The Ghost

È sabato.

Lui non è venuto al centro diurno.

Sta nel letto,sotto le coperte,con la febbre,a fumacchiare e farsi un caffè ogni mezz’ora.

Mi sono comprata un accendino.

Mi sento spaesata.

Manca qualcosa.

Qualcuno.

Ma nessuno se ne accorge.

Solo io.

Allora mi rendo conto che mi mancano i fazzoletti.

Prendo S. e la porto in giro alla ricerca di un pacchetto.

Grazie alle macchinette che ormai sono ovunque e vendono qualsiasi cosa trovo un pacchetto di fazzoletti e mi tranquillizzo.

Ma manca ancora qualcosa.

Qualcuno.

Questa volta è impossibile non vedere.

Manca il dottore,e di conseguenza manca il laboratorio letterario.

Che giornata di merda.

Facciamo le decorazioni per Carnevale.

Che palle,che palle,che palle.

Mi metto sul divano a riposare.

Mi sento addosso un vuoto appiccicoso.

Manca ancora qualcosa.

Qualcuno,cazzo.

Lui.

E intanto Francesco mi si siede accanto tutto sorridente come sempre.

Io sono contenta di non essere lasciata sola.

Di non essere emarginata quando lui non c’è.

S sta con il suo boyfriend.

Io sto qua sul divano con Francesco che mi parla.

Mi chiede se io e il Punk stiamo insieme.

Gli rispondo tranquilla di no.

E allora lui si getta in un fiume d’acqua gelida.

«Mi dai il tuo numero,Vale?» «Ci conosciamo da tanti mesi ormai».

«Uno di questi giorni usciamo?» «Andiamo in pizzeria?» «Andiamo al cinema insieme?».

«Sto studiando Francè,attualmente non ho tempo da dedicare a nessuno» cerco di essere paziente e spiegarmi bene perchè non si offenda.

A me piace Francesco,ma non ho tempo da dedicargli.

Non mi piace abbastanza perchè gli dedichi il poco tempo che mi rimane tolto lo studio.

Magari in passato,ma non ora.

Magari in futuro,ma non ora.

«Dove si trova la pizzeria di tuo padre?».

«Non è di mio padre la pizzeria,lui ci lavora soltanto» e gli spiego dov’è.

«Una sera ci andiamo a fare una pizzella?».

«Francè…» «Ma…magari invitiamo anche il Punk» (ovviamente nella realtà lo chiamo per nome all’amico mio).

«Ah…invitiamo anche lui?».

Annuisco, «Certo,anche se a lui non piacciono tanto i film horror» gli dico, «Che poi fa gli incubi e speriamo non mi si lamenta» mormoro tra me e me, «Lo invitiamo e andiamo al cinema tutti insieme» sorrido a Francesco.

Lui non sorride,è spaesato,dice «Okay».

Prima che uno dei due possa aprire bocca sento il telefono vibrare.

Prendo il telefono,mi è arrivato un sms.

Non me ne arrivano mai.

O me li manda la Wind perchè vuole soldi,ma non li avrà.

O me li manda il Punk,perchè vive ancora negli anni 90’ e non ha il coso verde (Whatsapp).

E il messaggio questa volta è suo.

Mi scrive:

Ricorda che ti voglio un bene dell’anima e che sei il mio cuore.

II mio di cuore,quello vero e pulsante che mi sta nel petto,perde un battito.

Inizio a tremare involontariamente,mi alzo e mi scuso con Francesco e chi altro si trova nella stanza.

Cammino nel corridoio leggendo il messaggio,e nel corridoio mi spengo.

Non sono più io,non è più la realtà.

Non è più la mattina di sabato 2 Febbraio 2019.

Siamo nella mattina del 7 Novembre 2014.

Io corro per la strada verso casa di Franky.

Sua madre ha chiamato la mia,mia madre ha pianto e mi sono precipitata senza sentire una parola.

Quella mattina non ho ricevuto nessun messaggio.

Quella mattina non ha voluto avvisarmi di ciò che stava per fare.

Perchè non voleva coinvolgermi,nonostante fossi già infangata nella situazione fino al collo.

E perchè voleva morire.

Morire e basta.

Non voleva essere salvato.

Poco tempo dopo trovai i suoi messaggi,i suoi ultimi pensieri rivolti a me.

Mi risveglio.

Sono nella realtà,non nell’incubo.

Sono confusa.

Chiamo S,le mostro il messaggio e le dico che ho un bruttissimo presagio.

L’operatrice sta finendo di parlare con una tizia alla porta.

S. mi consiglia di chiedere a lei.

Lo faccio.

Mi porta nel loro ufficio.

Cerca immediatamente di calmarmi dicendomi che è un bel messaggio.

Ma io non vedo del bello,io vedo la fine.

Io vedo la morte.

Che torna a colpirmi nel più vivo e profondo affetto che ho.

Torno nell’incubo.

Una chiamata nel cuore della notte.

Mi dice solo «Sto morendo Va,mi mancherai tanto», «Ti amo».

Urlo,grido come una bestia,chiudo il telefono e svegliando tutti chiamo sua madre.

Balbetto qualcosa,riesco a spiegarle.

Chiama l’ambulanza,lo salva.

Lo salviamo.

Mi ritrovo alle cinque del mattino,in pigiama e stivali,nella sala d’aspetto dell’ospedale.

L’hanno subito ricoverato,ma non può ricevere visite perchè non è orario.

Siamo in psichiatria,ma io allora non lo sapevo.

Non vedevo niente.

Per me era solo lui,lui che stava male.

Aspetto finchè sua madre non mi viene a prendere.

Mi stringe il polso e mi trascina nel reparto.

Io tutta sporca di lacrime e notte lo abbraccio nel letto.

Si è appena svegliato,gli avevano dato un calmante.

Non ha un effetto di 500 ore su di lui,torna poco dopo.

«Va» mi sorride iniziando a piangere, «Mi devo scusà..».

Lo ammutolisco,gli tappo la bocca e poggio la testa sul suo petto.

Respira.

È vivo,mi basta questo ora.

Non voglio altro. Non voglio scuse.

«Ricorda che sei la mia vita» mi dice.

Torno alla realtà.

Al presente.

Quel «Ricorda» appena l’ho letto mi ha fatto salire la nausea.

Ho ritrovato il momento,ho riattaccato tutti i fili.

Il mio amico sta morendo,o vuole uccidersi.

Devo salvarlo.

L’operatrice lo chiama,io osservo,lui non risponde.

Il mio cuore vorrebbe non esistere.

L’operatrice chiama sua madre,è fuori casa,fa la spesa.

Sta morendo. Sta morendo. È morto.

Non posso salvare nessuno. Devono morirmi tutti tra le braccia.

Lui torna.

Chiama il centro diurno,l’operatrice risponde davanti ai miei occhi.

Parla,respira,è vivo.

Il mio corpo si rilassa tutto in una volta,divento molle.

Come si sente lui con la febbre.

Molle.

L’operatrice me lo passa, «Valentina ti vuole parlare».

Non ci ho mai parlato al telefono,io ho problemi con queste cose.

Prendo il telefono tremando,non mi fotte un cazzo di niente.

«Brutta stronza,mi hai dato per morto?!» mi dice ridendo lui.

Sorrido. È vivo. Sta bene. Non l’ho perso.

Non è successo di nuovo.

«Stronzo!» gli grido io spaventando tutto il centro, «Mi hai fatto prendere un infarto,che cazzo di messaggio mi mandi?!».

Parliamo pochi secondi,gli chiedo di chiamarmi nel pomeriggio quando sarò a casa.

Chiusa la chiamata ringrazio tantissimo l’operatrice,e lei prima che esca dall’ufficio mi sussurra «Valentina».

Mi volto.

«Tu sei innamorata pazza di lui».

Sorrido, «Na» le dico andandomene.

Ho comprato un accendino.

È lunedi.

Lui sta ancora male ma è venuto al centro perchè stavo io.

Me l’ha detto proprio.

Ieri ci siamo visti,non potevamo stare lontani.

Gli dico «Sai che mi sono comprata un accendino?».

«E perchè?» mi chiede lui.

«Per avere sempre con me il potere di farmi del male,ma decidere di non usarlo» gli dico io.

«Vuoi darti fuoco?» mi chiede.

«Può essere».

«Vuoi dare fuoco a qualcuno?».

«È capace» rido io.

Lui,con cui condivido anche l’ex autolesionismo,capisce perchè ho comprato st’accendino.

«Fino ad ora…ho resistito» gli dico.

Vedremo quanto mi ci vorrà a sentirmi colma d’odio e avvicinarlo alla pelle per deturparla,scioglierla,cambiarla,distruggerla.

Bruciarla.

Liberarla.Tormentarla.Purificarla.

Lui è tornato.

L’ho toccato,l’ho abbracciato.

Respira e vive.

Esiste ancora.

Ma m’ha fatto prendere un accidenti.

Forse sono io che sono troppo traumatizzata e scatto ad ogni minima parola.

Ma davvero mi ero persa in un incubo sabato.

Non vedevo più la realtà,mi sembrava tutto mescolarsi col passato.

E non mi reggevo in piedi,credevo di morire.

Poi S. mi ha abbracciata,mi ha chiesto perchè avevo gridato nell’ufficio e le ho spiegato che il Punk è uno scemo ma gli voglio un bene infinito.

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2 risposte a "The Ghost"

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