Amore è il centro di tutto

Quest’anno la materia che ho preferito studiare è stata Filosofia.
Il mio maestro di questi mesi di studio è stato Platone.
Devo dire che questa materia mi sta aprendo molti mondi interconnessi tra loro,sono contenta che faccia parte del mio programma di studi.

Ma bando alle ciance,sono tornata a parlare d’amore,come faccio spesso,se non sempre,anzi,soltanto.
Stavolta però la teoria non è solo mia,ma è anche di zio Platone.
Amicissimo di un mio antico concittadino,Platone in uno dei suoi dialoghi ha fatto raccontare dalla bocca di Socrate (protagonista preferito dei suoi primi scritti) un discorso della sacerdotessa Diotìma che parla d’amore,di Eros.
Scopriremo dalle sue parole,nuovi risvolti legati al sentimento Re del Mondo.

Leggete un pò con me.

Il discorso di Diotìma su Eros (dal Simposio di Platone)

…riferisce il discorso della sacerdotessa Diotìma.
Eros è essenzialmente desiderio di bellezza e di bene,ma se Eros è desiderio vuol dire anche che Eros sente la mancanza di questi valori ideali.
Eros non è quindi un dio,perché ogni Dio è già bello e buono,ma una sorta di demone che si trova,per la sua condizione,collocato tra gli dei e gli uomini,quasi un mediatore tra le divinità e l’umanità.
Ma Eros è ansia,volontà di avere ciò che non si possiede e di conseguenza egli è figlio di Ingegno e di Povertà,come colui che,povero e squallido,sa anche essere “coraggioso,risoluto,tenace” intento sempre a raggiungere ciò che desidera.

La favola platonica ha un significato ben preciso;essa infatti in questa esaltazione di Eros non allude solo all’amore inteso nella comune accezione del termine,ma intende cogliere nello slancio amoroso il senso di tutto il fare,il conoscere,che caratterizzano la natura umana.
L’anima,dice Platone,vuole conoscere e anche quando ha già conosciuto qualcosa,si sente nuovamente povera perché sospinta dal desiderio di conoscere altro.
In fondo Platone,dopo avere individuato l’anima come centro vitale e intellettuale voleva anche spiegare quale poteva essere la forza che spinge le anime,a ricercare all’infinito un sapere sempre più ampio,in una tensione che non può esaurirsi mai.
Platone seppe dare questa felice giustificazione dell’eterna ansia di conoscenza che anima gli uomini ispirati da Eros,e perciò desiderosi di sapienza e di bellezza.

Quante volte nella vita tutti noi abbiamo pensato che l’amore fosse una maledizione,un eterna tortura di sofferenza?
Io l’ho pensato spesso.
Ai tempi,lo descrivevo come un virus estraneo che mi era entrato nel cuore e aveva generato piccoli mostriciattoli che percorrevano le mie vene e il mio sangue.
Un demone,si,la cosa più brutta e intensa che potesse colpirmi.
Eros è tutto e niente.
Desiderio di ogni cosa; bellezza,conoscenza,bontà,supremazia.
Chi è esigente e egocentrico è pieno di Eros in sè.
Quel mezzo dio mezzo demone che ci vuole aiutare a tendere una mano verso il mondo magnifico e splendido degli dei.
Cazzo però,non ci vuole niente che per i suoi egoistici desideri Eros stesso vi lasci la mano e vi osservi ridacchiante mentre cadete nel fondo.

È figlio di Ingegno e Povertà.
Io sono figlia di Eros.
Sono fatta di desiderio,di voglia di conoscere ogni cosa,pretesa di essere la più forte e la più coraggiosa,la prima,l’unica,la perfetta creatura.
Io,che sono più vicina al disastro di qualunque altro essere umano,lo sono proprio perchè ambisco al massimo,all’impossibile.
Il nonno Ingegno mi salva spesso dal finire nella merda.
La nonna Povertà è una stronza che mi rinfaccia tutti i peccati che ho commesso.
Eros,mio padre putativo,mi incoraggia,e mi spinge verso lidi che non avrei mai creduto di poter visitare.

Insomma,avete capito che se siamo ciò che siamo è grazie all’Amore?
Senza di lui non avremmo voglia di conoscenza.
E senza la conoscenza l’essere umano non vive,è un ameba.
Siamo fatti per slanciarci verso l’Amore e la Conoscenza.
Due cose che si concatenano.

Il fattaccio però,non finisce qui.
Sentite un pò,uno dei tanti bellissimi miti che zio Platone ci racconta per spiegarci le sue teorie filosofiche proprio terra terra,comprensibili per tutti.
Anche per me,regina dei deficienti.

Il mito della Biga Alata (dal Fedro di Platone)

Platone racconta un mito,il bellissimo mito dell’anima che viene immaginata simile a una biga alata,trascinata da due cavalli: uno bianco che rappresenta l’emotività,lo slancio,e uno nero che incarna il desiderio dei sensi.
I due cavalli sono guidati da un auriga,simbolo dell’anima razionale,che cerca di reggere l’impeto dei due focosi destrieri attraverso l’iperuranio dove vivono gli dei e dove egli può contemplare le idee.
Ma il più delle volte l’auriga non riesce a guidare il cocchio fino all’iperuranio e,se anche ci riesce,i cavalli,in particolare quello nero,trascinano la biga verso il basso.
In tal modo l’anima cade a terra e si incarna nel mondo sensibile
(il nostro),e qui,a seconda di ciò che l’auriga è riuscito a vedere nell’iperuranio,l’anima vivrà come mente di un filosofo oppure,se non avrà visto nulla,si incarnerà in un tiranno,o comunque in un uomo meschino o malvagio.

Questa immagine grandiosa della biga alata che tende verso l’alto per un suo irresistibile desiderio di amore e di conoscenza costituisce il più vero e profondo modo di essere dell’anima umana.

Ebbene si,cosi veniamo al mondo noi esseri umani.
Altro che cavoli,cicogne e api.
Signori,l’auriga e i cavalli.
Questo dovete raccontare ai vostri figli.

Il meraviglioso cocchiere della biga,combatte contro gli impeti dei due maledetti cavalli,per fare di noi degli esseri migliori possibili.
Se riesce a trascinare emotività e desiderio dei sensi,i due cavalli pazzi,il più vicino possibile al centro del mondo (nell’iperuranio,dove si trovano le essenze delle idee!) allora renderà se stesso,una volta caduto dalla biga,un essere umano migliore.
In pochi vediamo l’iperuranio. Il fottuto cavallo nero ci vuole persi nel superficiale desiderio sei sensi,del corpo lascivo e concupiscente.
Chi ci arriva più vicino quande cade su Madre Terra diventa una brava persona.
Chi non viaggia molto sulla biga,cadrà sulla Terra da reietto ancora prima di poter aprire bocca.
Perchè il suo cavallo nero avrà scelto per lui la preponderanza di desideri carnali nella sua personalità,e il suo cavallo bianco avrà scelto di cedere all’emotività e non combattere la bestia dall’altra parte.
Il nostro viaggio lassù determina ciò che saremo qui una volta arrivati.

Non ci porta una cicogna quindi.E già.
Sarebbe meglio sostituirla con una biga trascinata da due cavalli.
È una metafora più simile alla realtà.
Tutto,secondo me,si decide negli attimi prima che nasciamo.
Noi,neonati in procinto di uscire dall’utero materno,compiamo le prime scelte che formeranno inconsciamente il nostro carattere futuro.
Mia nipote si era attaccata dentro mia sorella,non voleva uscire.
Io sono uscita sottopeso,fragile e sul punto di abbandonare il tentativo.
Mi sembra che tutto si ripeta all’infinito.
Il mio cavallo bianco deve essersi messo a piangere e ha detto «Non faccio un passo,voi fate come volete!» e il cavallo nero allora ridendo malignamente mi ha gettata nella merda.
Grazie mille.

L’Amore è capace di guidarci verso il Bene o verso il Male.
Fate attenzione al vostro desiderio di conoscenza.
Che non vi renda arroganti e capaci di compiere qualsiasi atrocità pur di essere migliori.
Che l’Amore vi muova tutti verso la pace della conoscenza suprema.
(Ok,sono impazzita,che sto scrivendo come una sciamana? Chi penso di essere?)

Avete capito,quindi?
L’Amore è sempre il centro di tutto.
Della vita.
Della scelta tra il Bene e il Male.
Del desiderio di Conoscenza.
Del Coraggio.
L’Amore è il soffio vitale che ci spinge.
Verso dove?


Tutti i racconti ufficiali li cito dal libro ↓

Percorsi filosofici dell’Occidente,R.Fabietti. -Volume primo


Conoscenze & Riflessioni

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4 risposte a "Amore è il centro di tutto"

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