Non ho limiti

Ho spinto il corpo oltre ogni limite che pensavo mi fosse possibile.
Ho salito settecento metri in altezza,con l’ossigeno che mi diminuiva,e i dolori mestruali sotto la pancia e ai reni che mi pugnalavano ad ogni passo che facevo.
Ho spinto il mio fottutissimo e inutile corpo al massimo.
Ho camminato per due chilometri,con varie salite e discese che mettevano in confusione il mio sistema di equilibrio.
E le fottute pietre.
La paura di scivolare da una di esse e finire nell’acqua,magari la testa che sbatteva contro un altra bella pietra e tac…finito tutto.
Na! (Gestaccio) Adesso vi frego a tutti.
Non sono una pigra cicciona come pensate.
Tutti muti,morite.

 

 

Eravamo in pochi,e tutti erano maschi.
Solo io ero femmina,tralasciando le operatrici ovviamente.
Ma loro sono donne adulte,in forma e bedde.
Io sono io. Un sacco di patate informe.
I ragazzi giovani e magri si stancavano prima di me.
Quando ho superato Antonio nella salita verso la cascata nella mia testa sorridevo.
La sfida,anche contro gli psycho,mi metto a sfidare me stessa senza che nessuno se ne accorga.
No,no. Non è come si può pensare.
Non stavo cercando di raggiungere Damiano.
Mi sono tenuta sempre a debita distanza da lui,avevo paura di cadergli addosso o fare qualche figura di merda.
Alla fine però non sono caduta ne scivolata nemmeno una volta.
Non mi sono lamentata,non ho aperto fiato.
Ho respirato l’aria imponente della montagna che un pò mi metteva il cuore in agitazione,e sono andata avanti,sempre.
Senza dire a.
Io non mi lamento,mai.
Potete pure farmi passare un camion addosso.
Non mi lamento.

Il mio corpo andava,oltre tutti i limiti,ed io non mi rendevo conto di un cazzo.
Pensavo solo che era il mio compleanno.
Che come al solito mio fratello non esisteva.
Puntualizzavo tra me e me la chiamata in ritardo di mia sorella.
Puntualizza che puntualizza mi sono ritrovata sulle cascate.
«Si,belle» ho risposto laconica quando l’operatrice mi ha chiesto cosa ne pensassi delle cascate.
Non ero proprio nel mood giusto per una cosa simile.
E poi me la sarei goduta di più in compagnia di altre persone.
Tipo mio padre,che avrei abbracciato in quell’aria fresca e pungente per ripararmi tra le sue braccia possenti.
Tipo mia sorella,con la quale avrei condiviso pensieri fugaci e qualche battuta che l’avrebbe fatta sorridere.
Ma loro.
Che non hanno lasciato i ragazzi neanche un attimo in pace a vedersi le cascate.
Pensavano solo a fare ste cazzo di foto.
Io sarò venuta tipo in ogni foto con la faccia «Andate a cagare»,e scusatemi.
Vabbè,lasciamo stare.
I ragazzi non si rendevano conto,o non gli da ansia la cosa.
A me da ansia.
Io sono abituata che quando vado in un posto me lo godo con gli occhi,e tutti i sensi che si accendono alla vista della natura.
Non sono abituata ad andarci solo per mezz’ora a fare il servizio fotografico tra i massi.
Alle foto di solito ci pensa mia sorella,io sono quella che sta mezz’ora a fissare un opera d’arte sbavando e andando via con la testa nel passato in cui quell’opera ha vissuto.
Cazzo mi frega delle foto.

Mentre tornavamo indietro per la stradina di ciottoli mi sentivo una Lara Croft obesa e imbranata.
Ero certa che sarei caduta.
Ero certa che non c’è l’avrei fatta.
Ho fatto i primi passi e ho preso coraggio.
Ma l’ultima pietra su cui salire era decisamente troppo per le mie gambette corte.
Allora ho categoricamente detto «No,aiuto!» mettendomi le mani sul viso tipo a urlo di Munch.
E allora mi sono sentita pungolare sulla schiena,l’ho sentito dire «Dai,puoi farcela».
Ho pensato che tanto se cadevo al massimo potevo morire che in quel momento non era una brutta aspettativa,o cadere addosso a Damiano.
Lui mi aveva incoraggiata,cazzi suoi poi se cadevo.
Allora ho fatto il passo più lungo della gamba (letteralmente) e la Lara Croft che è in me è uscita fuori ed ha terminato il percorso agilmente come una gazzella sovrappeso.
E che volete. Non è colpa mia.
Le operatrici devono avermi fatto un commento positivo a riguardo.
O forse ho solo intercettato nel viaggio qualche loro scambio di pettegolezzi riguardo la mia inaudità agilità nonostante le vite di troppo che gravano nel mio corpo.

Ho superato ogni limite umanamente possibile sabato.
Non mi si poteva chiedere di più che scalare una montagna con il ciclo addosso.
Fanculo tutti.
Che poi proprio durante il viaggio mi è venuto.
E vedi che sfiga. Che rottura.
Forse però questa è stata la prima volta in vita mia che l’ho affrontato come una vera donna con le palle.
Non ho neanche pensato di dire «Ho le cose…non ce la faccio..» oltre che perchè non potevo rovinare la gita a loro,non potevo nemmeno deludere me stessa.
Ho affrontato la prova fisica,l’ho superata.
Fine.
Il mio compleanno quest’anno è stato solo questo.
Nient’altro.

Ah,vabbè,se non vogliamo contare le sei ore di viaggio (tra andata e ritorno) che ho passato accanto a Damiano nel furgoncino.
Mi ero portata tutta una libreria da leggere e invece non ho letto un cazzo.
Tralasciando che avevo finito di leggere Divorare il cielo alle cinque di quello stesso mattino.
Invece di leggere guardavo lui,lo osservavo e cercavo di capirlo.
Di entrare in contatto con il suo spirito,la sua anima,i suoi pensieri,quello che cazzo è.
Ho notato varie sue fisse,che mi fanno simpatia e sulle quali vorrei indagare ma per ora mi faccio i fattacci miei.
Le nostre gambe si incontravano spesso,per colpa delle fottute curve della strada,ed io all’inizio ero un pò sconcertata da quel contatto con un altro essere umano.
Pensavo,pensavo a quella persona che sta lì.
Pensavo lui cosa avrebbe detto se avesse saputo una cosa del genere?
E allora ho sfidato me stessa,Lui,e la sorte,ancora una volta.
Io voglio essere libera.
Non appartengo a nessuno.
Nemmeno a me stessa.
Nemmeno a questa casa.
Infondo quel contatto non era cosi sgradevole,mi faceva sentire più viva sapere che c’era un essere umano caldo e pensante accanto a me.
Allora ho iniziato a spingere volontariamente il ginocchio contro il suo.
Mi sentivo meno sola.
Quei pochi attimi erano attimi di normalità,di quella sensazione che vorrei fosse sempre,fosse la quotidianità.
Ci sfioravamo le braccia,quando finalmente mi sono stancata di stare tutta attaccata al finestrino pur di non avere a che fare con lui.
Mi ha sfiorato un fianco,ho riso un attimo e abbassato il capo.
Pensavo.
Nessuno può immaginare a cosa.
Lui non credo si rendesse tanto conto dei suoi impercettibili movimenti,e nemmeno dei miei.
Forse non si è reso conto nemmeno quando mi sono stiracchiata ed ho poggiato la testa sulla sua spalla per riposarmi.
Io però me ne rendevo conto,e dentro di me piangevo.
Pensavo. Dentro di me penso sempre.
Vorrei solo qualcuno che non mi facesse pensare più.
Che mi dia uno schiaffetto affettuoso e mi chieda cosa c’è che non va,giusto per distrarmi da me stessa e i miei demoni.
Il mio.
Il mio demone.
Infinito. Adorabile,amabile.
Come posso chiamarlo demone?
Beh,tutti chiamano cosi i fantasmi contro cui combattono.

Mi sono fatta tante domande.
Ed ho avuto solo risposte di merda.
Non so che fare.
Vorrei solamente scomparire.
Al massimo…
Vorrei che qualcuno iniziasse a fare le cose per me.
Tipo prendere le decisioni,le intenzioni,le iniziative.
Sono stanca di fare io. Tanto non mi vuole nessuno.
Perchè umiliarsi ancora in questa stupida ricerca infruttuosa.
Tanto lo sappiamo che alla fine non mi piacerà mai nessuno.
Perchè sono ancora legata a lui e lo sarò per sempre.
Ormai lo so.
Forse troverò la forza e tenterò ancora.
Ma non sarò mai di nessuno.
Tutto quello che c’è da prendere di me rimarrà proprietà privata.
C’è un foglietto che dice:

Sei di Francesco.
Nessuno può passare oltre se non è lui.

Molto bene,grazie dell’avviso.
Fanculo.
Il mio corpo e la mia testa stanno complottando contro di me.

 

28 risposte a "Non ho limiti"

      1. Caro Matte,
        Mi si è suicidato il telefono.
        Si è rotto i coglioni di me,si è spento da solo e non ha più ripreso conoscenza.
        Sentiamoci via mail o qui per ora,purtroppo sai che non mi ci voleva proprio.
        TVB

        Tua sorella minore

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      2. Vale non preoccuparti.
        Io sto senza internet, ogni tanto uso i dati mobili. Che periodo!
        Appena le cose tornano a posto fammi sapere.
        Un abbraccio*

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      3. Vabbè,dovevi proprio scriverlo in pubblico? u.u
        Non fare il vecchio nostalgico mo,per me è una cosa da tutti i giorni mandare lettere e cose varie.
        Solo a chi lo merita.
        Discorso stupido ma che per me vale ancora.

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      1. Hai cercato di fidarti di te stessa facendoti coraggio nonostante tutte le problematiche impreviste che la giornata ti ha presentato inaspettatamente. La seconda cosa, invece, riguarda il tuo bisogno di avere qualcuno accanto e che ti aiuti ed io ho voluto sottolineare che se anche si riesca a trovare una persona che ci supporti non sarà comunque in grado di fare al posto nostro. Tutto qua. 😉

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