La tua barba non ha avuto tempo…

Te la ricordi quella mattina?
Certo che te la ricordi,come ricordi tutto.

Nella tua memoria è rimasto tutto.
Della tua memoria è rimasto tutto.
Solo la tua memoria è rimasta.
In me.

Grazie al cielo io c’ero quella mattina,pensa un pò che altrimenti nessuno potrebbe essere qui oggi a ricordare quel momento.
Quel momento non sarebbe mai accaduto.
Chissà cosa cazzo avresti fatto senza di me.
Avresti dormito,povera anima in pena.
Dovevo sempre romperti i coglioni io invece,soprattutto la mattina presto.

Non era nemmeno passata l’ora di colazione che arrivai a casa tua.
Tua madre già non c’era. Lavoro.
Mi aveva inviato un messaggio quella mattina mentre ancora anche io dormivo e mi aveva chiesto di passare a controllarti che nel pomeriggio avevi una visita.
Quando arrivai tu dormivi ancora,ovviamente,come sempre.
Non aprii nemmeno la porta della tua camera perchè sentivo attraverso i muri sottili il tuo respiro altrettanto sottile che mi confermava che c’eri ancora.
Mi sedetti al tavolo della cucina a scrivere delle cose su un quaderno che mi ero portata da casa.
Dopo un pò mi offrii da sola una ciotola di cereali,quelli a forma di barchette al cioccolato,affogati nel latte fresco.
Ne riempii un altra ciotola e lasciai il latte sul tavolo,nel caso ti fossi svegliato affamato.

Quando ti sei svegliato più o meno mezz’ora dopo,ovviamente non avevi fame.
Ti ho suffragato di ‘’Ti prego’’ per un quarto d’ora buono finchè non hai ceduto e ti sei seduto al tavolo col muso appeso e hai mangiato a testa bassa.
Io ti osservavo e continuavo a scrivere.
Non c’era nemmeno bisogno che mi chiedessi cosa stavo facendo.
Ne che io te lo dicessi.
Lo sapevamo.

«Oggi devi andare dal dottore» ti dissi mentre entravi nella tua camera ancora a piedi scalzi.
«Lo so» rispondesti tu buttandoti sul letto.
«Fra,le medicine» dissi io passandoti una compressa.
Tu prendesti la bottiglietta d’acqua perennemente sul tuo comodino e ingoiasti l’antidepressivo del buongiorno.
All’epoca ero piccola e spaventata da tutti quei nomi;antidepressivi,psichiatri…
Adesso li conosco a memoria e mi vergogno come una ladra per averti forse fatto intendere continuando a chiamarli semplicemente ‘’medicine’’ e ‘’dottori’’ che mi imbarazzavo.

Adesso lo posso dire chiaro e forte.
In tutti gli anni che abbiamo condiviso,ti ho visto condividere la tua vita con più di otto tipi diversi di antidepressivi.
In tutti gli anni che abbiamo condiviso,ti ho visto passare da una tripla dose di stabilizzatore dell’umore perchè eri nella fase gravemente depressiva,ad una minima perchè eri nella fase maniacale.
Non ci capivo mai un cazzo.
Adesso è lo stesso.
Le prendo io quelle stesse cose adesso,ma poco ci capisco.
Più che altro aspetto e spero che mi aiutino.
Che vita di merda,adesso ti capisco.
Adesso. Adesso era tutto ciò che avevamo Franky.

Quella era una di quelle mattine che per smuoverti dal letto potevo solo compiere una violenza ai danni della tua collezione di dischi.
Presi ‘’Origin of Simmetry’’ dei Muse e attaccai con Feeling Good.
Se c’era una cosa che amavo della tua stanza era il tuo stereo.
Eri e sei l’unica persona in vita mia che conosca che aveva uno stereo cosi bello.
Tu indignato che avessi toccato i tuoi dischi ti sei girato e mi hai guardato tra il ‘’Uffa’’ e il ‘’Non devi farlo’’ e alla fine ti sei alzato.
«Andiamo,forza» ti ho preso per mano e ti ho trascinato nel bagno.
«Primo;ti fai una bella doccia» ti dissi aprendo la tenda della doccia.
«No!» sentii il tuo no secco nel timpano.
«Dai,Fra» «Non puoi andare in queste condizioni dal dottore» «Io non ti ci porto tutto puzzolente fin là,finisce che svengo» risposi io scocciata ma cercando comunque di farti ridere.
Vidi passare un mezzo sorriso sulle tue labbra,ma subito si nascose, «Se dovevi svenire eri svenuta già ora» rispondesti.
Non ci mettevi nemmeno un attimo a confutare le mie stupide battute.
«Mena Francesco,vai» mi scocciai e ti tirai nella doccia tutto vestito.
«Ti prego Fra,ti prego» dissi mentre uscivo.
Non vidi il tuo sguardo,ma posso immaginare che mi guardavi ormai compassionevole nei confronti della pazienza che stavo portando con te e per te.

Restai in attesa fuori alla porta,dopo poco mi sedetti sul pavimento perchè sapevo che eri lento,lentissimo.
Il rumore dell’acqua iniziai a sentirlo dopo un eternità di tempo,durante la quale sentii sbuffi vari e imprecazioni smorzate.
Dopo un giusto tempo iniziai a chiamarti e chiederti come andava.
Il solito silenzio trattenuto e poi scoppiassi a singhiozzare e apristi la porta.
«Vale!» gridasti stringendomi le braccia al collo.
Chiusi gli occhi e ti abbracciai forte.
Eri coperto dall’accappatoio,ma avevi già il viso rosso e pieno di lacrime.
Odiavi lavarti.
Odiavi vedere il tuo corpo.
Odiavi. Odiavi tutto in quel periodo.
Ma quando vedevi me ti scioglievi.
«Vale,scusa» mi dicesti mentre ti aiutavo a vestirti.
Si,si l’ho fatto.
Tanti mi hanno criticata e derisa per questo,ma sai che ti dico tesoro mio?
Io ancora adesso sono orgogliosa di ciò che ho fatto per te e con te.
Non importa tutto il resto.
Mi importa averti aiutato.
Perchè alla fine,quando eri tutto profumato e pulito ti odoravi sotto le ascelle e sorridevi contento.
Quel sorriso mi bastava.
Ho cercato di renderti vivo finchè ho potuto.

Tu stavi seduto sul letto a piangere,le tue lacrime mi colpirono in testa ed una scese sulla mia fronte.
«Tesoro,ma che fai…ancora?» chiesi io alzando la testa.
Ti sentivi a disagio a farti mettere le calze.
Ma io vedevo il tuo corpo stanco e al limite dello scheletrico,io vedevo e ti volevo bene,come non avrei potuto offrirmi di aiutarti?
Quella mattina dopo averti vestito per andare dal dottore nel pomeriggio ti riportai in bagno.
Avrei voluto tagliarti i capelli,avevi un cespuglio incomprensibile in testa,ma non volevo rovinare quei bellissimi capelli neri.
Te li spazzolai facendoti sedere sul water e li fissai all’indietro con un pò di lacca.
Tu ti alzasti e ti guardasti allo specchio «Sembro Alex Turner» sorridesti quasi.
Sorrisi io al posto tuo, «Però Alex non ha la barba» dissi io «Vieni qua che la togliamo».
Ci tenevo a te,come se fossi il mio bambino,ti curavo in ogni dettaglio.
E guardavo i tuoi occhioni neri fissarmi e pensare.
Chissà che pensavi in quei momenti di me.

Cosi mi ritrovai con un rasoio in mano non puntato contro me stessa ma contro il tuo viso.
Non eri molto barbuto,credo perchè ancora dovevi crescere,eri all’inizio dell’adolescenza.
Eppure quella barbetta e quei baffetti alla Hitler sul tuo viso stavano cosi male che mi piaceva spesso ripulirti da quei peli che ancora non si addicevano al tuo viso,alla tua persona.
Passai una mano bagnata sul tuo mento,e poi ci spruzzai quella schiuma bianca che usate voi maschi per farvi la barba.
La spalmai con le dita e iniziai a rasarti cosi come avevo visto tante volte mio padre fare.
Le migliori conversazioni con mio padre le ho avute mentre lui si faceva la barba.
Con te non parlavamo mai invece.
Tu chiudevi gli occhi,come se avessi paura che ti facessi del male.
Ed io mi arrogavo di essere una barbiera professionista.
Ti ripulii alla perfezione quella mattina e dopo averti sciacquato il viso ti dissi «Ecco,adesso sembri proprio Alex!».
Tu ti guardasti di profilo nello specchio,poi abbassasti il capo.
Non ne eri tanto sicuro.
«Aspetta là!» «La crema!» gridai correndo verso lo scaffale della roba da bagno.
Dato che la tua pelle era sensibile e che quell’unica prima volta che ti avevo spruzzato il dopobarba ti era diventata a chiazze come la Pimpa,avevamo provveduto a comprare una crema delicata.
Te la massaggiai sul viso e poi ti diedi uno schiaffetto affettuoso «Pronto!».

Non dimenticherò mai l’odore di quella crema.
Eppure non ne ricordo nemmeno il nome.
Alcune cose la mia memoria le vuole tenere a sè per sempre.
Altre le ha rimosse,come se fossero superflue.
Ho paura,ho paura di dimenticare.
Ma ogni tanto,queste cose tornano alla mente.
Come questa mattina,mi è tornata alla memoria cosi,per caso.

Quell’odore,quella mattina,la nostra vita.

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18 risposte a "La tua barba non ha avuto tempo…"

    1. Grazie tante.

      Bisogna ricordarselo ogni giorno che potrebbe essere l’ultimo e che un fottuto litigio o una parola detta male possono restarci per sempre poi.
      Non per essere negativa,ma la vita è questa. Si muore,si resta con i rimorsi e tutto…

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      1. Ti dico una cosa. Molti anni fa, ho perso mio fratello, aveva 21anni. Andavamo d’accordo ma ci scazzavamo pure. La sera in cui…. Ci abbracciammo come mai, lui dicendo a me:”Guly, sarebbe stato bello lavorare insieme, tu elettricista ed io idraulico”. Fu bellissimo ma mai più lo rividi.

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      2. Già… Ma anche se siamo di passaggio l’amore è una di quelle qualità che non lo sono…e forse è sbagliata per la nostra natura mortale..forse Dio l’aveva pensata per una natura immortale….

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      3. Non siamo tutti uguali, percepiamo ogni cosa con filtri differenti. L’amore è eterno per l’onnipotente, ne viviamo solo una parte in questa esperienza terrena, credo che ne potremo avere una maggiore consapevolezza quando torneremo ‘al di la’ 🙂

        Piace a 1 persona

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