Quel giorno mi sono resa conto di quanto le cose materiali non servano a nulla,anche se già lo sapevo,ed ora oltre che a tenere sempre la chitarra in luoghi sicuri,penso a fare esperienze di vita più che comprare cose che possano farmi felice.
Meglio il concerto e non una maglietta nuova.
Meglio un viaggio che un automobile.
Ve lo assicuro,il ricordo di un esperienza rimane per sempre,come il trauma dell’alluvione,ma l’oggetto si perde nel mare di cose che l’acqua porta via nel suo tragitto.

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Non so perchè non ho mai raccontato questa cosa sul blog,forse per mancanza di attenzione o forse per semplice ispirazione mancata,fatto sta che adesso mi è venuta voglia di raccontarvela.
Sapete,io non scrivo proprio tutte le cose che mi succedono qui,scrivo quello che mi va,quello che ho bisogno di buttare fuori e a volte sfuggono esperienze divertenti e imbarazzanti che vivo in questa tragicomica mia vita.
Dai,questa ve la devo raccontare,sono mesi che parlo di depressione assoluta nella mia testa,questa ve la devo raccontare,è una roba assurda!Non capisco perchè mi è tornata in mente proprio adesso questa ‘’esperienza traumica’’,boh,camminando per casa ho visto un segno sul muro e mi è tornato tutto alla mente come una marea…

Correva l’Ottobre 2015,era una giornata come le altre,avevo passato la notte a scrivermi con Francesco e quando mi svegliai verso le dieci avevo un mal di testa assurdo.
Dopo aver preso una medicina per farmelo passare mi addormentai di nuovo,sotto il rumore della pioggia che inziava a scorrere fuori.
Mi svegliai che erano le dodici circa e in casa c’era movimento.
Mio padre e mia sorella erano tornati prima da lavoro,confabulavano con mia madre di pioggia assurda e incessante.
Io ancora presa dal sonno mi misi al cellulare a cercare Francesco che probabilmente ancora dormiva,beato lui.

Ricordo tutto molto nitidamente anche se è accaduto in un nanosecondo.
Mi alzai dal letto con l’intenzione di dare da mangiare alle povere tartarughe,sentii un tuono spaventoso provenire dal giardino,alzai lo sguardo verso la finestra e vidi un accecante lampo che irradiava luce nella mia stanza anche se le serrande erano chiuse.
Sentii nello stesso istante mia madre gridare qualcosa a mio padre,nel loro solito modo di comunicare da mercato,mio padre accorrere nel corridoio e mia sorella che faceva qualcosa che le aveva detto di fare mia madre.
Io ancora nel mondo delle favole.
Francesco starà dormendo? Quanto mi sento sola senza di lui…
«Come sta piovendo forte!» sentii mia madre gridare e allora pensai di scrivere una cosa ironica su Facebook.
Oh,ero ironica.
Aiuto,ci stiamo allagando! scrissi taggando la mia sorellina maggiore che adoravo spaventare con queste stupidaggini.
E che poi quel coso di Facebook ‘’in cerca di salvezza’’ mi stava troppo simpatico e avevo appena trovato il pretesto per usarlo.
Non l’avessi mai fatto.
Dopo cinque secondi,neanche il tempo di prendere il barattolo del mangime delle tartarughe,sento mia madre urlare spaventata «Ci stiamo allagando,ci stiamo allagando» e in mezzo ci metteva il nome di mio padre come se fosse colpa sua o come se lui potesse evitarlo.
Quando mia madre urla cosi io mi spavento,perchè da piccola umana fragile che sono mi spavento facilmente,e quella voce disperata mi faceva agghiacciare il sangue nelle vene.
Uscii dalla mia camera e andai nell’ingresso dove mia madre davanti alla porta di casa vedeva l’acqua entrare in casa come un invasione barbarica.
Oh,che invasione! Ho avuto il tempo di sgranare gli occhi e aprire la bocca sgomenta,e nel frattempo vedevo l’acqua scorrere verso di me ad una velocità spaventosa.
Era un dato di fatto adesso,non più una cosa ironica scritta su Facebook.
Ci stavamo allagando.
Modalità tappa buchi,mia madre ha cercato in tutti i modi di evitare l’evitabile chiedendo asciugamani e qualsiasi altra cosa che assorbisse acqua da mettere sotto alla porta a me e mia sorella,ma non servivano a niente,l’acqua entrava comunque.
Mio padre stava fuori,non so bene dove,per strada o in giardino,a vedersi il fiume d’acqua passare tra i piedi ed entrare nel portone del nostro palazzo.
Chissà che ha visto quell’uomo,ragazzi,scene di panico.
Io lo so,dopo le ho viste anche io,sembrava la terza guerra mondiale.

Mia madre gridava a mio padre chiedendogli aiuto,ma mio padre che è un uomo pratico non le rispondeva perchè sapeva che ormai non si poteva fare più nulla.
La nostra barriera di metallo davanti alla porta di casa l’avevamo già messa e se l’acqua aveva oltrepassato anche quella non si poteva fare nulla.
Dopo essermi resa conto che dalla porta di casa entrava acqua,ho chiuso la porta della mia camera pensando che cosi avrei evitato che le mie cose si bagnassero.
Ma tanto non arriverà mai fin qui pensavo da piccola bambina innocente che non può prevedere una catastrofe.
Raggiungendo mia sorella nel bagno per prendere un asciugamani da passare a mia madre mi sono ritrovata davanti alla scena più raccapricciante davanti alla quale mi sia trovata in vita mia.
Dal sifone a pavimento al centro del bagno ho visto uscire dell’acqua.
E li il panico ha letteralmente assalito anche me.
«Oddio!» ho gridato a me stessa, mia sorella li vicino nel corridoio mi ha chiesto «Che c’è?» guardando il mio sguardo fisso e terrorizzato.
«Sta uscendo dell’acqua da li!» ho gridato indicando quel coso e mia sorella è subito venuta a vedere.
Mia madre per fortuna non l’ha mai visto,ma io ho visto entrare acqua in casa da una stanza della casa stessa.
Non veniva da fuori,ma da dentro,il male dentro la bestia.
Poi,vabbè,mia sorella ha messo un piede sopra ma non è servito ad un corno,l’acqua ha iniziato a uscire anche dalla doccia,e che vita di schifo.
Che casa di schifo.
Che palazzo di merda.
Che città orrribile.
Avvisando mia madre della cosa lei si è disperata di più ma non ha lasciato il posto davanti alla porta cercando di non far entrare acqua in casa.
Si,bella mà,l’acqua era già entrava nella camera da letto e nel corridoio,e dal bagno stava diffondendosi fino in cucina e nell’altra parte del lungo corridoio.
Di salva rimaneva la mia stanza,al centro tra le due fonti d’acqua.
Sono entrata,ho chiuso la porta scorrevole alle mie spalle e ho pensato bene di mettere un giubotto imbottito sotto alla porta sperando assorbisse tutta l’acqua che minacciava di entrare nella mia povera camera.
Ho preso la chitarra e l’ho poggiata sul letto,l’ho salvata povera e lo stesso ho fatto con le poche cose che ho per terra nella camera.
Poi assalita dal panico ho chiamato mia sorella,la maggiore,che vive in un paesino lontanuccio da noi.
Le ho raccontato in diretta che stavo vedendo entrare dell’acqua nella stanza,e mi sono seduta sulle scale a piangere sconfitta.
Acqua grigia e melmosa,foglie,rametti,blatte e tutto lo schifo possibile ed immaginabile.
Sotto i miei occhi qeusta marea andava infiltrandosi sotto il letto,sotto gli armadi,sotto le scale,mentre io non sapevo che fare.
Mia sorella bella e salva al primo piano in un paesino dove aveva già smesso di piovere,non sapeva come consolarmi e mi diceva solo di stare calma.
Io le dicevo che calma non potevo stare con la mamma che gridava come un ossessa dall’ingresso  incolpando mio padre dell’allagamento.
Poi ho chiuso la telefonata perchè non c’era più niente da dire,solo aspettare che la casa si riempisse d’acqua e poi svuotarla.
Nell’attesa di capire cosa dovevo fare fui invasa da telefonate terrorizzate e per la maggior parte incomprensibili di mia cognata,che per esattezza abita affianco a noi,nello stesso palazzo.
Mi sa che si stanno allagando anche loro ho intuito da quelle telefonate e alla fine stanca sono uscita dalla mia camera ormai allagata e l’ho passata a mia sorella la telefonata.
E cosi ci siamo messi d’accordo di uscire tutti di casa e incontrarci per una bella gita di gruppo sul pianerottolo del primo piano.
Mia sorella da donna forte e di polso che è ha ordinato a mia cognata di prendere i bambini e uscire di casa.
Poi ha detto lo stesso a mia madre,e siamo uscite tutte di casa chiudendo la porta.
Fuori abbiamo incontrato mio padre,ma prima di lui un torrente d’acqua che si era teletrasporato nel nostro pianerottolo.
Ricordo ancora la sensazione di freddo e paura nell’affondare un piede nell’acqua che poi mi saliva fino a ginocchio.
E piano piano camminare cercando di non cadere per raggiungere la rampa di scale e li salire al riparo sul quarto scalino,all’asciutto o quasi.

Insieme a mia cognata e i miei nipoti c’era anche sua madre,e tutte insieme si ripararono con noi sul pianerottolo del primo piano.
Io nella mia mente pensavo già Finalmente cambieremo casa dopo sta cosa ma ero una povera illusa già allora.
Appoggiata alla balaustra guardai l’acqua dalla strada entrare sempre di più nel portone,e dal giardino anche,finchè mio padre per qualche minuto si ritrovò l’acqua quasi al bacino.
Tutti gli gridavano di venire con noi al riparo,ma lui stava osservando la situazione insieme al suo amico,nostro vicino di casa,da bravi guardiani della pioggia che sono da dieci anni a questa parte quei due uomini.
Perchè noi tendiamo ad allagarci spesso se non si interviene prima della tragedia.
Questa cosa però è stata inevitabile anche per i coraggiosi guardiani della pioggia.
Ho pensato bene di fare una fotoin quel momento,ho smesso di pensare alla catastrofe e ho pensato Voglio far vedere a Francesco che sta succedendo.
Peccato che internet non c’è l’avevo fuori di casa altrimenti l’avrei allarmato in quel momento stesso,decisi di conservarmi la foto,gliel’avrei mandata più tardi.

Iniziando a pensare a Francesco sparì il terrore che mi aveva messo addosso mia madre con le sue grida,mia cognata e company.
Allora uscì fuori il mio spirito curioso,la mia parte d’avventuriera,e mentre arrivava mio fratello che era uscito da lavoro ed era tornato a casa a piedi perchè non poteva entrare in macchina perchè…beh perchè la macchina galleggiava….
Mentre lui si riparava e tranquillizzava la moglie e i figli,io scesi e andai davanti al portone da mio padre.
Guardai in faccia l’alluvione,perchè le catastrofi,ho sempre pensato io,è meglio guardarle in faccia.
A faccia a faccia con l’alluvione,le goccioline cristalline e fitte che scendevano dal cielo,ho osservato gli altri danni che aveva fatto quella roba oltre che allagare la mia povera stanzetta.
Le macchine galleggiavano nella mia via,la strada stessa era diventata un fiume e il mio portone un affluente.
La gente per strada era poca,e correva di qua e di la per tornare in fretta a casa sua o andare a spostare la macchina perchè non si allagasse.
L’amico di mio padre,il guardiano della pioggia,stava davanti al portone di casa sua,lo sguardo scoraggiato,capendo che nemmeno le decine di chiusini in più che aveva personalmente fatto mettere nella nostra via erano serviti a salvarci da ciò.
Per lui era il secondo allagamento,pover’uomo,ancora mi dispiace per lui,solo con l’acqua in casa come sola compagnia,solo a combattere contro la pioggia ogni santo giorno.
Mio padre ha altre cose a cui pensare oltre che alla pioggia però nelle situazioni critiche gli fa da vice,che con la forza che ha è utile,si sa.
Mentre stavo lì a guardare,e mia madre mi gridava di tornare su,sotto i miei occhi l’acqua ha iniziato a scendere e mio padre con il tiracqua la spingeva fuori.

Tutto ciò è successo nel giro di mezz’ora.
Piano piano l’acqua è defluita tutta nelle care vecchie malandate fognature,e noi abbiamo potuto ritornare a camminare sul pavimento,anche se umido.
Abbiamo aperto le porte di casa,e abbiamo contemplato l’allagamento.
Che bella cosa,non riuscivo neanche a piangere per l’amarezza che mi portava dentro quell’acqua da piscina per bambini dentro casa mia.
E da lì abbiamo iniziato a raccogliere i cocci.
Senza dire niente sapevamo tutti quello che dovevamo fare; asciugare casa.
Prima di farlo però io continuavo a pensare a Francesco e vedendo che era passata l’ora di pranzo pensai che si stava preoccupando per me probabilmente.
Allora mandai un messaggio a mia sorella chiedendole di avvisarlo,e poi mi rimboccai le maniche della felpa militare per iniziare la missione di svuotamento della casa.
Ovviamente ognuno pensava alla propria casa,e per fortuna noi siamo in quattro in casa,e ognuno più o meno pensava alla propria camera,tranne mia sorella ovviamente la cui camera non si è allagata essendo sul soppalco.
Io da egoista ho pensato alla mia camera,ho scoperto il modo più efficace e veloce per buttare fuori acqua e mi sono data da fare,poi una volta svuotata la mia camera ho aiutato gli altri.
Ci abbiamo messo un paio d’ore o giù di li,ed ovviamente i pavimenti erano ancora tutti umidi.
Aveva smesso di piovere,in compenso.
Dopo aver semiasciugato la casa tra le continue lamentele di mia madre,mio padre ha pensato a mangiare ed io ho pensato ad andarmene 😀
Ho chiamato mia sorella e le ho chiesto se potevo stare a casa sua,e dopo un pò mio cognato è venuto a prendermi.

Non dite che scappo di fronte ai problemi.
Sono stata li,ho anche aiutato,e alla fine ero stanca e sporca,in casa mancava la luce ed io volevo solo fare una doccia calda e mangiare del cibo anch’esso caldo.
La pioggia mi era entrata nelle ossa,sentivo l’osteoporosi farsi spazio dentro di me.
A casa di mia sorella trovai riparo e tranquillità,prima che mi venisse una crisi isterica.
Sapevo cosa sarebbe successo nelle ore che sarei mancata ed infatti quando tornai casa mio padre mi disse che avevo fatto bene ad andarmene perchè mia madre si era lamentata e aveva gridato tutto il tempo mentre ripuliva casa.
La pulizia in casa mia è una cosa fondamentale,e ovviamente lei era esauritaa vedere cose del genere in casa.
Io sono andata via e ho lasciato che pulisse tutto lei,ok?
Con mia sorella mi sono ripresa,ho giocato con la bambina,ho mangiato un piatto caldo e dormito all’asciutto,che a Ottobre faceva freddo ragazzi,eh.
Ho scritto a Francesco,egoista anch’esso che pensava solo ai fattacci suoi e non aveva capito e credo non abbia capito mai,quello che ho visto io quel giorno.
Solo io posso capirlo,e le persone che erano con me.
Se parlo di quel giorno e guardo mia madre riconosco nel suo sguardo chi ha vissuto lo stesso terrore che ho vissuto io.

Comunque,se quella sera mi sono addormentata,stanca e spaventata,ma senza fare incubi,è merito della voce di Francesco.
Piccolo Criceto difensore delle Tappe che annegano.

Poii da giorno dopo ho iniziato a sognare l’acqua in casa,è diventato l’incubo ricorrente.
E sempre dal giorno dopo,ogni volta che piove ho paura e guardo mille volte fuori dalla finestra se ci stiamo per allagare.
Sperando che non accada più…è stata una delle esperienze più traumatiche della mia vita.

L’acqua che si rivolta contro i suoi figli.
La natura che spazza via tutto ciò che gli uomini hanno costruito,cosi,in un batter d’occhio.

Quel giorno mi sono resa conto di quanto le cose materiali non servano a nulla,anche se già lo sapevo,ed ora oltre che a tenere sempre la chitarra in luoghi sicuri,penso a fare esperienze di vita più che comprare cose che possano farmi felice.
Meglio il concerto e non una maglietta nuova.
Meglio un viaggio che un automobile.
Ve lo assicuro,il ricordo di un esperienza rimane per sempre,come il trauma dell’alluvione,ma l’oggetto si perde nel mare di cose che l’acqua porta via nel suo tragitto.

Se volete sapere di più su ciò che successe quel giorno nella mia città vi rimando a questo articolo.

Questa ovviamente era solo l’esperienza raccontata come l’ho vissuta io,ma c’è gente che se l’è vista peggio quel giorno!

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5 pensieri su “Esperienze traumatiche #01 Alluvione

    1. Dove l’abbiamo ritrovata non lo so,mio padre si fa un culo cosi ad aggiustare sta casa da dieci anni a sta parte e che palle,ogni volta succede qualcosa….che schifo il piano terra.

      Liked by 1 persona

      1. Tuo padre è un uomo forte, e lo siete tutti quanti… purtroppo a volte la natura si rivolta all’uomo e a rimetterci sono le persone sbagliate… ricordo quando nel 2012 ci fu il terremo in Emilia… da noi solo tanta paura, eppure a distanza di quasi quattro anni c’è chi ancora vive fuori casa…

        Liked by 1 persona

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