Storia di una senzatetto sotto un tetto

Quando cammini in una casa sporca di polvere bianca te la porterai dietro ovunque per una marea di tempo.

Bisogna aggiustare i punti in cui il muro ha deciso di suicidarsi e scoppiare.
Bisogna coprire i buchi,bisogna scartavetrare.
Bisogna pitturare.
Bisogna mettere i mattoni per coprire quell’umidità che l’alluvione ci ha regalato come souvenir infinito.
Si distrugge e si ricrea.
Vorrei un souvenir per ogni posto dove sono stata che si comporti cosi.

Il risultato è un nuovo regalo.
Cammini per casa e stai quasi per scivolare.
Tutto il pavimento è ricoperto da una sottile e invisibile polverina bianca che ti fa scivolare uguale uguale al ghiaccio.
Io che ho un corridoio stretto e lunghissimo,mi farei delle scivolate da campionessa di snowboard se solo non avessi paura di finire col culo per terra alla fine.
O peggio ancora con la testa contro un muro che stava asciugando,il che significherebbe che mi ritroverei con la faccia bianca e non per lo spavento.

A casa hanno iniziato alcuni lavori di mantenimento delle condizioni di sopravvivenza per le mura.
Io sono stata,praticamente,spedita da Mario.
Per la mia situazione psichica è meglio io resti in un ambiente tranquillo dove qualcuno può prendersi cura di me Full Time,cosa che mia madre non può proprio fare in questi giorni.
Cosi al primo problema mi rivolgo a Mario,e se lui non riesce ad aiutarmi chiama sua mamma.
Cosi la notte mi ritrovo avvolta dalle sue braccia e col suo fiato addosso,non sola e spaventata.
Non sto cosi male qui.
Appena sono arrivata ho chiaramente parlato allo spirito che alberga la camera di Mario e le ho decisamente fatto capire che adesso ero io la proprietaria.
Che dopo di me poteva tornare,e fare ciò che voleva.
Ma finchè c’ero io,la camera e Mario erano miei.
Questo deve avermi aiutata perchè sto riuscendo a dormire meglio del solito qui con lui,non mi si riempie la testa di pensieri negativi.
Ed è bellissimo svegliarsi con lui.

A casa torno per pranzare,farmi un doccia e salutare le turte.
Mi manca la mia famiglia,la mia mammina,le mie piccole turte.
Vedo sempre gatti qui,che sono dolcissimi ed amo,ma le mie figlie non ci sono tra queste mura.

Nelle prime ore in questa nuova temporanea vita sentivo che sarei impazzita.
Pensavo che non mi si poteva sconvolgere cosi la quotidianità per l’ennesima volta.
Però alla fine credo che sto reggendo bene.
Mi sento solo un pò spaesata e confusa.
Mi sono portata tante delle mie cose,ho riempito uno zaino di cose da fare.
Ma qui non ho quotidianità,orari e abitudini.
Non è casa mia.
Non so da dove iniziare,che ordine seguire.
Sto andando a tentoni.
Ogni tanto però mi sento in preda all’apatia,mi accuccio accanto a Mario e faccio finta di dormire.
A casa mia ci sarei riuscita,a dormire a tutte le ore intendo.

Quando torno a casa penso all’odore di pulito e disinfettato che la pittura nuova sprigiona.
Penso che vorrei anche la mia camera pulita,disinfettata ed anche spiritualmente ripulita da tutto il negativo che c’è,e c’è stato.
Però la mia passione per l’infinito abbellimento dei muri bianchi mi fa passare la voglia.
Non sono in condizioni di staccare tutto,essere sfrattata dal mio Angolino per un tot di tempo,e poi dover ricominciare tutto da capo.
Pensavo che avrei dovuto preferire far semplicemente quadretti di tutto ciò che mi interessa.
O mettere qualcosa sotto,tipo…una bacheca immensa?
Il problema è soprattutto di una parete,che ho iniziato a decorare con copertine del mio giornale preferito,dopo che mia nipote aveva rovinato il muro con disegni da Picasso.

Poi ci ho preso gusto,ed ora ho una parete immensa piena di fogli appiccicati.
So che si strapperebbero almeno all’80% se mi metto a staccarli,quindi preferisco resti tutto cosi com’è.
Per il resto ho attaccato tutto sulle pareti di legno,che non vanno pitturate ma solo coperte cosi che non si sporchino di pittura.
Ora che ci penso però,mia sorella che ha i muri completamente bianchi nel suo soppalco,chissà se sarebbe d’accordo ad una rinfrescata nella nostra camera.

Non so.
Comunque mamma ha deciso di dividere in due fasi questa pitturazione.
Non ha più la forza per far tutto assieme.
Perciò a Settembre si rinfrescherà la loro camera,magari nel frattempo mi convinco a far toccare anche queste pareti intrise di vita e morte.
Credo che la mia camera non venga pitturata da quando siamo venuti a viverci qui…o al massimo una volta sola dopo l’abbiamo rinfrescata.
Ed abitiamo qui da quasi quindici anni.
Forse,prima che cadano su se stessi i muri,sarebbe meglio liberarli da tutto il male che hanno visto fino ad ora.

6 risposte a "Storia di una senzatetto sotto un tetto"

  1. Mi dispiace per quello che ti è successo in casa, anche se non conosco i dettagli, ma sono lieta di leggere che nonostante il cambiamento sia stato repentino tu stia riuscendo ad accoglierlo e a viverlo bene. Poi, stare vicino alle persone che amiamo ci è sempre di grande aiuto! 😉

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