Riadattamento post cambiamenti

È iniziato tutto…non lo so dove e quando sia iniziato tutto ciò.
Non ricordo più niente.
Credo sia accaduto tutto nello stesso momento,ed io ricordi prima qualcosa che qualcos’altra in base ha ciò che ha provocato in me.


Nell’ultimo paio di mesi del 2019 sono cambiate tante cose nella mia vita.
E ne ero cosi sopraffatta che non ho avuto neanche il tempo o la voglia di scriverne.
Ancora potevo capire io cosa avevano provocato in me quelle scelte e quelle notizie.
Ora che sono un attimo più consapevole di ciò che è stato sono qui per gettarlo fuori.

Il mio cuore dice che è iniziato tutto a Novembre,quando Mario è stato ricoverato.
Ho scoperto che è malato,la settimana dopo l’hanno ricoverato,e non ho capito più nulla.
A chiunque sono mesi che vado dicendo ‘’Abbiamo scoperto che è malato’’.
Attenzione Valentina,l’hanno scoperto i medici,questo è certo,ma la sua fidanzata sei solo tu,quindi l’hai saputo tu.
Sento che questo plurale mi sta stretto ora.
Ho scoperto che Mario ha la sclerosi multipla.
L’ho saputo alcuni giorni prima di lui,addirittura.
Era ancora un sospetto,perciò sua madre non gli aveva detto nulla.
Ma quando ho letto su internet i sintomi la mia mente si è automaticamente gettata nel vuoto,combaciava ogni cosa in modo terrificante.
Ho sperato e pregato fino all’ultimo,ma poi mentre ero nella corriera per il viaggio di ritorno a casa da Roma,Mario mi ha chiamata confuso e spaventato e mi ha raccontato cosa gli aveva detto il neurologo.

Ho cambiato un attimo il mio stile di vita quotidiana.
Le mie giornate erano incentrate all’attesa delle 18.30,orario di visite in ospedale.
Mi presentavo sempre prima,eludevo le guardie ed entravo.
Salivo al settimo piano e attendevo che poggiasse la mano sulla mia spalla per essere accompagnato giù al bar a prendere un caffè e fuori a fumare.
Ogni pomeriggio andavo a prendere due cioccolate calde dal distributore e ce le sorseggiavamo.
Il cortisone gli aveva fatto tornare la fame ed io lo guardavo mangiare quasi fosse un animale raro in mezzo alla natura.
Gli ho dato il bacio migliore della storia di Mario e Valentina.
A furia di passare le giornate senza di lui,tanto ne sentivo la mancanza che gli ho letteralmente infilato la lingua in gola.
A furia di stare sola mi sentivo sempre più confusa e non avevo voglia di aprire nemmeno un libro per studiare.
Ho capito più di quanto lo sapessi prima quanto Mario è importante per me.
Non ho nemmeno la motivazione di studiare senza di lui.

Poi,alla fine,è uscito dall’ospedale.

A inizio Dicembre,mentre cercavo di rimettere i pezzetti ai loro posti,tornare a studiare e passare il mio tempo con Mario…ho avuto una mazzata in testa.
Mi sono ammalata,probabilmente ho preso il virus in ospedale.
Mi sono presa gli orecchioni,che non avevo avuto da bambina,e sono dovuta restare in casa una quantità di giorni illegale.
Mario veniva a trovarmi tutti i giorni,ma era come essere tornati a pochi giorni prima quando lui era in ospedale.
Passavamo poco tempo assieme,e nel mentre io soffrivo come una bestia e lui se ne andava in giro con la madre a comprarmi regali per Natale.
Avevo il telefono ancora in assistenza,il computer si era preso il virus,ero completamente sola e annoiata senza Mario.
Non riuscivo nemmeno a leggere per passare il tempo.
Lo passavo dormendo il mio tempo.

Dopo una decina di giorni gli orecchioni sono passati,ma come si sono sgonfiate le parotidi hanno iniziato a gonfiarsi sempre più le gengive.
Sono rimasta un giorno intero senza poter bere acqua per quanto mi faceva male il palato che si era letteralmente dilaniato.
Sono finita anche in ospedale.
Erano preoccupati che mi disidratassi,perciò mi ci hanno portata.
Ho pensato che mi avrebbero ricoverata in psichiatria,che avrebbero detto che mi stavo inventando tutto.
Invece mi hanno infilato delle telecamerine nel naso per vedere la gola e ci mancava poco che mi strozzassi.
Hanno detto che avevo una stomatite aftosa dovuta agli orecchioni,e mi hanno mandata pure a fare una visita di sicurezza nel reparto malattie infettive che ha aperto da poco in ospedale.
Mi ha fatto piuttosto schifo,già il nome dice molto per il mio carattere germofobico,poi i muri erano tutti pitturati di giallo.
Un colore che non mi ispira sicurezza se associato alle malattie infettive.
Lì una gentile dottoressa ha consigliato ai miei genitori di farmi mangiare cibi freddi,per alleviare l’infiammazione in bocca,e non peggiorarla.
E di ripetere le analisi del sangue una volta che fossi guarita.
Già,mi hanno pure tirato il sangue durante una di quelle giornate in cui stavo a digiuno involontario.
Volevano controllare che non avessi la mononucleosi.
E non l’avevo.
Ora…è passato più di un mese da quando mi hanno detto che avevo la stomatite,ma non è che sono guarita del tutto.
I taglietti sul palato sono la prima cosa che è guarita,grazie a Dio,altrimenti davvero sarei finita sotto le flebo per disidratazione.
Poi hanno iniziato a riassorbirsi le afte,e infine è stato il turno delle gengive.
Si sono sgonfiate ad una lentezza record,ma come sono tornate ad un volume accettabile mi sono ritrovata della pelle in più.
Adesso,non mi va di raccontarvelo nel dettaglio perchè è una cosa schifosa,però io mi ritrovo con un grandissimo punto interrogativo in fronte e mi chiedo cosa devo fare e da quale dottore devo andare per sapere se questa conseguenza è normale.
Non è che devo rimanere con della pelle di gengiva in più per tutta la vita?
Mario dice che poi cade. Ma come cazzo fa a cadere?
Boh. I miei genitori dopo la Befana hanno detto che mi portano dal dottore se sto ancora cosi.
Io sono piuttosto stanca di vedere dottori ultimamente.
Nonostante io sia una persona portata per gli ospedali e i medici,mi sono un pò rotta i coglioni di avere tutti questi problemi di salute ultimamente.
La psicologa dice che sto somatizzando lo stress.
A me…sembra una grandissima cazzata.
Gli orecchioni con lo stress non centrano proprio uno stracazzo.

A proposito della psicologa…
L’ultimo casino riguarda lei,il centro diurno…la mia vita nei luoghi degli psicopatici insomma.

Non sono mai stata del tutto convinta di andarci in quel centro diurno io.
Nemmeno il mio psichiatra era convinto.
Ma alla fine ci sono andata.
E l’ho frequentato assiduamente per un intero anno e mezzo.
Poco tempo prima che esplodesse la bomba della malattia di Mario nella mia vita però,ho iniziato seriamente a non voler andare più.
Lo stress era diventato alto,il tempo per studiare tranquilla sempre di meno.
Mi mettevo nel cortile a studiare ma c’era sempre qualcuno che mi disturbava e mi chiedeva di fare cose.
Di partecipare a laboratori che dovevano essere di pomeriggio e che per problemi loro improvvisavano di mattina.
E tirata di qua e di là,non riuscivo a studiare tranquilla,e quando ci riuscivo poi dovevo andare fin lì per non fare un cazzo.
Le cose sono cambiate al centro,la coordinatrice se ne è andata,non sono iniziate tutte le attività.
Il mio adorato laboratorio letterario…non si sa che fine ha fatto!
Un giorno mi sono portata appresso mio padre ed ho comunicato questa mia insofferenza,con l’intenzione di abbandonarli per sempre.
Ovviamente però,mi hanno fato desistere.
Hanno fatto il possibile,mi hanno cambiato orari.
Ho iniziato ad andare al centro solo il pomeriggio.
Non credo di poter dire che è stato peggio di prima,ma era comunque piuttosto stressante appena finito di pranzare scappare alla fermata a prendere il pullman che arrivava sempre in ritardo.
Arrivare lì e ritrovarmi a fare le solite cose.
Il laboratorio di creatività.
Due palle,da Settembre a fare alberelli di Natale,sinceramente mi hanno fatto salire l’odio verso il Natale di dieci tacche in più in questi anni al centro diurno.
Mario che se ne stava a casa perchè non riusciva a camminare,e tutti che mi chiedevano di lui.
E nessuno che mi chiedeva di me.
Quelli che avevo pensato amici,spariti nel nulla.
I medici e le operatrici sempre più ostili nei miei confronti secondo il mio parere.
Mi sentivo braccata e davvero fuori posto.
Non dimenticherò mai la frase che mi disse un operatrice al telefono quando le dissi che quel giorno non sarei andata al centro perchè Mario veniva ricoverato.
«E tu che centri?» mi disse.
Dopo quella frase i giorni a seguire li ho vissuti sentendomi osservata e non voluta da nessuno,nemmeno dallo stesso Mario che invece sarebbe pure scappato dall’ospedale per me.
La sua famiglia che mi tratta come una figlia,sua madre che mi vuole un bene immenso,mai mi ha fatta sentire non voluta,mi ha sempre portata a casa dall’ospedale,ha fatto il possibile per noi.
Ma quella frase mi era entrata in testa ormai.

Se gli fai un esame di coscienza alle operatrici,ti rendi conto che non sono persone perfette,ma che purtroppo i loro errori si ripercuotono su persone già fragili,perciò è un danno maggiore della normale imperfezione umana.
Quante volte mi sono sentita dire che dovevo chiudere la mia relazione con Mario al centro diurno? Una marea.
Perchè dovevo pensare a me,a studiare,e alla mia cura.
Ma nessuno ha mai capito che Mario stesso è diventato parte della mia cura,una motivazione per alzarsi la mattina dal letto che nessun antidepressivo ti darà mai.
Erano convinti che io facessi da badante a Mario.
Mi sono scocciata in generale di sentirmi chiamare cosi,perchè è una cosa accaduta anche in passato che un mio amico mi chiamasse cosi riguardo un altra situazione però.
A Mario non faccio da badante.
Sono la sua donna,e in quanto tale faccio ciò che ritengo competa nel mio ruolo.
Ci sono molti punti oltre i quali non mi spingo,perchè non sono sua moglie,ne sono sua madre per dirgli cosa deve fare.
Ma sono davvero scocciata di sentire la parola ‘’badante’’ riferita a me.
Se facessi la badante avrei uno stipendio,e non avrei il tempo di studiare per diplomarmi.
Invece sono una semplice ragazza,una studentessa particolare,ma sempre una studentessa.
La mia relazione con Mario era già iniziata da un bel pezzo e avevamo fatto il possibile per farmi distrarre dal resto quando sono stata promossa al quarto anno.
Perciò,io ritengo che Mario sia la mia spalla,la mano che voglio stringere quando ottengo un successo.
Non sono la sua badante.
Noi siamo una squadra.
Ed anche piuttosto consolidata.

Ho preferito pensare a me stessa allora,ed al centro non sono andata più.
Prima di Natale sono tornata ed ho parlato piuttosto francamente e brutalmente.
Ho detto sinceramente allo psicologo del centro che io da quando non li vedevo e sentivo più stavo meglio.
Sono salita su a cercare la mia psicologa che subito mi ha fissato un appuntamento,per l’inizio di quest’anno,dato che ancora stavo inguaiata in bocca e a malapena parlavo.
Tra pochi giorni andrò da lei,le parlerò di quello che penso,ovvero che ormai il centro diurno non è più posto per me,e firmerò le famose dimissioni.
Che io non sono come certi altri utenti del centro che minacciano ogni giorno di andarsene,io non ho bisogno di minacciarli,me ne vado per la mia strada e fuck.

Il centro è stata una grande esperienza per me,assolutamente.
Ma il personale ormai decimato e completamente disgregato,le attività ormai inesistenti,il clima che si è creato…ormai non fa più per me.
Io devo stare meglio,non devo fare passi indietro perchè loro stanno obbiettivamente fallendo come struttura.
Se ricordo le decine di belle cose che ho fatto al centro e con il centro,penso che mi dispiace molto vederlo cosi cambiato e sulla via del dissesto.
Ho preso il meglio,il peggio lo lascio a chi non lo vede.

Questa volta non sto scappando come ho fatto dalla scuola.
Questa volta si è chiusa una porta.
Ma sono pronta ad aprirne ua nuova.
Immagino che dentro ci sarà Mario,dato che ormai la mia vita è; studiare e Lui.
Mi ha già dato molto,e ancora tanto può insegnarmi.
Non mi interessano la sua contrarietà a questa mia decisione,la sua paura perchè è malato.
Io lo amo,e gli sarò accanto,affronteremo assieme ciò che dovremo affrontare.
Vedrò ciò che sarà. Non mi tiro indietro dall’amore della mia vita.
Sarebbe la cosa che mi porterebbe al completo disgregamento.
Io sono un essere che si nutre d’amore,non posso respingerlo,è contro la mia natura farlo.
Sono sicura che la vita che farò con Mario mi farà maturare,mi aiuterà a crescere.
Non so fino a che punto arriveremo (non che lui debba morire! ma che lui mi debba lasciare!) ma ci sarò fino all’ultimo istante in cui desidererà avermi accanto,ed anche dopo…
Non smetterò di pensarlo e amarlo,anche se dovrò farlo da lontano.

Adesso devo concentrarmi sul presente,amarlo.
Adesso devo studiare,non perdere il mio tempo al centro diurno.
Adesso devo andare avanti.

33 risposte a "Riadattamento post cambiamenti"

      1. Mi dispiace aver urtato la tua sensibilità. Per una volta non volevo essere pessimista…davvero mi sento sotto una pessima stella. Come se questa volta io volessi vivere ma ci fosse qualcosa di più grande che non me lo vuole permettere.
        Sarà che devo essere più forte e combattere meglio..

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      2. E’ una sensazione che tocca le persone spesso, molto più di quanto si immagina; però se ci facciamo influenzare da tali sensazioni, considerazioni ci blocchiamo, o peggio. Perciò combatti, Valentina, fallo più che puoi.

        Piace a 1 persona

  1. Mi dispiace molto per Mario. Sicuramente per lui la tua vicinanza sarà importantissima. Purtroppo queste sono malattie autoimmuni per cui, oltre alle cure, bisogna evitare gli stress e avere un’alimentazione non infiammatoria, quindi pochi grassi animali, carne bianca, molta frutta e verdura, non fumare e non bere alcoolici… Te lo dico perché anch’io ho una malattia autoimmune.

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    1. Difficile fargli cambiare alimentazione,ad esempio.
      Lui mangia molto poco,quasi sempre cose da fast food,e di cambiare non ha tanta voglia.
      Di bere non beve. Di fumare,fuma ogni istante.
      Sicuramente il suo stile di vita non è il migliore per le sue condizioni,ma io per esempio più che dirglielo non posso fare…infondo non sono sua madre ne sua moglie…non sono nessuno.
      E vabbè.
      Non è bello vedere che ”si fa del male”,ma già farlo svegliare la mattina,non farlo cadere in depressione…tutto ciò ritengo sia già tanto…
      Ti ringrazio del commento,e mi auguro che un giorno anche il mio Mario avrà uno stile di vita più salutare.

      Buon anno nuovo!

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    1. Grazie Ale,ti abbraccio anche io!
      Il problema è che il neurologo gli ha detto che i danni che la malattia ha fatto sono irreversibili.
      Questa notizia l’ha lasciato più sconvolto che sapere di essere malato… 😦

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      1. Infatti io gli sto facendo notare che è molto importante che stiamo fermando l’avanzata.
        Che altrimenti nel giro di poco tempo non avrebbe camminato proprio più.
        Ma ci sono danni che ha fatto la malattia che lo feriscono nel suo orgoglio maschile,e a malapena vuole parlarne,anche se io penso che in qualche modo anche quei danni si possono recuperare.
        Sarà una frase banale e antica,ma credo davvero che ci sia rimedio a tutto tranne che alla morte.
        E non lascerò che lui pensi il contrario,altrimenti morirebbe dentro.

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    1. Ti ringrazio tanto ❤
      Io non sono certa ma devo andare avanti ogni giorno,non posso fermarmi a pensarci troppo…sarebbe un disastro.

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  2. È difficile lasciare un commento sotto un post così intenso… hai fatto ciò che ti sentivi, ciò che era meglio per te, auguro sia a te che a Mario di trovare la serenità e la forza giuste per affrontare tutto, mai mollare 😘

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  3. Ora…se dopo tutto questo non sei diventata una cazzo di ninja m’incazzo!!!
    Tu dimentichi ogni tanto tutto quello che hai affrontato e affronti ogni giorno!!!
    Coraggio mia giovane Padawan
    Potente scorre la Forza in te.
    Saprai affrontare tutto.
    Un giorno per volta.Ti abbraccio
    😘

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