Sei tanto innocente.

«E come faccio a non essere innocente,scusa?»
«Facile. Devi essere come me.»

Poi mi ha rivelato che infondo una parte innocente ancora c’è in lui.

Non so se esserne felice,per me o per lui.
Immagino che quando è sballato esce fuori la sua parte innocente.
O forse proprio il contrario.
Non ne ho idea.

Sembravo fatta di LSD o anfetamine.
Sono una persona strana.
Mi si considererebbe drogata con un battito di ciglia.
Ma non sono drogata,e difficilmente le volte che l’ho provata mi ha sballata.
Non so cosa ci sia in me che fa si che io sia capace di rendermi poco lucida o esagitata da sola,senza bisogno di sostanze che entrino nel mio corpo.
L’alcool mi piace. Lo gusto. È piacevole.
Un passatempo che mi fa sentire rilassata e simile alla gente dell’alta borghesia che passa le serate facendo ape su ape.
Che parola di merda ape,l’ho sempre odiata.
Mi fa pensare a quelle povere api che da quando ero piccina vedevo morte sull’asfalto crucciandomene come se le avessi ammazzate io.

Ieri ne ho vista una viva di ape.
La cosa mi ha fatta molto felice.

Odio la parola ape.
Eppure l’ho usata anche io,puramente perchè tutti la usano,e non volevo essere di meno nel raccontare le avventure alcoliche di me e Mario.
Ma infondo erano solo dei cocktail tra fidanzati.
Per me l’ape è quell’insettino dolce che ci serve per sopravvivere e che per questo non riesco a vedere morto senza soffrirne.
L’aperitivo,chiamatelo come si chiama,coglioni.

Oh,immagino che Tu,se stai leggendo queste righe,avrai pensato «Oh,ma guardala,ha usato una parolaccia!».
Sappi che sono meno innocente di quanto credi,che uso le parolacce,odio,ho fatto cose cattive e per niente innocenti.
Ho fatto.
Uso il passato perchè adesso cerco di non far più quelle cose.
Ma tu mi hai fatto capire che forse era presto per smettere.
Forse dovrei non essere innocente,magari non nei modi in cui lo sono stata in passato che alla fine…m’hanno portato solo sofferenza.
Non ruberò,non farò la ragazzina schizzata fissata con internet e cose losche.
Vivrò. Me ne fotterò dei sentimenti altrui ogni tanto,per fregarmene soprattutto dei miei.
Non me lo merito,non credere che io possa pensarlo.
Ma sono alla deriva,faccio quel che mi capita.

Avrei dovuto farti ascoltare Piromani,delle luci della centrale elettrica.
Lo dico solo perchè la sto ascoltando adesso,mentre scrivo.
Ma ci stava bene.
Io,o forse tu,avremmo esordito con la battuta studipa «Na,quella abbiamo da andare a vedere noi» voltandoci verso l’Ilva.
Che schifo,vabbè.

Come tutte le persone che con rispetto possono ammettere di avermi conosciuta,mi hai vista camminare avanti e indietro nervosamente.
M’avessero fatto dei video ogni volta che lo facevo adesso ti potevo mostrare la crescita di questa anima deformata intorno a camminate nervose.
Valentina tredicenne che filona la scuola e fa avanti e indietro per lo stesso perimetro per ore ed ore,piangendo però.
Valentina che ascolta i pensieri suicidi di Franky quattordicenne facendo avanti e indietro sul suo pavimento blu.
Valentina sedicenne che fa l’anima in pena lungo il corridoio di casa di notte.
Vale che finalmente sfoggia la sua camminata nervosa,a diciassette anni,per un attesa fuori da una sala parto.
L’unica che ne è valsa la pena.
Dopo tutto quel nervosismo vedere MG è l’unica gioia di tutta la mia depressa adolescenza.
Valentina che torna a compiere le sue camminate infernali che non promettono bene,nella camera di Mario.
Lui che si lamenta,lei che si sente come un topo in gabbia e vorrebbe gettarsi fuori dalla finestra per sfuggire a lui.
Valentina che,finalmente,compie un andirivieni nervoso ma non malevolo.
Di fronte al suo sconvolto amico che stavolta si è ammutolito per darle la parola e ha fatto male.
Ho iniziato a parlare a ruota libera.

Ho connesso il cervello che voleva scoppiare con i pensieri che mi ci erano passati nei giorni precedenti come fulmini che si inniettano nel suolo cerebrale e ti bruciano alla grande.
France.
Ho nominato lui e la Germania.
All’inizio parlavo di lui come se Gabriele sapesse già chi fosse.
Poi dalle mie labbra è sbocciato quel nome dolce che mi inebria ancora ogni volta che lo pronuncio.
E lui mi ha giustamente chiesto «Chi è Francesco?».
Non ha pensato neanche per un attimo a quello del centro diurno.
Non ho pensato neanche per un attimo che potesse esistere al mondo qualcuno che mi conosceva senza legare la mia esistenza a France.
Invece esiste,ed è quel cinico bruciato.
E Mario che fa finta France non sia mai esistito.
Eppure lui sa.

Che mi si creda.
Quando Gabri ha pronunciato il suo nome,sono morta e risorta nello stesso istante.
Mi sono voltata verso di lui fermando il mio cammino verso il nervosismo.
Ho sorriso come un ebete,ciò che faccio ogni volta che quelle dolci lettere vengono pronunciate in associazione a lui…il mio…
Poi mi sono voltata verso le fronde,non volevo vedesse come perdevo la dignità,l’ho persa in faccia a me stessa.
«Eh…chi è Francesco» mi sono gongolata,come se fosse un mio grande segreto.
Invece non è niente di grande,ma lui non sapeva.
L’unica cosa che ho potuto dire per riassumere tutto quello che è stato in quattro anni è stato «France è il mio grande amore,il primo…» ed ho sussurrato a me stessa «…e forse l’unico».
Lui ha decifrato le mie parole da innocente bambolina che vive negli arcobaleni come «Il tuo ex?».
«Si» ho dovuto ammettere mentre la gola mi bruciava.
Eppure non avevo nemmeno accettato la sua canna.
La gola brucia quando torna a galla tutto quello che è successo.
Non son passati che pochi secondi prima che scoprisse il goal fondamentale di questa faccenda; che amavo ma non ero ricambiata.
Deve aver detto qualcosa come «Che merda» perchè ero troppo presa dai ricordi per ascoltarlo con attenzione.
Quando torna France nella mia mente il resto scompare,potrei lasciarmi cadere da un grattacielo senza accorgermene.
Quei quattro,sofferti,anni,tornano su,a galleggiare nella mia mente.
E rivedo i flash di tutto quello che è stato con lui.
E rivedo ancora il suo volto.
Non l’ho scordato.
Mai lo farò.

Gli ho raccontato (e mi sono resa conto per la prima volta che davvero sarebbe andata cosi) che poco prima di conoscere Mario stavo organizzando la fuga in Germania.
Non era mia intenzione andare li come rifugiata per tutta la vita.
Volevo vedere come andava,un paio di giorni potevano anche bastare.
Avevo speso una caterba di soldi per organizzare sta fuga che Dio solo sa da quanto aspettavo,e poi è arrivato quello a rompermi il cazzo e mandarmi all’era tutto il piano.
Era perfetto quel piano,cotto a puntino.

Quella fottutissima canzone della Dark Polo Gang,mado France me la cantava sempre. Quante risate ci facevamo noi due.

Sto tornando a galleggiare,cazzo.
Rido da sola come una scema,sembra mi sia davvero drogata.
Oh,mi sono drogata di un ricordo cosi leggero,che non potrei che essere cosi leggera in questo istante.
Benedetti ricordi.

Cosi mentre il mio amico si crucciava di avermi portata dove era stato con l’ex,io pensavo al mio di ex,pensavo alla Valentina che sarebbe uscita fuori in Germania.
Credo di non averlo mai raccontato,ma avevo piani beni precisi,anche di cosa fare una volta arrivata lì.
Altro che la Vale che conosce Gabri,lui non avrebbe mai riconosciuto la donna che comparendo all’improvviso nella terra fredda,si sarebbe comportata in qualsiasi modo tranne che innocentemente.
Non c’era niente di innocente in quello che stavo facendo.
La fuga,i soldi,le mie intenzioni.

Ma questa,è una fottutissima,altra storia.

11 risposte a "Sei tanto innocente."

    1. Brutto “apericena” 😳😰
      Preferisco usare parole inglesi a sinceramente,tipo “brunch”,ma le cozzaglie di parole italiane diverse no. O i diminuitivi come “ape”.
      A me sembra si voglia fare somigliare la nostra lingua a quella americana che è in evoluzione in base ai neologismi creati dai più giovani.
      Da noi,i giovani vanno indietro invece che arricchirla la lingua.
      Alle volte anche all’estero impoveriscono le loro lingue,soprattutto nei messaggi scritti ho notato che quasi tutte le lingue vengono impoverite per colpa della fretta,della conformazione agli altri…

      Piace a 1 persona

      1. Non lo faccio neanche abbastanza spesso che possa essermi poco salutare.
        Quando stava meglio il mio ragazzo andavamo una volta a settimana tipo,ma ora è più di un anno che non ci andiamo.
        Mi rimane solo il ricordo dolce di quella piccola pausa..

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