La leggenda del Crotalo e della Murena

Il mio racconto.

Pubblico al pubblico.

Qualche mese fa come vi avevo detto ho partecipato ad un Premio Letterario.

Incoraggiati dallo psicologo del centro diurno io e alcuni mei compagni abbiamo scritto qualcosa per partecipare a questo Premio.

Per me è stato molto importante partecipare,perchè semplicemente decidendo di farlo,di impegnarmi a scrivere qualcosa che avrebbero letto e giudicato degli estranei,mi sono data una spinta oltre i miei soliti limiti.

Ho paura degli estranei,dei loro giudizi.

Sulla scrittura poi,non sono mai stata sicura,l’ho sempre vista come un mio tesoro personale che mi auto medica quotidianamente.

AUTRICE
Mentre compilavo il modulo di iscrizione mi sono resa conto che ero l’autrice di qualcosa. Che avevo creato una cosa,io,tutta mia!

Ma partecipando a questo Premio ho deciso questo; definirmiscrittrice.

Che tipo di scrittrice è ancora tutto da vedere! Probabilmente una scrittrice di merda.

Ma lasciamo stare. Sono dettagli che analizzeremo in futuro,ma molto futuro!

Siamo ancora agli inizi della salita.

Non sarà facile,ma si,ho deciso di farla sta cazzo di salita.

 

Perciò,ho l’onore di lasciarvi alla mia ufficiale opera prima.bando raffaele carrieri 2019 defintivo

 

Il racconto che ho scritto e con il quale ho partecipato al Premio Letterario Raffaele Carrieri Edizione II.

 

 

 

 


 

 

𝕷𝖆 𝖑𝖊𝖌𝖌𝖊𝖓𝖉𝖆 𝖉𝖊𝖑 𝕮𝖗𝖔𝖙𝖆𝖑𝖔 𝖊 𝖉𝖊𝖑𝖑𝖆 𝕸𝖚𝖗𝖊𝖓𝖆

di Valentina Grassi

 

«Sei quasi…quasi, un serpente»
«Ma non potrai mai combattere con me»
«Non potrai mai nemmeno sfiorarmi con le tue sporche squame»,
«Io sono superiore a te» «Ora, e per sempre», disse il crotalo.
Il crotalo si trovava sulla riva di una spiaggia, un posto per niente congeniale per la sua normale vita quotidiana.
Era andato lì per risolvere una questione importante, di vita o di morte.
Adesso che s’era invischiato irrimediabilmente nella questione, sentiva che avrebbe prevalso la morte per lui.
Sentiva il potente desiderio di tuffarsi nel profondo mare che aveva davanti.

Lei, inaspettatamente, rispose.
Balzò su dallo specchio dell’acqua e gli gridò, «Io sono un pesce, idiota!» e tornò sotto la roccia.
«Torna qui!» «Maledetta murena!» gridò il crotalo a sua volta avvicinandosi sempre più all’acqua.
Pochi centimetri ancora e avrebbe iniziato a galleggiarci su.
Il suo istinto interno lo incoraggiava immediatamente ad abbandonare quel posto, quella riva pericolosa, ma qualcosa prevaleva più dell’istinto animale nel crotalo.
«Se voglio,ti mangio con un morso solo!» gridò ridacchiante la murena apparendo a fior d’acqua.
Rimase lì a galleggiare e a osservare il crotalo.
Adesso si era attorcigliato su se stesso, sentiva il clima sempre più avverso al suo modo di vivere entrargli fin dentro l’anima e distruggerlo.
«Crotalo?» «Non ti sarai mica offeso?» chiese teneramente la murena.
Il crotalo la guardò sprezzante, «Io?» «Offendermi di parole pronunciate da quella sporca bocca?».
La murena sbattè la coda e gli gettò uno schizzo d’acqua sulla pelle squamosa, «Fai meno il superbo con me!» «Io sono la Regina degli Abissi, sono tutti miei in questa immensa profondità» «Tu che cos’hai, invece?».
Il crotalo si infuriò, la raggiunse galleggiando a malapena, sbatteva la testa per rimanere a galla e non anneggare,e le sputò addosso acqua e parole «Tu!» «Maledetta Murena!» «Tu sei la mia rovina!» «Tu, tu sei la mia vita!»
La murena ,intenerita dall’intenerirsi del crotalo, lo aiutò a rimanere a galla facendolo posare sul suo dorso.
«Adesso dovrei ringraziarti per avermi salvato la vita?» chiese lui posando stanco la testa sul dorso della viscida pelle della murena.
«No» rispose lei, «Io devo ringraziare te perchè esisti».
Il crotalo si sentì sul punto di piangere, ma non aveva mai versato lacrime in vita sua, non sapeva nemmeno come erano fatte.
Sentiva solo una commozione mai provata.
«Sono io che devo ringraziare te» mormorò.
La murena aguzzò l’udito, e lo guardò di sottecchi,
«Se tu non esistessi, io non sarei me stesso…non sarei niente»
«Non esisterei senza di te».
La murena sorrise, il crotalo chiuse gli occhi e finalmente la prima lacrima della sua vita fu versata, sul dorso della murena.
«Siamo una cosa sola, lo sai» «Purtroppo è cosi» mormorò lei.
«Elimina il purtroppo, non ci sono purtroppo nella nostra esistenza» sentenziò lui.
Nacque, in un giorno predestinato, un crotalo, nel bel mezzo del grande deserto su cui la sua famiglia regnava.
Era l’ultimo ad essere uscito dall’uovo della nidiata di quell’anno.
Le prime cose che vide in vita sua furono; la sabbia, i fratelli che strisciavano in alto verso l’uscita dalla fossa, e poco dopo i suoi genitori.
Due imponenti e vecchi crotali dagli occhi più neri che lui avrebbe mai visto in vita sua, pronti a dare il benvenuto ai piccoli.
Lui si accorse subito che aveva qualcosa di diverso dagli altri, dallo sguardo di suo padre, e dalle attenzioni premurose dei fratelli.
La madre lo seguì in ogni passo della sua crescita, con il suo sguardo ansioso ma distante.
Lui crebbe, ma lentamente si rese conto di cosa c’era di diverso in lui.
Credeva d’essere superiore alla sua specie, possessore di capacità incredibili.
Sentiva le voci.
Anzi, sentiva la voce.
La sua voce.

All’inizio, quando aprì gli occhi per la prima volta, pronto ad uscire dall’involucro, sentì una voce flebile nella sua mente che si lamentava ed era impaurita.
«Ma che succede?» «Dove sono?» «Dov’è la mia mamma?».
Si sentì subito emotivamente connesso con questa voce impaurita dalla vita come lo era lui in quell’istante.
Ma non sapeva cos’era quella voce, chi era.
«Tranquilla, andrà tutto bene» «Adesso nasceremo, e vivremo una vita fantastica» pensò il crotalo credendo di poter rasserenare anche solo con un pensiero quella voce distante eppure cosi insita in lui.
«E tu chi sei?» «Sei la mia mamma?» «Dove sei, mamma?» rispose la voce.
Il crotalo nacque, pensò a sè e ad uscire da quella che altrimenti sarebbe diventata la sua tomba, e mentre incoraggiava se stesso involontariamente incoraggiò anche lei.
Nello stesso giorno predestinato in cui nacque un crotalo in mezzo al Deserto, nelle profondità del Mare stava per venire al mondo una murena.
Aveva paura, si sentiva troppo grande per l’involucro che l’aveva protetta durante la crescita, sentiva che sarebbe affogata e morta lì dentro.
Ma sentì quella voce nella sua mente, e convinta fosse la sua mamma che la incoraggiava diede la testata più forte che ruppe definitivamente l’uovo.
Nei pochi minuti successivi si rede conto anche lei di essere diversa dalla sua famiglia.
Gli altri se ne stavano insieme a giocare e osservarsi,studiare i colori delle squame, i genitori guardavano felici i nuovi nati, lei se ne stava in disparte.
Rimase distesa accanto alla fossa che conteneva le uova e ascoltò la sua mente.
Sentì che c’era un altra vita in lei, sentì che quella voce era estranea eppure legata a lei indissolubilmente.
Nei loro primi giorni di vita non si parlarono.
Si ascoltarono semplicemente.
Non si posero domande sul come e sul perchè.
Loro erano cosi, avevano qualcun’altro nella mente.

Un giorno, il Crotalo, ormai diventato il principino del regno, valoroso e coraggioso, decise di fronteggiare la situazione.
La situazione che aveva nella mente da tutta la vita.
«Ci sei?» «Sei qui?» chiese nella mente.
«Certo che ci sono, io ci sono sempre» rispose lei, ormai consapevole di averlo con se ovunque.
«Come ti chiami?» chiese lui intimidito, sembrava tutto un altro crotalo adesso che parlava con lei.
«Mi chiamo Murena» rispose lei, «Tu chi sei?».
«Io mi chiamo Crotalo, Crotalo Ceraste» rispose fiero lui.
«Ah bravo, hai anche un cognome» «Ti senti importante per questo?» ribattè acida lei.
Era nella sua natura essere acida, ma con lui gli veniva più facile essere arcigna e cercare di allontanarlo.
Non era molto contenta e rassegnata al fatto di avere dentro di se un estraneo.
Il crotalo non rispose per un pò, cercò di reprimere i pensieri, ma non ci riuscì «Che cazzo vuoi da me, Murena maledetta?» «Vattene dalla mia testa» «È mia, capisci?» «Devi sloggiare».
«Pensi di poter avere tutto quello che vuoi solo perchè sei il Re del Deserto?» «Beh,hai capito proprio male» «Io sono la Regina degli Abissi, quindi mi sopporti e basta» «Non avere troppe pretese, stupido serpente».
Da allora iniziarono a fare amicizia.
Continuarono a insultarsi e pretendere l’abbandono della mente dell’altro per giorni, mesi, anni…ma non cambiò mai niente.

Quando oramai erano diventati esemplari adulti ognuno della propria specie, si erano rassegnati ad avere nella mente quell’ospite all’inizio indesiderato.
Avevano imparato a conoscersi, anche senza parlare.
Sentivano quello che facevano durante la giornata, quello che pensavano, erano una cosa sola.
Conoscevano spontaneamente i segreti più profondi e oscuri l’uno dell’altra.

La Murena aveva scoperto che il Crotalo era superficiale e superbo.
Da quando era nato aveva creduto che sarebbe diventato il Re del Deserto, dato il suo dono speciale nella mente.
Aveva cacciato prede per tutta la famiglia con coraggio e incoscienza.
Aveva sfidato i crotali più forti nella lotta per il territorio.
Sotto quel velo di superficialità, la Murena conosceva la profonda curiosità e malinconia che avvolgevano il Crotalo da quando era venuto al mondo.
Gli andava stretto anche il Deserto, voleva di più, lui voleva conquistare il mondo intero.
Ma quando la Murena si rese conto dai suoi pensieri, cosa voleva esattamente conquistare, si spaventò, e iniziò a piangere tutti i giorni.
Lei, che era fragile e si nascondeva sempre sotto le rocce nelle profondità, aveva timore per lui.

Il Crotalo aveva scoperto che la Murena era furba e in perenne lotta con se stessa e lui.
Non l’aveva mai accettato, e quando l’aveva fatto l’aveva giudicato inferiore a lei.
Il Crotalo aveva assimilato tutta la cultura che la Murena, accanita esploratrice del mondo, si era costruita in quegli anni di vita.
Il crotalo pensava di essere stato il primo a capire tra i due che l’amava.
Lui, futuro Re del Deserto, amava la Regina degli Abissi.
E l’amava incontrollabilmente, lei era una parte di lui.
La sua parte migliore.
La sua sete di conquista aveva un unico obiettivo; lei.
Non era riuscito a nasconderglielo, e l’aveva sentita piangere disperata per la sua decisione avventata.
Il Crotalo decise di partire, di andare da lei.

Arrivò l’ora della verità.
Il crotalo padre osservò i figli.
Era sul punto di morte, doveva lasciare il Regno ad uno dei suoi eredi.
Prima che potesse proferire parola il Crotalo si fece avanti e disse «Padre, non contate su di me per questo» «Ho altri progetti, ho altre conquiste da fare; parto».
Il padre e tutti i fratelli rimasero scioccati dalle sue parole, mai un crotalo si era permesso di aprir bocca prima del padre, e addirittura di chiedere la libertà per le proprie conquiste.
Suo padre rispose con profondo dolore e finta compostezza, «Se lasci questo deserto morirai» «Ma se è questo il tuo desiderio,prego…» «…Sei libero di andare, ma non di tornare».
Il crotalo non ebbe esitazioni.
Preferiva andare incontro alla morte che non vedere mai la Murena.
E non sarebbe comunque mai voluto tornare in quel polveroso e ristretto deserto che comprendeva il nulla, che non comprendeva lei.
«Non c’è spazio per tutti qui» «Non c’è spazio per me» «Devo dirvi addio» il Crotalo si congedò dalla sua famiglia e iniziò il suo cammino.

La Murena, dall’altra parte del mondo, ascoltò in silenzio tutta la conversazione.
Riuscì ad ammutolire persino i suoi pensieri.
Era diventata ferma e catatonica, sembrava morta.
Lui sarebbe morto.
Sarebbe morto per lei.
Per cercarla.
Lei, che era stata la prima a capire di amarlo profondamente, il giorno stesso in cui lui la incoraggiò ad uscire dall’uovo, capì che doveva sacrificarsi per lui.
Il suo Mare era immenso, c’era un lungo percorso da intraprendere per arrivare il più vicino possibile a lui.
Lei non aveva confini, per lui avrebbe attraversato Oceani interi.
E fu ciò che fece.

Lui attraversò il Deserto, e ritrovatosi nella foresta si sentì spaesato e perso.
Chiese conforto alla Murena, con la quale era sempre in contatto.
Sapevano entrambi che stavano viaggiando in ricerca l’uno dell’altra.
«Ti amo» gli disse lei chiaramente, isolando le parole dal resto dei pensieri.
Lui prese a strisciare tra le erbacce, rinvigorito da quella dichiarazione d’intenti.
Oltre alle erbacce dovette sopportare l’indicibile cattiveria dei topi che lo accettarono nelle stive di una nave da carico.
Il viaggio verso la Murena si faceva ogni giorno più difficile,ma nella nave il Crotalo sentiva che lei si stava avvicinando, che le loro distanze si dimezzavano giorno dopo giorno.
Dopo mesi di cammino tra i paesaggi più inospitali per un crotalo, egli rivide la sabbia.
E dopo mesi tra gli abissi più profondi, lei lo sentì finalmente vicino.
Nuotò veloce verso la riva.
Lui strisciò sulla sabbia dell’isoletta in mezzo all’Atlantico su cui era arrivato e in un baleno raggiunse la riva.
Per la prima volta potè parlare, dopo mesi di silenzio.
«Murena!» gridò disperato.
Lei affiorò dall’acqua, scura come lui l’aveva immaginata nella sua mente, «Crotalo!» gridò disperata.
«Quanta pena ho avuto per te!» «Che viaggio da pazzo hai fatto!» «Se tu fossi morto…».
«Oh, non essere stupida, io non muoio, io vivo…io vivo per te» sibilò lui facendo battere i sonagli.
«Come sei bello, sembri parte del paesaggio» mormorò lei affascinata.
Lui si gonfiò d’orgoglio, «Tu sei meravigliosa, sembri contenere tutta l’oscurità dei nostri pensieri sulla tua pelle» disse in estasi.
Lei sorrise, e rimasero a guardarsi per un tempo infinito.
La Murena e il Crotalo non possono comprendersi mai fino infondo.
C’è un mare di mezzo tra di loro.
Ed anche se il Crotalo è sulla riva, di fronte a lei, sa che sono diversi e lo saranno per sempre.
Lui non può vivere negli abissi di lei.
Lei non può vivere nei deserti di lui.

Loro sono due animali della stessa razza, ma di tipo diverso.
Questo è il bello, il bello che li fa amare.
Non sono uguali, sono simili.
Sono due facce della stessa medaglia, costruita tra pensieri interconnessi l’uno con l’altra.
Sono due serpenti, ma strisciano in mondi opposti.
Non potranno mai incontrarsi davvero.
Non potranno mai amarsi.
Non potranno mai, e poi mai, essere se stessi.

Perchè per essere se stessi, dovrebbero stare insieme.
Loro sono una cosa sola, ma divisa dalla potente e incontestabile natura.

 

 



 

 

P.S. Ne io ne i miei amici del centro abbiamo vinto niente. Siamo andati alla premiazione col dottore ed io mi sono commossa per le bellissime cose che hanno scritto gli studenti partecipanti. Cosi giovani e pieni di talento e passione per la scrittura. Sono cose che mi fanno sperare.

21 risposte a "La leggenda del Crotalo e della Murena"

    1. Grazie. Si,è palesemente autobiografico,anche se io quella diversità volevo proprio che marcasse la differenza abissale e incolmabile tra i due…dici che non sono riuscita a esprimere ciò che volevo esprimere oppure il racconto è aperto a più interpretazioni?

      "Mi piace"

      1. Capisco il pensiero personale,e avrei voluto mostrarlo anche io,ma ho preferito essere realista e mettere nero su bianco ciò che è accaduto davvero.
        Che la diversità,la lontananza,ci hanno diviso.
        è stato anche un modo per esorcizzare e buttare nel cassonetto del passato ciò che è accaduto.
        Grazie per il feed ❤

        Piace a 1 persona

      1. Tu e Mario! 😃 Ci ho pensato perché sono entrambi diversi dal resto della famiglia e anche tra loro, e proprio per questo si trovano 😊💕
        Bellissimo Esopo, ti piacerà tanto! L’ho letto molto da piccola.. ed è vero, c’è connessione perché sono fiabe di animali le sue!

        Piace a 1 persona

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