Anche se era successo solo sei mesi prima,sembrava passata un’eternità,forse anche perchè ci avevo ripensato troppe volte.
Ci avevo pensato talmente tanto che la percezione del tempo si era dilatata e stravolta.

Da Norwegian Wood di Haruki Murakami

*Attenzione,questo articolo contiene spoiler!*

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Penso di aver stravolto tutto lo spazio tempo per quante volte ho ripensato e rimuginato su ogni istante della mia breve vita.
E non riesco ad andare avanti se non rimugino su i fatti della giornata,non riesco a dormire la notte se non dopo ore passate a contorcermi il cervello in riflessioni e ipotesi complottistiche.
Sono un vero impiastro.

Ultimamente però,questo impiastro qui in persona,grazie ad un libro che sta leggendo,si è resa conto di una cosa,cosi…all’istante.
Non ho avuto bisogno di riflettere ore e ore e contorcere le mie povere stanche meningi per accorgermi che la storia di questo libro è pericolosamente simile a quella della mia vita.
In ogni personaggio ho ritrovato qualcosa di me,e nella trama generale che segue fino ad ora il libro ci ho visto press’a poco la storia della mia vita fino ad ora.
Solo che qui il protagonista è un maschio.
I ruoli si invertono,si passa dalla parte dello spettatore.

In pratica sto tizio,tale Watanabe,ha un amico del cuore che ha una fidanzata storica,tale Naoko,e ad un certo punto sto ragazzo,tale Kizumi,si suicida.
Dopo la morte di questo Kizumi diciamo che sia Naoko che Watanabe stanno un pò cosi…dai,è normale.
Il protagonista,Watanabe,in quanto maschio e più menefreghista,no,scherzo! Visto che ha un carattere più forte credo,supera la cosa e lascia la sua città natale per andare a studiare all’università a Tokyo.
La ragazza invece,metti perchè in quanto ragazza è più fragile,o metti che dopo che uno vive dieci anni appresso a na persona poi è normale che sta di merda,diciamo che un pò si perde per strada.
Finisce in una specie di clinica psichiatrica sotto mentite spoglie.
Insomma,le cose si mettono molto molto male per la povera Naoko.
Intanto però nasce una mezza storiella d’amore tra Naoko e Watanabe che si conoscevano da anni ma non si erano mai ritrovati da soli a parlare perchè la presenza di Kizumi era troppo…troppo e basta.
Naoko per ora sembra un pò,molto confusa,all’incirca quanto lo sono io.
La poverina si chiede perchè non è riuscita ad amare abbastanza quel poveretto di Kizumi al quale aveva confidato il più intimo segreto da sempre,e invece si è concessa cosi facilmente a sto pezzo di geppetto di Watanabe.
Insomma,sono drammi esistenziali,non scherziamo su,ok?
La capisco,eccome se la capisco,anzi mi fa paura per quanto la capisco…visto che involontariamente ho scoperto che fine fa il personaggio….

Le conclusioni che traggo attualmente da questo libro sono;

Forse è stato meglio che Francesco e Frank mai si sono conosciuti,altrimenti mi sa che sarebbe finita peggio che in Norwegian Wood per tutti e tre.

Non sono l’unica pazza al mondo che scoppia a piangere all’improvviso e alla quale si confondono le parole che vuole dire.

È normale innamorarmi di nuovo,anche più intensamente di prima.

E forse la risposta che cerca Naoko e che io un pò credo di aver trovato è questa;
Che quando passi tutta la tua vita appresso ad una persona diventi la sua l’ombra se hai un carattere poco forte,e quando sta persona sparisce ti ritrovi un pò persa in tutto perchè non sai cos’è la vita senza di lui.
Che amare forse non si può capire quando si hanno dieci anni,che forse bisogna dare nomi diversi a sti sentimenti,che forse no…forse quello non era amore.
Perchè infondo non provavi per lui quello che provi per sto tale Watanabe,giusto?
E poi,è inutile farsi troppe lagne. È andata cosi? Vuol dire che cosi doveva andare. Quello si doveva suicidare,tu dovevi diventare pazza e poi dovevi conoscere l’amore della tua vita.
Punto,basta,vai avanti.
Basta,davvero.

Naoko dice: «…Perciò quando è morto io non sapevo più come fare a rapportarmi con gli altri.Nè cosa potesse voler dire amare qualcuno…» ed io la comprendo perchè ho vissuto la stessa cosa,anzi ancora la vivo credo.
Senza Frank non sapevo neanche come esprimere a parole che stavo soffrendo come un cane,tutto il carattere forte che pensavo di avere era decaduto e morto insieme a lui,ero rimasta sola e per di più ignorante.
Perchè è cosi che ti senti,ignorante.
Come se non avessi mai vissuto prima,perchè prima vivevi rapportandoti soprattutto con quella persona che conoscevi cosi profondamente e che poi ti ha tradito,ed ora oltre che ha superare la coltelata del tradimento devi anche capire come si fa a stare in piedi sulle proprie gambe.
Ed io l’ho capito? Non lo so,traballavo prima con Frank nella mia vita,adesso sono sempre sul punto di cadere nel vuoto.

Mi trovo su uno di quei fili da trapezisti e devo rimanere in equilibrio.
Io sto sempre a ciondolare da una parte e l’altra,ma bene o male mi mantengo in equilibrio.
Ho vissuto momenti in cui stavo per cadere da un parte o dall’altra,ma c’è sempre stato qualcosa che mi aiutava a ritrovare quel precario equilibrio.
Ma si può vivere precariamente…per sempre?
Ed io ho imparato che vuol dire amare?
Non lo so,forse no,forse si.
Forse mai l’avevo dimenticato questo…non lo so.
Sono certa di aver dimenticato come rapportarmi con gli esseri umani,da qui ne è nato l’odio e risentimento verso chi non riusciva a capirmi.
Ma il problema sono io che non so più parlare.
Ne è la prova quel periodo in cui non ho spiccicato parola per settimane intere.
Ma lo sapete quale enorme stresse porta una persona a stare muta per settimane? Non potete immaginare quanto è frustrante non essere capiti e vedere ogni vostra minima parola fraintesa o derisa.
Ti porta a voler stare zitto per sempre,tanto a che serve parlare? A niente…niente,peggiora tutto e basta.
E l’altra prova che non so più rapportarmi con gli esseri umani è che nascondo un sacco di cose a tutti.
Non è che mento,non ho più neanche la forza di mentire.
Semplicemente ometto. Quando mi fanno una domanda specifica spiattello tutta la triste verità come se niente fosse.
Tipo l’altro giorno che mi stava bruciando il polpaccio perchè mi sono tagliata e ritagliata sullo stesso punto senza neanche pulire dal sangue che era uscito dalle ferite e Francesco mi ha chiesto con quel suo tono di voce allarmato «Ti sei tagliata?» ed io semplicemente gli ho risposto «Si,stamattina mi sono tagliata» e basta.
Fine. Non gliel’ho nascosto,non è che non volevo dirglielo e che tanto era inutile che glielo dicessi. Cosa cambiava se andavo a dirgli piangendo «Francesco,mi sono tagliata,sto male,aiutami!» ? Non cambiava niente perchè lui non può aiutarmi,anzi si sarebbe anche infastidito delle mie lamentele.
Non sia mai che si infastidista,che lui è l’unico che soffre e sta di merda qua,io non posso soffrire mai,devo tenermi tutto dentro.
E allora mi sfogo sul mio corpo,piango,butto contro il muro la chitarra,perchè mi sembra tutto cosi ingiusto e non mi va di parlare con nessuno.
Che cosa gli devo dire?  Che ho fatto un incubo cosi schifoso che mi vergogno solo di avere un cervello dentro questa testa che pensa ste cose?
Che devo dirgli? Che sono stanca di tutto e sto progettando una cosa molto brutta e più passano i giorni più sono certa che la farò?
Lui ne nessun altro potrebbe capire.
Loro non stanno nella mia testa,ci sto solo io.

Ed oggi dovrei andare a rinnovare internet e bla bla bla,ma non mi va proprio.
Lo vorrei anticipare quel fottutissimo piano…e solo che ho comprato quello stupido fogliettino con quello stupido topo.
E poi voglio leggere quella fanfiction…
…e poi voglio sentire ancora una volta Francesco che mi dice che mi vuole bene…ora che posso,che ne ho il tempo…

Un attimo prima vorrei fare mille cose,ho mille interessi e passioni.
L’attimo dopo sono morta e sepolta.
Ma qual’è la vera me? Che cosa…che cosa….

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