L’Inferno caduto in Terra

Sono stata vittima di bullismo durante la mia vita.

Ne ho parlucchiato qui e lì,ma non riesco a ritrovare sul blog l’articolo che pensavo aver pubblicato anni fa a riguardo.

Perciò,vi ”ripropongo” la mia testimonianza.


L’Inferno caduto in Terra
Come il bullismo distrugge una psiche fragile

Mi chiamo Valentina,ho ventuno anni e sono stata vittima di bullismo quando ne avevo tredici di anni.
Premetto che in vita mia non sono mai stata accettata e trattata come una persona normale dai miei coetanei,ma in terza media ho vissuto l’Inferno caduto in Terra.
Ero una ragazzina timida e silenziosa,non mi piaceva ribattere quando qualcuno faceva una battuta su di me,tacevo e fingevo di riderne insieme agli altri.
In realtà,però,non mi piaceva essere presa di mira.
Nel 2011 -anno in cui frequentavo la terza media- le cose cambiarono,da semplici battute sputate fuori con estrema malizia,le parole dei miei coetanei diventarono vere e proprie verità per me.
Specialmente di due mie coetanee.
Era come se fossero le uniche bocche da qui usciva la verità per me,le ascoltavo con estrema apprensione.
Ogni loro giudizio era definitivo per me.
Ogni loro parola strappava un altro pezzo del mio cuore e lacerava insidiosamente la mia fragile psiche.
Questi esseri che per me non sono neanche umani,ma semplici amene che vivono per osmosi,erano due ragazzine della mia stessa età,che frequentavano la mia stessa classe. I loro insulti iniziarono proprio con l’inizio del terzo anno di scuola media e si protassero fino alla fine di quei giorni,anche e soprattutto perchè io glielo permisi.
Il primo giorno di terza media mi sentivo invincibile,in quei mesi avevo fatto una dieta ferrea ed ero dimagrita abbastanza da potermi considerare normale come le mie compagne. Avevo comprato il diario che andava di moda anche se non mi piaceva,insomma pensavo di essere finalmente una ragazza qualunque che sarebbe passata inosservata e avrebbe finito la scuola media con successo e senza intoppi. Fui accolta nel nuovo anno scolastico con i peggiori commenti che potevo ascoltare pronunciati da un essere umano.
«Che hai fatto?» «La dieta?» «Pensi di essere diventata bella cosi?» e la stessa ragazza che le pronunciava era in sovrappeso e portava un espressione da disgustosa vacca ruminante.
Io ero piccola e fragile,queste frasi fecero crollare tutto il mio mondo e capii che anche se ero dimagrita non ero diventata automaticamente normale come le altre.
Da quel giorno tornai a mangiare senza controllarmi,e iniziai a sopportare frasi cattive di questo genere tutti i santi giorni.
Queste due ragazze si stabilirono nei due banchi davanti al mio,e pochi giorni dopo l’inizio dell’anno una delle mie migliori amiche smise di frequentare le lezioni.
L’altra cambiò posto permettersi più vicino alla sua nuova migliore amica e presto rimasi sola,in mezzo a quattro banchi e a quelle due che c’è l’avevano a morte con me.
Cosi ebbe inizio il vero e proprio calvario.
Dalla mia entrata in classe fino alla mia uscita ero completamente sotto la tortura di queste mie due aguzzine personali.

Una particolarmente buttava fuori veleno verso di me,l’altra era la sua migliore amica e la seguiva come un cagnolino in ogni impresa questa iniziasse.
Non mi lasciavano mai un attimo per respirare,ogni cambio d’ora,ogni intervallo,ogni momento era buono per torturarmi.
I loro sguardi disgustati,le loro frasi schifate,mi facevano sentire completamente sbagliata.
Che cosa esisto a fare? Sono un errore,sono sbagliata,faccio schifo…
Non dissi nulla a mia madre,ai miei genitori,perchè sapevo come avrebbero reagito.
In passato era già accaduto che delle bambine a scuola elementare mi vessassero e mia madre era andata a scuola a riempirle di insulti,mettendomi cosi ancora più a disagio e facendomi subire in seguito anche le frecciatine della maestra sull’accaduto.
Non solo ero la vittima,diventavo anche la figlia di una donna stupida e incontrollabile. Fango su fango,insopportabile per una bambina di nove anni.
Perciò,per non rivivere scene simili,pensai che era meglio non parlarne a casa,era meglio subire tanto me lo meritavo.
Dopo anni di insulti ormai avevo capito di meritarmeli.
Ogni giorno la tortura continuava,era sempre la stessa cantilena,non avevano neanche tanta fantasia nella loro malignità.
Avevano solo una tremenda costanza,che penso non avranno più trovato in nessun altra loro impresa in vita loro.
Io ero il loro giocattolino preferito,su cui sfogare frustrazioni e rabbia,io non ero un essere umano con dei sentimenti per loro,ero semplicemente un oggetto con cui sfogarsi.
Allo streguo di una violenza sessuale,le loro parole mi hanno umiliata,offesa e fatta sentire profondamente spogliata di fronte al resto del mondo.
Ero sola di fronte alle mie aguzzine ogni giorno di scuola.
«Lo sai che fai schifo?» «Perchè porti sempre gli stessi vestiti?»,mi guardavo e pensavo che quella maglietta l’avevo messa quella mattina,pensavo che non capivo niente,che forse avevano ragione loro e l’avevo messa anche il giorno prima.
«Non ti lavi mai,puzzi,dovresti buttarti in una vasca d’acido per pulirti» diceva la ragazzina piena di lentiggini con la faccia da vacca ruminante,e la sua compare ridacchiava e ribatteva «Se si buttasse in una vasca piena d’acido morirebbe,che poi è l’unica cosa che si merita»,rideva di rimando la vacca ed io piegavo la testa sul banco immaginando di sparire in quell’istante per sempre.
«Che modello è il tuo cellulare?» mi chiese un giorno in aula informatica la ragazzina con la faccia da vacca,io con un gesto automatico lo uscii dalla tasca.
Avevo un telefono apri e chiudi,di quelli vecchio modello.
A me non piacevano i telefoni,e non volevo far spendere soldi per queste cose futili a mio padre.
«Allora?» mi rimbeccò quella ficcando il naso puzzolente sotto la mia faccia. Io ero più alta di lei all’epoca.
Guardai il telefono,c’era solo la scritta della marca. Feci il nome della marca.
«No,ho chiesto che modello è,sei mica stupida che non sai che modello è il tuo telefono?» chiese quella squadrandomi con gli occhi rabbiosi,sembrava un bulldog pronto a saltarmi addosso e uccidermi.
«Non…non lo so,che ne so?» balbettai io impreparata.
Che modello era il mio telefono? Ma non aveva un modello particolare,era solo un giocattolo apri e chiudi da usare perle emergenze.
Non era come i loro telefoni ultima generazione.

«Ma sei proprio scema allora?» «Vabbè che sei una poveraccia,guarda che è sto telefono di merda?» «Non hai i soldi per comprarti un telefono normale,tu» mi spinse e se ne andò. Io rifiatai,per il momento ero salva. Per il momento.
Non eravamo nemmeno a Marzo che ero fisicamente e psicologicamente stanchissima di andare a scuola.
Era finita un altra giornata ter ibile quando la ragazza con la faccia da vacca mi si avvicinò.
Io sedevo all’ultimo banco perstare il più nascosta possibile al mondo che iniziavo ad odiare tutto insieme,quando si avvicinarono lei e la sua amica,mi misero all’angolo in un attimo senza che nemmeno me ne accorgessi.
Qualche altro compagno era ancora in classe,si voltò e guardò la scena senza alzare un dito.
La ragazza mi disse «Pensi di andare a casa e postare le solite foto stupide su Facebook?».
«Che vuoi?» chiesi con un filo di voce.
Che fine ha fatto la mia voce in questi terribili giorni? È sparita,si è eclissata per prima.
«Quelle stupide foto delle tue stupide tartarughe!» gridò lei.
Quel giorno era arrabbiata nera,io ero il suo bersaglio e lei era la mia freccetta. E faceva tanto male tutto ciò.
Per lei era tutto stupido,ogni cosa che mi riguardava,anche quelle povere tartarughine di cui mi occupavo da tanti anni. La mia unica consolazione,la mia unica ragione di vita da quando iniziò questo calvario.
Perchè non posso nemmeno postare le foto delle mie tartarughe? Mica metto foto mie,ho capito che sono brutta e faccio schifo e non devo mettere mie foto,ma le tartarughe che centrano?
«Hai capito,cessa?» «Chi pensi di essere che pubblichi foto su Facebook?» «Non sei nessuno,non devi farlo più,altrimenti ti uccido,hai capito?».
Sei alta due spanne meno di me,come potresti uccidermi?
Eppure nella mia testa si espanse la possibilità che questa nana malefica potesse uccidermi davvero.
«Non lo faccio più» mormorai io.
«Non farlo mai più,cessa» «Cosi impari» disse e mi sputò in faccia. Chiusi gli occhi e iniziai a piangere,sperai di non esistere più,
Scomparve tutto intorno a me,se ne andarono tutti e rimasi sola in classe.
Ho sbagliato,ho sbagliato tutto.
Mi accasciai contro il muro e piansi.
Dopo un tempo infinito apparve una mano tesa verso di me,la strinsi e mi alzai in piedi. Ho perso la dignità quel giorno,tutta in una volta,tutta insieme.
Da quel giorno ho iniziato a camminare a testa bassa,non c’era niente che mi interessasse nel mondo da vedere.
Da quel giorno ho iniziato a saltare la scuola di nascosto perchè non potevo più sopportare quell’Inferno.
Mio padre mi accompagnava tranquillamente davanti a scuola con la macchina,io scendevo,e fingevo,poggiandolo sul muretto vicino al cancello,di prendere una cosa dallo zaino.
Poi quando la macchina spariva mi rimettevo lo zaino in spalla e iniziavo a vagare perore e ore nel quartiere in attesa dell’ora di ritornare a casa.
Piangevo seduta sulle panchine,mi sentivo molto in colpa per le bugie che raccontavo ai miei genitori.
Camminavo in stato quasi confusionale,la gente mi guardava con uno sguardo strano,iniziavo a vedere il mondo in modo diverso da prima.
Alla fine,a Maggio,dissi tutto a mia madre.
Ma ormai era troppo tardi,io ero già oltre la linea di un possibile ritorno ad essere una ragazzina normale e felice.
Mia madre come al solito perdifendermi andò a scuola e insultò tutti. Quella volta non venii vessata ulteriormente,nessuno mi parlò più.
Le ultime settimane di terza media le passai a casa nel letto,non parlai non nessuno,diventai muta e non mangiai più.
Poi,per un miracolo divino,venni ammessa agli esami di terza media,mi diedi una svegliata e mi preparai in fretta e furia. Ormai ero convinta che non mi ci avrebbero ammesso con tutte quelle assenze.
Uscii dalla scuola media con sette,e gli ultimi commenti sgradevoli «Pure con sette è stata promossa?» «Non lo meritava scusa,non è venuta mai a scuola!».
È forse era vero,non meritavo nemmeno quel sette perchè avevo fatto tante assenze,però mi ero impegnata e c’è l’avevo fatta,quindi quel voto non me lo può più togliere nessuno.

Dopo questa brutta esperienza il mio modo di comportarmi con gli altri è cambiato radicalmente e durevolmente.
Dopo alcuni anni ho scoperto di soffrire di un disturbo psichico,che secondo i medici è sempre esistito dentro di me ma si è manifestato a causa di queste vessazioni.
Se la ragazza con la faccia da vacca non fosse mai esistita nella mia vita,forse la mia psiche sopravvivrebbe ancora.
Ecco cosa può fare il bullismo.
Può distruggere una persona già debole di persè.
Perciò se state vivendo in un incubo del genere non fatevi scrupoli e ditelo a qualcuno. Alla vostra famiglia o ad un insegnante.
Sicuramente parlare è la soluzione migliore.
E,se come me,avete dei genitori impulsivi,cercate di fargli capire che per risolvere il vostro problema devono avere pazienza ed essere riflessivi e non usare toni aggressivi perchè questo fa soltanto peggiorare la situazione.
Ma parlate,con calma esponete i vostri problemi alle persone di cui vi fidate e che vi vogliono bene.
Perchè,ragazzi e ragazze,qualcuno che vi vuole bene c’è,c’è sempre,statene certi.
Non dovete credere a ciò che mi vi dicono o vi fanno questi bulli,dovete imparare a dar il giusto peso alle loro parole,è cioè,il nulla.
Le loro parole non hanno peso perchè sono persone problematiche che non vogliono bene ne a voi ne a loro stessi. E voi dovete ascoltare le parole di chi vi vuole bene,di chi ci tiene a voi.
Ricordate che la cosa più grande che Dio ci ha donato è il libero arbitrio,perciò potete decidere voi qual è la verità e quale la menzogna.
Davvero credete che ciò che vi dicono queste persone sia la verità assoluta? Ricordate che loro non sono Dio.
Stay strong!

13 risposte a "L’Inferno caduto in Terra"

    1. Ciao cara…devi aver capito male…perchè nonostante io fossi convinta di averlo pubblicato anni fa…non l’avevo fatto…o l’ho e poi l’ho cancellato…non ricordo.

      Ti ringrazio,ti abbraccio.

      "Mi piace"

    1. Ne ho avuto poco in passato,ma ero cosi piccola anche interiormente che nemmeno riesco a farmene più una colpa.
      Adesso,ci sto provando ad esserlo.
      Ti ringrazio tanto ❤

      Piace a 1 persona

  1. Mamma mia… Mi dispiace tanto vale 😦
    La cosa più importante è che tu ne sia uscita 💙
    Come ti dicevo anch’io ho subito del bullismo ma non certo a questi livelli… Mi sa che ai miei tempi nessuno si spingeva tanto oltre. Ti abbraccio 💖

    Piace a 1 persona

    1. Più si va avanti con il tempo più i ragazzini/e peggiorano.
      Diventano più cattivi/e.
      Indietro non posso andare,i tempi tuoi non sono tanto lontani dai miei,ma io ad esempio da quando è accaduto a me ad oggi (saranno passati nemmeno 10 anni) le cose sono doppiamente peggiorate!
      Quindi da una parte mi sento salva da ciò che c’è oggi in giro…dall’altra parte sono estremamente spaventata…per i miei nipoti,per tutti i ragazzini e bambini che non meritano di essere vittime..

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  2. Purtroppo le esperienze di bullismo, oltre a essere orrende, sono tutte simili tra loro, perché i bulli non hanno fantasia. Anch’io ho percorso un calvario simile: in seconda medie due ragazze (una nella parte del boss, l’altra come spalla) mi puntano per un motivo inesistente e cominciano con insulti, sputi, capelli tirati. Anch’io alta almeno due spanne più di loro, ma anch’io con un senso di impotenza talmente grande da rimpicciolirmi al loro cospetto. Anch’io ho mantenuto il segreto con i miei genitori per tutto il tempo; lo hanno saputo solo quando ormai ero all’università. La mia unica forza, che mi ha fatto finire di frequentare le medie, è stato sapere con certezza che loro non si sarebbero mai iscritte al mio stesso corso al liceo, quindi prima o poi mi avrebbero lasciata in pace. Ma gli strascichi di questa storia non mi hanno abbandonata per un bel po’: ho avuto il coraggio di indossare la mia prima minigonna solo all’università. Le nostre storie devono essere diffuse, perché sempre più persone possano farsi forza e reagire subito, fermando queste vere e proprie storie dell’orrore.

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    1. Ti ringrazio per il tuo commento.
      Ti mando un abbraccio perchè ci possiamo capire davvero ❤

      Ti chiedo di scrivermi via mail (la trovi nella sezione contatti) perchè riguardo la frase finale del tuo commento avrei da chiederti una cosa!

      Piace a 1 persona

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