Born from the Frost

Anche dal gelo nasce qualcosa.
Anche il gelo,il nevischio e il ghiaccio sono capaci di creare.

Il gelo crea nervosismo popolare.
Il ghiaccio porta scivolate epiche.
Il nevischio fa nascere le amicizie.

Ricorderò sempre cosi la nostra amicizia.
Nata sotto il nevischio.
Sotto quella polvere che cade dal cielo che a me rende triste perchè mi ricorda la fredda Germania.
Nata sopra il ghiaccio.
Il ghiaccio che minacciava di farlo cadere come un fesso in mezzo alla strada.
Nata col gelo.
Il gelo che mi rende nervosa perchè piena di sciarpe,cappelli e guanti,e a lui lo fa tremare.

Lo sapevo appena mi ha parlato di se che l’avrei visto tremare,presto.
Il freddo si avvicinava mentre noi parlavamo e ci conoscevamo.
E lui era incline al freddo interiore.
E allora quando ha nevicato gli è entrato nelle ossa e l’ho visto tremare.
Ho provato una fitta di dispiacere per lui,e per me che già sapevo sarebbe accaduto.
Avrei voluto non accadesse mai,avrei voluto lui fosse più forte.
E avrei voluto non sapere niente io,vederlo tremare e rimanere interdetta,fargli domande e sapere tutto da lui.
Ma le amicizie sono cosi,per me.
So già alcune cose,me le hanno dette altri amici,quelli venuti prima,e che ormai sono andati via.

Non potrei sopportare di perdere anche lui.
Gli ho detto di come l’ho soprannominato sul blog.
Si è indignato.
Vuole essere ricordato come Il Punkettone.
Quindi si,lo accontento.
Non mi costa niente,e almeno questo gli devo dopo tutte le mie paturnie mentali che già si è subito.

Ho un nuovo amico.
Si chiama Punkettone.
Sembra contenga un panettone dentro di se.
Per scorrevolezza e scocciatura lo chiamerò Il mio amico Punk.

Il mio amico Punk mi sta simpatico.
Cazzo,è il minimo per cui io possa definirlo mio amico.
Ho amici che mi stanno sui coglioni? Non che io ricorda.
Il mio amico Punk è un uomo punk al 200% e mi fa strano camminargli accanto.
Mi sembra di avere al mio fianco uno di quegli uomini che ho sempre visto sui grandi palchi del mondo,star della musica invincibili e inavvicinabili.
Invece lui star non lo è,almeno non del mondo della musica.
Ed è avvicinabile.

Ricordo nitidamente quando ci siamo conosciuti,non è stato che pochi mesi fa.
Prima ancora che lo vedessi e conoscessi mi è arrivata all’orecchio la sua fama.
Adoro le persone che sono precedute dalla loro fama;
io sono una di quelle.
Il fidanzato della mia amica S. aveva distrattamente parlato di catene,di questo tizio che quando si muoveva faceva rumore.
Io mi ero aguzzata all’ascolto,mi ero detta «Finalmente uno come me» anche se io non faccio rumore quando cammino ma si sente attorno a me il chiasso dei miei pensieri.
Coso,il fidanzato della mia amica,ne aveva parlato giusto per darci la notizia.
Noi ci diciamo ogni piccola novità che accade al centro.
Quella novità mi diede una piacevole sensazione di avventura.
Dopo essermi avventurata nei meandri di S,M e P ero pronta a sfidare il nuovo arrivato.
Il giorno che lo vidi rimasi colpita di quanto era stata fedele la descrizione che me ne avevano fatto.
Tranne le catene. Il rumore che faceva camminando proveniva da un’innocentissima campanellina.
Coso aveva visto il male dove non c’era.
E infatti nel mio amico Punk male non c’è.
Adoro affermare che in generale in nessun punk,rocker,metallaro o indie c’è male,giusto per elevare la nostra categoria in alto,dove di solito non ci collocano mai.

Come ormai avevo imparato a fare per educazione al centro,appena me lo ritrovai di fronte nel corridoio gli strinsi la mano e mi presentai.
Lui non poteva assolutamente intravedere in me qualcosa in comune con lui.
Sono come un fantasma,tutto il mio mondo interiore è invisibile all’esterno.
Sembro come la mia amica S,di carattere particolare ma vuota dentro.
Eppure la realtà è che non lo sono.
La realtà è che sono stracolma dentro,cosi tanto da essere un vortice di confusione.
All’inizio per solidarizzare con i miei amici che ne avevano timore non cercai di avvicinarmi a lui per parlargli.
Quel primo pomeriggio accadde che prima di fare il laboratorio teatrale riunii i miei amici al tavolo della sala relax.
Lui se ne stava comodamente sul divano rosso a fumare e ascoltare la musica su RadioFreccia.
Io ero incantata dai videoclip musicali che mai avevo visto oppure ricordavo con entusiasmo.
Avrei voluto dirgli subito «Ti piace questa band?» «Io la adoro!» ma ricorsi alla forza del gruppo e cercai di architettare qualcosa.
Eravamo solidi e uniti noi quattro a quei tempi,ed io ero il democratico capo di quel gruppetto di persone speciali.
Il dottore mi disse che io ero il leader emotivo,che senza di me loro si sentivano persi,che ero il loro punto di riferimento.
Quel pomeriggio presi un foglio bianco e iniziai a scrivere come facevo alle elementari e alla medie per non far sentire ai professori ciò che mi dicevo con le mie amichette.

«Ragazzi,vi devo proporre una cosa» scrissi e dissi loro a voce che pretendevo una risposta da tutti.
Passai il foglio.
Mi arrivarono tre risposte affermative e curiose per la mia idea.
Per tutta l’estate non avevo fatto altro che farli divertire,con l’arrivo dell’autunno e dei miei crismi personali mi ero fiaccata,ora speravano avessi ripreso la mia verve incadescente.
Scrissi loro: «Facciamo entrare il metallaro nel nostro gruppo?»
Per paura che qualcuno mi guardasse il foglio da sopra le spalle non scrissi il suo nome,allora era ancora impronunciabile per me.
Era ancora un personaggio,non una persona,per me,in quei giorni.
Attesi spaventata le loro risposte,dentro di me ero certa che li avrei convinti anche solo con le parole,come sapevo intortarli solo io.
I due maschi furono d’accordo con me,uno dei due perfino contento di conoscere quel tipo curioso.
S. invece,la mia amica,ci scrisse «Ma hai visto che ha la sigaretta sull’orecchio?».
Lessi la frase imbronciata, E mo che cazzo vuole questa? Farmelo passare per un tipo pericoloso? Sapessi io quanto lo sono…pericolosa,passai il foglio ai ragazzi.
Lo guardammo tutti e quatto assieme.
Io sorrisi,mi piaceva troppo la sigaretta poggiata dietro l’orecchio,la sigaretta elettronica sempre sulle labbra,le gambe rachitiche accavallate come solo un vero punk può accavallarle,i capelli lunghi che spiccavano tra i due lati rasati.
Ero esagitata all’idea di averlo nel mio gruppo,sapevo già che ruolo avrei voluto dargli.
Immaginavo per me e i miei amici dei ruoli alla Breakfast Club,ed io ero ovviamente la basket case,e mi mancava proprio il Bender della situazione.
S. era la nostra Principessa. Gli altri due invece che Atleta e Cervellone li avrei semplicemente categorizzati come maschi inutili.
Invece lui mi serviva,lui si che era un personaggio per la nostra storia.
Lo immaginai con un braccio passato dietro alle spalle della mia amica,l’avrebbe protetta e amata,l’avrebbe resa una ragazzina idolatrante che guarda il proprio uomo con gli occhi lucidi.
Invece lei infranse il mio sogno.
Prima lei,e poi gli altri.
«E quindi?» risposi alla frase di lei sul foglio.
I due maschi le diedero ragione,mi scrissero tutti e tre che avevano timore,che non sembrava la persona giusta per essere nostro amico.
Mi sentii infastidita dalle loro reticenze frutto di stupidi luoghi comuni.
E mi sentii frustrata,volevo quel tizio per amico,e lo volevo nel mio gruppo.
Ma il mio gruppo non voleva lui.
Dopo alcune smancerie convinsi la mia amica,però poi chiesero a me di andare a parlargli.
Allora tornai ad osservarlo.
«Se vado a dire a questo ‘’Vuoi entrare nel nostro gruppo?’’ come minimo mi prende a pesci in faccia. Forse hanno ragione loro,non fa per noi,o almeno non fa per loro» pensai mentre mi passava la faccia tosta di andare a parlargli.
Stracciai il foglio sotto gli sguardi spaventati dei miei amici,credevano di avermi fatta arrabbiare.
Ero invece arrabbiata con me stessa,perchè non riuscivo a trovare un accordo tra tutti,non riuscivo ad avere con me tutti i discepoli degni che volevo al mio fianco.
Iniziò il laboratorio teatrale.
Non ne parlammo più.
Nella mia testa però,l’idea rimase. Sempre.

Nel corso di poche settimane il mio gruppo si disgregò.
Fidanzamenti,litigi e offese,ci divisero presto e irrimediabilmente.
Diventai amica di ognuno di loro separatamente.
Di qualcuno un pò meno.
Di qualcuno di più.

Seguitavo ad essere curiosa riguardo al tizio nuovo,e allora feci lo stesso stupido giochetto che avevo fatto per conoscere meglio Dami.
Misi tutti al tavolo e dissi anche a lui di venire a sedersi con noi.
A turno,le domande più semplici per fare conoscenza.
Riascoltai le risposte dei miei amici e di chi si trovava lì in quel momento,ma aspettavo con ansia che finissero di discorrere a vanvera per far parlare lui.
Lui che aveva poco da dire,era evidentemente intimidito dalla situazione,ma rimase lì con noi forse perchè in quel mio invito aveva visto il primo appiglio per fare amicizia con noi.
Solo grazie a me scoprimmo quanti anni aveva.
Solo grazie a me i timori degli altri nei suoi confronti cedettero.
Scoprimmo tutti che era simpatico,di poche parole ma non depressomane.
Personalmente ci feci amicizia piano piano,uno scambio dopo l’altro.
Ci trovavamo ogni tanto sul divano rosso,io facevo un commento sulla canzone che passava,lui si interessava della mia cultura musicale.
Il pomeriggio che chiusi col teatro rimasi con lui a vedere la televisione.
Mi colpì il fatto che aveva messo a Uomini & Donne.
Sorrisi dentro di me.
Altro che cattivo e pericoloso. È un uomo come tanti.
Non commentai il fatto che stesse vedendo quel programma,infondo anche a me interessava,poi mise alla musica.
Un sabato rimasi al karaoke solo per ascoltare cosa avrebbe cantato lui.
Non mi deluse,scelse una canzone che rispettavo.
Mi convinsi che era una persona degna del mio rispetto ma dalla quale avrei anche voluto imparare tanto.

Adesso è diventata mia consuetudine chiedergli cosa canterà al karaoke il sabato.
E approvo. Annuisco oppure commento «Ah,hai capito,quello ti piace?» «Che gusti!».
Adesso siamo amici.
Siamo due persone con qualche chicco di neve in comune.
Apparte quelli che ci so caduti addosso l’altro giorno.

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7 risposte a "Born from the Frost"

      1. No,il chiodo alle turte è fuori discussione.
        Ma io sono sempre stata Punk dentro,fuori non so esserlo,fuori non so essere nulla 😵
        Mo c’ho lui che rispecchia come vorrei essere fuori 😂

        Mi piace

  1. Ma ti completa oppure é un modello da imitare? Cmq dal blog appari con il tuo marchio di fabbrica anche se non sei una Rastafari Punk Paninara Emo o Metallara standardizzata e.. se cambi idea con le turte puoi usare le spazzole colorate dello spazzolino per la cresta😜🤟RnRoll

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