Credo che ad un certo punto della mia vita,non so bene dove ne quando,ho deciso che avrei smesso di fare le cose che gli altri si aspettavano da me.
Per questo ho commesso la maggior parte degli errori,perchè non ho fatto ciò che avrei dovuto fare secondo gli adulti,perchè ho fatto di testa mia e alla fine mi sono ritrovata sola e sconfitta.

Ho abbandonato la scuola nonostante i mille rimproveri e discorsi che mi facevano a casa; non ce la facevo a sopportare un altro giorno in una classe con esseri umani dementi,è più forte di me.
Ho continuato sempre ad essere amica di Frank nonostante mia sorella e mia madre da quando ero piccola mi avvertissero su come quel bambino era strano e avrei dovuto stargli alla larga.
Non ho mai scelto davvero una scuola superiore,come si aspettavano tutti che facessi.
Non ho mai capito cosa voglio fare da grande,come mio padre credeva più volte avessi fatto (prima quando dicevo di voler fare l’estetista,poi quando dicevo di voler lavorare con lui,poi ancora quando dicevo di voler fare la musicista), e che certe volte quando espongo un qualche mio sogno divento cosi convincente che convinco tutti che riuscirò a metterlo in pratica,ma nel profondo di me stessa so che li sto pigliando per il culo tutti,compresa me stessa.
Non sono andata alla scuola delle suore,come tutti si aspettavano avrei fatto davanti ad un opportunità del genere.
Non ho fatto niente di quello che si aspettavano da me,ne ho mai fatto qualcosa che mi aspettavo da me stessa IO.

Cosa mi aspettavo da me stessa?
Ad un certo punto credo mi aspettassi di riuscire a realizzare il sogno di Frankie,fare una band e imparare a suonare bene la chitarra e diventare una rockstar.
Sfondare. Raccontare ai ragazzini in giro per il mondo di un essere umano fragile e immortale che ci ha abbandonati ma che vive ancora in me. Aiutare gli altri grazie alla sua e alla mia esperienza.
Consolare le anime in pena,confortare gli adolescenti in difficoltà.
Vivere. E farlo nel suo eterno ricordo.
Ma ad un altro certo punto mi sono accorta che non avevo la forza di realizzare cotante cose da sola,cazzo se non c’è l’ho,mi sono accorta che forse non sarebbe servito vivere nel suo ricordo perchè cosi mai l’avrei lasciato andare e sarei andata avanti.
In qualche altro punto,credo antecedente al sogno di fare la rockstar che mi aveva infettato Fra, c’è stato il mio personale periodo da ‘’voglio fare l’estetista’’.
Avevo tredici anni e abbattuta per le prese in giro a scuola decisi che non sarei andata alle superiori,che avrei fatto un corso per fare l’estetista,e in quello stesso periodo mi fissai con questa storia della nail art. Comprai cosi tanti smalti e altri aggeggini vari che adesso ne ho uno scatolo pieno e mi mangio pure le unghie,roba che butterò tutta molto presto.
Altro sogno sfumato presto,ecco,ne rimangono solo gli smalti come testimoni,altrimenti si direbbe che mai io ho detto di voler fare l’estetista.
Neanche se lo aspetterebbe mai uno da me,a vedermi direste «Tu?» – «Tu volevi fare l’estetista? Sicura?!».
Lo so,lo so.

Antecedente all’estetista c’era il periodo ‘’receptionist’’ per il quale scelsi di fare la pre-iscrizione che si fa a fine scuola media all’Alberghiero.
Mi immaginavo già vestita di tutto punto,con un completo giacca-gonna nero,i tacchi,i capelli raccolti,il sorriso stampato in faccia,che accoglievo i clienti in un hotel lussuoso.
Immaginavo gli anni della scuola superiore molto belli allora,dicevo a Fiammetta che avremmo passato i pomeriggi insieme a studiare,che sarei andata a mangiare a casa sua quando stanca non sarei riuscita a tornare a Taranto.
Lei mi diceva che avrei fatto amicizia con suo fratello che andava in quella stessa scuola e aveva un anno più di noi,ma a me era sempre sembrato un grugno quello e pensavo solo che mi sarei fatta amici nuovi.
E che avrei convinto la madre di Franky a farlo venire a Crispiano con me l’anno dopo,se fosse stato promosso.
Forse ci sarei andata davvero all’Alberghiero se non avessi conosciuto quelle brutte persone. Mio padre mi accompagnò a Crispiano per fare un giro nella scuola nuova e a me piaceva,aveva un giardino immenso che sembrava la Villa di Versailles,ma poi conobbi degli studenti e capii che non sarei mai andata a quella scuola.
Erano dei drogati,eh dio io non HO niente contro i drogati,ma PRIMA ero una bambina innocente e spaventata di ritrovarmi in una scuola del genere.
Se ci penso adesso ci starei a pennello all’alberghiero,che figata.

Prima ancora del sogno di receptionist c’è stato un brevissimo periodo in cui mi alzavo sulle sedie e decantavo le notizie del telegiornale credendomi una giornalista d’assalto.
E prima ancora,per tutta la scuola elementare,infettata da quelle dolci tartarughine,volevo essere una biologa marina.
Sogno infranto dal mio odio profondo per la matematica o.O

Ora mi chiedo cosa è rimasto di questi sogni?
Cos’erano? Mere bugie che raccontavo per fare credere alla mia famiglia di desiderare un futuro o convinzioni di una povera bimba?
Ho veramente desiderato di fare l’estetista?
Perchè mi sembra cosi irreale adesso che in una qualche vita passata l’abbia desiderato davvero?
Perchè quella non sembro neanche più io?Mi preferivo cosi sinceramente che come sono ora.

Ora mia sorella,alla soglia dei diciotto anni,mi chiede giustamente cosa voglio fare,che sogni ho.
Ed io le rispondo «Niente».
Non ho sogni.
Non voglio fare niente.
Nessun progetto futuro nemmeno sfocato.
Nessuna voglia di scappare da Taranto e andare in Germania,che potessero uccidermi se mai me ne andrò di qui.
Niente,il niente più assoluto.
E tralasciando la sua esagerata e ottusa reazione «È impossibile che non hai nessun sogno,che non vorresti fare niente» che la descrive da ebete provinciale quale si è trasformata…
…inizio davvero a preoccuparmi di questa situazione,me ne preoccupo personalmente.
Cazzarola,non ho nessun sogno perchè so che non riesco a combinare niente e non voglio illudermi mai più.
Tutto qua,ok?
Farò cosi,ho deciso.
Prenderò quello che capita.
No,bugia,avrei potuto farlo a Gennaio prendendo quello che mi era capitato con le suore e non l’ho fatto.
Ok,stupendo,sono fottuta.
Non voglio fare niente in particolare,non mi prendo le occasioni che capitano per botta di culo…boh…

Inizio a dire e pensare stronzate del tipo «Ma perchè questi fanno il piano economico per il 2018 quando siamo ancora nel 2016?» – «Ma perchè sono tutti fissati con questa merda di futuro?» – «Pensano che le cose miglioreranno? Che imbecilli,non migliorerete niente» – «Pensate al presente,pensate a migliorare la situazione economica oggi e non domani che potremo essere morti», ma vi giuro che le penso con una tale insistenza e melanconia ad ogni cosa futura che mi si nomini che davvero…che du palle.

Sapete che vi dico?
In questo momento voglio solo cantare e ballare su questa canzone che mi sta cantando Alex Turner,e fanculo tutti.
Fanculo mondo.
Io non faccio un cazzo.
Vuoi farmi fuori? Vieni,ti aspetto,sono qui a tua disposizione per tutto.
Sto buttando la mia vita letteralmente del cesso,e ne sono contenta.
Mi sento tranquilla.

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9 pensieri su “From The Ritz To The Rubble

  1. Prima di dire qualsiasi cosa… Che canzone di Alex Turner? 😉

    Comunque so cosa provi, il non fare quello che gli altri si aspettano è una cosa ricorrente, l’avere alcune idee, per poi chiedersi in futuro come fosse possibile averle anche… Succede, non fartene un cruccio, è anche bello essere complicati, vedrai che i sogni arriveranno!

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    1. Il titolo 😉
      Spero che il prossimo sogno che mi salterà in testa sarà quello giusto che realizzero .
      Comunque se non ricordo male…buon concerto dei Muse ;D

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      1. Comunque Ali,scusa se non ho più risposto alle mail,sono una bastordona,scusami.
        Adesso che sto un po meglio se vuoi possiamo sentirci ovunque vuoi. Scusami ancora 😥

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      2. Comunque, ancora comunque xD , ho aperto un gruppo di appassionati di Indie Rock e mi piacerebbe tanto che tu ne facessi parte,mamma mia sarebbe bellissimo. Non so,il gruppo è su Facebook,a te andrebbe di farne parte? Vorrei anche condividere i tuoi articoli musicali sul gruppo cosi informiamo un po di ignoranti, me compresa 😉

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