Mi sento come il Titanic.
Tutti mi credono inaffondabile.
Invece affondo al primo scoglio che mi passa davanti.
Che ingiustizia.
Se si accorgessero di quanto fragile sono sarebbe tutto più semplice.

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Il Titanic lo definivano “la nave inaffondabile” e come un brutto scherzo del destino è affondata davanti al primo ghiacciaio incontrato in mezzo al mare in tempesta.
Io nella tempesta mi sono scontrata davanti a centinaia di piccoli scogli e ormai sono tutta scalfita.
Forse è arrivato lo scoglio che mi ha mandata a picco.
Scivolo nell’abisso più profondo,e nessuno sarà capace di raccogliere i pezzi di ciò che rimarrà a galla.
Nessuno potrà mai disincagliare i pezzi che rimarranno ancorati al fondale.
È li che resterò fino alla fine dei miei giorni.
Nel fondale più buio e profondo,sola con me stessa e le fredde acque in tempesta che mi circondano.

Fanculo,fottuta tempesta.
Fanculo al fottuto scoglio.
E se mi lancio addosso da sola una palla di cannone colerò a picco?
O esploderò in mille pezzetti fendendo l’aria in tempesta.
Fate voi. Comunque non esisterò più.

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4 pensieri su “Titanic,ti chiedo perdono

  1. Capisco la sensazione, ho scoperto dopo tantissima sofferenza che la mia vera forza era proprio quella fragilità che cercavo di ingabbiare.
    Quando fai un botto del genere è difficile tornare a galla tutti interi, ma per quanto difficile, per quanto sia buio e profondo… si torna sempre a galla. Con qualche pezzo in meno.
    Con qualche pezzo in più.

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