Mi sento una persona orribile.

Si,oggi lo posso dire chiaro,tondo e urlarlo ai quattro venti;

«Sono un mostro!!!!!!!!!».

 

 

Mi ero ripromessa che non avrei coinvolto lui in alcun modo con questa storia,per questo non gliel’ho detto,perchè non voglio coinvolgerlo ancora.

Lui ha già i suoi problemi e inizio ad aver paura di diventare un peso se continuo a raccontargli delle stronzate che faccio.

Perciò ho imparato a tenere un pò la bocca chiusa e fare le cose senza che debba sentirmi necessariamente costretta a dirle a lui.

Pensavo che le cose sarebbero andate bene cosi,perchè so di essere forte abbastanza da tenerlo all’oscuro di ciò che lo farebbe soffrire ulteriormente ma stanotte ho fatto qualcosa di immondo.

Qualcosa di cosi ripugnante che mi ha fatto vergognare cosi tanto di me stessa da rischiare di mettere fine a questa vita senza che neanche me ne accorgessi.

Parlavamo.

Parlavamo io e il Criceto,di qualcosa di doloroso e incomprensibile alla mia mente.

Non sopportavo altro dopo le parole «Se non risolviamo questo problema…io ti lascio» o una cosa del genere.

La mia testa era confusa,non capivo cosa stava accadendo,iniziavo a rendermi conto che aveva ragione e che ho un problemone e mi rendevo conto che il mio non accettarlo lo infastidiva.

Ma mai avevo pensato con intenzione di coinvolgerlo nel mio calvario.

Mi ero sempre detta che lui doveva starne fuori assolutamente,ma stanotte ho infranto la mia promessa e l’ho fatto inconsapevolmente entrare nel mio calvario.

Lui era la parte dolce e rassicurante del calvario di stanotte e mi ha commossa la sua estrema dolcezza nei miei confronti.

 

 

Ed è ricominciato freddo e spietato come al solito il mio calvario.

A malapena ricordo adesso ciò che è accaduto meno di ventiquattro ore dopo.

Il freddo,il bruciore e la voce di Francesco si confondono nel corso degli avvenimenti.

 

 

Ricordo di essermi poggiata contro il muro in cucina e aver battuto la testa violentemente contro la parete cercando disperatamente di far uscire tutto il dolore fuori.

Ma niente,niente,niente non è uscito nulla e dopo qualche minuto a piangere mi sono trascinata in bagno portandomi dietro telefono e cuffiette.

Il cappuccio in testa,la felpa che mi copriva le mani tremanti e bagnate di lacrime,il viso inesistente,lo sguardo…vuoto.

Lo sentivo che il mio sguardo era vuoto,non sentivo sentimenti nel mio cuore e i miei occhi non piangevano nemmeno più.

Ho poggiato la testa allo stipite della porta portandomi le ginocchia al petto,indifesa e sola come una bambina nel bosco.

Eppure sentivo chiaramente dal corridoio provenire il respiro di mio padre e mia madre che lasciano la porta della loro camera aperta.

Sola,lo sono comunque.

Ho smanettato per qualche minuto con il telefono,ho ascoltato la sua dolce voce che mi ripeteva almeno dieci volte di stare tranquilla e calma e non fare stupidaggini.

Ho iniziato a scuotere la testa alla sua voce.

No Francesco,ma chi è che sta calma? è finito tutto non te ne rendi conto? Sono finita più di quanto lo fossi l’anno scorso a quest’ora che piangevo la morte di Frank.

E Frank perchè non mi ha protetta? Perchè ha detto «Non ti preoccupare,è tutto ok» ???

Allora neanche lui mi voleva bene Francesco? Chi mi vuole bene? Tu? Nessuno? Perchè sono su questo pianeta se non mi vuole bene nessuno e neanche me stessa?

Scuotevo la testa,ricominciavo a piangere e gli rispondevo mentalmente No che non sto calma Francesco,non posso stare calma cosi,non posso più.

 

 

Poi è stato un attimo,come sempre d’altronde.

Non mi sono resa conto del momento in cui avevo preso la decisione che stavo già armeggiando con qualcosa in tasca.

Ho trovato quello che cercavo e togliendo le cuffie l’ho portata alla luce che proveniva dal corridoio.

Eccola la la lametta che ho smontato dal tempera matite.

Mi hanno tolto tutte le forbici,taglierini e arnesi per fare gli orecchini gli scemi dei miei famigliari.

Certo sorella cara,perchè con la pinza per fare gli orecchini mi taglierò un braccio sai?

Ma il temperamatite era rimasto come unico superstite nei cassettini della scrivania e appena ho riconosciuto la lucentezza del ferro ho preso il cacciavite e ho fatto un tentantivo,mesi fa,si mesi fa…

…L’ho smontato e acquisito una nuova lametta alla faccia di quella stupida di mia sorella che pensava di proteggermi nascondendo la pinza per fare gli orecchini e alla faccia di mia madre che non mi fa neanche più tagliare da sola il formaggio con il coltello.

E la porto sempre il tasca ora quella lametta.

Ho alzato la gamba destra del pantalone e ho visto la mia pelle quasi pulita.Tranne le cicatrici di quasi un anno fa che ancora si vedono un pò e un paio di cicatrici del mese scorso frutto di un attacco di rabbia,il mio polpaccio era pulito.

E questo mi disgustava assolutamente,volevo vomitare perchè non merito di essere cosi pulita.Non lo merito per niente,la mia anima e il mio cuore sono corrotti,la mia pelle deve essere sporca allo stesso modo.

Non meriti NIENTE.

Il buio,cosa sto facendo?

Vado,accarezzo la pelle,sfioro,graffio,taglio.

Non c’è sangue.

Più forte.

Niente?

Più a fondo.

Nessuno ti vuole bene,non hai niente,la tua vita è vuota,muori,tu lo desideri cosi tanto.

Troppo forte,quando apro gli occhi ci sono gocciole di sangue sul mio polpaccio e una linea rossa che si sta formando piano piano mi indica il taglio che ho fatto.

Cogliona,che cazzo fai?

Lui ti vuole cosi bene e tu cosi lo ringrazi? Tagliandoti ancora?
Sei una merda.

Maledetta.

Di nuovo,più forte,accanto,accanto,di pochi millimetri,non lasciare spazi vuoti cerca di fare un lavoro decente sta volta.

Resto tremante per qualche secondo poi apro gli occhi.

Si sono formate tutte le linee rosse marcate e le goccioline scivolano lungo la mia pelle.

Francesco. Sta aspettando una tua risposta imbecille.

Non posso farlo preoccupare allora riprendo il telefono in mano ma mi vergogno,mi vergogno perchè ho come visuale il mio polpaccio sanguinante,mi compro con il pantalone e rispondo a Francesco.

Mi sento definitivamente una merda.

L’ho tradito.

Mi sono tagliata in sua presenza,anche se c’era lui dall’altra parte che mi diceva di stare tranquilla.

Faccio schifo,non riesco neanche a esser felice per lui.

Non riesco nemmeno a mantenere una promessa ad una persona che amo.

E lo amo talmente tanto che averlo tradito mi fa ancora più male.

Alzo di nuovo il pantalone e tampono un pò il sangue,ma infondo non mi è mai importato molto di pulire le ferite per questo mi si infettavano spesso,anzi credo di preferirlo,bruciano di più se non le pulisci,ti passano meno in fretta e rischi una bella infenzione potenzialmente mortale.

Speriamo.

Il polpaccio è in stato decente,chiudiamo per stasera.

Mi sdraio per terra nel bagno ad assaporare il freddo della mente.

Il bruciore al polpaccio mi libera la mente dalle ossessioni per qualche minuto e mi sento morta,fredda e immobile.

Fredda,immobile.

Brucia la pelle,ma la mente ha smesso di bruciare. Non c’è più alcun problema nella mia vita,è tutto perfettamente freddo e immobile.

Ma poi la voce di Francesco e le sue preoccupazioni nei miei confronti mi riportano alla realtà e mi rendo conto che qualche misero taglio sul polpaccio non servirà a calmarmi abbastanza per dormire questa notte.

Alzo la manica della felpa militare.

La felpa della morte,la indosso in battaglia,ma sento che ci morirò con indosso sta roba.

I tagli degli altri giorni sono apposto,tutti perfettamente cicatrizzati,rosso scuri con qualche grumo di sangue che non mi interessa togliere,sta bene li a dare colore al braccio.

Prendo la lametta e mi accanisco a metà del braccio,quasi perdo il controllo per un attimo e inizio a ridacchiare istericamente mettendo più forza. Poi il tremolio della mia mano mi fa cadere la lametta sul pavimento e sono costretta ad aprire gli occhi.

La scena mi colpisce,non avevo mai fatto niente di simile e non so nemmeno come ci sono riuscita o arrivata a questo punto.

Mi sono accanita mi rendo conto vedendo tagli più profondi che iniziano a diventare rosso sangue insieme a graffi e tagli meno profondi.

Mai ricoperta tanta superficie tutta insieme,mi sembra di aver passato una pennellata di vernice rossa su dieci centimetri di braccio.

Mi sento un artista quando riesco a esprimere cosi bene le mie emozioni sulla mia pelle.

Cosi mi sento la mente;tutta graffiata a sangue,un gran casino,problemi che sanguinano da una parte e problemi che cicatrizzano dall’altra,un disastro completo.

 

 

Ora posso dormire,si.

Disse quella che si addormentò tre ore dopo.

Non riuscivo a dormire anche dopo che mi ero salutata con Francesco da tempo allora sono tornata in cucina.

Hanno regalato un set nuovo di coltelli a mio padre,ultima generazione o quello che cavolo è.

Li ho presi e osservati.

Bianchi,una figata pazzesca.

Ma io di bianco non ho niente,la coscienza nera ho e basta.

Ho preso il più piccolo e grazioso dei coltelli e ho alzato la manica della felpa.

Bastarda l’hai tradito. Ti sei tagliata mentre stavi parlando con lui. Avevi promesso. Avevi promesso! Dicevi che la sua presenza ti proteggeva da tutto ciò.

Ma forse tutto ciò è più grande di me,di lui,e di qualsiasi altra cosa.

Non può proteggermi. Non posso farmi proteggere da lui.

La mia mente vuole che mi faccia del male,lui ne io possiamo fare qualcosa per risolvere ciò.

Ho chiuso gli occhi e ho colpito con ferocia distruttiva l’avanbraccio interno.

Tradire lui mi ha dato la forza di perdere definitivamente il controllo.

Se tradisco lui non mi rimane più niente,niente.

Ma poi ho sentito un rumore e ho aperto gli occhi per capire cosa avese fatto tutto quel casino.

Il coltello. Aveva un coso di plastica a proteggere la lama ed io avevo colpito cosi forte che l’avevo sganciato ma la lama non aveva toccato la mia pelle.

Miracolo divino o dannazione per la sofferenza eterna?

Quella lama avrebbe reciso una bella vena ne sono sicura e soprattutto con la forza con la quale l’ho scagliata sul mio avanbraccio.

Sconfitta sono andata a letto e ho fatto strani sogni su trasferimenti in Germania e un Criceto che mi abbracciava.

Almeno non ho fatto alcun incubo,meglio di niente.

E stanotte,stanotte che farò?

Boh,non so più.

So solo che il coltello sta sempre li e quando voglio lo vado a prendere senza che nessuno ne sappia niente.

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13 pensieri su “IMPLODING

  1. Forse non è così vero che non ti vuole bene nessuno.
    Le persone che ti vogliono bene cercano di proteggerti da tutto questo… e sarebbero molte più di quanto immagini se solo avessi il coraggio di chiedere aiuto.
    Ti aiuterei anche io se solo sapessi chi fossi.
    Mi dispiace leggerti così… forse dovresti provare a cercare aiuto… e soprattutto ad accettarlo.

    Un abbraccio.

    Liked by 4 people

  2. Forse a volte non si è in grado (o si pensa di non essere in grado) di affrontare certe cose… non pensare però che quella sia l’unica soluzione.
    Senti io non sono nessuno… sono solo un papà di 2 bimbi piccoli (5 anni e 16 mesi) e mi dispiacerebbe se uno dei miei figli, un domani, si trovasse nella tua stessa condizione… se ti va di parlare sul mio profilo c’è la mia mail… anche se penso che tu debba parlarne con qualcuno che abbia le competenze appropriate per gestire meglio queste cose.

    Spero solo di non averti offeso…. l’ho fatto perché tanto tempo fa anche io ho attraversato una situazione simile.

    Liked by 2 people

    1. La ringrazio tanto per l’interessamento,non si preoccupi non mi ha offesa.
      Il problema è che tutto ciò l’ho già passato l’anno scorso,alla fine ho tentato davvero il suicidio e solo in quel momento si accorsero che dovevano aiutarmi credo,anche se mai mi hanno davvero aiutata…ho fatto una terapia obbligatoria dallo psicologo ma finita quella non hanno voluto mandarmi da nessun altra parte e pensavo davvero che infondo non mi serviva e che da sola ormai avevo gli strumenti per andare avanti e stare meglio. Invece sembra che gli ho persi quelli strumenti,di nuovo…ed è uno schifo.
      Non so più con chi parlarne ormai,mia sorella rimarrebbe nuovamente disgustata da me,l’altra mia sorella inizierebbe a piangere,mia madre direbbe “Ho una figlia pazza!!!” e a mio padre nemmeno lo direbbero come l’anno scorso perchè lui è cardiopatico e se lo faccio morire poi è colpa mia.
      Già.
      Ormai non parlo neanche più con il mio fidanzato di queste cose,gli farei del male e basta e lui è debole non posso permettermi di fargli questo. Perciò mi tengo tutto dentro sta volta e quel che succede succederà.
      Quando dice che le persone che mi vogliono bene mi aiuterebbero beh mi scusi ma mi viene un pò da ridere perchè credo che a Marzo quando mi hanno trovata nel bagno sanguinante che piangevo disperata stessi chiedendo aiuto,ma forse boh non hanno capito bene la gravità della situazione. Avrei dovuto tagliarmi una gamba per mostrargli quanto odio me stessa e questa miserabile vita?
      Non mi importa più di mostrare a loro la mia sofferenza perchè ormai so che non mi aiuterebbero.
      Perciò lo faccio solo per me stessa,per sollevarmi ogni tanto dal dolore.
      Altro non si può fare ora.
      La ringrazio ancora della disponibilità,faccia in modo che i suoi figli siano sempre felici,non faccia come la mia famiglia che mi vede come un essere trasparente.

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      1. Mi dispiace (anche se senza diritto) che ti trovi in una situazione del genere. Ma pensare che non ci sia soluzione non è un buon inizio. Magari è solo l’idea che abbiamo degli altri che ci blocca (nessuno mi può aiutare quindi non chiedo neanche). Magari è più semplice. Magari hai ragione tu e i tuoi familiari non possono fare nulla per te (anche se non spero e non credo) però anche se fosse così ci sono strutture, numeri di telefono e altro che possono offrire supporto (se vuoi posso darti i riferimenti o ti può bastare fare qualche ricerca su google).
        Il punto cardine è solo che tu voglia cercare di farti aiutare… perché come hai detto anche tu, non hai gli strumenti per aiutarti (e non è facile avere quegli strumenti).
        Per il resto, un grosso in bocca al lupo per tutto… e se puoi evita di darmi del lei… non vorrai essere responsabile della mia depressione

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      2. Volevo solo aggiungere, per esperienza personale, che spesso se i familiari non ti aiutano è perché magari non ci riescono o hanno paura o non sono capaci… Questo prescinde il loro volerci bene… Il loro volerci bene in questo goffo modo è la loro difficoltà a rapportarsi con noi

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  3. Ciao, ti scrive una ragazza che ci è passata. Lamette, coltelli, sangue e quel senso di liberazione quando il sangue esce copioso.
    Posso chiederti se sei in terapia?
    Perdona la domanda indiscreta ma questo è il primo articolo scritto da te che leggo.

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      1. Ho chiesto aiuto in passato ma non mi è stato concesso tutto l’aiuto di cui avevo bisogno credo visto che ci sono ricaduta. Purtroppo più che mandarmi dallo psicologo dell’ASL la mia famiglia non può fare e li si hanno solo un certo numero di incontri gratuiti. Adesso sto cercando di farmi forza da sola anche se so che è complicato,non so cosa ne caverò fuori alla fine. Vedremo…
        A volte mi dico che se la mia famiglia fosse benestante e potessi permettermi di andare da un psicologo come si deve adesso starei un pò meglio ma poi mi chiedo “E se ci riuscissi da sola?”

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