In questi giorni sto parlando molto con amici e conoscenti di ‘’innocenza’’ e ‘’purezza’’.

Concetti questi che mi sono sempre stati a cuore ma lo sono ancora di più da qualche anno a questa parte da quando mi sono accorta di come sono cambiata e ho perso completamente quel mio lato ‘’puro e innocente’’.

 

 

 

Ero innocente,ora non lo sono più.

Sono stata pura,adesso sono corrotta.

Il mondo ci ha cambiati a furia di darci calci nel di dietro.

La società ci ha plasmati e formati come essa desiderava.

E noi ci siamo lasciati far trasportare da tutto ciò.

 

 

Quando il Criceto mi dice «Sono una persona cattiva» – «Non sono più quel bambino innocente di una volta…» io faccio una smorfia e rifletto su ciò che dice.

Quando S. mi dice che «La società ci ha cambiati tutti» io ancora storco il naso e inizio a riflettere.

Perchè?
Beh,perchè hanno ragione,ed io non posso far altro che concordare con loro.

 

Il mondo mi ha cambiata senza nemmeno chiedermi il permesso.

 

 

Prima è come se fossi stata chiusa in una bolla protettiva,

poi sono stata iper-esposta ad ogni tipo di violenza,oscenità e atto impuro.

 

 

Prima di cosa?

E dopo cosa?

Il mio punto di disincanto è stato il primo giorno di scuola media.

Non che a scuola elementare non avessi sentito parlare di cattiveria o di oscenità,ma ero cosi innocente dentro che le cose non mi colpivano,ero ancora nella bolla e le mille avventure poco piacevoli che accaddero a quei tempi non riuscirono a cambiarmi e scalfirmi.

Ero dell’idea che dovevo rimanere me stessa e piacere per quella che ero agli amici.

Avevo Franky,come me innocente e eterno innamorato della musica,e non avevo bisogno di molto altro.

Non avevo bisogno delle palpatine al sedere di U ne delle proposte di farmi toccare di G.

Evitavo tutto quel mondo,evitavo di insultare gli altri,di conoscere la cattiveria e la vendetta.

Ero una bambina innocente e pura.

Una bambina che piangeva se vedeva il suo migliore amico entrare in classe la mattina con il muso lungo e non poteva aiutarlo a migliorare la sua vita.

Non conoscevo la cattiveria e l’oscenità se non per mano altrui.

Le mie mani non avevano mai toccato parole sconce o odio verso un mio coetaneo.

Anche se visto come mi trattavano avrei dovuto odiarli,non lo facevo,ero buona e pensavo la colpa fosse mia.

 

 

 

 

A scuola media ho iniziato a cambiare definitivamente.

 

Il primo giorno di prima media mi sono ritrovata senza il mio migliore amico accanto,ma con un ripetente dalla faccia da pervertito.

Sembrava che all’entrata a scuola media mi avessero spinto contro quelle persone dicendomi «Ecco,è il momento che cresci cara,non puoi evitarlo ancora».

E non ho potuto più evitarlo.

Il mio compagno di banco,fatto apposta per me visto che lui era agitato e disattento ed io tranquilla e attentissima,ripeteva la prima media per la terza volta.

Era un ragazzino strano,lo capivi subito,ma io in buona fede lo capii solo quando iniziai a vedere e sentire cose che non avevo mai visto in vita mia.

Scatole di preservativi,sigarette,accendini,risatine strozzate dalla tosse catarrica,occhi arrossati per il poco sonno.

Tutto ciò mi attraeva ben poco,non mi interessava,avevo già visto sguardi simili nelle rockstar mie preferite.

Poi però non so perchè, io,lui e due mie compagne di classe diventammo amici.

Anna ed Elena non erano poi tanto diverse.

Elena mi parlava dei suoi amici truzzi che facevano ballare le dita ed Anna mi parlava del suo ragazzo sedicenne che si strusciava addosso a lei toccandola.

Io ascoltavo tutto e tutti senza far niente,senza decidere cosa fare o da che parte andare,annuivo e basta.

Il pomeriggio mi rintanavo a casa a parlare con Frank dei nuovi dischi e a rubargli dischi vecchi che io non avevo mai ascoltato,tutto quel mondo scompariva dalla mia testa.

 

 

Iniziarono dei casini a scuola per i comportamenti del mio compagno di banco,lo trovarono nel bagno della scuola a farsi una ragazza di cui non ricordo il nome ma che ricordo poi si fidanzò con un altro mio compagno di classe qualche anno dopo.

Ricordo qualcuno che schiaffeggiava quel mio compagno di banco e che parlava di sua madre che faceva la badante e per questo non gli dedicava abbastanza tempo.

A quel punto mi spostarono vicino ad Anna ed Elena e credo sia stata questa la fine definitiva della mia innocenza.

Dal mio compagno di banco avevo iniziato a vedere ma lui non si era mai permesso di incoraggiarmi a far o dire nulla di ciò che apparteneva al suo mondo.

Una volta mi disse e non lo dimenticherò mai «Apprezzo la tua innocenza,sei una bambina Valentina,non sei come loro».

All’epoca mi parve un insulto perchè io volevo essere una persona normale come tutti ma oggi penso che aveva ragione ad apprezzare la mia innocenza visto quanto lui l’aveva persa in fretta.

Mi dispiace per lui però,è sempre stato buono con me.

 

 

Anna invece mi insegnò tutto il vocabolario delle oscenità in meno di un anno di scuola e a fine prima media già mi aveva convinta a truccarmi e andare in giro con lei il pomeriggio.

Anna era molto formata per essere un undicenne e infatti camminare con lei significava sempre avere gli sguardi addosso,io dovevo fare il massimo per essere alla sua altezza anche se non volevo cambiare me stessa per essere sua amica.

Provai a cambiare lei e renderla innocente,fallii.

L’anno dopo mi concentrai di più su Elena e li iniziai a scoprire la cattiveria,i pettegolezzi e le voci.

 

 

In terza media arrivai consapevole al 70% del male del mondo ma ancora integra nella mia anima da ragazzina dolce e innocente.

E li,quell’anno ruppero la mia anima.

Quando iniziai a essere vittima di bullismo sentii la mia intera vita cambiare,e con il tempo non solo la mia anima si stava spegnendo per la sofferenza enorme che mi causavano le loro offese ma i miei comportamenti stavano diventando sempre più diversi da quelli dettati dai miei principi,diventarono dettati dall’istinto di sopravvivenza.

Il mio ex compagno di banco iniziò a vedere la ragazzina innocente che aveva conosciuto due anni prima che gironzolava nel giardino della scuola prima di entrare,come un anima in pena non volevo entrare ma alla fine mi costringevo a farlo e farmi torturare ancora e ancora.

E poi sempre lui fu l’autore della mia prima fumata di sigaretta.

Ricordo come mi guardava preoccupato dalla mia richiesta,ma alla fine accettò di farmi provare.

Avevo tredici anni,e iniziai a perdere la mia purezza in quei giorni.

Stanca di essere insultata,la mattina quando mio padre mi accompagnava in macchina a scuola io mi fermavo davanti al cancello facendo finta di prendere qualcosa dallo zaino e poi sgattaiolavo via dalla stradina accanto alla scuola e restavo le ore intere al parco ad ascoltare musica,leggere e se avevo qualche soldo con me mi compravo delle sigarette e fumavo.

Non era divertente per niente,tornavo a casa e restavo le ore intere a piangere nel mio lettino,triste di aver fatto quella fine.

Iniziai a non andarci proprio più a scuola,le mattine le passavo a casa con il taglierino in mano e il forte desiderio di farla finita definitivamente.

Neanche Frankie sapeva tutto quello che facevo in quel periodo,quando lo vedevo cercavo di essere normale ma fu proprio lui ad accorgersi che qualcosa era cambiato in me.

Sei mesi dopo l’inizio della mia corruzione mi ritrovai a piangergli addosso,tirargli pugni e pregarlo di aiutarmi.

Lui capì da solo,forse perchè mi conosceva troppo bene o forse perchè l’aveva vissuto anche lui.

Non dimenticherò mai quando mi chiese «Chi è che ti sta insultando?».

«Olivia e Buddha» fu la mia risposta sofferta,non riuscivo ad ammetterlo ma loro erano le artefici della mia fine.

La sofferenza porta gli esseri umani a perdersi per strada,per me è stato cosi.

Quella fu la prima parte della mia corruzione,la prima parte della sofferenza,ma l’anno dopo la storia si ripetè.

 

 

Diventa come un circolo vizioso.

 

 

Al primo anno di liceo non mi sentivo per niente integrata ne felice,la mia anima era morta,e andavo a scuola solo per stare accanto alla mia amica F.

Ogni tanto la mattina mentre facevamo il giro nel quartiere prima di entrare a scuola io mi ritrovavo a dirle «Oggi sono stanca,mi faccio un giro» e sparivo.

La solitudine la provai la prima volta in quei giorni,perchè non c’era davvero nessuno quando me ne andavo in giro in cerca di guai.

F. non accettava mai di venire con me,anzi minacciava di andare a dirlo ai suoi genitori che volevo convincerla a fare filone a scuola.

Ricordo che quell’anno chiedevo un mucchio di soldi a mia madre e quasi ogni giorno passando dalla profumeria vicino scuola mi compravo uno smalto o qualche trucco.

Adesso infatti ne ho scatole piene di questa roba e neanche la uso più di tanto.

Oppure quei soldi finivano nelle tasche di F che si scordava la colazione ed io ero costretta ad offrirgliela perchè le volevo bene.

Ricominciai a stare a casa e iniziai definitivamente a tagliarmi.

Avevo quattordici anni,restai a casa tutto Dicembre e Gennaio e quasi finii in una casa famiglia.

Poi non ricordo più perchè,ma ricordo The Catalyst e mio padre disperato che mi convinsero,tornai a scuola e conclusi l’anno facendomi anche promuovere a sorpresa di tutti.

 

 

L’anno dopo fu la battaglia contro la scuola.

Battaglia che durò molto di meno dell’anno prima.

A Gennaio non ci andavo più a scuola,avevo quindici anni e passavo le mattine ad accompagnare Franky a scuola e i pomeriggi in balia della noia comune.

Credo che quello fu il periodo in cui più restammo uniti,lui aveva iniziato quell’anno il liceo ed era molto spaventato,io cercavo di aiutarlo con le mie dritte da depressa saggia.

Quello fu anche l’anno in cui mi confessò che era innamorato di me e provai un pò di felicità nella mia vita.

Ero felice perchè era tutto reale quello che provavo per lui,ma ero triste perchè la mia vita stava comunque scivolando giù e giù…

 

 

…E dopo la sua morte è scivolata ancora più in giù.

Ho iniziato a rubare soldi ai miei genitori,ho iniziato a fumare molto per un periodo pensando di sfogare la rabbia,ho iniziato a tagliarmi sempre di più,ho iniziato per prima volta in vita mia a mettere mano sugli alcolici e a Febbraio dell’anno scorso ero ormai ridotta ad un mostro di essere umano.

 

 

Vorrei dire che adesso non lo sono più,che sono tornata innocente,o per lo meno una persona onesta,ma non è cosi.

Ormai mi è entrato nelle vene questo stile di vita,sarò corrotta per sempre,non posso che farmene una ragione.

 

 

Adesso quando mi ritrovo a chiedermi «Ma perchè lo devo fare? Che vantaggi mi porta?» mi rispondo che «Almeno non ti senti più sfigata di tanti altri se vivi a modo tuo».

 

 

E allora vivo a modo mio.

Quando mi va trafugo liquore in casa,rubo un paio di euro per comprarmi una cosa che mi serve,se ne ho voglia fumo,e se ne avrò voglia un giorno posso anche fare di peggio.

Perchè io non sono meno sfigata di tanti altri.

Io sono più cattiva di tanti altri,sono la perfidia in persona.

 

 

Rido se tu soffri,lo sai?

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