Vita da disturbata

La vita da disturbata si divide in diversi compiti che vanno assolti ogni giorno.
Ogni settimana. E ogni quattro/sei mesi.

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Dopo pranzo quindici gocce di antidepressivi.
Dopo cena il grande bottino; dieci gocce di ansiolitici e una bustina di stabilizzatori dell’umore.
Questa è la cura che mescola le sostanze chimiche nel mio corpo,nel mio cervello,e cerca di rendermi più sana possibile.
Meno cane rabbioso,meno orso in letargo e meno equilibrista del circo.

Ogni lunedì mattina fino a data da decidersi ho la psicoterapia con la psicologa.
Ogni lunedì pomeriggio c’è la psicoterapia di gruppo,sempre fino a data da definirsi.
Ogni due o tre settimane,c’è la visita dallo psichiatra.

Ogni quattro/sei mesi devo fare un elettrocardiogramma per vedere come sta il mio cuore,nel caso le medicine lo stessero distruggendo.
Ogni quattro/sei mesi devo fare le analisi del sangue per vedere come vanno tutti i valori,nel caso qualche medicina mi abbia regalato uno scompenso renale o qualcosa del genere.

Ogniqualvolta devo uscire e compiere più di trecento metri devo essere accompagnata da mamma,papà o sorella perché ancora hanno tutti paura che mi confonda e non sappia più tornare a casa.
Mi è successo alcune volte nei mesi scorsi,è una delle esperienze di vita più stimolanti e strabilianti che possiate vivere,ve lo assicuro.
Stare là in mezzo alla Biblioteca e improvvisamente rendersi conto che non si sa più come tornare a casa,che strada prendere. Scoppiare a piangere e chiamare la sorella in soccorso.

Ogni volta che devo andare dallo psichiatra ci tengono ad accompagnarmi per sentire cosa dice il dottore sulla terapia che devo seguire,nel caso mi inventi delle gocce in più perché sono una pazza che vuole morire.
Ma non lo farei,non più,non adesso.

Ogni volta che viene mia sorella da Monteiasi mia madre entra nel panico e cercano tutti di farmi stare calma perché lei mi stressa moltissimo.
Inevitabilmente però,anche se mi sforzo di rimanere calma e zitta,finisce che le dico almeno una brutta parolaccia. Almeno non le tiro più oggetti in testa,ho fatto molti progressi.

Ogni persona che sa della mia tragica fine in psichiatria ci tiene a sapere come sto e ogni tanto chiede di me.
Tipo mia zia,che è venuta a scoprirlo per un caso fortuito,una sera che ero uscita dal reparto per buona condotta era li anche lei per andare a trovare un altra mia zia che stava al piano di sopra in medicina generale.
Mi ha visto in pigiama,con la mia splendida ed elegantissima vestaglia a quadretti viola ed ha capito che ero ricoverata.
Ovviamente mio padre per non spaventarla,visto che lei è una tipa molto ansiosa,non le ha dato proprio tutti i dettagli.
Ma il solo sapere che sono stata ricoverata le ha dato il diritto di venire a trovarmi una volta che sono uscita,portarmi un regalo,e di chiedere ogni tanto a mio padre come sto.
Cosa che non ha fatto invece la mia sorella monteiasina che il giorno dopo che sono uscita dall’ospedale è venuta solo perché era il suo compleanno e in tutto quel pomeriggio nemmeno mi ha chiesto un semplice «Come stai?».
Mio fratello anche ogni tanto chiede come sto,strano ma vero,mi sento su WA ogni tanto con mia cognata per chiederle come stanno i bambini.
Ci tengo a specificare i bambini perché di loro due che me ne hanno fatte passare di tutti i colori non mi frega un cazzo.
Però,sono stati molto più persone civili di quanto lo è stata mia sorella.
Mio fratello è perfino venuto a prenderci in macchina dall’ospedale quando sono uscita,che papà stava lavorando fuori e altrimenti avremmo dovuto aspettare un ora l’arrivo del 24 (autobus) sotto al sole.

Ogni volta che vedo un medico,che sia lo psichiatra,la psicologa o il medico di famiglia,mi chiedono tutti in coro come sto.
Quasi mi fanno venire l’ansia per quante volte me lo chiedono.
Invece mia sorella non me lo chiede mai,quella monteiasina di merda (Chiedo scusa a tutti quelli di Monteiasi che non sono mia sorella,quindi non sono degli stronzi).

Ogni volta che devo uscire mia madre mi chiede almeno tre volte se ce la faccio,se me la sento di andare da sola.
E a volte cambio idea e le dico «Meh,vieni con me,non mi sento un granché oggi» e lei si veste in fretta solo per me.

Ogni volta che mi guardano vedo nei loro sguardi qualcosa di diverso da prima.
Adesso sono una ragazza che ha tentato il suicidio,non una qualsiasi.
Mio padre ogni volta che mi guarda risente le parole che gli disse lo psichiatra dell’ospedale,che mi mancavano dieci o venti gocce per fare la differenza.
Per fare si che il mio cuore smettesse di battere per sempre.
Una differenza che mi ha fatto restare nel mondo dei vivi,e che terrorizza chiunque,anche me stessa.

Mi sento cosi viva adesso,ma cosi terrorizzata da me stessa,dal mio autocontrollo ormai inesistente.
Non voglio più morire,si,è vero.
Ma qualsiasi cosa io voglia me la prendo adesso,perché mi sento troppo viva per aspettare di ottenere le cose.
Ed ho paura che una sola spinta mi butti di nuovo nell’abisso.
Ho paura che tentare il suicidio per me,se ne sentissi nuovamente l’esigenza,sarebbe anche troppo facile adesso.

Insomma,questa è la vita di una diciannovenne.
Disturbata.
Bella,no? Chi vuole fare a cambio?

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33 risposte a "Vita da disturbata"

  1. Potrebbe essere un buon spunto per un libro il fatto di dimenticarsi la strada di casa e non sapere come ritornare.
    Io ci farei un pensierino così da sfruttare queste disavventure a proprio vantaggio 😉

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  2. Lo scoraggiamento derivante da un’aspettativa mancata è comune in tutte le persone normali; anzi, io trovo più anormale chi rimane indifferente e reagisce come se non fosse successo niente.
    Potresti comunque iniziare da obiettivi con la più alta probabilità di essere raggiunti, tanto per acquisire maggiore autostima; è un po’ come barare, ma chi se ne frega.

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      1. Questo lo puoi sapere solo tu.
        Ti è mai capitato di scrivere una lista di cose che ti piacerebbe fare o di luoghi che vorresti visitare?
        Potresti partire da lì, mettendo le varie preferenze in ordine di difficoltà.

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  3. Eh , non dev’esser facile, capisco…
    Il fatto è’ che noi non ti piacciamo granche’ , salvo eccezioni , e tu non ti accetti del tutto….
    Visto che scrivere ti riesce così bene , a me piacerebbe sentirti tutti i giorni sul blog
    Anche a te non farebbe male cacciar fuori la rabbia , sai quanti non hanno il coraggio , ma lo farebbero volentieri?
    Poi , potrebbe venirne fuori un libro , …perché no?

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    1. Certo, io scrivo quando ho qualcosa da scrivere, non capita proprio tutti i giorni,a volte non trovo neanche il tempo perche leggo molto. Combatto tra leggere e scrivere, e sono entrambe due mie grandi passioni,non è facile ogni giorno decidere cosa fare tra le due

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  4. Approfitta di questa lucidità e descrivi alla tua maniera quella confusione, di sicuro è una pratica non solo narrativa e socializzante, ma anche terapeutica. Posto che non ti arrechi ansia o rabbia. Quest’ultima deve diventare una forza positiva, indirizzala nella scrittura, visto che sei una mangiatrice di libri.

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  5. Ti capisco anche se la mia situazione è opposta. A me nessuno chiede come sto. Tanto sono pazza e ansiosa.
    La mia giornata è scandita da gocce, primo lavoro, gocce, secondo lavoro, gocce, scrivere, dormire.
    Odio mia madre. La psicologa ha rimandato per la terza volta. Praticamente mi ha mollata, ma è così stronza da non dirmelo in faccia. Ma me la pagherà. So come rovinarle la carriera in mezzo secondo. Ha sbagliato proprio persona.
    Per il resto…prima o poi morirò. Non mangio da 3 giorni.

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      1. Non sei sola,ci sono tante persone che stanno male come te.
        Io per esempio.
        I periodi più brutti ci stanno sempre purtroppo ma prima o poi passano,devi avere forza.
        Cerca di lottare contro questi sentimenti negativi, allontanali,tu non meriti di morire

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      1. Direi! Affianco c’era un bambino che stava lanciando pezzetti di pane, quindi sono accorse tartarughe, anatre e un cigno, tutte ammucchiate cercando di prendere il cibo! Ho fatto pure qualche foto, anche se oscene perché dal telefono, ma era fighissimo vederle tutte assieme

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  6. Mi ricordi sia il cervello del protagonista, gli scatti improvvisi, l’eloquio sciolto sia la prosa de Il giovane Holden. Penso che l’avrai già letto, altrimenti leggilo. Può tornarti utile, a livello narrativo. Per il resti, se ti cimenterai a scrivere un libro, scrivi come sai fare tu. E mi ricordi anche quello che scrisse Buvkosvij a proposito della scrittura di John Fante: Ogni farse segue l’altra senza stancare mai chi legge. Tu, in questo, hai talento e capacità oltre che trasmettere curiosità e freschezza. Se hai scritto già racconti o un romanzo spediscili alle varie case editrici, una delle quali potrebbe essere Minimum Fax e altre, più sensibili ai giovani talenti. E queste cose non te le dico per essere gentile, ma solo perché credo nella tu capacità narrativa. Ciao

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    1. Grazie davvero.
      Il giovane Holden l’ho letto anni fa,e forse è rimasto uno dei personaggi in cui più mi sono rispecchiata nella mia vita da lettrice.
      Ancora non ho mai scritto seriamente racconti ne romanzi,ma forse un giorno lo farò. Vedrò se riuscirò a mettere in pratica quel “talento” che ho.
      grazie ancora,e buon weekend 🙂

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  7. Credo che la paura di ricadere nel buio, sia naturale, ma ciò non ti toglie la voglia di combattere, ed è un gran bene ☺ . Inoltre penso tu sia fortunata, è vero che i familiari possono risultare a volte fastidiosi quando si preoccupano molto e sembra quasi ti tolgano il respiro… ma prova a pensare se non avessi una famiglia così, che ti sta accanto, sarebbe più difficile andare avanti con accanto persone che non si preoccupano per te… perché in fondo, credo che non conti tanto il modo di amare, quanto più lo “sforzo” di amare… a modo proprio, cosa che tenta di fare ogni genitore. Ti abbraccio ❤

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  8. Un anno fa una mia cara amica tentò di liberarsi dei suoi pesi, come te. Non ci è riuscita per fortuna e ricordo la preoccupazione, mista a tantissima rabbia, delle altre ragazze della compagnia. Io non ero arrabbiata, perché in un certo senso la capivo. Mi sarebbe mancata da morire, ma ero consapevole del meccanismo che sta dietro a scelte del genere, delle sensazioni che si provano, ed ho sinceramente ammirato il suo coraggio, se di coraggio si può parlare.
    Questo per dire che, oggi, se la sta cavando abbastanza bene. Siamo tutti sempre preoccupati per lei, forse troppo, forse le mettiamo anche noi ansia, come per te. La cosa non ti deve mettere pressione, è normale, e, se davvero trovi un po’ pressanti alcune attenzioni, puoi sempre farlo notare. Le persone che ti amano sapranno metterti a tuo agio.

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