Breve storia di Valentina fuori città

La settimana scorsa ho passato qualche giorno a Roma.
Ovviamente voglio scrivere e ricordare tutto.

Questo sarà il primo articolo di una serie dedicata,non a Roma,ma alle riflessioni e pensieri che mi sono saltate nella mente mentre ero lì o durante il viaggio.


Voglio raccontarvi del viaggio.

Taranto ➸ Roma

Tutto è iniziato lunedi 11 Novembre alle 13,30.
Siamo saliti sulla corriera verso Policoro,dove poi abbiamo preso l’altra che andava a Roma.
Nella prima corriera c’era una signora che si è presa i posti che erano dei miei genitori e si è sdraiata,si è tolta le scarpe e ha rivolto i piedi verso mio padre che stava nella fila accanto.
Quanto ho riso.
Non abbiamo detto niente perchè dopo un oretta siamo scesi.

La corriera diretta verso Roma si è girata tutta la Basilicata con mio gran piacere.
Abbiamo caricato varie persone dalle province di Potenza e Matera.
E nel frattempo io rivedevo le strade percorse pochi mesi nella macchina fa con Mario affianco.
Sulla Sinnica ho avuto un attacco di malinconia.
Avrei voluto ritornare a Luglio,quando c’era quella dolce creatura accanto a me.
Mario quest’estate mi parlava di quanto era bello l’autunno da quelle parti,di tutte le sfumature dal rosso,al giallo,all’arancione,che assumevano quei boschi.
E quel giorno l’ho visto con i miei occhi;uno spettacolo meraviglioso.
Un sogno ad occhi aperti.
Però,mancava lui,non era tutto al suo posto nel puzzle.

Ho letto abbastanza durante il viaggio.
Ed ho avuto l’idea per un podcast.
Poi,siamo arrivati,alla fine.

 


ROMA ➸ Le ore

Le prime cose che ho notato quando siamo scesi dalla corriera sono state; immondizia e buche nell’asfalto.
Odio i luoghi comuni (di questo scriverò infatti a parte qualche riflessione) ma è stato ciò che ho visto io.
Appena scesi siamo corsi verso la fermata del pullman,era buio ma il poco che ho visto erano cassonetti dell’immondizia strapieni.
Dai due pullman che abbiamo dovuto prendere per arrivare al b&b ho visto Roma di sera.
Ho visto i ragazzi romani vestiti bene e profumati all’impossibile parlottare nel pullman diretti chissa dove.

Il mattino dopo mi sono alzata con le nuvole in cielo che combaciavano con la mia situazione mentale.
L’appartamento era bellissimo.
Vorrei una casa simile,almeno per il letto nero accidenti.

Il palazzo ai miei occhi sembrava di classe,di persone ricche.
Aveva persino la casetta dove sta il portinaio.
Roba che da noi non ho mai visto sinceramente,neanche nel palazzo migliore nel quale sono entrata.
Mi piaceva il portinaio (oddio,non in quel senso), faceva molto ”Un posto al sole” quel palazzo.

La prima mattina a Roma siamo andati in centro (credo sia il centro,poi qualcuno mi dica qual’è il centro di una città immensa?).
Fontana di Trevi.
Maestosa e bellissima,sicuro.
Ma tutti quei turisti mi hanno un pò impanicata.
Non ho buttato alcuna monetina.
Mi è piaciuta di più la chiesa di fronte alla fontana.
Una chiesa molto bella e piena di statue di santi.
Quel giorno mi sentivo persa ed ho cercato la risposta di Dio,gli ho chiesto di aiutare il mio piccino.
Di far si che quella diagnosi che gli avevano prospettato fosse un errore.

Poi ci siamo diretti verso il Pantheon.
Durante la strada ho cercato in tutti i negozi di souvenir,che sono infiniti,qualcosa di perfetto per Mario.
Dopo crisi isteriche e confusione dovuta alla quantità immensa di oggetti,mi è balzato agli occhi un bellissimo teschietto in ceramica.
Papà,a quel punto conoscendo la passione di Mario per i teschi e la mia conseguente passione per Mario,non ha potuto far altro che sborsare per farci felici.
Ho comprato una calamita col Colosseo per sua madre,che ha un frigorifero strapieno di calamite.
E mi sono fatta prendere anche un bracciale di cuoio da mio padre.
Mario quando sono tornata me l’ha messo al polso e ha fatto il nodo.
Non lo tolgo più finchè non si toglierà da solo.
Mario usa fare cosi con i bracciali.
Credo però che a me durerà poco perchè dopo un paio di docce già è tutto sfilacciato.

Il Pantheon era meraviglioso,forse l’opera architettonica più solenne e perfetta che io abbia mai visto fino ad oggi.
Non sapevo niente di cosa ci fosse al suo interno.
Anzi,forse nella mia testa pensavo fosse vuoto.
Invece era pieno di altari e tombe.
Ho fatto il giro completo della circonferenza e sono rimasta piuttosto schioccata nel vedere la tomba del re che ci lasciò nelle mani dei fascisti.
Quando mi sono rincontrata con mia sorella davanti alla tomba di Raffaello infatti mi ha detto che di solito i fascisti vanno a quell’altare a farsi le foto.
A volte è meglio ignorare,non avrei voluto saperlo.
Mentre tornavano indietro le ho fatto una testa cosi con la questione ‘’Come è possibile che l’uomo che ci ha traditi sia sepolto in uno dei luoghi più belli della nostra capitale?’’ e vabbè.

Il pomeriggio io e miei genitori siamo rimasti nel b&b mentre mia sorella sbrigava il fatto per il quale eravamo finiti a Roma.
Dopo decenni che non vedevo una vasca da bagno,dato che nel nostro bagno c’era,ho deciso di immergermici e non uscirne più.
Mezz’ora più tardi ho sentito mia madre gridare che se non uscivo subito mi veniva una broncopolmonite,parola che lei mai ha detto in vita sua e che a primo colpo le è pure uscita bene.
Abbiamo fatto una passeggiata nel quartiere,che mi è piaciuto e ho invidiato un pò.
C’è tutto. Il supermercato e la farmacia di fronte.
Le pompe funebri,una pizzeria,un paio di bar,il mercato ortofrutticolo e persino il ristorante cinese.
Cose che nel mio quartiere non ci sono,devi prendere un pullman per andare a trovarle.
Ho osservato tutto mentre sentivo la mancanza del mio Mario.
Camminare sola,una volta superati i miei lentissimi genitori,era triste.
Avrei preferito andare lenta,ma con Mario affianco.
Non posso nascondere che questa vacanzetta non è stata granchè soprattutto perchè mi mancava la mia spalla.
Non poter condividere con lui in diretta tutto ciò che di bello vedevo era come vederlo in un film del quale ero protagonista.
È stato molto meno diretto di quel giorni in Basilicata con lui.
Mi sentivo molto meno presente a me stessa.

Quella sera,mia madre -che ho scoperto essere gelosa della sua cucina!- mi ha permesso di cucinare.
Abbiamo arrostito la salsiccia romana,buonissima,ed ho preparato l’insalata per contorno.
Siamo stati tranquilli.
Ma da quando non ci sono mia sorella e mio fratello che si sono sposati,noi quattro non sento più che siamo la famiglia che sentivo prima attorno a me.
Siamo incompleti.
Grazie a Mario ho ritrovato quei pezzi che mi mancavano,lui che mi è fratello,migliore amico,fidanzato,e di tutto un pò.
Un pezzo della mia famiglia,ormai.

Mi sono annoiata un pò in quelle ore,ma la mattina dopo è stata stupenda per me.

Siamo andati da Tiger,un negozio meravigliosamente cartopazzoso,che sognavo di visitare da almeno un paio di anni,almeno quanto desidero vedere la Torre Eiffel.
Non so se fosse il Tiger più piccolo della città,ma comunque ho dovuto svaligiarlo,perchè da me non esiste ed io volevo tutto da anni.
Magari vi farò vedere quello che ho preso,anche se alcune cose le ho regalate quindi non le possiedo più.
Anzi,ecco.

la busta bianca..

Sappiate che ho riempito quella busta!!
E mia madre e mia sorella anche una volta entrate sono rimaste meravigliate anche loro da Tiger!
Poi siamo andati nella Galleria Alberto Sordi.
Abbiamo passato tre ore di orologio nella libreria Feltrinelli.
Quattro piani (contando il -1) di vita meravigliosa.
Mentre i miei stavano nel bar interno alla libreria,io e mia sorella l’abbiamo esplorata nei suoi angoli più reconditi.
Mi ha anche permesso di comprare un libro,anche se ha detto che vale come regalo di Natale.
Ho preso ‘’La Repubblica’’ di Platone,perchè al suo interno sono esposte alcune delle teorie di Platone che più mi affascinano.
Il mito della caverna e della biga alata,se non mi sbaglio.
Roba di cui ho anche scritto qui sul blog per quanto mi ha affascinata.
Leggerla dal ‘’vivo’’ sarà ancora più coinvolgente e magari mi permetterà dopo lo studio accademico di capire ancora meglio queste idee di Platone.

Anche se sono state poche ore,alla fine dei conti,sono felice di averle vissute.
Mi hanno dato qualcosa che non avevo,mi hanno permesso di vedere un mondo diverso dal mio…un mondo che ambisco.

 


 

Roma ➸ Taranto

 

Il viaggio di ritorno è stato un incubo.
La corriera era a due piani,stavami stretti e stipati peggio delle sardine.
Non arrivavamo più a casa,c’erano settecento fermate da fare e traffico notturno no sense a Bari.
Durante questo viaggio ero preoccupata e in agitata attesa.
In quelle ore Mario era dal neurologo.
Sua madre appena sono usciti mi ha mandato un messaggio,come le avevo chiesto di fare prima che partissi.
E poi Mario ha voluto assolutamente parlare con me.
Avrei voluto scoppiare a piangere nella corriera,ma accanto avevo mia sorella che mi diceva di non farle fare figure di merda.
Era tutto buio,la strada,il cielo,e la mia testa.
Mario aveva scoperto di essere malato e come avevo previsto iniziava già a dire che dovevamo lasciarci,che non potevo stare con un malato,che non dovevo a vent’anni assistere al suo lento declino.
Ho poggiato la testa al sedile davanti e con calma e voce bassa ho cercato di tranquillizzarlo e dirgli che non l’avrei lasciato e non avrei permesso mai a lui di lasciarmi per questo motivo.
È arrivata un altra prova da instancabili nella nostra vita.
Io mi sentivo vicina alla morte.
C’era cosi poca luce nella corriera,non vedevo la strada ne una qualsiasi cosa attorno a me che non fosse mia sorella.
Ho pensato che doveva essere una sensazione molto vicina a come ci si sente chiusi nella bara.
Ed ho avuto vera paura che la corriera facesse un incidente e non potessi tornare a casa da Mario a confortarlo.
Che fa quell’uomo senza di me?
Lui ha bisogno di me,ed io ho bisogno di abbracciarlo sempre perchè ho tanta paura.

Alla fine,sono tornata a casa.
Alla fine,è stato confortante anche rivedere l’Ilva.
Alla fine,sono ritornata nell’Inferno.
Ma come faccio da qualche anno a questa parte…devo tornare ad affrontarlo.

 


Sul canale YouTube del Blog,trovate un piccolo montaggio riguardante il viaggio.

Qualche ripresa,qualche foto.

16 risposte a "Breve storia di Valentina fuori città"

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