Disturbo di personalità antisociale

La storia del mio disturbo ha vita breve,perchè ho scoperto «da poco» di portarmi appresso questo fardello.

È iniziato tutto quando ho iniziato a frequentare gli psichiatri,quelli inevitabilmente cercano di arrivare ad una diagnosi,anche su due piedi.
Il primo psichiatra che vidi,un saltimbanco piuttosto narcisista,mi disse che non avevo niente,che in tre mesi mi avrebbe fatta stare meglio.
Uscii da quella visita fiduciosa come mai.
Poi sono passati i mesi,e i mesi,non mi chiamavano più per fare le visite che mi occorrevano,io peggioravo giorno dopo giorno,ed ho capito che quello era un coglione.
Che non sarei stata meglio in tre mesi,che era una grandissima cazzata.
E un grandissimo cazzone lui ad avermela detta.
A darmi queste stupide speranze.
Ah,quando lo rividi poi in ospedale,che faccia aveva,il suo egocentrismo si era dissolto tutto di botto.
Eccerto,invece di stare meglio in tre mesi per colpa sua e di tutti quegli incompetenti io ero arrivata ad un punto tale di disperazione da tentare il suicidio.

È stato facile prendere quelle gocce in più.
Stavo a tavola con mia madre e mia sorella,mio padre era a lavoro fuori,forse se ci fosse stato lui in casa non l’avrei fatto.
Invece di far scendere dieci gocce ne ho fatte scendere cinquanta circa (ad un certo punto avevo perso il conto),sperando di addormentarmi e non svegliarmi più.
Di non essere più un peso per nessuno.
Invece quelle medicine,che solo in seguito ho saputo essere antipsicotici,mi hanno fatto l’effetto completamente opposto.
Ho passato due notti e due giorni interi a camminare avanti e indietro per il corridoio di casa nostra che è lungo sette metri,una bella passeggiata.
Ma quando stai morendo di sonno è una passeggiata del cazzo.
Avevo la mente completamente fuori di me,mi mancavano le forze perchè non mangiavo da due giorni e mia madre che si disperava mi faceva venire più ansia.
Non potevo sedermi un attimo a riposare che i muscoli si agitavano all’impazzata insieme al cuore (muscolo anche lui daltronde) e mi costringevano ad alzarmi.
Ero in uno stato di tensione nervosa cosi evidente che quando mio padre quel lunedì mattina tornò da Manduria mi portò in ospedale.
Al pronto soccorso del Santissima Annunziata dissero che ciò che avevo erano gli effetti collaterali della massiccia dose di antipsicotici che avevo preso,ma non mi aiutarono a calmarmi.
Mio padre,ormai disperato anche lui insieme a me,mi portò all’Ospedale Nord.
Li -noi non lo sapevamo ancora- avevano il reparto di psichiatria.
Al pronto soccorso mi misurarono pressione e battiti cardiaci,erano tutti all’impazzata come il mio sistema nervoso.
Poi ci dirottarono al di là della porta blindata.
Parlai con una psichiatra,una giovane biondina molto sensibile.
Raccontai in fretta e sputacchiando le parole tutta la mia storia,mentre mio padre iniziava a piangere.
Per far piangere un uomo come lui ci vuole davvero una tragedia,io iniziai a sentirmi la protagonista di un dramma.
La stanza arancione dei consulti,ancora la ricordo.
Quando ci entrai quella sera sembrava una cosa cosi irreale,poi quando uscii dall’ospedale era solo una delle tante stanze del reparto,niente di più e niente di meno.

Per arrivare a questa benedetta diagnosi mi hanno fatto colloqui su colloqui,mi hanno fatto compilare un questionario e mi hanno fatto dei test cognitivi.
Mi hanno fatto elettrocardiogrammi,analisi del sangue,di tutto.
Dalle analisi del sangue si evinceva ancora l’abuso di sostanze psicotiche che avevo fatto due giorni prima.
Al momento dell’uscita mi hanno dato tanti fogli dove erano scritte tante cose importanti.
I risultati delle analisi del sangue,degli elettrocardiogrammi,la posologia che dovevo seguire una volta tornata a casa delle medicine che mi avevano dato,e la diagnosi.
La lessi di fronte a tutta la truppa,psicologa,tirocinante e psichiatra.
«Disturbo della condotta con scarsa socializzazione».
Wow,è che cazzo è sta cosa? Io che pensavo di essere schizofrenica o al massimo psicotica come France,invece ho sta cosa innominabile?
Ovviamente li non mi spiegò niente nessuno ed io tanto non vedevo l’ora di tornare a casa che non feci domande.

Le domande le ho fatte in seguito,alla psicologa e allo psichiatra che mi seguono al centro.
Lei chiamò le cose che vedevo ma sapevo non essere nella realtà allucinosi,io le chiesi «Può spiegarmi…» e lei mi zittì al suo solito modo antipatico «Non ti interessa saperlo ».
Ma che cazzo significa? A me interessa,tu che cazzo ne sai di cosa mi interessa?
Lo psichiatra invece mi ha sempre dato tutte le informazioni che ho richiesto.
Ha confermato che molto probabilmente le mie visioni sono allucinosi causate dalla forte depressione e dall’allontanamento progressivo dalla realtà.
Mi spiegò che le medicine che prendevo per dormire (che poi non mi facevano mai dormire) con le quali avevo tentato il suicidio erano antipsicotici,per questo mi avevano causato quella forte agitazione presi in quantità eccessive.
Mi spiegò anche che all’ospedale la mia diagnosi era risultata essere il disturbo della condotta solo perchè avevo ancora diciotto anni quando sono stata ricoverata.
«Superati i diciotto anni di solito se non si cura o tiene sotto controllo il disturbo della condotta,soprattutto con scarsa socializzazione diventa disturbo della personalità antisociale» mi disse,a sentire queste parole il mio cuore si spezzò.
Ed io che pensavo di avere un semplice disturbo della condotta,pensavo di dover solo mettere in regola la mia condotta.
No,era nella mia personalità il problema,l’intoppo che faceva girare le rotelle in modo diverso dalle altre.
«Tu,Valentina,stai sviluppando questo disturbo,anche la psicologa è d’accordo su questo» mi disse il nanetto «Purtroppo hai aspettato troppose avessi curato durante ladolescenza il disturbo della condotta forse non saremmo quima è comunque una situazione difficile».
Cosi scoprii anche che alle mie spalle complottavano contro di me,la stronza e il nanetto.
Da lui non me lo sarei mai aspettata.
E scoprii anche che avevo sempre avuto ragione quando dicevo ai miei genitori Secondo voi una ragazza che abbandona la scuola perché ha paura dei compagni è normale?,mi avessero fatta curare allepoca,magari adesso avrei già il diploma.
«Però sei in cura adesso,quindi non devi preoccuparti,terremo sotto controllo tutti i sintomi in modo che tu non sviluppi gravemente questo disturbo» mi tranquillizzò con il suo sorriso che Francesco definirebbe da topastro.
E infatti,attualmente cosi facciamo. Teniamo sotto controllo tutti i sintomi.
La depressione,l’ansia,le allucinosi,l’aggressività,l’irritabilità,l’insonnia,la voglia di violare le regole di civile convivenza.
Le medicine un pò fanno effetto e un pò no,a volte la mia mente perde il controllo.
È l’antisocialità quella,che prende il sopravvento,mi fa odiare il mondo e mi fa salire la voglia di incendiarlo.
Tutti,non c’è una sola persona che si salvi dal mio profondo odio.
Non c’è molto che posso fare per combattere questo mostro,io mi impegno ma sono stanca.
È un fottutissimo calvario.
Vedo i miei coetanei appena usciti di casa con il diploma in ricerca dell’università perfetta o del lavoro perfetto,mentre io sono qui che cerco gli antidepressivi perfetti che mi stabilizzino l’umore.
Che razza di vita è mai questa?

E poi c’è il fattaccio che sono troppo giovane per prendere alcuni tipi di medicine.
Tipo gli stabilizzatori dell’umore. Li prendeva Gabriella in ospedale,ma lei era più grande di me e soffriva di disturbo bipolare,che in teoria dovrebbe far schizzare la mente più del disturbo che ho io.
Io so che ne avrei bisogno,ma lo psichiatra evita di prescrivermeli perchè sono troppo piccola.
Sono piccola ma abbastanza malata,il mio disturbo entra nella psicopatia.
Prima quelli come me li chiamavano sociopatici; erano quelli che uccidevano,che rapivano le persone,che torturavano gli animali per semplice perversione.
Ed ora io sono tra quelli,sono tra i sociopatici.
Gente simpatica eh,ne ho conosciuto uno cosi al centro.
Però è molto più antisociale di me questo ragazzo.
Avrà una ventina d’anni anche lui,ma ha gli occhi rossi e segnati da profonde occhiaie violacee.
Mi ha detto che è un tossicodipendente,cosi senza che neanche gli dicessi «Buongiorno».
Cazzo che tipo strano,ho pensato io e ho cercato di sorridergli per non farlo arrabbiare con me.
Lui mi ha guardato con il suo sguardo fuori dal mondo e poi è scoppiato a ridere.
Minchia,che sociopatico.
Io mi sono girata dall’altra parte della sala d’attesa,verso la finestra,e ho iniziato a pensare perchè mai avesse riso di me?
Perchè sei brutta,cattiva e fai paura. Ecco perchè,facile.
La mia solita antisocialità che esce fuori a galla. Yup! Anche con gli altri antisociali.
Ho chiesto alla psicologa e me l’ha confermato che quel ragazzo è un tossico,mi ha anche aggiunto che chi soffre del mio disturbo ha più probabilità (nella casistica o nella statistica,quello che è) di sviluppare una dipendenza.
«Stai attenta,mi raccomandose vuoi parlarne», «No,non ho nessuna dipendenza» ho troncato il discorso io,quando vuole lei lo fa,e mo lo faccio pure io.
Io so già qual’è la mia dipendenza. A lei non interessa. Cazzi miei.

È bello essere sociopatica,o antisociale,come volete mi chiamate.
Hanno iniziato ad avere tutti paura di me,mia madre e mia sorella mi guardano sempre e hanno paura tenti di nuovo in suicidio.
Mio padre mi accontenta in tutto e per tutto.
L’altra mia sorella nemmeno ha capito che cazzo ho,e si sta cacciando in grossi guai istigandomi ad arrabbiarmi.
Già l’ho fatto quando avevo dieci anni ed ero parzialmente incolpevole,di tirarle un apribottiglie in testa per ucciderla,potrei farlo anche adesso molto più colpevolmente.
Cercherò di farle capire quali sono i rischi a cui va incontro quando si trova con me.
Dovrebbe capirlo anche Francesco,che invece minimizza sempre,pensa ancora che sia una poverella autolesionista e invece non ha capito che sono pazza almeno quanto lui.

Lui è psicotico,io sono sociopatica.
Wow,che bella coppia che siamo.
Più fratelli gemelli di cosi si muore! Abbiamo anche le menti psicopatiche in maniera complementare.
Secondo me,se a me e a quel ragazzo ci metti nella stessa città siamo capaci di distruggerla da cima a fondo.
Anche se Francesco reprime tutta la sua cattiveria,io che non lo faccio saprei come tirargliela tutta fuori.
Altro che,saremmo i peggio delinquenti della storia io e lui.
Questo è il bello,non essere l’unica pazza al mondo.
Ho sempre qualcuno con cui complottare per dare fuoco a questo fottuto mondo di imbecilli.

image

Sono Valentina,ho diciannove anni e soffro del disturbo di personalità antisociale.
Per il resto sono una brava persona,statene certi.

Annunci

24 pensieri su “La storia di come ho scoperto il mio disturbo

  1. La mia diagnosi è fobia sociale, anch’io ho cominciato a curarmi tardi e i problemi si sono cronicizzati. Considera che sono in ferie e non esco da una settimana.
    Gli unici rapporti umani che sono in grado di mantenere sono quelli lavorativi. Nessun amico.
    Sono una brava persona anch’io :9

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...