Quella mattina mi svegliai sbagliando già qualcosa di molto importante.

L’orario.

Mi svegliai tardi,alle otto e mezza.

Non andavo più a scuola ma mi svegliavo alle sette,mi preparavo e andavo sotto casa di Franky per accompagnare lui a scuola.

Senza di me non si smuoveva da casa,aveva bisogno del mio sostegno diceva e allora mi alzavo la mattina presto e lo accompagnavo volentieri a scuola purchè almeno lui avesse un istruzione decente.

Ma molte erano state le mattinate fino a Novembre nelle quali io e sua madre avevamo dovuto lottare per farlo alzare dal letto.

Quella mattina non lottò nessuno.

 

Mi svegliai tardi,mia madre mi scrollava e aprii gli occhi con la sensazione di essere in ritardo.

Lei aveva lo sguardo preoccupato e pochi secondi dopo mi accarezzò la guancia,io non le badai e presi il cellulare dal comodino per vedere l’ora.

Ero in ritardo.

Cavolo! Devo accompagnare Frankie a scuola e sono già le otto e mezza!!! Vabbè,lo faremo entrare alla seconda ora,basta che ci va a scuola…ma si..

Senza neanche guardare mia madre mi alzai dal letto e mi diressi ai vestiti appesi alla sedia che avevo preparato la sera prima come al solito.

Il mio obiettivo era uno solo;vestirmi ed essere a casa di Franky il prima possibile per non mancare alla mia promessa di accompagnarlo ogni giorno a scuola.

Era il mio obiettivo,lui era la mia vita in quei mesi.

Da quando aveva ricominciato a stare molto peggio del solito,a Settembre,io ero diventata sempre più succube di lui e della sua fragile esistenza.

 

 

«Valentina è successa una cosa…» iniziò a dire mia madre mentre io mi preparavo in fretta,senza essermi nemmeno lavata il viso,niente,ero già fin troppo in ritardo.

Non le prestai grande attenzione e le risposi semplicemente con un «Non ti preoccupare,qualsiasi cosa sia successa la sistemerò io».

«Valentina…» provò ancora ma non potrò mai dimenticare quanto la sua voce era triste e abbattuta,non sarebbe mai riuscita a dirmelo in quel momento cos’era successo,lo si leggeva dal suo sguardo.

«Lo convinco io ad andare a scuola,non ti preoccupare mamma» le sorrisi mentre allacciavo le scarpe e la vidi con la mano sul petto, «Che c’è? Ha chiamato Kitty? Ha detto che sta ancora dormendo?» mi iniziai a preoccupare.

Una volta allacciate le scarpe e non ottenuta nel frattempo alcuna risposta da parte sua,mi avvicinai a lei e le chiesi «Cosa è successo mamma?» – «Che ha fatto?».

E nel mio cuore avevo il terrore,sapevo cosa poteva aver fatto e sapevo quando mia madre aveva un aspetto cosi abbattuto.

In un lampo nella mia testa balenò l’idea che avesse tentato di nuovo di tagliarsi le vene,perchè avevo visto mia madre nello stesso modo l’ultima volta che lui l’aveva fatto.

Lei però non mi rispose e allora uscii dalla mia camera quasi pronta per uscire,mi diressi verso il bagno.

Mi lavai la faccia e legai i capelli in una coda bassa per quel poco che si potevano legare visto che erano abbastanza corti allora.

Mentre passavo nel corridoio per tornare nella mia camera e prendere il giubbotto,incontrai mia sorella che il venerdì veniva sempre a casa nostra.

Incinta di otto mesi,si teneva la pancia e con l’altra mano reggeva un fazzoletto con il quale si asciugava le lacrime.

«Laura ma che è successo?» – «Qualcuno mi vuole dire che cazzo è successo stamattina?» le urlai presa dall’ansia crescente.

Sentivo il cuore correre all’impazzata e iniziavo ad avere paura di tutto.

Lei mi guardò e poi mi strinse,e penso che in quel momento ho realizzato cosa era successo per la prima volta in quella giornata,l’ho realizzato e poi immediatamente cancellato.

«Mi dispiace tanto Valentina,ma Francesco ha…lui si è….» iniziò a dire lei.

No.Non è possibile,non è vero,non voglio sapere niente.

«No,no,non voglio sapere che ha fatto quel coglione,adesso vado a dirgliene quattro di persona» la interruppi io scostandola con attenzione.

Entrai nella mia camera senza neanche guardare in faccia mia madre che si era seduta alla sedia della mia scrivania e mi guardava chiedendomi dove volevo andare.

«Vado da Frank,devo accompagnarlo a scuola,mà» – «Ci vediamo dopo» dissi e uscii dalla mia camera.

Quando accesi la luce nel salotto mi resi conto che mi stavano seguendo entrambe.

«No,Valentina dove vai?!» iniziò a urlare mia madre.

«No,no,resta qui,Vale!!» mia sorella mi prese per un braccio.

«Non rompete i coglioni!» mi innervosii io e aprii la porta di casa con furia.

Uscii senza dire parola ne guardarmi indietro,dovevo andare da Francesco e basta.

Richiusi la porta alle mie spalle con rabbia.

No,non è possibile.

Deve aver fatto una stupidaggine,ma non quella,non quella,no no.

Non può averlo fatto,altrimenti io che esisto a fare?

Io dovrei essere morta se lui ha fatto quello,è impossibile,non l’ha fatto.

Scrollai la testa,mi dissi che era impossibile e uscii dal portone senza pensare.

 

 

Ad ogni passo mi facevo prendere sempre di più dalle incertezze e a metà strada iniziai definitivamente a correre.

Abitavamo vicini io e lui.

Oltrepassata la scuola elementare dove ci siamo conosciuti,attraversai in piena corsa e poi spinsi un paio di mamme sul marciapiede per oltrepassarle.

Corsi fino a che non dovetti girare per entrare nella traversa doveva viveva lui.

E li capii ancora una volta.

La gente mi guardava strano;il vecchietto che si lamentava sempre per il volume troppo alto della chitarra elettrica adesso mi guardava atterrito,la ragazza che si era offerta di fare ripetizioni di italiano a Frankie era davanti al suo portone a parlottare fitto fitto con un altra loro vicina.

Non so perchè ma quella mattina mi guardarono tutti sconvolti come se quella morta fossi io.

Forse loro già sapevano.

Sapevano la fine che avrei fatto.

Pochi passi dopo mi ritrovai di fronte al suo portone,era aperto quindi non citofonai a sua madre,iniziai a salire le scale fino al secondo piano ancora in preda all’ansia.

Davanti alla porta di casa sua mi attaccai al campanello finchè non mi aprirono,nel giro di pochi secondi,come se mi aspettassero.

Ad aprirmi la porta fu la zia di Francesco,sorella di sua madre,aveva uno sguardo molto preoccupato anche lei e si vedeva che aveva appena pianto.

Mi fece entrare senza dire una parola perchè infondo credo si aspettassero che sarei andata là.

Vidi subito sua madre seduta al tavolo in cucina,più che seduta era accasciata sulla sedia con la testa china sul tavolo,e la vedevo sobbalzare per i singhiozzi.

«Che è successo?» chiesi non sapendo bene a chi rivolgermi.

Guardai sua zia che però non volette rispondermi e se ne andò in camera di sua sorella.

«Che cosa ha fatto?» – «Kitty?» – «Che ha fatto? Dov’è?» chiesi a lei avvicinandomi al tavolo,mi sentivo tremare e la paura in me cresceva sempre più insieme al presentimento che forse non mi stavo sbagliando a pensare ciò che stavo pensando.

Dopo qualche minuto d’attesa alzò la testa,piangeva nella maniera più disperata che abbia mai visto e mi spaventò cosi tanto che dovetti sedermi anche io.

Presi la sedia e mi avvinai a lei.

«Che ha fatto Francesco?» – «Dov’è?» – «Kitty non dirmi che ha cercato di nuovo di tagliarsi le vene?!» iniziai a piangere.

«Il mio bambino…» il suo unico sussurro prima di ricominciare a piangere furiosamente,e poi a disperarsi stringendomi a lei.

No,no,lei è pazza,no.

Arrivò sua sorella a calmarla,me la staccò di dosso e poi suonarono alla porta.

«Vai ad aprire per favore Valentina» mi chiese sua zia,stanca.

Andai ad aprire e mi ritrovai di fronte mia madre affannata e furiosa.

«Che vuoi?» – «Mi hai seguita?» le chiesi quasi chiudendole la porta in faccia,ma non ci riuscii.

Kitty la vide e si precipitò alla porta per stringere lei come aveva fatto con me.

Mia madre entrò in casa e mi disse da dietro la spalla di sua madre «Non dovevi venire ti avevo detto,ho dovuto venire anche io…perchè tu non…» e si bloccò.

Forse voleva dire qualcosa del tipo che io non sarei stata in grado di tornare a casa da sola dopo essere entrata in quella casa,boh,valla a capire mia madre,già è tanto se capisco me stessa.

 

 

Assistetti a tutta la scena della disperazione di sua madre che si sfogava con la mia,mia madre forte e abituata a grandi perdite le accarezzava il viso e le diceva che tutto sarebbe andato meglio,che la vita doveva continuare.

Io continuavo a piangere in silenzio ormai rassegnata che nessuno mi avrebbe detto cosa era successo,poi mi venne un idea.

Mi avvicinai alla porta della sua camera e spinsi la maniglia.

Mi aspettavo…beh credo che mi aspettavo di vedere a sua testolina spuntare da sotto il piumone blu,si mi aspettavo quello ma quello non fu.

Non ci fu niente.

«Valentina!» mi riprese mia madre.

«No,no,lasciala entrare» aggiunse sua madre, «Falla stare quanto vuole,lei può stare nella sua stanza,ma solo lei» mi guardò annuendo ed io entrai chiudendomi la porta alle spalle.

 

 

 

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