Post Traumatic

Quei giorni vivevo non esistendo.

La mia testa era vuota.
Piena solo di lui.
Di tutto.
Del bene e del male che mi aveva fatto.
Del male che mi aveva lasciata da sola ad affrontare.

Non dormivo.
La notte stavo sveglia a guardare il soffitto di legno e a vedere negli intagli delle tegole il suo viso.
Di profilo. Mentre mi faceva una smorfia. Mentre sorrideva.
Il giorno non facevo niente se non stare sotto le coperte.
Ogni tanto mi addormentavo e facevo sogni strani,mi svegliavo con il viso rigato di lacrime e affondavo il viso nella sua felpa.
Quella che ho portato addosso una settimana.
La felpa blu con il cappuccio e il logo sulla schiena dei My Chemical Romance.
Non mangiavo da sola.
Non sentivo più l’esigenza di alcun bisogno umano primario.
Veniva mia madre in camera a portarmi un panino ogni tot.
Lo lasciavo sempre.
Non la guardavo negli occhi.
Non guardavo nessuno negli occhi.
Non davo nemmeno da mangiare alle tartarughe in quei giorni.

Rispettavano tutti il mio silenzio.
Non erano particolarmente preoccupati.
Era ovvio che una ragazzina come me avrebbe sofferto alla morte del suo unico amico.
Ero rimasta sola con me stessa.
Non era facile farsene una ragione.

Ripensando a quei giorni mi risale agli occhi tutta l’incredulità che vi albergava allora.
Adesso sono capace di andare al cimitero come se fosse un evento lontano,nel frattempo ho vissuto altre cinque vite,ma lui è sempre parte di me.

 

L’apice del post-traumatic per me è stato il ritorno a casa dal suo funerale.
Era passato qualche giorno ormai.
Mia madre lamentandosi e dicendomi che dovevo ”darmi una svegliata” mi aveva infilato i pantaloni della tuta mimetica,mi aveva pettinato i capelli e mi aveva messo le scarpe.
Mio padre poi,passando per il corridoio prima di uscire di casa,mi aveva vista seduta sul letto con lo sguardo fisso sul muro e mi aveva aiutata ad infilare il giubbotto,ed eravamo usciti insieme.
Io non esistevo. Andavo avanti per merito loro.
Loro mi avevano creata,e adesso mi mantenevano in vita,come fa mamma leonessa che procura le prede ai cuccioli.
La carne da mangiare. Da strappare e ingerire.
Da cui trarre le energie vitali.

Quel pomeriggio non strappai carne,ma ne ebbi il desiderio.
Non mangiai umani,ma il desiderio feroce di farlo mi fece scattare una leva nel cervello.
Da OFF passai repentinamente a ON,iniziando ad inveire ed aggredire tutti quegli ipocriti ragazzini che erano venuti al funerale fingendosi suoi amici.
Io ero sua amica. E come tale sapevo chi lo era e chi no.
Non potevo accettare lì a compiangerlo Fiammetta che da quando avevamo otto anni che mi diceva di non parlare con quello perché era pazzo.
Avevo aggredito lei e Gianluca quando aveva pronunciato quelle parole più false della sua innocenza «Ho cercato di aiutarlo,ho fatto di tutto».
Li ho spinti,li ho cacciati e li ho insultati come mai avevo fatto.

Quel giorno è sbocciato alla velocità della luce un fiore che nel mio petto attendeva da anni di sbocciare.
Un fiore immenso e nero,pieno di spine e profumato di inganno.
Quel giorno è uscita fuori la mia parte cattiva.
Non sono più stata la bambina timida e buona che si fa calpestare da quel giorno in poi.

 

Quando tornai a casa ero fuori di me.
Piangevo,e bestemmiavo ad alta voce contro Franky,mi sentivo sull’orlo della pazzia.
Ma ancora non sapevo cosa mi sarebbe aspettato negli anni successivi.
Il pozzo è sempre più profondo di quanto si pensi guardando dall’alto.
Gettai il giubbotto contro l’appendiabiti con tanta forza da farlo tremare e infine cadere dritto dritto per terra.
Mentre insultavo i miei genitori,le mie sorelle,Frank,le tartarughe,tutti,mi tolsi le scarpe e lanciai per aria anche quelle.
Una mi ritornò in testa,e gridai incazzata come una bestia e un po’ confusa da ciò che stavo facendo mi accasciai per terra.
Mia madre accorse pensando che mi ero fatta male.
Io le gridai di andarsene.
La mia voce era tagliente e rauca come mai l’è stata.
Dal profondo delle mie viscere il mio dolore si esprimeva in una litania di lamenti da landa dell’Inferno.
Avrei preferito mille volte essere all’Inferno vero in quel momento.
Probabilmente,almeno,ci sarebbe stato Franky lì con me.

Sola e desolata in mezzo alla stanza piansi sulla sua felpa per un tempo indefinito.
Quando raccolsi le forze mi trascinai sul letto e mi rannicchiai lì per continuare a piangere.
Ormai avevo inzuppato la felpa.
Era sera tardi quando venne mia madre a cambiarmi.
Ero cosi stanca che a malapena opposi resistenza quando mi tolse la felpa.
«Non lavarla» mormorai più volte perché non mi sentiva.
Alla fine mi sentì.
La piegò con cura,io osservai ogni suo gesto con gli occhi rossi e traboccanti di altre lacrime involontarie.
Non potevo fare a meno di ricordare le volte che gliel’avevo vista addosso,le volte che gliel’avevo presa dall’armadio perché la voleva mettere.
Poi mi addormentai.

La mattina dopo la presi e la ficcai infondo allo scatolo dove ci sono i miei vestiti.
Non poteva allontanarsi da me.

 

Qualche mese dopo ho dovuto farla allontanare da me.
L’ho rimessa nel suo armadio.
Ho raccontato a sua madre che non doveva lavarla e le ho detto il perché.
Lei,come tutti,pensava di star ascoltando una pazza,perciò acconsentì.
Infondo eravamo impazzite un po’ entrambe.

Adesso chissà che fine ha fatto la felpa.
Sua madre si è trasferita.
Credo non riuscisse più a vivere in quella casa.
Io ogni volta che passo di lì guardo la finestra della sua camera.

 

 

 

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18 risposte a "Post Traumatic"

  1. DI dolore si può morire. Il dolore ti può trafiggere l’anima e il cuore. Tu hai solo scoperto te stessa, tramite il dolore. Non hai sbagliato a dire a chi si fingeva suo amico, o amica, ciò che erano in realtà e come stessero speculando sulla sua morte: io avrei fatto lo stesso.

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  2. È andata così, le cose non si possono cambiare. Ma so per certo che ciò che ti rimarrà impresso saranno i ricordi felici. Qualche volta affiorerá qualche triste memoria, purtroppo cancellare non è possibile, ma saranno momento brevi, effimeri. Ti parlo per esperienza personale.

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    1. All’inizio tornavano alla memoria solo le cose negative…ma piano piano che passano gli anni iniziano a diminuire.

      Una prova ne è il blog,ad esempio.
      L’ho aperto pochi mesi dopo, e all’inizio era pieno di lui…in fondo la mia testa lo era…ma col tempo le cose sono cambiate.

      Il fatto che mi parli per esperienza personale mi tocca nel cuore,mi dispiace,lo sai che ti stimo tantissimo…o forse non te l’avevo detto ancora?
      Sei un uomo forte,sono contenta di averti conosciuto,e che fai parte del gruppo,e che sei qui su WordPress con noi.
      😉

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  3. Se tu la donna forte, perché riesci a esternare i tuoi demoni interni attraverso i tuoi scritti. Io uso il blog solo per trasmettere le mie passioni, ma non credo riuscirei mai a scrivere direttamente il mio passato, non in prosa per lo meno, ma solo in poesia.

    Anche io sono contento di averti conosciuta. 🙂

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  4. Bellissime parole, anche se piene di dolore. Non posso capire quello che hai provato o passato perché non ho mai perso un amico in modo così definitivo e crudele. Però ho sentito quel dolore leggendo questi tuoi pensieri, e non posso fare altro che augurarti il meglio per il futuro. Stay strong!

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      1. A volte ci vuole tempo, molto tempo… e ci si chiede perché, e perché proprio a noi…. ma poi viene finalmente un giorno in cui tutto è chiaro… credimi… mi è capitato molte volte nella vita… ogni volta che non accetto la realtà mi ci scontro e prolungo l’agonia…

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