E la Tappa si mise a scrivere all’una di notte,
che la promozione era scaduta e
non poteva farsi coccolare dal criceto.

Il criceto si starà facendo coccolare da qualcun’altro/a,mentre io sto qua ad ascoltare il solito melanconico Alex Turner e scrivo.
Cos’altro fare a quest’ora della notte?
No,non dormo,non ci pensate neanche che lo faccio.
Ho ancora dei gironi del Purgatorio da mettere nero su bianco,o come scrivo io bianco su nero.

Girone 3°
Lo psicologo

E questo penso sia il girone più atteso da tutti.
Da voi che vi starete chiedendo se mai questa psicopatica la smetterà di scrivere di quanto fa schifo.
E da me,che sto ancora cercando di capire cosa è successo.
Dove ho sbagliato,magari.
Perchè devo aver sbagliato da qualche parte,altrimenti non sarei arrivata al punto di chiedere a Francesco di chiamare lui lo psicologo e dirgli qualcosa.

La disperazione,cosa ti fa fare.
Che vergogna.

Io già è tanto che ho chiamato,che sono andata,che ho parlato un pò…ecco,già è tanto quello che ho fatto.
Ma credo di aver sbagliato,di aver omesso parecchie cose,che non credo riuscirò mai a dire io stessa a quell’uomo.

Martedi

Lo psicologo è un uomo,e accanto a lui una ragazza fa da tirocinante e scrive tutto ciò che dico.
Mi sento stracattiva perchè non so parlare,dico trentamile parole al minuto e sicuramente quella è in difficoltà.
Ma ormai parto in quarta e non me ne frega niente di quella,deve fare pratica,deve scrivere più veloce,alla stessa velocità alla quale corrono i miei pensieri nella mia testa.

E alla stessa velocità alla quale il suo capo mi fa domande a tutta raffica.

Un momento per parlare in libertà non ricordo di averlo avuto se non quando alla fine mi è uscita fuori dalla testa senza chiedere il permesso la domanda «Secondo lei dovrei dirlo ai miei genitori che sono venuta qui…?».
E credo sia uscita fuori perchè mi ci ero ossessionata cosi tanto che anche se in quel momento me ne ero completamente dimenticata qualche angolo della mia mente me l’ha fatta vomitare a forza senza che me ne accorgessi.

Mi ha chiesto il mio nome.
Dove sono nata,e quando.
«Il 30 Giugno 1998» la data della mia ascesa al mondo degli esseri viventi,ma quanto è bella la mia data di nascita?
Mi ha chiesto che scuola frequento,ed ho nominato l’ultima scuola che ho frequentato aggiustando il verbo al passato.
Da li ha iniziato a chiedermi perchè ho abbandonato la scuola.
Facile chiederlo,difficile per me ancora adesso dare una risposta.
Sono passati anni ma ancora non so spiegare bene quella paura,quell’angoscia che mi prendeva a scuola,non so…
Ho provato a raccontargli la mia personale e casereccia analisi dei fatti.
Che sono rimasta traumatizzata dopo l’episodio di bullismo a scuola media e da quel momento in avanti mi sono sempre sentita a disagio.
Nessuno può sapere come hanno distrutto la mia anima quelle bastarde,solo la mia stessa anima può saperlo.
Poi ho sentito domande sulla mia famiglia.
Ho sentito qualcosa a proposito del fatto che i miei fratelli sono tutti grandi e probabilmente mi sono sempre sentita sola.
Tutto l’incontrario,mi sono sentita sempre troppo affollata di gente attorno a me,ma nessuno che davvero stesse li per me a darmi affetto,ecco tutto.
La bastarda che è andata via di casa quando avevo dieci anni.
I miei genitori che si sono arresi.
La scuola delle suore che ho buttato nel cesso.
I miei genitori mi vogliono bene?
Che cazzo ne so,certe volte mi viene voglia di tirarmi dei pugni in testa perchè non lo riesco a capire.
Se mi volevano bene davvero…perchè mi lasciano cosi?
Ho detto a quello che secondo me i miei genitori mi vogliono bene,soltanto che si sono arresi con me perchè non mi capiscono in quanto unica figlia diversa rispetto agli altri che hanno cresciuta,unica figlia che li ha delusi sempre e che è una fallita.
L’ha capito da solo che mi considero una fallita.
Ahhiaaa,mi sa che si vede anche da fuori sta cosa,wow.

E poi sono arrivati i consigli.
Per carità di dio,consigli…simili a quelli che mi avevano dato mia sorella e mia madre.
Esci di casa.
Ma che cazzo,ti ho detto che anche se esco di casa non mi sento meglio,più vedo le altre persone più mi sento isolata e lontana da tutti.
E quello insiste che uscendo di casa almeno non si affollano i pensieri depressivi.
Oh,cazzo,ho fatto una faccia che più perplessa e gli ho,credo,dato ragione,anche se nella mia testa pensavo a quella mattina alla Bestat quando avevo pensato di buttarmi giù nel cavalcavia.
O delle volte che ho pensato di attraversare volontariamente la strada per farmi investire da una macchina.
E questo sarebbe stare meglio uscendo di casa?
Io ho paura ad uscire di casa…altro che.
Almeno a casa non posso buttarmi sotto una macchina,per uccidermi devo impegnarmi di più se sono dentro casa.
Ma vagglielo a spiegare tu a quello,mi prenderebbe per pazza,chissà che faccia faceva se gli dicevo ste cose.
Sarà che neanche mi avrebbe creduta,come ha fatto mia madre,e avrei fatto l’ennesima figura della cogliona.
Allora sono stata zitta e ho ascoltato,ho cercato di controbattere il meno possibile e di farmi entrare in testa ciò che diceva.
Di trovarmi un lavoro,del volontariato,delle vecchiette,del dover affermare la mia utilità e capacità di fare.
Ma che cazzo so fare? Ma scherziamo? Vi sembra che una vecchietta per compagnia abbia bisogno di una ragazzina psicopatica come me?
Sarei un pericolo per la vecchietta,e non voglio essere un pericolo per nessuno se non per me stessa.
Il lavoro,ma come cazzo faccio a lavorare se non faccio altro che pensare di uccidermi?
Come faccio a fare volontariato?
Eppure anche se sapevo non ci sarei mai riuscita in quel momento mi sono fidata di quelle parole e infatti poi ho iniziato a cercare il modo di fare volontariato.

Solo quando camminavo per strada con il fogliettino in mano che diceva 13 Luglio ore 9 mi sono detta «Oh,cazzo,che ho fatto?!».
Mi ha dato appuntamento tra un mese per darmi tempo di fare qualcosa,trovare un lavoro o una vecchietta.
E allora ho iniziato a ridere come un isterica per strada,ho chiamato Francesco e gli ho raccontato delle vecchiette.
Lui mi ha detto che poteva essermi davvero utile perchè le vecchiette sono saggie e hanno vissuto tante esperienze,ma lui è un povero ingenuo.
Come faccio a fare una qualsiasi cosa?
Io che sono autolesionista,come faccio?

Ecco cosa non ho detto allo psicologo,cretina che non sono altro,il problema fondamentale per il quale sono andata fin li e poi neanche lo dico e mi perdo in cazzate.
Che mi sento inutile e fallita è il mio minor problema.
Io mi taglio,io mi odio.
Io voglio morire.
Io vedo cose che non dovrei vedere,mi sento strattonata da cose che non esistono.
Io come faccio a parlare con una vecchietta?

Lo so che non dovrei usare questo mio problema come un pretesto per non far niente,ma vi assicuro che in queste condizioni è difficile fare una qualsiasi cosa.
Non ho detto allo psicologo della fatica che ho fatto quella mattina a non scappare via dal consultorio perchè avevo paura.
Non gli ho detto che prima di andare li avevo discusso con Francesco su cosa avrei dovuto dire e che proprio lui mi aveva detto di dire ciò che mi veniva in mente in quel momento.
Ed io quello ho fatto,ho risposto alle domande con le risposte che avevo in mente,con quello che è stato.
Ed ho messo da parte,in un angolino della mia mente,lo schifo che mi porto dietro.

Perchè diciamocelo,mi vergogno giustamente da morire di quello che faccio,e andare a dirlo a quell’uomo non mi veniva per niente naturale.
Ci ho pensato mentre scriveva quel fogliettino,ci ho pensato di dirlo,ma non mi sentivo a mio agio,non me la sentivo di dire quello che faccio.
Faccio troppo schifo anche per lo psicologo probabilmente.

Però sono contenta perchè ho accontentato Francesco andando li,adesso se muoio non può dirmi che non ho fatto niente.

Sto proprio di merda,ieri a furia di farmi pugni in testa per la rabbia mi sono fatta un livido per fortuna facilmente copribile con i capelli.

Ho l’opportunità di parlare,sfogarmi,magari farmi aiutare e la butto cosi al vento per quel fottuto orgoglio?Ha ragione Francesco,sono una cogliona.

E pensare che mi sono perfino sentita ferita quando lo psicologo ha accennato al mio «fallimento nello studio» ed io che ho sempre amato studiare ed ero anche brava mi sono sentita di merda.
Come se mi portassero via l’unica cosa che avevo.
Come se mi strappassero il foglio che accerta che so leggere,scrivere e parlare correttamente.
Mi sono sentita un ignorante di merda,ma infondo lo psicologo ha ragione.
Sai a che cazzo serve che avevo sette in italiano se adesso neanche ci vado più a scuola?
Non serve a niente.

Che cappero ho combinato…come è possibile che abbia peggiorato le cose andando dallo psicologo?A questo punto non posso che sperare in Francesco,che possa dire quel che io non sono stata capace di dire,e cosi magari dopo verrò aiutata come dovrei essere.

Che sinceramente al pensiero di stare con una vecchietta già mi fa rabbrividire perchè non potrei tagliarmi ne mettermi a piangere in sua presenza.
Ed io voglio solo piangere adesso,non badare ad una vecchietta.
Io non so farlo quello,non ne sono capace ora.

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