L’altro giorno leggendo ‘’La zona morta’’ mi è venuta in mente una cosa e ho iniziato a vagare con i pensieri e i ricordi a riguardo.

 

Una chiamata nel cuore della notte di solito significa una di queste tre cose: un vecchio amico si trova nei pasticci e decide che tu saresti felice di saperlo anche alle due del mattino; uno sbaglio di numero; brutte notizie.

                                                       Da La Zona Morta di Stephen King

Le chiamate nel cuore della notte,una delle mie massime fino a pochi mesi fa.

Ora non succede più,per fortuna,aggiungerei,ma fino a qualche mese fa tenevo il telefono acceso e accanto al letto nel caso mi chiamasse qualcuno nel cuore della notte.

Quando ti chiama qualcuno nel cuore della notte la prima cosa a cui pensi è «Chi è morto?» – «Chi ha avuto un incidente?» – «Chi sta male?».

La maggior parte delle volte i pensieri istintivi che ci facciamo si avverano e dopo qualche secondo che hai risposto scopri che è morto un tuo vecchio zio che vive a trecento chilometri di distanza da te,che tuo padre è stato appena sottoposto ad una delicata e complicata operazione al cuore o che tua sorella sta per partorire.

Scatti,ti svegli,ti butti giù dal letto anche se non serve a niente e vai a comunicare la notizia a tua madre che sta sonnecchiando facendole venire un infarto inutilmente.

Ci sono stati giorni però,in cui a telefonarmi la notte non erano solo le cattive notizie,o almeno cosi non credevo che fossero.

Poi,a posteriori,ho capito che quelle telefonate che mi faceva di notte erano un assaggio del futuro,quel futuro in cui di notte non mi avrebbe chiamato ma avrebbe lasciato che a farlo fosse sua madre in preda al panico.

Sua madre non mi chiamò quella notte,perchè non si accorse di niente. Chiamò mia madre la mattina alle otto,mezz’ora dopo che lo aveva trovato morto.

La chiamò perchè secondo lei «Valentina era una delle persone più importanti della sua vita».

Ma dai,non l’aveva capito nessuno.

Cavolo,l’avevamo capito tutti,tutti,perfino mia madre l’aveva capito e accettato che Francesco fosse la mia intera esistenza.

Ed io ero la sua,la sua vita. Tutto quello che rimaneva di lui era mio,mi dava tutto ciò che aveva come se sapesse che alla fine ne avrei avuto bisogno,come se…nessun altro se lo meritasse.

Cominciò con le telefonate notturne che avevamo appena tredici anni.

Era tutto un «Vale,ho visto un concerto dei My Chemical Romance stasera e…» o un «Ho paura,domani c’è il compito di italiano e lo sai che io in italiano faccio schifo..».

Ed io all’una di notte ero tutta un «Ok,ok,ho capito» – «Si,Frank,lo so che fai schifo» – «Prenderai il solito cinque».

Con il passare del tempo si trasformarono in conversazioni più importanti però,e a me di parlare di cose importanti di notte non mi andava molto ma lui alla fine fece mutare il mio ciclo sonno-veglia cosi da essere sincronizzato con il suo. Mi ritrovai ad essere più sveglia e reattiva di notte che di mattina.

Colpa sua,mi dicevo,ma almeno di notte potevamo parlare indisturbati.

Sua madre dormiva a due camere di distanza da lui,io mi chiudevo in bagno e ci ritrovavamo completamente soli,come in quei pomeriggi in cui aspettavamo che sua madre uscisse di casa per rimanere finalmente da soli e fare ciò che ci pareva.

La nostra pace era stare da soli.

Noi due e basta.

Il mondo scompariva e rimanevamo solo noi due con i nostri pensieri che volevano sempre essere condivisi con l’altro.

Come si fa a mentire ad una persona che ti chiama all’una di notte e ti chiede «Vale,ma pensi che un giorno lo conoscerò mai mio padre?».

Aveva quindici anni quando ritornarono a galla le sue solite paranoie riguardo suo padre e ovviamente le condivideva solamente con me,svegliandomi nel cuore della notte a qualsiasi ora.

Non mi spaventavo perchè sapevo che lui la notte pensava troppo ed ero anzi felice di poter alleviare il peso dei suoi pensieri facendomene carico anche io.

Quando ormai stavamo insieme ufficialmente,aveva preso l’abitudine di chiamarmi ogni sera oppure ogni notte,dipendeva da come stava e da come ci eravamo lasciati.

Se avevamo passato la mattina insieme,mi chiamava di sera per sapere cosa avevo fatto senza di lui.

Se avevamo passato il pomeriggio insieme,mi chiamava di notte per parlare ancora.

Nessuno dei due ne aveva mai abbastanza di parlare con l’altro.

E anche se io non l’ho mai chiamato di mia spontanea volontà in quella particolare fascia oraria non è perchè fossi meno contenta di lui durante quelle conversazioni ma solo perchè pensavo che se avesse ricevuto una mia telefonata all’una di notte si sarebbe spaventato. Io che lo chiamavo solo quando accadeva qualcosa di brutto,non potevo di certo chiamarlo di notte,tanto…lo faceva comunque lui.

Agosto 2014,il mese peggiore di tutta la nostra vita.

Un mese pieno di pensieri e desideri,pieno di errori e battibecchi.

Non abbiamo mai litigato tanto come in quel mese.

Un mese sembra un lasso di tempo molto limitato in vece per me l’anno scorso Agosto è sembrato durare un intera vita,forse proprio perchè abbiamo fatto tante cose tutte insieme e troppo velocemente.

Non era strano trovarmi contro la parete in bagno che parlavo con lui anche alle tre di notte in quel periodo,ormai era diventata la nostra routine.

Un giorno,cioè…una notte,proposi una cosa sconvolgente ma che poteva rivelarsi realmente fattibile infondo.

«Sai Frank,se vivessimo insieme non dovresti spendere tutti questi minuti per parlare con me al telefono di notte» – «Potremmo parlare di persona,quando e come vogliamo» dissi assonnata guardando il pavimento.

Avevo la terribile paura di vedere all’improvviso una formica camminarmi accanto,per questo tenevo lo sguardo incollato al pavimento in cerca di forme di vita mentre lui rifletteva.

«A me non costa niente spendere i minuti per parlare con te,con chi vuoi che li spenda altrimenti?» rispose lui.

«Con nessuno,come faccio io che una promozione non c’è l’ho neanche» ribattei io.

Lui,convinto che fossi pazza ad odiare cosi i telefoni,partì all’attacco come sempre «E ti sembra normale che se succede qualcosa devi fare lo squillo con l’addebito alle persone?» – «Vale…dai..».

«Lo so,lo so,sono una taccannia» ridacchiai.

Lui aveva il potere di riuscire a farmi ridacchiare anche se erano le tre di notte e avevo tecnicamente sonno,solo il suo tono di voce innocente e credulone mi bastavano per ridere.

«Comunque non hai risposto alla mia domanda,stai sempre a sviarle Frank» – «Non mi dire che non ti piacerebbe vivere con me spendaccione mio?!» mi presi gioco di lui sapendo che si sarebbe infastidito.

Infatti come prima risposta mi arrivò un suo pesante sbuffare seguito da certi mugugniti incomprensibili.

«Franky?» – «Ti darei cosi fastidio se vivessimo insieme?» – «Davvero?» continuai io sovrastando i suoi mormorii.

«Che stai dicendo…oh Santo Tomo ma perchè devi dire queste cose?» si stressò a sentire le mie domande retoriche.

Retoriche perchè sapevo già che lui voleva vivere con me,me l’aveva detto lui tempo prima,ma amavo stuzzicarlo e fargli perdere la pazienza.

Restai in silenzio aspettando che chiarisse lui,poggiai la testa sul pavimento quasi addormentata.

Mentre sbadigliavo sentivo che dall’altra parte del telefono lui stava cercando di capire come rispondere ,iniziava con un «Tu..» e poi si fermava di colpo, ricominciava con un «Io e te..» e si stoppava stressato.

«Hei?» – «Frank?» chiesi ad un certo punto stanca,letteralmente, della sua indecisione.

Socchiusi gli occhi,ormai era destino che mi sarei addormentata cercando di tenere il telefono attaccato all’orecchio.

Tutto per lui,anche questo.

«Se vivessimo insieme sarei il ragazzo più felice al mondo,nonochè il più fortunato» – «Mi preoccupa soltanto una cosa; se vivessimo insieme non so se riuscirei a dormire di notte» – «Lo sai Vale,LO SAI» – «Non credo proprio che dormirei,già lontano da te non riesco a dormire,non so se andrebbe bene» disse lui mentre io mi avvicinavo all’addormentarmi.

Le sue parole risuonarono nel mio cervello come la più dolce delle voci che poteva svegliarmi e collegando ciò che aveva detto gli risposi con calma «Non puoi fare cosi Frank e scappare dai problemi» – «Prima o poi accadrà,lo sai,è inevitabile che accada,soprattutto tra me e te»,mi fermai e presi un bel respiro «Franky,siamo noi due,è normale che succeda,è la cosa più naturale che possa succedere nelle nostre vite» conclusi.

«Ma io non ci dormirei lo stesso la notte…no no» ribatte lui sicuro.

«Non ti preoccupare,ti faccio dormire io la notte» – «Se sarà necessario,ti darò un bel cazzotto,e poi vediamo se non dormi per dieci ore di fila senza svegliarti» risposi io rialzandomi dal pavimento.

«Ma Vale..?!» sbuffò lui interdetto.

«Ho sonno tesoro,lasciami andare a dormire altrimenti domani non mi sveglierò per le dieci» gli dissi io sbadigliando ancora.

«No no,ti devi svegliare in tempo,abbiamo da fare» – «Vai,vai a dormire amore mio» rispose lui conciso.

«’Notteeee!!» esclamai in un sussurro.

«Notte Vale» sussurrò di rimando anche lui e poi chiudemmo la telefonata insieme.

Ormai eravamo sincronizzati anche in questo.

Con un altro sbadiglio mi diressi verso la mia camera,ma senza di lui dormire mi sembra malinconico.

Sognavo di dormire abbracciata a lui fino a strozzarlo,poi ho iniziato a sognare di vederlo vivo più che addormentato accanto a me.

Almeno però…nonostante tutto…non ho mai smesso di sognare e le telefonate notturne non hanno mai stroncato i miei sogni.

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