4 anni di Blog: Evolution

Buon Compleannnnnnnooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!
Buon compleanno mio adorato,amato e riverito….

…Blog!

Oggi il mio BF compie ben 4 anni!
Non mi perderò in frasi sdolcinate tipo «Sembra ieri che ti ho aperto,eri cosi spoglio e confusinario».
Sto cazzo.
Io gli ho sentiti questi anni che sono passati,li ho sentiti sulla mia pelle e grazie al blog e alla scrittura li ho sentiti più consapevolmente.
Quindi,grazie come sempre blog,di esistere e di accompagnarmi nella mia vita da Psycho.


Quest’anno ho deciso di festeggiare il compleanno del mio Adorato ripercorrendo la sua e mia,ma dal punto di vista dei contenuti.
Avrete notato che sono fissata,un poco,con le immagini,le foto…insomma,sempre a fare storiografie starei io se potessi.
Ma stavolta no,stavolta voglio la storia tortuosa che abbiamo vissuto io e il blog nel corso di questi anni.
Perciò,accomodatevi,prendetevi una brocca di caffè,che sarà un percorso lungo ed emozionante.


BENVENUTI NEL NOSTRO PASSATO!

 

Come ormai è risaputo in tutta la blogosfera la mia ufficiale carriera di blogger è iniziare il 21 Marzo 2015 con ‘’A Place for my Head’’.
Perciò torniamo nel 2015,vediamo che faceva e come scriveva,la sottoscritta.

 

 

Dagli albori del blog e della mia carriera di blogger…una delle cose più tristi che abbia mai scritto.
L’ho scritta piangendo,ancora ricordo.
Era l’inizio della fine per me,erano passati cinque mesi da quando lui non c’era più ed io stavo ogni giorno più male di prima.
Aprire il blog è stata l’unica cosa buona che ho fatto in quei mesi,in quel periodo…nella mia intera vita!

 


I save you from yourself…

 

13 Aprile 2015

Come fai a salvare una persona che non vuole realmente essere salvata?
Semplice,non la salvi.
Ti tocca guardarla morire da quel momento in poi.
Un legame insidiosamente malato ti lega a quella persona dal primo istante in cui ti proponi di salvarla.
E vederla morire è la fine.
La fine di tutto.
Di quell’amore che avevi progettato,di quella vita condivisa e di quei sacrifici fatti tentando di salvarla.
Ma non si può salvare un anima che brucia e si corrode ogni giorno che passa,si può solo stare a guardare e iniziare a bruciare con lei.
Quando quell’anima sarà completamente bruciata,resteranno le ceneri con le quali potersi nutrire mentre la fiamma che incendia il nostro petto divampa sempre di più.
Ti sentirai sopraffatto dal calore,sul punto di scoppiare.
Sentirai che non c’è fine a questa tortura,la tua mente ti dirà di seguirla.
“L’unica via d’uscita è raggiungere lui” mi ripeteva la mia testa.
“Ti stai sbagliando” ripetevo alla mia testa cercando di dissuaderla.
La battaglia è ardua,senza sosta e tregue.
Finchè non ne uscirai completamente vincitore,ti sentirai ogni momento in bilico tra la vita e la morte.
Se ti sentirai morto dentro,la battaglia è finita prima di iniziare,ma se sentirai anche solo le ceneri di ciò che rimane di te,combatti.
Vale la pena rinascere da quelle ceneri,vale la pena cercare la felicità.
All’inizio del 2016 cominciai a rovistare nel passato.
Trovai questo discorso scritto anni prima che avevo ripetuto ad alta voce a Frankie centinaia di volte.
Quando la mia camera era tutta piena di loghi di band,ed io facevo la fighettona rockettara che sa tutto.
Ma infondo ero una ragazzina,che cosa sapevo?
Non so niente adesso,figuriamoci allora.
Mi piaceva solo fantasticare,e credere di sapere le cose.
Di avere la verità in tasca…

 


So Far Away

29 Gennaio 2016

Ci sono due modi per gli adolescenti per affrontare un trauma.
O,iniziano a drogarsi,a bere e a rubare,o trovano il loro mondo nella loro arte.
I più deboli cercano rifugio nella ‘’cattiva strada’’, i più forti si rifugiano nell’arte.
Ognuno di noi ha la propria arte,la propria salvezza,il proprio posto nel mondo.
Che sia il disegno,la recitazione,la fotografia,la scrittura,la moda,la musica,ognuno ha il suo posticino nel mondo.
Io ho trovato il mio posto nel mondo del ROCK.
Mi chiedi cosa c’è di diverso nella musica rock che il pop non ti trasmette?
Beh,non pensare affatto che tecnicamente il rock sia più ‘’forte’’,pensa alle emozioni.
Arriva un momento nella vita nel quale non riesci più a provare alcun tipo di emozione. Io ho trovato la via d’uscita a quell’ibernazione della mia anima con il rock.
Vedi,quando ascolto i Muse,i Mars,i My Chemical Romance o un altro di loro io sento la vita.
Provo;felicità,tristezza,speranza,forza,coraggio,commozione,depressione,amore. Sento il mio cuore battere forte,la mia mente trovare le risposte che cerca,la mia pelle tremare,perchè quelle canzoni e le persone che ci sono dietro hanno vissuto le stesse cose che ho vissuto io,hanno combattuto ed ora diffondono il messaggio della cura che hanno trovato nella musica.
Mi chiedi cosa chi sono queste persone che mi salvano la vita?
Beh,guarda la parete della mia camera.
Sono loro.
Mi chiedi cosa dicono di diverso dai One Direction?
Guarda la parete,parla da sola.

C’è Matt Bellamy (Muse) che mi dice di non controllare troppo a lungo le mie emozioni perchè questo mi porterà all’autodistruzione,mi dice che Loro mi fanno urlare le loro urla e sognare i loro sogni,ma dice anche che insieme siamo invincibili e scapperemo da queste relazioni distruttive e troveremo la beatitudine.
Perciò seguirlo,ti insegnerà ad essere forte e non ti lascierà mai nei momenti difficili,sarà la tua luce guida.
E poi,guarda accanto,gli spaventosi Avenged Sevenfold che parlano insieme una lingua comune e mi dicono; So il modo in cui stai vivendo,soltanto il tempo muterà la tua visione,ma da sola non puoi vincere questa battaglia,perciò benvenuto nella famiglia.
Dicono che sembra non ci sia nessuno da chiamare quando i nostri pensieri sono cosi confusi,i nostri sentimenti insicuri e perciò uniamoci alla famiglia.
E poi c’è Chester Bennington (Linkin Park) che ti dice di lasciare fuori tutto il resto,cancellare dalla memoria il dolore e andare avanti perchè quello che hai fatto ormai è fatto.
E ti dice che sei solo una crepa in un castello di vetro,ma che la ribellione è iniziata e noi ne siamo un imitazione.
E poi vedi quel gruppo accanto?
I My Chemical Romance,si loro con la profonda sofferenza di Gerard Way ti dicono tante cose.
Per prima cosa ti consigliano di unirti alla Parata Nera.
E poi Gerard dice di non essere un eroe ma un uomo,ti dice che sei un adolescente e non devi farti mettere in testa le voci dei potenti,ti dice di fare ciò che senti,vestirti con abiti scuri o metterti in un uomo posa violenta e anche se gli altri ti lascieranno solo,lui sarà sempre con te.
Ti dice anche di contare,perchè anche se andremo all’Inferno,dobbiamo cantare per il mondo,per il futuro dell’umanità.
E i Mars,quelli sotto i My Chem,beh loro sono più concisi.
Jared ti dice di vivere o morire,ti dice che sarai un conquistatore,cerca e distruggi,o ti troverai in un oblio,ma il facino degli Echelon ti salverà perchè siamo tutti Re e Regine e vinceremo questa battaglia.
E ricorda Freddie Mercury ti dice che lo spettacolo deve sempre continuare.
Ricorda che i System Of A Down ti dicono che ci sono giorni soli ma che anche da quelli si può imparare.
E non dimenticare cosa dicono i Of Mice & Men,perchè non sarai mai solo, ci saranno sempre loro con te.
E guarda gli Arctic Monkeys,beh,quanto è bello Alex Turner?
Ma aspetta,guarda i The Ramsus,Laurii ti dice che ci sono delle ombre nelle nostre vite,ma noi continuiamo a camminare e a vivere per trovare una cura per questo cancro.
E poi gli Oasis,loro ti dicono di far smettere al tuo cuore di piangere.
I Rage Against The Machine ti mostrano il marcio della società e i Limp Bizkit ti chiedono di ribellarti a questi sopprusi.
E,infine,i Green Day ti dicono di svegliarmi a fine Settembre.
Se non riesci a capire perchè questa è la mia vita,allora non farai mai parte della band.
Non ritengo che il mio mondo sia superiore ad altri,insomma,potresti provare le stesse cose che provo io qui nel mondo dei One Direction.
Se ascoltando quella musica,provi emozioni,trovi il tuo posto nel mondo,trovi le risposte e ti senti in pace con te stesso e se questa musica ti fà sentire meglio quando sei triste,allora è il tuo mondo.
Se vuoi stare meglio trova il tuo mondo.
Se il tuo mondo è il rock,allora,sarai il Benvenuto nella Famiglia!

 


 

Continuiamo questo viaggio nel nostro passato addentrandoci nella Foresta Oscura del mio periodo più profondo di autolesionismo,allucinazioni e psicosi incombente.

 


I Never Told You What I Do For A Living

8 Febbraio 2016

Sono circa le due di notte,ma non dormo,sono sveglia.
Sono sveglia perchè ho paura di dormire stasera.
Ho paura di dormire e mi sto facendo prendere anche dall’angoscia.
Pensavo che parlare un pò con Francesco di queste allucinazioni che sto vivendo ultimamente mi avrebbe aiutata in qualche modo.
Santo Tomo non sapevo che avrebbe perfino peggiorato le cose!
Accidenti a me che ho parlato.
Non potevo restare chiusa nel mio mutismo selettivo?
Mi piaceva davvero tanto non parlare e rispondere a nessuno,anche se tante volte avrei voluto dire delle cose alla fine mi rendevo conto che erano inutili e che avevo fatto bene a tacere.
Perchè tanto nessuno mi avrebbe ascoltata.
Parlo o non parlo,non c’è differenza alcuna.
Avrei dovuto tacere anche oggi.
Ora capisco perchè mi era venuta quella crisi di mutismo,perchè ogni volta che parlo me ne pento e chiedo scusa.
Mi sa che torno a non parlare,o tipo parlerò il meno possibile,boh…
Chissà se adesso sentire la sua voce mi aiuterebbe a calmarmi e non farmi sentire oppressa da queste cose.
Chissà se ha ancora lo stesso effetto che aveva una volta,non so,una parte di me mi dice che non avrebbe più alcun effetto perchè ormai la mia mente si è troppo distaccata da tutto.
Un altra parte di me spera che lui sia ancora la cosa buona rimasta della mia vita nonostante tutto.
Gli ho raccontato anche di come sabato mi sono sentita chiamare per strada,mi sono girata e non c’era nessuno.
Ma non so se gli ho raccontato proprio quanto è stata strana la mia uscita di casa di sabato.
Di come mi sono messa a piangere dietro gli occhiali da sole solo perchè un passante mi aveva guardata.
Di come ho attraversato la strada senza guardare se stessero passando macchine (fatto per distrazione propositata) e ho ripreso la concentrazione solo quando ho sentito una macchina che mi suonava e ho visto che stavo per essere investita.
O di come mi sono fermata fuori al portone di casa e prima di entrare ho fatto dieci respiri perchè mi stava venendo l’angoscia.
L’angoscia è strare chiusa in casa perchè sto male.
L’angoscia è uscire di casa e sentirmi perseguitata e giudicata da tutti.
L’angoscia è respirare,ora.
Intanto ho comprato un libro sabato,e l’ho comprato con l’idea che avere ottocento pagine da leggere fosse una cosa bella e che mi avrebbe dato da fare e meno da pensare ai miei stupidi problemi.
Tanto che ho da fare?
Studiare?
Uscire con gli amici?
Lavorare?
Tutto questo non mi tocca,sono un emerita fallita.
Perciò mi metto a leggere Il Conte di Montecristo e fanculo a tutti.
Ma quella voce? Ancora la sento nella testa,come un eco mi è rimasto nella testa quel momento di sabato mattina.
«Vale,Vale!» una semplice voce che mi chiamava con uno dei soprannomi che per di più odio tra i tanti che mi sono stati affibiati negli anni.
Una voce che conoscevo,cioè in quel momento ho pensato fosse la voce di Frank,mi ricordava la sua voce sottile e dolce.
Mi sono girata con lo sguardo di una pazza perchè mi era venuto letteralmente un infarto a sentire sta voce e non ho visto ovviamente nessuno.
Eppure mi sono sentita strana,forse sarà stata una mia suggestione,ma ho sentito che quella voce che mi aveva chiamata esisteva,era consistente,anche se non vedevo nessuno.
Ed è stato strano perchè a Fra non lo sogno ne penso da tanto tempo.
In realtà nelle ultime settimane sto cosi male che non penso ad altro che all’irrefrenabile voglia di morte che c’è nella mia testa,e a tutto lo schifo della mia vita.
Non riesco più a ricordare un momento bello vissuto in passato,mi sembrano troppo lontani.
Non riesco più a ricordare una cosa buona che ho fatto in vita mia,mi sembra di aver sbagliato sempre,sempre e sempre.
E non capisco se il mio continuare a respirare sia un errore o meno,non riesco proprio a capirlo questo,ma comunque lo faccio…intendo respirare,lo faccio anche se non so il perchè.
Ed oggi ho fatto una domanda a Francesco che mi era venuta in mente stanotte.
Stanotte mi sono tagliata di nuovo,e sta volta ho toccato un punto un pò delicato della pelle perchè il taglietto continua a essere sporco di quella maledetta gocciolina di sangue che odio a morte.
E che poi io la odio e la gratto via,e ne esce una nuova,ed è un fottutissimo circolo vizioso.
Mentre lottavo con la crosticina di sangue stanotte ho pensato a Francesco,più che altro mi è venuta in mente una scena.
E mi ero ripromessa di chiederglielo poi,e l’ho fatto davvero,assurdo ma cosi.
Mi ero immaginata me e lui,uno di fronte all’altra.
Io che alzo la manica della mia maglietta e gli mostro l’avanbraccio pieno di tagli.
A quel punto la mia immaginazione si è bloccata perchè non sapevo assolutamente come lui avrebbe potuto reagire ad una cosa del genere.
Allora ho chiesto al diretto interessato.
Avevo già in mente la risposta che avrei voluto sentirmi dire da lui,che d’altronde è la reazione che avrei sempre voluto da tutte le persone a cui ho mostrato i miei tagli.
«Metti che un giorno siamo uno di fronte all’altra» – «Io prendo e mi alzo la manica della maglietta e ti faccio vedere i tagli che ho sul braccio» – «Tu come reagisci?» gli ho chiesto io cercando di essere diretta ma di non spaventarlo.
Ma per fortuna lui non si spaventa facilmente.
Lui mi capisce e basta,per quanto cretino sia,mi capisce.
«Te li accarezzo» ha subito risposto lui.
E mentre io già sorridevo nella mia privata soddisfazione,lui ha continuato aggiungendo «Ti abbraccio».
Forse ha aggiunto anche altro ma adesso non ne sono più cosi sicura,ho paura sia frutto della mia immaginazione,sono certa solo che ha detto queste due cose.
I miei «Mmhh…» e «Ok» non potevano rivelargli la mia gioia e soddisfazione nel sentire una risposta del genere.
Che poi,ok,non sappiamo se reagirebbe davvero cosi,ma non credo che lui potrebbe reagire diversamente come hanno fatto gli altri.
Oh Santissimo Matt Bellamy,ma doveva arrivare un essere umano trasferitosi in Germania per soddisfare la mia maledetta carenza di affetto????!!!???!!!
Ma perchè???!!!!???!!!
Nessuno,e dico NESSUNO prima di lui aveva neanche solo accennato ad una reazione simile,che è quella che io vorrei.
Accidenti,nessuno capisce quanto mi fa male psicologicamente tutto questo???? Nessuno riesce a capire che vorrei solo un abbraccio ed essere confortata perchè la mia vita cade a pezzi?
No,non nessuno,solo lui.
Questo lo rende diverso e migliore da tutti gli altri.
Gli ho chiesto se si sarebbe arrabbiato e lui ha detto no,perchè infondo lui è l’unico che capisce che non è colpa mia,anche se è colpa mia in realtà pratica.
Le reazioni precedenti sono state queste in ordine dall’ultima alla prima:
Mia madre,qualche mese fa «Ancora Valentina? Ancora??!!!», arrabbiata.
Gianluca,quasi l’anno scorso «Vale…ma perchè?», spaventato e dispiaciuto (reazione del tutto abnorme!).
Mia madre,l’anno scorso «Oh Madonna,ma perchè,perchè??» – «Cos’è tutto questo??!!»,disgustata come se fossi la figlia del Diavolo.
Mia sorella,l’anno scorso «Ma sei impazzita? Ma lo sai che può succederti qualcosa?» – «Perchè lo hai fatto?» – «L’hai visto fare in un film e l’hai copiato?», a metà tra l’incazzata,il ‘’mi fai schifo’’ e il ‘’ho di fronte una celebrolesa’’.
Frankie, quasi quattro anni fa,quando per la prima volta in vita mia mi sono tagliata….
Qui…qui casca l’asilo,come si suol dire.
Lui è stato quello che ha avuto la reazione pià inaspettata di tutti,la più brutta forse anche più del disgusto di mia madre…difficile da trovare una cosa più brutta della faccia disgustata di mia madre ma vi assicuro che questo lo era,almeno per me.
Gli avevo appena confessato che Sara e Valeria mi avevano rovinato la vita per tutto l’anno,mi avevano torturata,e mi ero messa a piangere e a chiedergli aiuto.
Lui mi aveva abbracciata,mi aveva detto che tutto sarebbe andato bene…poi instintivamente mi aveva alzato un pò la manica della maglia,ha visto dei tagli e l’ha alzata tutta,poi ha alzato anche l’altra.
Me lo ricordo ancora il suo sguardo assente ed estremamente incazzato nei miei confronti,ma non incazzato come gli altri che mi davano la colpa,incazzato in un altro strano senso.
Iniziò a piangere e a coprirsi il viso con le mani,era disperato e ripeteva «è tutta colpa mia,è tutta colpa mia!».
«Avrei dovuto aspettarmelo da te,avrei dovuto controllarti in questi mesi» – «Sono stato uno stupido a non controllarti» mi disse facendomi sedere sul suo letto perchè mi aveva spaventata con quella sua reazione.
Io neanche gli avrei voluto dire che mi ero tagliata,ne avrei voluto mai che vedesse,ma lui ha fatto tutto da solo,perchè mi conosceva,e si conosceva.
Lui ci conosceva,e sapeva che più o meno io facevo tutto quello che faceva lui.
E cosi avevo imitato il suo modo di reagire al dolore che mai avevo dimenticato da quel giorno in cui a dieci anni vidi per la prima volta,di sfuggita,che aveva un taglio sul braccio.
Fra si diede la colpa di ciò che avevo fatto,e un pò forse era colpa sua perchè da quel taglio che avevo visto sul suo braccio anni prima mi era venuta l’idea di provare anche io per alleviare il mio dolore mentale.
Ma si incolpò troppo,cosi tanto che dopo anni ancora gli era rimasto il vizio di alzarmi le maniche ogni tanto e controllarmi.
Io lo lasciavo sempre fare perchè oramai non mi vergognavo più di niente con lui,ma se trovava un graffietto fatto involontariamente per lo stress subito iniziava a darmi addosso.
Lui non è che si arrabbiava.
Lui non è che si spaventava.
Lui non si disgustava nemmeno.
Lui per fortuna non iniziava a ripetermi che dovevo reagire e stronzate varie.
Lui,sfortunatamente mi veniva a dire «Vale guarda che se lo fai tu lo faccio anche io,se tu soffri devo soffrire anche io allora» e io lo mandavo a quel paese perchè sputava fuori un mucchio di cazzate.
Peccato che tanto cazzate non erano perchè lo faceva davvero,lui che non sentiva più dolore si faceva un taglietto e poi me lo faceva vedere e mi ricattava «Vedi? O smetti o mi uccido» ed io smettevo ma iniziavo a piangere.
Lui era lui,Fra era strano ma almeno sapeva come farmi smettere.
Almeno non gli facevo schifo e almeno non mi dava la colpa di quello che facevo,anzi la dava a se stesso.
Che poi lui mi abbracciava,si questo si,ma avrei voluto mi abbracciasse in quel momento e mi dicesse che sarebbe andato tutto bene.
Avrei voluto che avesse reagito normalmente,come d’altronde vorrebbe reagire Francesco.
Ma di reazioni e persone normali nella mia vita non ce ne sono,inutile attaccarsi a ciò adesso.
Ho dovuto aspettare diciotto anni e un siciliano tedesco per ricevere un maledetto abbraccio quando si vede che soffro come una bestia.
Che poi non riesco più a capire se…
…la bestia sono io che faccio cosi schifo….
….la bestia è l’autolesionismo di cui sono drogata…
….o la bestia è tutto il mio dolore e sofferenza.
Chi è la bestia? Chi vince questo premio?

 


 

Dopo il sollievo temporaneo nella mia vita grazie alla conoscenza di Francesco,sono semplicemente affondata.
Come il Titanic.

 


Titanic,ti chiedo perdono

26 Settembre 2016

Mi sento come il Titanic.
Tutti mi credono inaffondabile.
Invece affondo al primo scoglio che mi passa davanti.
Che ingiustizia.
Se si accorgessero di quanto fragile sono sarebbe tutto più semplice.

Il Titanic lo definivano “la nave inaffondabile” e come un brutto scherzo del destino è affondata davanti al primo ghiacciaio incontrato in mezzo al mare in tempesta.
Io nella tempesta mi sono scontrata davanti a centinaia di piccoli scogli e ormai sono tutta scalfita.
Forse è arrivato lo scoglio che mi ha mandata a picco.
Scivolo nell’abisso più profondo,e nessuno sarà capace di raccogliere i pezzi di ciò che rimarrà a galla.
Nessuno potrà mai disincagliare i pezzi che rimarranno ancorati al fondale.
È li che resterò fino alla fine dei miei giorni.
Nel fondale più buio e profondo,sola con me stessa e le fredde acque in tempesta che mi circondano.
Fanculo,fottuta tempesta.
Fanculo al fottuto scoglio.
E se mi lancio addosso da sola una palla di cannone colerò a picco?
O esploderò in mille pezzetti fendendo l’aria in tempesta.
Fate voi. Comunque non esisterò più.
Sono mancata tra la fine del 2016 e i primi mesi del 2017.
Quando sono tornata ho pensato di ricordare i siparietti inquietanti con i dottori passati nei mesi precedenti.
Questo è il mio preferito.
Sia chiaro,lo penso ancora.
Di essere uno di questi mostricciattoli…

 


Gremlins

22 Agosto 2017

Domandai,così dal nulla,«Conosce i Gremlins?».
Come risposta ricevetti una scossa del capo negativa.
E allora attaccai con il mio logorroico soliloquio da sedicente sottutto io «Sono quei mostriciattoli piccoli,grassi,pelosi,brutti e cattivi» le mie parole contornate da gesti e espressioni assurde,«Non li conosce? Sul serio?».
Ancora una scossa del capo.
Bene,molto bene.
«Vabbè,comunque…» «…Io sono un Gremlin» «Tale e quale! Identica!» continuai io straconvinta.
La mia espressione lo dimostrava anche troppo bene.
«Valentina,ti sei auto-convinta di essere un…Gremlins?» la domanda arrivò preoccupata ma incerta sul finale.
Non aveva capito cosa erano i Gremlins.
Mi usava il plurale per un solo Gremlin.
Che poi sarei io.
«Ma no…» la mia risposta è arrivata anche troppo derisoria,«Era solo una similitudine che mi è venuta in mente ora» mi sono chiarita.
Io sono cosi; adoro usare metafore e similitudini per spiegare chi sono.
Perchè infondo non sono nessuno.
Meglio usare nomi di altri.
Tipo i Gremlins.
Troppo figo paragonarsi ad un Gremlin.
E allora per tutta risposta mi arriva un cenno del capo,ci tiene a rendermi partecipe del fatto che ha capito; era solo una delle mie solite stupidaggini.
Quelle cose che ho imparato a buttare fuori dalla testa da una certa persona,invece di tenermele per me come facevo prima.
Meglio sfogarsi,me lo hanno sempre detto tutti.
Meglio chiarire subito con tutti chi sono. Un Gremlins. O Gremlin?
«Nel periodo di Natale hanno rifatto il film in tivù,ed io l’ho intravisto» «Mi sono ricordata di quanto da bambina mi facevano paura quei cosi,e niente…» «…Mi sono resa conto di essermi trasformata io stessa in un Gremlin ora» «Assurdo,non crede?» ho detto io ed ho chiesto al mio interlocutore se era sorpreso quanto me.
Non era sorpreso,me ne accorsi subito.
Scuoteva la testa,mi guardava preoccupato e non sapeva che dire.
Io avrei saputo che dire ma non lo dissi.
Avevo parlato anche abbastanza per quel giorno.

Ero un Gremlins.
Un piccolo mostriciattolo.
Brutto e cattivo.
Anzi,sono.

 


 

A fine 2017 nonostante tutte le cure e attenzioni da parte del sistema sanitario nei miei confronti ho fatto crush e sono decaduta nuovamente nella spirale.
Nel spirale del Dolore.
Non ve lo lascio tutto,solo alcuni pezzi.


 

Dolore

8 Dicembre 2017

Il dolore porta dolore.
Urlare il proprio dolore lo fa solo crescere e lievitare come il pane all’interno di noi stessi.
Ho urlato tanto. Ma cosi tanto che alla fine mi sono trovata stracolma di dolore all’interno.
Non c’era più posto per niente. Ero cieca,muta e assente.
Non ero più capace di provare un emozione,mi avrebbe distrutto definitivamente.
Più piangevo e mi disperavo,più cresceva il mostro dentro di me.
Più sbattevo la testa contro il muro -piccola,stupida,demente- più cresceva dentro di me un mostro che ridacchiava,mi solleticava nelle parti più intime e godeva del dolore che mi faceva provare cosi facendo.
Non finiva mai,era un calvario.
Il calvario. Il mio calvario.
Non potevo condividerlo con nessuno,era mio e basta.
Nessuno poteva capire. Nessuno può. Nessuno potrà mai capire.
Quando poi è arrivata quell’emozione -seppur debole e innocente,è arrivata- mi ha distrutta.
Il controllo della mia mente e delle mie azioni si è dissolto in una nebbia di pensieri confusi e ossessivi.
Voglio andarmene. Voglio morire. Non ce la faccio. Non ce la farò.
Cosi ho tentato il suicidio. Cosi ho preso tutte quelle medicine senza pensare a cosa stavo andando incontro.
Stupidi meandri della mia memoria,quando uno si intossica di medicine muore.
Bugia,cazzate. Tutte supercazzole.
Io non sono morta,sono andata ancora più a fondo nel mio personale Inferno.
Che vi credete,che da quando prendo gli psicofarmaci e faccio la terapia con la psicologa non vivo più nell’Inferno?
Stupidi innocenti bambini illusi.
Io ci vivo sempre come è da quando sono nata diciannove anni fa.
Ho soltanto trovato una valle più tranquilla dove sostare momentaneamente.
Ma è tutto momentaneo qui.
Da un nanosecondo all’altro cambia tutto.
Ieri,all’improvviso,mi sono gettata dal burrone che c’era infondo alla valle.

Schioccate le dita.

Eccomi,lì,in caduta libera.
Libera nella mia pazzia,senza medicine a farmi da catene di resistenza alla normalità.
Ero solo io,allo stato puro e selvaggio.
Un mostro capace solo di atrocità.
Degno d’essere atterrato con un colpo secco.
–Boom!– e cado.
Chi mi ha sparato?
Mia madre,mia sorella.
Le loro braccia che hanno cercato con tutte le loro forze buone a farmi calmare.

Adesso che sono lucida riesco a vedere la scena dal di fuori,sono risalita a fatica -e con l’aiuto di alcune medicine- sulla valle e riguardo la scena svoltasi nel più ardente fuoco delle viscere infernali con un risolino tra le labbra.
Non so se mi fa piacere il male che procuro o se rido solo perché sono completamente pazza.
Guardate con me,venite,vi accolgo sulla mia splendida valle.
Attenti a non sporgervi troppo però,è pericoloso,potreste cadere anche voi nel pentolone.

Eccomi lì.
Ho un forte mal di testa causato dagli ormoni che mi salgono al cervello.
Mi alzo dal letto e a piedi scalzi vado alla ricerca di Micheluzzo.
L’ho nascosto -non ricordo più dove,forse l’ha nascosto mia madre- per non farlo vedere a mia nipote che se no se lo vuole portare a casa sua.
Accendo la luce nel salotto,sicuramente Cheluzzo sarà nella camera da letto dei miei genitori,ma non mi va di accendere quella luce forte,perciò vedrò di questa luce riflessa.
Appena faccio luce nel salotto il mio sguardo va sul mio adorato presepe.
Manca il pozzo.
Il pozzo. Il mio adorato pozzo. Il mio adoratissimo pozzo.
Non una semplice capretta o uno stupidissimo personaggio.
Manca il mio pozzo.
Il cuore inizia a battermi all’impazzata e inizio a ripetere meccanicamente «No…no…no».
Il mio piede è inciampato,lo sento,sto per cadere nel vuoto.
Indietreggio e mi siedo sul divano,iniziano a scorrermi involontarie le lacrime e mi prendo il viso tra le mani.
Il vuoto…è lungo,sembra infinito,ma alla fine atterrerò…
«Noooo!» grido,la mia voce che sembra uscita direttamente dalle profondità dell’Inferno, «Che cosa ha fatto!?».
Mia madre accorre.
…nella lava bollente. Il mio corpo è incandescente,perdo tutto.
Il controllo e la capacità di essere umana.
Divento finalmente me stessa; bestia feroce.
Mia madre inizia a pregarmi,neanche ricordo cosa ha detto,non sentivo nulla,vedevo solo il pozzo che mancava.
Mi prende per le braccia e mi prega di non piangere che fuori sentono tutto.
No,non puoi tenermi sempre legata tra le catene.
Mi libero,hai rotto il cazzo.
Lancio un braccio contro l’Albero di Natale al mio fianco,lo sento scuotersi e sento il rumore delle palline che cadono per terra.
Mia madre inizia a spaventarsi e mi prende di petto per tenermi buona,ma io sono forte.
Lei è piccola e magra,io sono piccola e grossa,pazza e incontrollabile.
Cammino verso il presepe nonostante lei cerchi di trattenermi,urla e chiede aiuto.
Mi scaravento contro il presepe insieme a lei,peso morto.
Maledetto,fottutissimo presepe.
Lei ti vuole distruggere?
No,non le darò questa soddisfazione,se deve distruggerti qualcuno sarà chi ti ha costruito da nulla.
Lei non è Dio,io sono Dio.
Urlo dalle profondità dell’Inferno e mi contorco,non so più dove sono,vedo tutto nero e all’improvviso vedo la mia vita passarmi davanti allo schermo degli occhi al rallentatore.
….ho abbandonato la scuola…mi sono lasciata umiliare sempre…mi hanno sputato in faccia…ho fallito tutto,sempre…ho perso te…ho perso tutto…tutti…le notti a talgiare le gambe,vedere il sangue scorrere e ridere di gioia,gioia vera,sentire il corpo fremere…questa sono io…questa è la mia natura. Malefica. Dolore. Sofferenza,sempre,per sempre.
Non so più cosa faccio,sento altre braccia che mi tengono,più forti di quelle di mia madre,ma mi dimeno,ancora non ho distrutto tutto il presepe.
Ancora devo fare qualcosa,non so cosa.
Inizio a gridare e insultare tutti.
Mi atterrano. E mi tengono ferma per terra.
Mia madre piange,o è mia sorella?
Sento della lacrime cadermi sulla fronte come se il tetto perdesse acqua.
Vi voglio morte…vi voglio morte a tutte…a tutti….io compresa…dobbiamo morire tutti. Tutti. Quello stronzo e tu,tu e io. Tutti.
Sento la bambina nel corridoio,non sono come ci sono arrivata ma sono stesa sul pavimento del corridoio con mia madre e mia sorella sopra che mi tengono ferma.
La bambina infondo al corridoio piange e si aggrappa alla gamba della madre,ha paura.
Perché continui a venire? La bambina non dovrebbe vedere queste cose.
Non ti rendi conto che hai una sorella pazza? Devi startene a casa tua,puttana.
Mia madre mi prega di calmarmi almeno per la bambina.
Non lo farei nemmeno tra cent’anni,lei è uno dei motivi maggiori della mia sofferenza.
Torna a insinuarsi lui nella mia mente.
Le sue risate, i suoi ”ti voglio bene” taroccati come un prodotto cinese.
Pezzo di merda,devi morire anche tu.
Sbatto la testa sul pavimento,mia madre grida,chiede a mia sorella di chiamare qualcuno.
Mia sorella non sa che fare,chi chiamare,e le dice che mi calmerò.
Sembro una pazza ossessa,le mie gambe non si stancano di tirare calci all’aria,maledetta aria che mi fai esistere,devi morire anche tu.
Sono una pazza ossessa. Devo morire.
Alla fine la stanchezza del corpo ha la meglio.
La mia mente torna ad essere lucida,sento mia madre preoccuparsi perchè sta per tornare mio padre e se mi vede in quelle condizioni gli viene un infarto.
Sempre lui,sempre lei. Io mai.
Lui muore,che facciamo? Lei soffre,non è giusto.
Ed io? Io non sono niente.
Io sono Qualcuno che si chiama Nessuno.

 


Il giorno dopo quest’accaduto,sono scappata di casa.
Ci mancava tanto cosi che tornavo in psichiatria meno di sei mesi dopo il primo ricovero.
Sarebbe stato un record.

Siamo a Gennaio 2018,quando mi resi conto che nonostante tutte le persone attorno a me io ero Sola,e sola stavo meglio.
Sola mi completavo.
Non avevo bisogno di Nessuno per sentirmi meno sola,sarebbe stata una sensazione che mi avrebbe accompagnata per sempre.
E infatti è cosi,anche ora.


 

Il vuoto attorno

23 Gennaio 2018

Mi si è creato il vuoto tutto intorno.
Il vuoto.

Sono sola.
Lo sono sempre stata infondo.
E sempre lo sarò.

Ma adesso c’è una differenza.
Sola sono forte.
Non ho bisogno di Nessuno.

 


 

A fine Maggio l’anno scorso ho sentito per la prima volta in vita mia di valere qualcosa.
Questi esami mi sono serviti molto soprattutto a livello psicologico.
E se adesso studio ancora,e solo per il ricordo della soddisfazione immane che ho provato l’anno scorso riuscendo in questo fottuto esame.
Quest’anno avrò sicuramente studiato di meno,più frettolosamente,ma la vita va cosi,alti e bassi.
L’unica cosa che importa è che i bassi non mi fermino troppo.
Che non mi stoppino per sempre.

 


 

Abbattuti.

4 Giugno 2018

31 Maggio 2018 ore 21.45

Ero li in mezzo.
Attorniata.
Accerchiata.
Lascia stare Valentina,questa inutile ricerca di aggettivi da mettere alla cazzo di cane non ti rende migliore ne trasgressiva.
Va avanti,mi sto stancando anche io.
Dicevo…appunto.
Ero accerchiata.
Ma non dai miei fantasmi.
Non c’erano bulli.
Erano insegnanti.
Eppure nella mia testa qualcosa girava per il verso sbagliato,erano nemici da combattere.
Mi hanno chiesto «Con cosa vuoi iniziare?».
Ed ho risposto sicura con la prima cosa,e forse unica, che so un pò in vita mia.
«Italiano» e mi sono voltata verso la professoressa alta e magrissima.
Mi ha detto di parlare,argomento a piacere.
Ho parlato di Pascoli.
Mi ha fatto delle domande.
Cazzo,ci ha messo in mezzo anche D’Annunzio.
Grazie a Dio non l’ho chiamato Ungaretti,dato che mi confondo i nomi di sti due.
Dovrei ringraziare na persona che mi ha acceso la lampadina e fatto leggere D’Annunzio quest’anno,perchè sul libro non ci stava scritto un cazzo di D’Annunzio e se non l’avessi letto per conto mio non avrei saputo niente da dire a riguardo.
Perciò grazie,forse quel mezzo voto in più è merito anche tuo.
Dopo il giusto tempo m’ha fermata,ha detto «Per me basta».
«La prossima?» mi sono guardata attorno.
«Psicologia» ho detto.
Stereotipi e pregiudizi,ero una macchina.
Domande sull’apprendimento,sulla comunicazione.
Non c’è stata domanda in alcuna materia alla quale non abbia almeno tentato di dare la risposta.
Al 90% erano giuste.
«Francese» ho sorriso poi alla prof di fronte a me.
Mi ha fatto vedere gli errori che ho fatto nel compito scritto,nel quale comunque ho raggiunto la sufficienza.
Li ho corretti io stessa a voce,mi ha fatto leggere un pò e qualche domanda.
«Ottima pronuncia» ha detto. Ok,menomale.
Poi?
Poi inglese,ovvio.
Ho parlato un pò a ruota libera dei miei hobbies,ci mancava tanto cosi che dicevo «I have a blog…» ma non l’ho detto per fortuna.
Se no come cazzo scrivevo più poi?
Mi so usciti fuori i Muse,gli Arctic Monkeys,gli Avenged Sevenfold,il concerto dei Mars,i Lacuna Coil al Primo Maggio.
Poi m’ha congedata.
Una volta che mi sono tolta davanti le lingue ho affrontato il professore di educazione fisica che mi ha detto di parlare di un argomento a piacere.
Ho parlato della psicomotricità.
Poi Diritto ed Economia.
Siccome il compito era tutto su Diritto,ho parlato di Economia.
Banche,Inflazione,PIL.
Poi Geostoria.
Biologia.
Ed ovviamente,alla fine mi sono lasciata la ciliegina sulla torta che avrebbe reso perfettamente orrido il mio esame fino ad allora andato una bomba.
Matematica.
Cazzo se ne fotte.
Mi sentivo invincibile ogni volta che un insegnante mi fermava soddisfatto e scriveva (il voto credo).
Ne ho abbattuto uno dopo l’altro come se stessi abbattendo tutti i fantasmi del mio passato.
Fottuto passato.
Ho abbattuto Sara e Valeria.
Ho abbattuto la maledetta ereditarietà di problemi cardiovascolari.
Ho abbattuto la paura di perdere MG.
Ho abbattuto la paura della morte.
Che mi accompagna sempre,il tuo fantasma…ma l’ho abbattuto oggi…e mi sono sentita rigenerata.
Piena di energia nuova,pronta ad una nuova fase della mia vita.
Quella fase nella quale la farfalla esce dal bozzolo e inizia a volare.
Sono in ritardo,non posso attendere il diploma per imparare a volare.
Dovrò imparare prima degli altri,perchè ho bisogno di libertà.
E durante quest’esame l’ho trovata.
C’era me stessa lì,quella che studia,si definisce sempre e comunque «Ignorante» ma poi passa.

La prof di Diritto mi ha fatto vedere il compito prima che andassi.
Ho fatto solo qualche errore,ho avuto 8.
Mi sono commossa.
Ho pensato a mia sorella. La sua laurea in Giurisprudenza.
I pomeriggi del sabato in cui le chiedevo delucidazioni su ciò che avevo studiato quella mattina.
Ho pensato che se sono appassionata di Diritto è solo merito suo.
E che almeno avevo reso orgogliosa lei.
Delle cose brutte non voglio scrivere.
Non voglio ricordarle.
Basta davvero.
Si,ho pianto,e anche tanto.
Probabilmente continuerò anche nei prossimi giorni.
Ma non è un pianto disperato nel tunnel chiuso.
È un pianto liberatorio di vittoria.
Ho vinto stavolta.
E voglio vincere sempre d’ora in poi.
Ho troppe sconfitte segnate nel passato.
Mi sono rotta i coglioni.
Voglio abbattere tutti i fantasmi.
E se si ripresenteranno?
Li abbatterò nuovamente.
Dovete morire bastardi,questa è la mia vita,devo vivere io qui.
Non voi.

 


Il viaggio nel nostro passato continua.
Siamo nell’autunno scorso,quando ho iniziato a stare nuovamente male.
Le prime avvisaglie le ho trovate qui,quando mi chiedevo se esistevo davvero o no mettendoci in mezzo tutta una metafora assurda riguardante la mia passione per il gioco.
Ho sempre crisi d’identità io,ma la cosa ricorrente che esce dalla mia testa è questa:
Esisto davvero io?
Come scrissi su quel muro quando scappai di casa; ‘’Valentina non esiste’’ e ne sono ancora un bel pò convinta.


 

Bluff

20 Settembre 2018

Sono un bluff.
Ho lo stesso cappello da pagliaccio del jolly.
Lo stesso sguardo da presa in giro.
Agghiacciante.
La stessa mano costantemente sul mento.
Sono un fottuto bluff.

Mi sveglio la mattina e vivo.
Cammino,scrivo,leggo,mangio.
Vivo.
Dormo.
Sogno.
Mi risveglio.
Non faccio assolutamente niente.
Non fingo di vivere.
Non vivo.
Bleuffo.
Sono un cazzo di bluff che cammina.
Ho lo sguardo sempre annaffiato d’acqua vuota.
Indecifrabile.
Non c’è che il fondo testardo dietro.
Niente.

Sono un bluff.
Non so bleuffare.
Non ho sguardi malupini nel repertorio.
Se ho carte buone ho lo stesso sguardo di quando ho carte di merda.
Sono io stessa un bluff.
Sono come una scala dal due all’otto nella Scala 40.
Mi manca poco per essere completa,per essere un ‘’punteggio 40’’.
Sono come due jolly vicini,vuota ma utile a qualcosa.
A cosa? A vincere?
Sono un bluff.
Tutti dicono che esisto.
Io compresa.
Ma esisto veramente?

 


 

BENTORNATI NEL PRESENTE!

Il presente.
Proviamo a descriverlo in breve?
Un paio di settimane fà mi sono svegliata completamente impazzita e ho fatto la cosa più coraggiosa che io abbia mai fatto in vita mia.
Ho dichiarato pubblicamente il mio amore per Mario e gli ho chiesto ufficialmente di essere mio.
Quanto so essere dolce,romantica e pazza?
L’ho fatto vergognare a morte (sta cosa la ripeterò per sempre) ma ha detto si e quindi siamo freschi ufficiali sposi.
E per quanto io abbia vissuto profondamente due amori nella mia vita,da uno non ero ricambiata neanche un pò,dell’altro mi rimarrà sempre il punto interrogativo (?).
Quindi mi rimane solo Mario,che mi ama,me lo dice e me lo dimostra.
Io amo lui,glielo dico,glielo dimostro.
Ed ho la prima relazione normale e sana della mia vita.
Nonostante tutti i casini del tipo che ci passiamo tanti anni e che siamo due psycho.
Ma infondo ci amiamo proprio perchè siamo simili,e ci compensiamo sul fattore età perchè lui è un ragazzone infantile,ed io una ragazzina invecchiata dentro.
Perciò,nonostante tutto io la sento come la prima relazione normale e sana della mia vita questa.
Quanto è meraviglioso poterlo baciare,poterlo amare,senza preoccuparmi che qualcuno lo scopra e ci divida,o solo poterlo abbracciare e guardare negli occhi per me che ne ho capito a fondo l’importanza diventa straordinario.
Lui c’è. Esiste. Ed è accanto a me. Sempre.

E poi c’è nel mio presente l’essere finalmente uscita allo scoperto.
Ora da qualche parte c’è il mio racconto,con scritto esattamente ‘’Di Valentina Grassi’’ ed anche se non vincerà un tubo o sarà giudicato una schifezza io sono fiera di esso e di me stessa.
Sono fiera del racconto perchè ho avuto il coraggio per la prima volta di rileggere (anche più di una volta!) qualcosa che avevo scritto,di aggiustare tutti gli spazi dopo le maledette virgole e di trovarlo alla fine buono.
Mi faceva spuntare un sorriso,era davvero quello che era successo.
Ed ora che l’ho lasciato andare al concorso,quella parte della mia vita è andata,passata.
Non più presente.

Sono una scrittrice.
Adesso non ho paura di dirlo.
Sono una blogger e una scrittrice.
E se non ho paura di ammettere anche questa caratteristica di me stessa è anche grazie all’amore che mi arriva da quell’ometto tutto ossa che è l’amore mio.

E sono una studentessa sull’orlo di una crisi di nervi.
Cercherò di affrontare gli esami di Maggio al meglio delle mie possibilità culturali e soprattutto psicologiche.

Oggi questa sono io.
Domani non si sa.
Cambio sempre.
Sono in continua evoluzione.
Io e il blog.
Siamo in continua evoluzione.
E l’anno prossimo,chissà dove saremo!?

Annunci

14 risposte a "4 anni di Blog: Evolution"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...