Maggio 2017.
Sono stata ricoverata una settimana nel reparto di psichiatria dell’ospedale più lontano da casa mia.
Purtroppo solo lì hanno il reparto di psichiatria.
E dopo che hai tentato il suicidio ti portano solo li,a psichiatria.
Mi sono divertita quella settimana,mi sono tranquillizzata e mi hanno fatto una diagnosi finalmente su qual’è il disturbo che ho.

C’erano persone simpatiche,ho fatto amicizia con tutti quelli che parlavano,alcuni non parlavano invece.
C’era anche Francesco alla fine,l’ho sentito quasi tutti i giorni quando ero in ospedale,abbiamo fatto anche una videochiamata quando una mattina ero fuori per buona condotta.
Mancava solo la musica,la voce di Alex Turner non c’era a farmi compagnia nella stanza arancione,ma c’era la signora Anna,che parlava sempre,più di Alex Turner.
Mancavano anche le tartarughe,ma stavano a casa tranquille loro,beate.
Avevo un letto,una scrivania arancione,e tutti i comfort possibili per una psicopatica.
Era bello stare in ospedale,da quando ne sono uscita l’unica cosa che sono riuscita a dire è:
«Quanto vorrei tornare in ospedale….».
Ma non vorrei mai arrivare a fare una di quelle cose che mi riporterebbero in ospedale,perciò mi sembra un pò difficile che ci torno presto,almeno per adesso.

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Giugno 2017.
Uscita dall’ospedale ho iniziato la terapia con la psicologa e lo psichiatra.
Lei la vedo una volta a settimana,il lunedì.
Lui ogni due settimane.
Lei mi sta antipatica.
Lui mi sta simpatico.
Lei mi bacchetta sempre perchè sbaglio e non mi impegno abbastanza.
Lui mi da le medicine migliori per farmi stare il meglio possibile.
Per ora prendo degli antidepressivi e degli ansiolitici.
La situazione è migliorata,non piango più,sono meno irritabile,mi sento più lucida,riesco a concentrarmi,non vedo più cose che non esistono nella realtà.
Ho deciso insieme alla psicologa dell’ospedale che tornerò a scuola,e continuo a discuterne con la mia psicologa.
Ho tanti dubbi ma mi sa che sta volta lo faccio sul serio.
Mi sa che sono costretta.
Torno a studiare,a ripetere tutto il programma di tutte le materie del primo anno,e nel frattempo decido a che scuola iscrivermi.
Entra a far parte della mia vita Micheluzzo.

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Luglio 2017.
Ho deciso a quale scuola iscrivermi ma non so se riuscirò a tornarci a scuola.
Ho paura,vorrei morissero tutti.
Me compresa.
Lo psichiatra mi cambia antidepressivi,non mi facevano più effetto quelli di prima.Stupendo.
Piccola vacanza di tre giorni al mare con mia sorella,mio cognato e mia nipote. Piango e mi dispero. Vorrei uccidere lei. La odio,grida sempre,è una pazza. La mia mente scoppia. Il sangue dal naso mi salva e mi riportano a casa. Mio cognato mi dice; «Almeno ci hai provato,ti sei sforzata,devi essere contenta di questo….».
Mi sembra che gli faccio pena e inizio a covare odio nei suoi confronti.
Torno a casa e mi riposo.
Lo studio prosegue,mi sento ancora abbastanza portata per le solite materie; inglese,francese,italiano.
La matematica neanche la prendo in considerazione.
Rimane il mio grande incubo,me ne occuperò una volta tornata a scuola.                                              Vorrei che la mia religione mi vietasse di studiare la matematica,sarebbe tutto più facile.
Ma purtroppo io una religione vera e propria non c’è l’ho.
Leggo L’Idiota di Dostoevskij e inizio a farmi delle domande sulla religione.
Frequento un pò la chiesa dietro casa,vado ad un adunanza di Testimoni di Geova,ma ancora non decido.
Non capisco,è tutto cosi confuso again,in cosa credo io?
Non credo in me stessa,come posso credere in Dio?
Forse se credessi in Dio crederei anche in me stessa?
Chester è morto. Questa non è la realtà. Sto vivendo in un incubo.
Cerco di farmi degli amici,ma odio tutto il mondo con un intensità terrificante.

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Agosto 2017
Gli antidepressivi sono diventati acqua fresca.
Lo psichiatra,che chiamo amabilmente «Il nanetto» me li deve cambiare ancora. Ci vado domani.
E deve aumentarmi gli ansiolitici,sto caldo mi fa venire le palpitazioni e la notte non dormo più again.
Lo psichiatra invece di fare quello che avevo previsto io da brava dottoressa improvvisata,decide di darmi una nuova medicina in aggiunta di antidepressivi e ansiolitici. Iniziano i tempi degli antipsicotici.
La psicologa è sparita,si fa vedere sempre di meno,credo mi odi anche lei,o si sia semplicemente scocciata di me come tutto il resto del mondo.
Alla fine scopro che è in ferie,e non mi aveva detto un tubo. Almeno non è morta,altrimenti chi si ascoltava i miei problemi?
L’unico che sembra non scocciarsi ora è Francesco.
Il caldo è atroce,ci sono 41 gradi oggi,sto evaporando.
Ho conosciuto qualche persona,ma alla fine tutti hanno smesso di scrivermi,pure il francese e la russa.
Anche il più psicopatico si spaventa o si stanca di me,cazzo ho? Fanculo tutti.
Sono andata a fare la visita ginecologica,che perversione,la dottoressa ha detto che ho dei problemi ormonali.
Forse non potrò mai avere figli,forse è meglio visto che sono pazza.
Ma tanto non arriverò mai neanche alla condizione di poter avere dei figli,quindi il mondo è al sicuro.
Figuriamoci,il mondo mi odia,come potrei avere dei figli?! :’D
Mi è ritornata indietro una lettera dalla Germania.
La cosa più stupida è che io avevo capito che gli era arrivata.
Non so più se tornerò a scuola. Non so più in quale scuola andare. È di nuovo tutto cosi confuso.                                              

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Sono malata. Soffro di disturbo della condotta con scarsa socializzazione.
Che superati i 18 anni diventa automaticamente
Disturbo della personalità antisociale.
Non starò a spiegarvi cosa sono ste cose,non sono uno psichiatra io.
Vi dirò solo che adesso poltrisco nella mia posizione di malata e non mi frega più di niente.
Devo tornare a scuola?
Ok,ci torno. Se do fuoco a qualcuno però non datemi la colpa,io sono solo malata.
Ultimamente mi è uscita fuori l’ossessione piromane,vorrei dare fuoco ad ogni persona che incontro.
Immaginare una persona che va a fuoco mi rilassa la testa.
È l’odio per l’umanità quello.
Lo dovrei combattere,ma preferisco ridere e continuare a immaginare le persone che vanno a fuoco.
È più divertente.

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27 pensieri su “Recap

      1. Posso dirti come faccio IO,
        che ripetutamente,
        scrivo di ME e del mio D-io.

        Praticamente, semplicemente,
        si tratta di scoprire quale è il nostro talento
        e quindi impegnarci in esso ogni momento …

        Così riesco a non pensare
        e ad essere contento …

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  1. Ciao Valentina. Quello di cui mi parli l’ho vissuto molto da vicino. In primo luogo personalmente, da depresso cronico, vittima eterna, prima di bullismo e poi di mobbing. Anche io ho tentato il suicidio a 18 anni, e forse non c’erano buone ragioni. In secondo luogo attraversando il calvario dei ricoveri e degli psicofarmaci per mia sorella, che ha avuto gravissimi disturbi e che ancora, purtroppo, ne soffre, e non guarirà più, sempre, però, sotto terapia. Anche a me viene tantissime volte la voglia di ammazzare più di qualcuno: io però sogno di nebulizzarlo con un’arma tipo quelle del capitano Kirk, di STAR TREK. In ogni caso qui, in questo frangente, non posso certo dirti che insieme potremmo creare un terribile duo come quello del film KICK ASS: qui devo dirti di cercare, con tutte le forze che hai, di far uscire fuori da un momento distruttivo un momento creativo, come ho fatto io e come già stai facendo tu. Si, perché tu scrivi, e scrivi anche tanto bene. Non porti mai, come non mi pongo più io, al momento, il problema (inesistente) di un editore cui possa piacere ciò che scrivi: scrivi e basta. Sfogati e riversa sulla carta o sullo schermo del PC tutto ciò che hai dentro. Io e te siamo diversi, ma non è una cosa brutta: è una cosa bellissima perché tutti dobbiamo essere diversi uno dall’altro: perché la diversità è una ricchezza. Pensa che palle un mondo dove sono tutti uguali, come gli alieni di certi film di fantascienza. Poi, se tutto questo non ti convince, io due costumi col cappuccio e il mantello delle nostre misure ce li ho sempre pronti: non sanno con chi hanno a che fare :))
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    1. Grazie tante 🙂
      È dura soprattutto con tutte queste medicine e medici incompetenti ma purtroppo dove vivo io è cosi.
      Non mi hanno ancora detto se potrò mai guarire dal mio disturbo, mi auguro di si ma la vedo difficile, immagino che per guarirne dovrei prima di tutto averne il desiderio,e non credo proprio di averlo.
      Come ho scritto alla fine di questo articolo preferisco poltrire nella mia malattia per ora :’) Anche se forse qualche progresso lo sto facendo,sento che un giorno faccio un passi avanti e il giorno dopo un passo indietro…

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      1. Devi avere tanta, tanta, tanta pazienza. Lo so che è difficile, con questo mondo globalizzato e trendy che ci propone solo modelli vincenti e bellissimi, magari senza alcun talento che grazie a un calcio ben dato dove non batte il sole ora si trovano a essere degli idoli, come Rovazzi. Vedrai che ti accorgerai presto che quel passo avanti è più lungo di ciò che pensi e quello indietro è diventato più breve. :))
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      1. Ciao Vale. Ti do un altro link.
        https://lorellaronconi.wordpress.com/author/lorellaronconi/
        È quello di una blogger che è una celebre poetessa e scrittrice di cui sono diventato amico tramite wordpress e anche su Twitter.
        Vedi, quando sento che la vita mi sta soffocando e schiacciando mi basta mandarle un saluto, sentirla o leggere uno dei suoi versi. Lorella è una donna straordinaria che può insegnare a me, a te, a tutti cosa vuol dire non dico amare, ma riuscire a vivere questa nostra esistenza cercando di trarne il meglio. Vai a visitare il suo sito, leggi le sue poesie così dolci e struggenti: non si può non amarla. Fallo e poi scrivimi tutto ciò che, invece, ha comunicato a te. Sarà una scoperta, vedrai.
        Take care
        Francis

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  2. Dalla tua reale consapevolezza e dal modo in cui ne parli penso che la maggior parte del lavoro per uscire da questo stato e da questo periodo possa farlo proprio tu, non focalizzarti sugli altri ma su te stessa, su quello che vuoi e che ti piace e inizia a farlo, vedrai che poi ti staranno più simpatici anche gli altri 😉

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      1. Ti ammirò per questo: sei migliore di me. Io amo la città, ci mancherebbe; non lo stesso i cittadini, così menefreghisti e chiusi ai problemi di tutti (principalmente quelli ecologici) tranne che ai loro. Nonostante questo ammetto che qualcuno – quattro o cinque – si salva. Da oggi sei, perché ci sei anche tu 🙂
        Take care

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      2. Vabbe le persone lo sai,so tutte cose. Non ti dico i ragazzi della mia età :O Tutti da dargli fuoco se fosse per me xD
        I cittadini io ho imparato a tralasciarli,la nostra povera città sarebbe così bella se ci fosse una sterminazione di massa dell’umanità 😀

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      3. Magari mio padre fosse emigrato in Germania dieci anni fa quando gliel’hanno proposto! Adesso staremo tutti bene fisicamente e mentalmente e avrei il mio migliore amico vicino.
        Tu vorresti andartene da Taranto? Mio padre (60 anni) dice che ormai è troppo vecchio ed io senza di lui non faccio un passo :’)

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  3. C’é una frase che mi ha colpito, “(..)non datemi la colpa, io sono solo malata”. Sì, è vero, ti hanno diagnosticato questo disturbo ma sei prima di tutto una persona. La malattia fa parte delle tante cose che ti definiscono come persona ma non sei soltanto la malattia. Non dimenticarlo e non guardarti e giudicarti solo attraverso il filtro del disturbo. Aver finalmente dato un nome al tuo malessere è un punto di partenza. Ma non lasciare che questa “etichetta” sia il tuo biglietto da visita. Valentina è anche molto altro. E lo si capisce leggendoti.

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      1. È comprensibile, hai atteso così a lungo, non sapendo dare il nome giusto a quello che sentivi e provavi. Ora parti da qui. Da questa consapevolezza ma non lasciare che offuschi tutto il resto. Tu non sei il disturbo, hai il disturbo. Dire (ad esempio) “sono anoressica” e “soffro di anoressia”, sono due cose diverse. Il confine è labile ma credo tu lo possa notare.

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