La prima volta che ho fumato una sigaretta

Avevo quattordici anni e frequentavo il primo superiore in classe insieme alla mia migliore amica.

Io e lei eravamo la coppia delle vallette di Sanremo; lei bionda e io mora,lei intelligente ed io stupidina. Ruoli invertiti,ma pur sempre ruoli.
Avevo cambiato seconda lingua pur di stare in classe con lei,il mio unico obbiettivo allora era finire la scuola dell’obbligo. La dovevo finire.

Ma cinque anni fa ero già quella che sono oggi,una ragazzina malata,diversa dagli altri.
Non mi sono mai distinta per omologazione tipo pecora.
Mi distinguevo per i miei gesti assurdi e fuori dal coro.

Avevo quattordici anni ed ero appena uscita da un periodo difficile,più di un mese di assenze da scuola.
Giorni passati a piangere sotto le coperte e in giro alla Bestat immaginando una vita migliore. Giorni vissuti così,aspettando che finissero presto.
Poi avevo ripreso la scuola grazie ai Linkin Park che mi avevano fatto venire un colpo di genio.
Ancora a stento,la mattina mi svegliavo,di malavoglia andavo a scuola e cercavo di fare la ragazza normale,ma prima o poi usciva sempre fuori la mia anormalità.

Quello era un giorno come un altro.
Il solito buco di mezz’ora in attesa che arrivasse l’insegnante di scienze dell’ultima ora,stavamo ancora nella classe a piano terra nel padiglione sinistro.
Durante il buco ognuno faceva i cazzi suoi ed io me ne stavo al telefono ad ascoltare i Green Day. L’ossessione dei miei quattordici anni.
Ma mi accorgevo sempre di ciò che accadeva attorno a me in quel branco di pecoroni dei miei compagni.
C’erano i due cozzari di Carosino come al solito a fare gli scemi in mezzo all’aula.
Lui era un lampione senza cervello,con l’espressione perennemente da ebete e gli occhi sempre arrossati da notti insonni passate a fare chissà che cosa.
Lei,quattordici anni,e completamente finta dalla testa ai piedi.
I capelli tinti biondo platino,il trucco pesante da prostituta di bassa classe,i vestiti succinti che ci tenevano a far vedere il culo e l’ombelico.
L’insopportabile accento da vacca di Carosino.
Gli insopportabili occhiali da sole che portavano in classe,i due coglioni.
Li odiavo con tutta me stessa,insultavano spesso la mia amica,e mi guardavano con quelle facce schifate.
Le stesse facce che facevo io guardando loro,due rifiuti della società.
Pensavano di avere il mondo ai loro piedi,lei figlia di un poliziotto e lui figlio di un ambasciatore. Due ricconi che però erano proprio due straccioni a vedersi.
E poi non frequentavano la scuola dei ricconi,ma la mia,una scuola di proletari.

Arriva il lampione nel bel centro della classe estraendo un pacchetto di sigarette dalla tasca insieme ad un accendino verde fosforescente.
Quattordici anni e già fuma? Vabbè,questo fumerà da quando era in fasce!
Mi tolgo le cuffie per ascoltare,mi interessa sempre quando si vanno a cacciare nei guai quei quattro imbecilli,la cosa movimenta un pò la mia vita piatta e noiosa,mi fanno fare quattro risate malefiche.
«Chi vuole fumare?» chiede il coglione a tutta la classe.
Siamo disposti a staffa di cavallo,io sto all’estremità destra insieme alla mia amica Fiammetta.
Il resto del nostro ”gruppetto” sta di fronte.
Tutti iniziano a bisbigliare tra di loro.
«Io ho già fumato una volta!» si alza in piedi una vacchetta con il nome ottocentesco che su di lei sta come uno scarafaggio sulla pizza, «Ho preso una sigaretta di mia sorella!».
Sai che storia,cretina cerebrolesa. Te ne vanti? Brava,brava,continua cosi!
Il coglione fa un inchino come a complimentarsi con la vacchetta.
Si rivolge allora al gruppetto di cui siamo amiche io e Fiammetta.
È un gruppetto misto,tra sfigati e grandi vipere,ed infine io.
La balenottera timidona accetta per paura di essere considerata una fifona,l’arpia velenosa sempre al suo fianco anche accetta. Il ragazzo non accetta. L’altra arpia è indecisa.
Poi si rivolge a me e a Fiammetta,con tono di sfida.
Sa che noi siamo troppo educate e buone per fare una cosa simile.
Fiammetta abbassa la testa come sempre davanti a lui e non dice niente.
Io mi alzo in piedi ed esco dall’aula precedendo tutti.
Io sono coraggiosa,io sono una pazza scatenata,nessuno può fermarmi,non di certo il tuo sguardo da porco coglione che non sei altro.
Una volta mi ha pure toccato il sedere sto grandissimo figlio di una….

Mi dirigo fuori dal padiglione davanti a tutti,ho come una fretta dentro che non capisco da cosa è scaturita.
Quando arrivo alla porta che divide il nostro padiglione dal giardino vengo fermata da una manaccia,la sua, «Non avere fretta,Grassi» mi dice e si guarda intorno.
Lui è esperto di queste cazzate,sa che prima di tutto dobbiamo cercare di non farci scoprire.
A me non fotte un cazzo. Magari mi scoprissero e mi sospendessero cinque giorni,me ne sto a casa tranquilla senza mia madre che piange perché ha paura che gli assistenti sociali vengono a portarmi via.
Magari mi sospendono. Voglio essere scoperta io,ma il coglione lampione no.
Mi fa uscire solo quando è tutto calmo.
Ci dirigiamo dietro qualche albero e ci mettiamo in cerchio.
Lui accende la sigaretta con un sorrisetto sbruffone da chi sa che sta per iniziare al vizio dei poveri ragazzini innocenti.
Io poggio la schiena contro il tronco dell’albero con il rischio che le formiche mi inizino a correre su per la schiena e mi godo la scena patetica che fa pure parte della vita di ogni adolescente d’oggi ormai.

Lampione passa la sigaretta alla sua destra dopo aver tirato una boccata,la balenottera timidona ha evidentemente gli occhi ludici,sta per piangere,ma finge di fumare lo stesso.
Io rido dentro di me,sempre più patetica sta scena.
L’arpia piena di veleno invece fuma come una vera fumatrice consumata.
Poi la passa a me con il sorrisetto di chi sa che non ce la farò mai.
Mo ve la faccio vedere io a voi,coglioncelli.
Mi metto la sigaretta in bocca a mò di stecchino e li guardo divertita.
Loro mi guardano tutti un pò storditi dalla mia scena.
Il lampione coglione abbassa la cresta da galletto e mi guarda con un misto di ammirazione e paura.
Forse ha paura della follia insita nel mio sguardo,ha paura che gli butti la sigaretta in faccia e lo deturpi.
Non ti preoccupare,non deturperei mai il tuo faccino da coglioncello.
Passa qualche attimo prima che qualcuno,proprio il lampione coglione adesso spaventato,mi chieda «Allora?».
Questo è il suo massimo sforzo. «Vuoi farci scoprire?».
«Io?» «Ma che scherzi?» ribatto io tranquilla buttando fuori dalle labbra la sigaretta. Per tutto il tempo ho trattenuto il respiro per non ingerire neanche un pò di quella sporca cenere.
«Se vuoi fare una prova di coraggio non è questo il momento,tra un pò arriva la prof» mi dice il coglione guardandosi attorno sempre più nervoso.
Sapevo che l’astinenza e la paura l’avrebbero fatto sudare per l’ansia.
La figura di merda adesso la fa lui,sembra un bambino impaurito da un ape.
«Se vuoi dimostrare che non hai paura di niente l’hai fatto!» «Tirati quella fottuta sigaretta e torniamo in classe,scema!».
E no,nessuno mi chiama scema. Sarò pazza ma devi rispettarmi.
Mi avvicino a lui e con tutta la rabbia che ho dentro gli sputo la sigaretta addosso.
Lui si dimena spaventato che la sigaretta ancora accesa gli rovini i vestiti firmati.
Io rido,tutti mi guardano terrorizzati.
Questa è pazza,pensano. Lo penso anche io in quel momento.
«Siete dei coglioni!» ammetto finalmente, «Pensate che fumare vi renda uguali a tutti gli altri e quindi immuni dall’essere trattati diversamente?» «Voi siete diversi dentro,imbecilli» «Una sigaretta non cambierà il vostro destino» e li guardo con disprezzo crescente.
«E tu,Alessà,non ti vergogni di aver fatto fumare dei ragazzini che non ne capiscono niente della vita?» mi avvicino a lui che si è allontanato dal gruppetto.
«Cazzo vuoi da me?» mi risponde malamente lui.
«Guarda che non ti renderà il leader della classe iniziare al fumo dei quattordicenni» gli dico e poi torno dal gruppo.
Con lui è impossibile parlare,ha il cervello già troppo bruciato.
«Una sola sigaretta porta al vizio!» grido incazzata più che altro per cazzi miei,ma li sfogo su di loro, «E il vizio porta ad avere due polmoni come le ciminiere dell’Ilva,cerebrolesi!» «Torniamo in classe!».
La mia rabbia ceca spaventa quei tre imbecilli e ce ne torniamo in classe correndo e ridendo.
Tutti ridono perché si credono superiori e più fighi adesso,si credono grandi donne ora. Io non rido però,penso alla cosa che mi ha fatto incazzare e uscire in quel giardino a sfogare la mia rabbia su quei coglioncelli.

Entriamo in classe prima ancora della professoressa.
Il lampione coglione puzza di fumo,ma lui puzza sempre di fumo e anche di peggio.
«Allora…» balbetta Fiammetta mentre mi risiedo al suo fianco, «Hai…hai fumato?» mi chiede.
«Certo» rispondo io con voce acida, «Avevi qualche dubbio?» «Io non sono meno coraggiosa di nessun altro» le dico guardandola male.
Vergognati,tu neanche sei uscita,avresti potuto tirarti indietro poi ma almeno uscivi. Vergognati,codarda.

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Per lo stesso motivo per cui pensavo che Fiammetta fosse codarda ho fatto tante altre cazzate in vita mia.
Ma non perché odio essere chiamata fifona come Marty McFly di Ritorno al Futuro.
Ma perché odio che il mio essere diversa mi porti a non fare le stesse esperienze dei miei coetanei.
Sto stilando una lista. Me ne mancano ancora molte,forse perché ho abbandonato la scuola ad un certo punto,stanca di quel regime di pecore.
Io ero la pecora nera.
Io sono la pecora nera.
E in quanto pecora nera,farò esperienze da pecora nera.
Tra le quali abbandonare la scuola.
Fuck.
Non sono un mito,non sarò stata una figa spaziale ai tempi in cui andavo a scuola,ma ero una strana forte.

Schiacciai la sigaretta sotto i piedi con un intensità tale che il mio viso si deformò dallo sforzo. Avevano tutti paura,e facevano bene.
Stavo immaginando di schiacciare loro sotto i miei piedi.

44 risposte a "La prima volta che ho fumato una sigaretta"

    1. Molti dicono che lo fanno per farsi del male quando sono depressi… Io non so,credo rientri pure nei comportamenti autolesionistici,ma io quella volta l’ho fatto per sfidare me stessa (cazzata da quattordicenne) più che per farmi del male. Poi per farmi del male ho trovato modi peggiori… Migliori.. Quel che è

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  1. Al di là di quella volta e altre cazzate, se fossi un editore, ti metterei sotto contratto e dovresti scrivere almeno tre libri in un anno. Sei tagliente e vai al nocciolo delle cose quando tratteggi gli umani che ti stanno attorno. Buono anche l’incipit del post.

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      1. Datti una mossa allora e concludi questo liceo!!!
        Transit ha perfettamente ragione sei forte quando scrivi.
        La storia della pecora nera è stupidaggine.
        Essere etichettata come “pecora nera” in un mondo di “coglioni e celebrolesi” sarebbe per me un vanto.
        Dovresti vantartene anche tu.

        PS: Io di rado in un testo scritto o in un commento scrivo parole così forti, ma nel contesto ci sta benissimo.

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      1. Io ti consiglio di cominciare a pensarci da adesso perchè prima o poi questa domanda ti tornerà alla mente.
        Volere o non volere? questo è il dilemma.
        Quando lo saprai tienimi presente, potrei voler aiutarti a scrivere un libro degno di nota.

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      2. Non lo so,è tutto così confuso nella mia testa,per arrivare a ritornare a scuola ci ho messo 4 anni, figurati per prendere una decisione cosi importante.
        Dovrei tipo…buttarmici tipo tuffo carpiato alle Olimpiadi. Occhi chiusi,dritta in acqua. Ma se poi affogo? Non so se so nuotare.

        Com’è che vorresti aiutarmi? Sei gentile a propormelo.

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      3. Lo so nuotare già di per sè è un impresa ardua, ma in un mondo pieno di squali ci vuole proprio un miracolo.
        Unendo le nostre forze e le nostre idee.
        In quanto a forza mentale credimi ne ho un bel pò da vendere.
        Le delusioni sarebbero solo un modo per non darla vinta a nessuno.

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      4. Tu hai un dono e non dovresti sprecarlo.
        La mia vera io ……potrebbe essere l’inizio di qualcosa di grande.
        Potresti far conoscere al mondo chi sei e farti apprezzare per quello che sei.
        Allora saresti una super pecora nera, la migliore.

        Ti mando queste dritte nel caso tu voglia un giorno pensarci sul serio.
        Me le ha scritte una cara amica.

        1. Scrivi per te (metti giù tutto senza filtri)
        2. Trasforma il tutto in personaggi (nascondi te dietro a vari personaggi
        3. Rispondi a questa domanda: perché altri dovrebbero leggerlo
        4. Metti la risposta che trovi come obiettivo per compierlo. Per finirlo e pubblicarlo! Tieni fissa in testa qst risposta per tutto il percorso!
        Devi essere spinto da qst motivazione secondo me per scrivere e pubblicare un libro .altrimenti si trasforma in un diario personale interessante a re e a chi ti conosce. Sicuramente anche bello, terapeutico ecc ma non un libro per altri.
        Spero di esserti stata utile. Fammi sapere quando esce:-)

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      5. E quello che non riesco mai a capire,come potrebbe interessare al mondo,lo stesso mondo composto da persone che mi hanno rinnegato,ciò che scrivo?
        Forse arriverò ad una risposta prima o poi e deciderò di scrivere sto libro.
        Per ora è così,un diario personale e teraupetico per me stessa e la mia crescita interiore. E sono fiera che sia questo ora.

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  2. L’orrendo mondo della scuola, dove in pratica, vince il più forte e gli altri, i così detti “sfigati” sono ridotti a una merda dai compagni. Li ricordo come ieri…. e come potrei dimenticare le angherie, le violenze sia psicologiche che fisiche, le crudeltà di tutti quelli che mi facevano gratuitamente del male solo perché io ero considerato una nullità, il senso di impotenza … come ti dissi, stavo per vendicarmi. Stavo per far saltare la scuola dove mi trovavo perché il mio odio stava diventando incontrollabile, Ma il pensiero di perdere non tutte ma una sola persona al mondo che mi voleva bene mi fermò. Solo per quella persona oggi non sono in una casa circondariale a vantarmi di aver ucciso tutti i miei compagni…. e nemmeno loro sanno che devono la vita a questa persona. L’ultimo anno delle superiori fu il più tremendo. Un anno in cui la mia rabbia e il mio odio era padrone della mai vita, e se avessi visto una persona agonizzante a terra, non sarei stato nemmeno così gentile da darle il colpo di grazia….
    Il ricordo è ancora forte in me, come anche la sete di vendetta. Ma riesco a controllarla, riesco a non esserne schiavo. L’unica cosa che voglio è vendicarmi in questo modo: godendo di ogni giorno che posso nel posto in cui sono venuto a vivere, dove non si sognano nemmeno di farmi delle cose malvagie come allora. Questa è la mia vendetta, e ti dirò, me la sto godendo tutta. Godo di ogni giorno passato a uscire di casa senza la paura dello stronzo di turno che mi vuole picchiare, che mi vuole umiliare, che mi vuole distruggere.
    Posso girare tranquillo dove voglio, posso ridere e scherzare con persone a me amiche, posso insomma avere una vita, non dico normale, ma lo stesso degna di essere vissuta.
    Cmq, ho da dirti che scrivi bene e sei anche molto brava a creare una buona dose di suspence. Dovresti scrivere un libro. Non scherzo.

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    1. Mi hai commossa perche le tue parole mi hanno ricordato ciò che provavo io a scuola…davvero orribile.
      Perché non hai studiato a casa? Io da quest’anno farò cosi,e mi prenderò il diploma da privatista,con un po di ritardo ma ce la farò 🙂
      grazie tante,mi piace scrivere ma per scrivere un libro ci vorrebbe una trama che non ho per ora

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      1. Non sapevo a quei tempi che potevo studiare da privatista, e cmq i miei carissimi coetanei non si sono fermati alla scuola. Io non ero libero nemmeno di andare al parco per farmi una passeggiata quando abitavo laggiù. Mi prendevano a sassate. Come uscivo, ero preso di mira. Da li ho capito che se avessi voluto una vita migliore, dovevo puntare a luoghi dove non c’era quel tipo di mentalità. Per questo ho puntato sulla Lombardia. Cmq, ti auguro con tutto il cuore di riuscire nei tuoi studi e di avere una vita migliore della mia.

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      2. Anche io non lo sapevo che potevo studiare da privatista quando ho abbandonato la scuola,per fortuna l’ho scoperto ora che è tardi ma non troppo per fortuna!!
        Mi dispiace tanto guarda, a me insultavano su internet fuori dalla scuola,capisco come ci si senta braccati e si voglia rimanere solo chiusi in casa.
        Grazie per l’augurio,adesso che sto meglio e potrò studiare per i fattacci miei sarà facile per me visto che sono sempre stata molto brava a studiare 🙂

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      3. Io ero costantemente preso di mira, e purtroppo, per colpa di mia madre, neanche a casa ero al sicuro…. non avevo altro posto dove stare se non la mai camera, le mie 4 mura, avevo una legge: “Il mio dominio è nella mia stanza, dal quale non mi muoverò mai senza un motivo preciso. Quando lo farò, sarà solo per eseguire duramente il mio dovere e poi svanire. Senza lasciare traccia.” Ed ero bravo a non lasciarne. I miei compagni di scuola si stupivano di come rapidamente potevo andarmene prima ancora che cominciassero a perseguitarmi, il problema era che non potevo farlo sempre…. E cmq, dovunque andavo ero maledetto.

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  3. Vali, per il momento va bene così, scrocca mamma e babbuccio, ma col tempo, mentre cresci e ti rafforzi, scrivendo, potrai sempre al soldo, e la lavoro, di mamma e papino? Finisci le superiori e nel frattempo occhi sul mondo circostante e prendi nota, col tempo e ne hai un sacco d’avanti, ritorneranno molto utili, non solo nella scrittura, ma anche per te. Credo che non sia poco pochissimo. Anzi, mettici curiosità e carica, dai baby. E se un giorno pubblicherai basta un fischi e vedo di corsa in libreria. Ciao a te e ascolta e leggi ciò che ti dice MariaCarla.

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  4. E allora hai un motivo in più, tipo fiume in piena, per andare avanti. Loro ti amano a dismisura … perciò dai. E non smettere mai di scrivere. Per te è un moto insopprimibile che viene dall’anima, cioè da profondo di te stessa.

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  5. Fooorte!! 😍 . Anch’io, un giorno, ebbi il mio momento di ribellione e di sputare fuori tutto quello che avevo dentro… poiché non avevo stretto amicizia con nessuno della classe e in questi casi ti prendono di mira. Forse avrai provato quello che provai io allora, nel momento della ribellione: rispetto e amore per me stessa ☺ o no?

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