbia trasmessa Fra da lassù o me l’abbia data la voce di Alex Turner…o forse una lampadina si è accesa nella mia mente e ha deciso che non era ancora arrivata l’ora della fine,chissà….difficile capirlo visto quanto ero confusa in quei giorni,so solo che ho preso la decisione di vivere ed ora ne sono estremamente felice 😀
      Grazie tante,non so come fai a sopportare tutte le cose che scrivo,mi dispiace per te e spero di non averti rattristato troppo..

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      1. Vee, ma scusa…dove sta scritto che il conto lo devi pagare tu? Per chi? Per che cosa? Hai sofferto troppo poco? Ti prego non dire mai questa cosa, sei una ragazza troppo intelligente per non capire che hai sofferto abbastanza ed è arrivato il momento di riprendere in mano la tua vita come stai facendo. I ricordi restano, quelli belli e quelli brutti. Mettili tutti in un cassetto come si fa con i calzini e mischiali, poi richiudi il cassetto. Scrivi bene, dici cose profonde, e ti giuro che mi hai fatto riflettere su quanto sia preziosa ed importante la vita…quanta voglia abbia di non finire se devi portare a compimento un piano che forse neanche conosci. Vee, sai cosa credo, se me lo consenti? Io sono arrivato alla mia età (52 anni) per capire cose che prima neanche mi immaginavo. Io credo che il tuo Fra non sia andato via…ha scelto solo un’altra dimensione in cui stare, una dimensione di cui non conosciamo nulla ma che ci è comunque molto vicina, più vicina di quanto tu non creda…quindi lui è lì vicino a te e…si, ha voluto che tu tornassi a vivere, a scrivere, a masticare la vita…perchè, chissà, un giorno tu avrai un figlio che potrà cambiare il mondo…chi potrebbe escluderlo che tu sia così importante per i piani alti? 😉
        Ah io ti sopporto molto volentieri…facciamo che oltre che tu avvocato personale sempre disponibile sono anche un po’ il tuo angelo custode sulla terra…nell’altra dimensione lo hai già… 😉 Un bacione Vee, sorridi e non fermarti…

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