Non sono povera. Sono ricca.

M’ha detto: «Ma tu non sei povera,hai il cellulare».

Si,embè? Un oggetto determina la mia intera vita?
Apparte che io sono l’ultimo essere vivente sotto i vent’anni ad essersi arreso alla supremazia degli spartphone.
Apparte che l’ho raccattato solo per parlare con le persone a cui voglio bene.
All’epoca in cui ho raccattato il primo erano: Francesco e Laura.
Apparte questo…apparte tutto quanto.

Da cosa riconosci che una persona è povera?
Facile direte voi.
«Vive sotto i ponti». Primo luogo comune da sfatare.
Quelli che voglio suicidarsi vivono sotto i ponti.
I poveri vivono nelle macchine,nelle metropolitane,se sono fortunati dormono dentro a qualche posto offerto dalla Chiesa o da qualche ente del genere. Si,perché per me la Chiesa è un ente caritatevole.

Da cosa riconosci che una persona è povera?
Facile.
Non si lava. Non ha cibo. Non va a scuola.
Altri luoghi comuni che resistono solo tra la gente più ignorante.
I poveri mangiano. I poveri vanno a scuola. I poveri si lavano.

Ma di che cazzo di poveri sta parlando,penserete voi?!
Facile.
Di noi. Della mia famiglia.

Apparte…apparte che…che non siamo stati sempre poveri!!

Quando so nata io -il diavolo in persona venuta al mondo a prosciugar loro di tutto;soldi,lavoro,salute mentale e pazienza- la mia famiglia è diventata povera.

Quando andavo a scuola e dicevo che mio padre era disoccupato questo pensavano di me.
Che vivevo sotto i ponti.
Che non mangiavo (anche se il mio fisico doveva essere la prova contraria!).
Che non mi lavavo.
Oh,e che non avevo i soldi per le cazzate che loro compravano.
Anzi. Che si facevano comprare.
Io non sono mai stata viziata da bambina e da ragazzina.
Lo sono diventata adesso. Ma so già che sarà na cosa passeggera.
Io da bambina mi compravo un paio di scarpe all’anno,quando i miei compagni di classe arrivavano almeno ogni due mesi con un paio nuovo di scarpe da cento euro.
Mio padre era disoccupato,non potevamo spendere i soldi per pagare la luce per delle fottute scarpe superflue e inutilissime.

Da cosa riconosci che na persona fa parte della mia famiglia di poveri?
Ha due sorelle ed un fratello.
Ha una madre casalinga.
Ha un padre che un po’ lavora,un po’ lo cacciano via.
Perché è vecchio. Perché gli hanno squartato cuore,braccia e gambe e la responsabilità di avere un invalido a lavorare non la vuole nessuno.
E noi campiamo coi soldi della sua invalidità da quando c’è l’hanno riconosciuta.
Uso il plurale non perché sono ignorante,so che è una cosa personale di mio padre.
Ma lui dice sempre che «Ciò che è mio,è di tutta la famiglia».
Grazie pà,allora la pensione è anche mia.
Mio padre non è che non ha mai fatto un cazzo in vita sua.
Ha fatto venticinque anni la guardia giurata.
Se glielo chiedete inizia a raccontarvi dei conflitti a fuoco e delle nottate passate nelle banche o alla Sidercom (che manco so che cazzo è,ma la nomina sempre).
Mio padre si è fatto un culo cosi,ha lavorato sempre di notte.
Il giorno dormiva e mio fratello e le mie sorelle a malapena lo conoscevano.
Poi ovviamente,raga,lo devo ripetere?
So venuta io al mondo e ho avuto l’onore di conoscerlo.
Anche troppo.
Sempre insieme stiamo,troppo. Ma io lo adoro.
Non so immaginare la mia vita senza stare dodici ore su ventiquattro con lui.
Le uniche ore che non passiamo assieme sono quando la mattina va a lavoro e quando io studio.
L’anno scorso che non studiavo,stavo sempre con lui.

Adesso sto per sputtanarmi,ma non me ne frega un gran cazzo di niente.
L’anno scorso in autunno mi hanno messo nella stanza con loro.
Erano troppo preoccupati della mia situazione,ero in piena psicosi ma questo l’abbiamo saputo dopo.
Io mi alzavo sempre dal lettino che mi avevano messo accanto a loro e me ne andavo nel corridoio a fare avanti e indietro parlando da sola.
Cosa avevo cosi tanto da parlare da sola?
Eh…lasciamo stare,tanto sta cosa non è nemmeno umiliante.
E io voglio umiliarmi.
Io sono come Baudelaire,inutile girarci intorno.
Per questo amo quel poeta.
Noi siamo… «felici caratteri che ricavano godimento dall’odio e si esaltano nel disprezzo».
Si,io mi esalto nel disprezzo di me stessa.
Ne ricavo un godimento unico.
Altro che la psicologa dice e dice.
Cazzo ne sa lei di Charles e me. Che ne sa di come siamo fatti noi.
Si,dormivo con i miei genitori.
Vabbè,dormire è una parolona per come stavo all’epoca.
Niente di scandaloso. I miei sono vecchi e inutilizzabili.
Mio padre russava di brutto e io mi incazzavo come una bestia.
Una notte gli ho tirato una pantofola addosso.
Mia madre si svegliava ogni tre secondi per controllarmi.
Io me ne andavo sul divano e parlavo da sola quando le gambe non mi reggevano per stare in piedi a camminare.
Poi finivo per litigare con me stessa e iniziavo a piangere a dirotto.
Mia madre sentiva i miei singhiozzi dalla camera da letto e mi raggiungeva in cucina.
Ormai si era abituata a trovarmi rannicchiata vicino al lavandino.
Nei casi peggiori mi trovava anche insanguinata e iniziava a piangere e disperarsi anche lei.
Una volta ha perso le forze anche lei,mi è letteralmente caduta tra le braccia sporcandosi del mio sangue e piangendomi addosso.
In quei momenti avrei preferito essere morta.
In quei momenti essere povera non significava niente.
Ero malata.
E questo è mille volte peggiore.

In ospedale nessuno disse che ero povera.
Eravamo tutti uguali là dentro.
E mia madre mi aveva comprato anche un pigiama nuovo la mattina dopo che fui ricoverata.
Mi sentivo la star del reparto con quel pigiamino nuovo.
Impartivo lezioni di vita da quattro soldi agli altri malati.
Chissà come sta Paolo,non si fa sentire più.
Lo capisco. Che ansia sta socialità. Stiamo meglio da soli.
Tanto sappiamo di volerci bene. E sappiamo solo noi cosa abbiamo condiviso là dentro.
Quando arrivò la bestia ed io mi nascosi dietro a lui e a Teresa.
Tere,la mia infermiera preferita,mi strinse la mano nella mano di Paolo e gli disse di accompagnarmi nella mia stanza.
La signora Anna stava fuori a fumare. Non si fregava di poter morire.
Io invece,avevo riacquistato un pò di lucidità e senso di sopravvivenza.

Le merendine.
Mia madre me ne portava a pacchi,ma io non mangiavo altro che il cibo dell’ospedale.
Allora le offrivo agli altri.
Avevamo formato una specie di circolo di psicopatici intellettuali.
Gabri che leggeva le poesie che scriveva ispirandosi a Soul.
Io e Paolo che ascoltavamo guardandoci e sorridendo.
La signora Anna che se ne usciva con le sue frasi da donna d’altri tempi «Gabriè,ma non è che ti sei innamorata di quello?».
E Gabriella che rispondeva facendomi incondizionatamente approvare con il capo «E anche se fosse? Non ho mai avuto un ragazzo nero,sarebbe interessante».
Peccato che il povero Soul non parlasse ne mangiasse ne niente.
Era come morto. Ma respirava. Ma non ci guardava mai negli occhi.

Penserete che mi sono persa nel discorso.
No. So ciò che sto scrivendo.
So quel che faccio e quel che penso.

Vedrete,potrò anche essere figlia di un invalido disoccupato,ma sono ricca più di chiunque altro.
Perché ho conosciuto e conosco persone straordinarie.
Uniche nel loro genere.
Perché ho una famiglia che mi vuole bene.
E perché ho trovato qualcuno che mi aiutasse ad uscire dalla mia solitudine auto-inferta.

Ogni tanto mi manca.
Mi manca stare sveglia la notte a scrivere e leggere.
Ma non mi manca vedere cose che non esistono.
Non esistono più.
Anche se vorrei esistessero ancora.
Vorrei esistesse ancora e non fosse una mia allucinazione o incubo.
Ma ultimamente non è più un incubo.
È diventato un semplice sogno.
Un ricordo. D’infanzia. D’adolescenza. Dolce e indispensabile.
Senza di lui non sarei ricca quanto lo sono.

Gerard Way & M.Shadows
La foto. Quella foto che portò a scuola quando avevamo 10 anni.

Fuck. Io sono ricca.
Lui mi ha fatto conoscere i My Chem e gli A7X.
Non mi serve altro.
Ok…mi sarebbe servito ancora per un po’ di anni lui…ma ha fatto la sua scelta.
Mi sale la nausea a dirlo,ma è cosi. Ed io non posso fare più niente.

 

 

 

spiriti sempre vicini.JPGMagari domani vado a fare un giro al cimitero.
È tanto che non ci vado.
Da quando sto meglio non ci sono più andata.
Quest’anno è stato il primo anno che il 7 Novembre non so andata al cimitero,perfino l’anno scorso sono andata anche se stavo una merda,ci sono andata.
Sua madre stava là,non mi ha riconosciuta.
Credo che ormai ci siamo divise io e lei.
Non abbiamo più lui in comune.
È lei.
Sono io. Io ho una parte di suo figlio in me però,per sempre.

 

 

“Siamo chiamati a innamorarci sempre della stessa persona, in un crescendo che fa nascere un nuovo io e un nuovo tu…”

Ogni storia è una storia d’amore,
Alessandro D’Avenia

 

 

 

 


 

 

 

 

 

I nostri spiriti saranno sempre vicini.

Tu mi hai creato un vuoto dentro,ma mi hai resa ricca.

 

49 risposte a "Non sono povera. Sono ricca."

  1. Ecco. Questo è il nostro vivere. A volte cerco di dire le stesse cose, complicandole: Valentina le dice così, come sono. La mia famiglia era povera: è un dato di fatto. I miei hanno fatto, però, di tutto per assicurarmi quanto meglio potevano. Mia madre lavorava tantissimo. Però io non sopportavo l’atmosfera di casa, quella esistenza che mi toglieva il fiato, e scappavo di casa. Preferivo mangiare l’aria piuttosto che stare fra quelle quattro mura. Si, Valentina: si creano un sacco di leggende su noi poveri. Ma solo noi sappiamo come siamo veramente.

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      1. È una criptovaluta, una moneta virtuale.
        Vabbè, in poche parole è una “moneta” che ha fatto diventare ricche persone che non hanno fatto un cazzo.

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  2. Oggi povertà e ricchezza hanno confini molto labili, una gran quantità di beni e facilmente accessibile anche a chi non ne avrebbe apparentemente i mezzi… mi piace pensare che questo porti pian piano a un minore valore attribuito al censo nella valutazione della persona.. e tu sei un esempio di quello che mi piacerebbe vedere: le persone sono le infinite sfaccettature, gioiose o dolore della loro vita, tutti i tasselli che hanno negli occhi e nel cuore..
    Hai camminato già tantissimo.. questo ti rende diversa, non dico migliore ma sicuramente tu hai già le ali!

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