Le mie attitudini

Ho appena fatto un test attitudinale sul sito dell’Università di Bari,che dovrebbe essere in un ipotetico futuro l’Università che frequenterò.

Questi sono stati i risultati:

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Ho pensato che forse avere un obiettivo più a lungo termine mi darebbe più forza e motivazione per studiare.
Tipo; voglio fare il medico, studierò da oggi in poi per questo e per nient’altro.
Forse (anzi,sono quasi certa) il mio problema è non sapere ancora cosa voglio fare nella vita.
Procedere un passo alla volta come ho cercato di fare fino ad ora forse non è abbastanza motivante.
Perciò adesso sprecherò il mio tempo nel capire la cosa più importante della mia vita,la cosa che mi rovinerà o salverà definitivamente,ciò che farò almeno per sempre; cosa voglio fare nella vita?

La nullafacente? La psicologa?
L’assistente sociale? Il medico?
La giornalista? La…scrittrice?

È giusto darsi un obbiettivo tanto importante a diciannove anni?
Forse si,forse ormai è ora.

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49 risposte a "Le mie attitudini"

  1. Anch’io non ho una risposta piena, io che di anni ne ho 21. Secondo me, pensare troppo a lungo termine, non sempre giova… E penso anche che non è detto che una strada che si sceglie oggi, sarà poi quella per il resto della vita. Si è sempre in crescita, di conseguenza si potrebbe voler cambiare idea, perché semplicemente si cambia il modo di pensare…

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      1. Per diversi motivi, dopo il diploma, non ho continuato l’Università. Sono in cerca di un lavoro 😐 ma vorrei anche fare esperienze di volontariato, perché dopo averne fatta una, mi sono accorta che anche se è una cosa retribuita.. ti arricchisce dentro e migliora anche la propria autostima…

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      2. L’unico strumento richiesto è il cuore! Se dici così perché sei una persona timida, lo sono moltissimo anch’io… ma magari per superare la cosa, potresti andarci con qualche amica. L’esperienza che feci io, fu grazie alla scuola, altrimenti da sola nemmeno io forse ci avrei mai provato.

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      3. Veramente non hai amici?? Anch’io non ne ho!! 😕 ma sono convinta che non faresti del male ☺ sarebbe un modo per crescere e volere più bene a se stessi. Comunque ognuno conosce i propri limiti… ma sono per il pensiero che si possono superare…

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      4. Ho fatto volontariato in una struttura che accoglieva le persone senza tetto, poi dove c’erano tanti bambini scatenati. Non sono una che si stanca facilmente… tra i tanti difetti che posso avere, ho una pazienza immensa! Poi è chiaro, in un ospedale psichiatrico penso bisogna avere delle competenze, veramente non so! Non basta avere cuore e pazienza?

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      5. Guarda dove sono stata ricoverata io (si sono stata ricoverata in psichiatria) c’erano tre ragazze che venivano a fare volontariato. Aiutavano le psicologhe ha farci fare lavoretti di gruppo, non facevano molto ma erano fondamentali a darci compagnia in quel posto… Solitario.

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      6. In fondo, la parola stessa “volontariato”, credo dica tutto! 😀 si dà una mano, per farlo è necessario porre ascolto. La cosa di cui si ha bisogno, è solo mettere tutto se stessi.

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      7. Dipende da quali sono le cose che ti impedirebbero di fare la volontaria! Per dirti, nella struttura dei senzatetto, io le cose che feci furono pulire e tagliare l’insalata 😁 e poi alla fine tutti noi volontari abbiamo servito i piatti. Non ci riusciresti? Forse sarebbero da evitare i bambini scatenati! Che quelli non ti danno ascolto… e sarebbe più difficile farsi rispettare e prendere in mano il controllo della situazione… Anch’io infatti non trovai tanta soddisfazione con i bimbi, perché non sono una persona che sorride forte 😂 e la timidezza pure mi blocca. Beh, dipende da ognuno di noi… da come possiamo essere utili ☺

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      8. Ciao .
        Aria Mich ha perfettamente ragione.
        Ogni tanto si sente il bisogno di voler cambiare qualcosa della propria vita.
        Nuovo lavoro e nuove esperienze possono aiutare.
        Secondo me il segreto per vivere bene con se stessi è avere un hobby, una grande passione da coltivare.
        Il classico lavoro noisoso ma ben retribuito andrebbe affiancato a una passione .

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  2. Alcuni consigli non richiesti: 1-Se puoi frequenta università del nord Italia, dove la formazione è più seria e approfondita e l’organizzazione facilita gli studenti. 2-Segui le tue passioni per evitare frustrazioni 3-Le lauree con cui si lavora di più sono quelle scientifiche (non tutte). 4-Se ti interessa studiare al fine di lavorare ti consiglio di fare triennale + master\tirocinio nel settore che ti interessa, in modo da ottimizzare i tempi (sul mercato del lavoro più giovane sei meglio è). Se invece ritieni che sia qualcosa da fare in primo luogo per te stessa o sei interessata a un lavoro specifico che richiede una magistrale, il discorso cambia. 5-Non fare l’errore di rinunciare a esperienze diverse dall’università (anche mentre sei iscritta) perché prima capisci cosa ti stimola e cosa vuoi fare meglio è. Per capirlo bisogna passare da tante esperienze non semplicemente stare sui libri. Perciò evita di farti risucchiare in modo esclusivo dal vortice universitario. 6-Se hai un sogno è meglio, ma non è indispensabile da subito 7-Purtroppo qui non ho modo e spazio di giustificare tutte le mie affermazioni, che si riferiscono comunque solo alle mie esperienze (triennale in ateneo del sud, magistrale in ateneo del nord, attualmente in fase di tesi) e ad alcuni dati letti qua e là (per esempio un articolo del sole 24ore che si domandava come mai le lauree che in teoria danno più lavoro sono le meno richieste -tipo chimica- mentre le umanistiche vanno a manetta).

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    1. Grazie dei consigli,anche se non richiesti sono ben accetti!
      Cerco di prenderli in considerazione ma vedo alcuni ostacoli insormontabili.
      Tipo le materie scientifiche, io non ci sono per nulla portata, sarebbe difficile per me studiarle senza avere un minimo di interesse e preparazione di base (in matematica faccio schifo ad esempio).
      Poi di andare al nord non se ne parla assolutamente. Già è tanto,ma Tanto,se potrò frequentate un università nella mia città, dove non ci sono neanche tutte le facoltà, se ne scegliessi una che ha sede tipo a Bari già sarebbe un grande problema, figuriamoci al nord,non me lo posso permettere.
      Tu,se posso chiedere, cosa studi?

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      1. Io studio filosofia. Dico sempre che di filosofia non ci si può pentire, lo penso realmente, perché se avessi fatto altro mi sarebbe rimasto il dubbio di aver mancato qualcosa di essenziale per me. I dipartimenti delle università tradiscono continuamente quello che dovrebbe essere lo spirito della filosofia (secondo me) però sono anche l’unica istituzione a trasmettere un sapere che altrimenti andrebbe perso. Insomma non ti aspettare che il professore di filosofia abbia la personalità del filosofo o che quello di lettere abbia la personalità dello scrittore e così via. Se per esempio il tuo sogno fosse diventare una scrittrice, ti assicuro che continuare a leggere, fare esperienze e infine esprimere il tuo lato creativo nella scrittura ti qualificherebbe come “scrittrice” e ti preparerebbe ad esserlo molto più che studiare lettere e imparare ad analizzare testi. Insomma non bisogna aspettarsi dall’università che si prenda carico della tua formazione interiore, essa va piuttosto sfruttata come un insieme di stimoli che potrai scegliere tu se coltivare o meno. Un esempio che fa Diego Marconi in un libro, “Il mestiere di pensare”, è quello dei calciatori e dei commentatori della partita. I commentatori sono gli studiosi di una determinata disciplina, i giocatori sono i filosofi, o gli scrittori, insomma il motivo per cui la disciplina esiste. La figura dello studioso e del filosofo\scrittore possono coincidere, ma ciò non è scontato e non sarà mai l’università a insegnare come trovare questa corrispondenza. Come scrittrice potresti avere le stesse chance di diventarlo studiando da autodidatta e seguendo la tua passione per la lettura piuttosto che iscrivendoti in università, come critica letteraria invece (commentatrice della partita) le competenze dell’università sono utilissime. Poi ognuno trova il suo equilibrio ma ti faccio questo pippone perché ho perso parecchio tempo a riprendermi dalla delusione. Il mio discorso mentale dell’epoca era il seguente: <>. Tornando al mondo del lavoro -e perciò anche ai miei attuali timori- esso è un mondo di relazioni, contatti ed esperienze, e da questo punto di vista l’università è una bolla che cerca di tenerti fuori da quello che probabilmente sarà la tua vita reale dai 25-27, in poi. Approfitta di tutte le opportunità che ti possono condurre a contatto con contesti e situazioni differenti. Nel mio caso conseguirò la laurea a 27 anni (se tutto va bene), e non ho esperienza in nessun lavoro. Come diceva Andrea il problema è che se scendi a compromessi (scelgo il lavoro che capita) fai “curriculum” in un settore che non ti interessa davvero, e dopo i trenta non c’è azienda che ti chiami senza che tu abbia già esperienza nel loro settore. Per questo il tempo (ma ciò vale in generale) ci è nemico. Bisogna ascoltarsi e capire cosa si desidera realmente. Bisogna considerare questa una priorità. Per questo fare esperienze e riflettere su di esse per capire cosa si desidera fare è indispensabile. Ci sono degli indici che ti dicono chiaramente quando stai perdendo tempo, per esempio non sentire motivazione interiore nel fare quello che fai. Adesso mettiamo da parte queste immense quote di ansia, e consideriamo che la vita è pur sempre più fluida e dinamica delle nostre aspettative. Ha anche ragione chi dice che nella vita si può cambiare strada quando si vuole, il problema sono le conseguenze, ma quando non sono un problema?

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      2. Io sarò pazza (anzi lo sono) Nansen ma se volessi davvero fare la scrittrice senza avere la laurea in lettere o comunque una laurea importante mi sentirei sempre meno degli altri. È tipo un principio per me,assurdo poi perche tanti tra o miei scrittori preferiti mica sono laureati ma vabbe.
        La filosofia non ti nascondo che pure mi piacerebbe tanto studiarla.

        Forse ho proprio bisogno di esperienze nei campi che mi interessano.
        Tipo,ho provato a lavorare con mio papà, ma non mi sono trovata proprio.
        Prendendo ad esame il blog (posso?) e ciò che scrivo in privato,la scrittura sicuramente mi da soddisfazioni, ma non so se siano abbastanza.
        Forse dovrei provare ad andare al Tribunale dei Minori con mia sorella, chissà cosa ne esce fuori xD

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  3. Nei tempi in cui viviamo non è semplice porsi obiettivi a lungo termine. Nel mio caso (a proposito, andrai all’Ateneo di Piazza Umberto? Sono della provincia di Bari e ho studiato lì), dopo la laurea in Lettere (per giunta con 110 e lode) decisi di non volerne sapere più di studiare per un po’ di tempo, ero esausto. Poi oltre a lavoretti vari ho fatto un concorso in un ente, sono entrato in graduatoria (selezionato tra i primi 400 su 170.000 partecipanti) ma dopo anni di attesa, invece di assumere dalla nostra graduatoria l’han scorsa fino a metà e poi han deciso di fare un nuovo concorso, nonostante parole e promesse (che si sono rivelate prese in giro). A questo punto, sconsolato – ho anche perso improvvisamente mio padre tre anni fa – sono tornato sui miei passi, e da settembre spero in supplenze in provincia di Milano (perché qui in Puglia non chiamano), per poi provare pian piano a superare il concorso. Di certo oggi non è mai troppo tardi per cambiare, visto che i 30enni di oggi lavoreranno con tutta probabilità anche oltre i 70 anni. Il consiglio che posso dare è: non andate mai in depressione perché non avete un “posto fisso”, non fate dipendere la vostra serenità da queste cose, e allontanate tutta la gente negativa. Le cose gravi nella vita sono altre…e poi i contratti a tempo determinato spesso rivelano sorprese e svolte inattese (trasferimenti, nuove conoscenze, nuovi obiettivi). Il mio futuro, ora, è ingranare con le supplenze di italiano nelle scuole medie facendo su e giù dalla Lombardia alla Puglia e realizzare già entro fine anno uno dei miei sogni: completare e pubblicare il mio primo libro. E solo questo mi da tanta felicità!

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    1. Wow dalla Puglia alla Lombardia,sei davvero da lodare! Devi avere tanta passione per il tuo lavoro!
      Io sono di Taranto ma molte se non tutte le facoltà che mi interessano stanno a Bari quindi boh…non so come farò ma potrei ritrovarmi anche a Bari penso.
      Mi piacerebbe fare Lettere ma poi penso ad un futuro lavoro e tipo come insegnante proprio non mi ci vedo proprio.
      Che altro sbocco può avere questa facoltà?

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      1. In realtà neanch’io mi ci vedo come insegnante. Scelsi Lettere perché era l’unica Facoltà che avrei studiato realmente con grande piacere, non pensai minimamente alla questione lavorativa. E comunque potessi tornare indietro non farei assolutamente una facoltà scientifica, certe materie mi scaricano proprio fisicamente, e sarebbe una vita sì remunerata ma per me triste. Lettere? Tutto e niente. Quest’anno era l’ultima occasione per inserirsi nella graduatoria supplenze – al Nord si riesce a lavoricchiare abbastanza – ma nel futuro prevedo solo concorsi. Preparare un concorso non è una passeggiata di salute, e purtroppo non di rado saltano fuori sorprese (come il mio concorso in Banca d’Italia, con graduatoria uccisa a metà quando nelle precedenti edizioni era sempre stata esaurita; o come il concorso alla Regione Puglia, anche lì pieno di idonei in attesa e che forse non verranno mai chiamati). In sintesi: vedila come un’avventura, programmabile solo in parte…anche perché il MIUR ogni 2-3 anni cambia le carte in tavola.

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  4. Intanto per chi non sa che fare o è in cerca di lavoro…segnatevi la data del 30 settembre. Esce il bando per supplenze personale ATA (collaboratori scolastici e assistenti amministrativi), formeranno le graduatorie di supplenza per i prossimi tre anni. Anche qui vale lo stesso discorso: si lavora decisamente più a Nord che al Sud. Ma se avete conoscenze che possono ospitarvi anche temporaneamente al Nord, provate a fare domanda in una provincia del Nord Italia (su tutte, le regioni con più richiesta di lavoro sono Piemonte, Lombardia e Veneto).

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  5. Per la mia esperienza (personalissima) ti direi che:
    – l’università è importantissima, è un lavoraccio faticosissimo e mai abbastanza riconosciuto, ma va fatta e va fatta bene, impegnatici! (ma, come dice Nansen, affiancala sempre ad altre attività: lavoretti, passioni, sport, hobbies). Il piacere dello studio e della vita è un forte propellente.
    – le facoltà umanistiche promettono impiego, ma di solito è sottopagato e sottoimpiegato. Se studi chimica qui al nord le aziende ti vengono a cercare a casa per gettarti addosso i paperdollari (iperbole here).
    – quando intraprendi un percorso lavorativo è difficilissimo cambiare settore: l’università è spesso scollegata dal mondo del lavoro, dopo 5 anni impari davvero a fare un lavoro concreto, dopo 10 non sei più esattamente ‘giovane’, e nessuno ti chiamerà per assumerti in un settore diverso, nemmeno se è quello per cui hai studiato inizialmente (true story).
    Prova, fai esperienza, ascoltati bene e poi scegli e non cambiare. Non scendere a compromessi una volta che hai scelto. Ripeto per il loggione: non. scendere. a. compromessi. Mai. (sempre che non ci siano altre questioni vitali in ballo – vita e morte hanno comunque la precedenza).
    – Se non sei a piombo è fin troppo facile finire a fare psicologia o scienze della comunicazione per metterti a posto. Lavorare su se stessi e sul proprio ombelico è sempre bellissimo, ma se hai anche qualcosa d’altro che ti da piacere potrebbe essere una buona idea svilupparlo.
    Dopo una certa età il proprio ombelico cominci a conoscerlo a memoria, e alla lunga stufa. Però comunicazione per me è stata una figata meravigliosa, e continuo a studiarmela ancora oggi, per un verso o per l’altro, perché nel mondo attorno a me non riesco più a vedere niente altro che non sia comunicazione.

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    1. Vorrei tanto essere brava in chimica xD
      Da come la fate voi deve essere facile trovare lavoro con quella laurea…e ora che ci penso mia cugina è laureata in chimica e lavora da anni in Francia. Ma purtroppo non ci sono proprio portata.

      Riguardo al proprio ombelico mi hai dato un ottimo spunto di riflessione. Invece di buttarmi in psicologia che forse mi farebbe anche ammattire di più,potrei guardare più lontano.
      Ma non troppo,non a chimica per esempio

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    1. Io non ho mai visto Kandy kandy e non so nemmeno di cosa parli ma io vedevo un cartone animato su delle principesse sirene che cantavano da bambina.
      Infatti il canto è una mia grande passione,ma non credo potrei viverci.
      Quindi hai studiato scienze infermieristiche?

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      1. Si, ho lavorato in uno istituto neurologico fino al giorno dell’incidente. Mi piacerebbe poter fare il master per diventare infermiera forense (è quella che, con basi mediche, aiuta gli avvocati o le assicurazioni) e sto seguendo il sito della Pegaso per vedere se esce..

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  6. Per la mia piccola esperienza posso dirti che secondo me avere un obbiettivo aiuta tantissimo… ad esempio, alle superiori non mi piaceva studiare, lo facevo giusto il tanto per superare l’anno ma senza vero interesse, e il motivo principale è che non avevo uno scopo! Non sapevo cosa volevo fare fino al quinto anno, ero indecisa tra cose diversissime tra loro (filosofia, fisica, chimica, accademia di belle arti, psicologia… immagina xD) e quindi boh, l’unico motivo per cui “studiavo” è che mi faceva schifo il liceo e volevo uscirne il prima possibile. Verso la quinta superiore ho più o meno capito cosa mi piace studiare e mi appassiona, e allora ho iniziato a vedere più cose come un piacere e, anche le cose che magari mi piacevano meno, come un qualcosa che servisse a raggiungere ciò che volevo. Prova ad avere degli obbiettivi, anche se generali… aiuta! ❤

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