Esperienze traumatiche #02: Nel cuore del temporale

Siete pronti?
No,non lo siete.
Questo sarà il racconto fedele e realistico di ciò che mi è successo ieri pomeriggio.
Sarà spaventoso e terrificante,ma alla fine sono viva qui a scrivere,quindi…
…quindi è stato tutto orribile nella mia testa.


6 Agosto 2020 ore 16:15

Contro la volontà di mia madre,sono uscita.
Sono una stupida testa di rapa.

Dovevo andare da Mario,di solito massimo per le quattro e mezza sto da lui.
Pioveva però,quindi ho atteso che diminuisse o smettesse.
Aveva smesso.
Ho pensato ‘’Fammi uscire ora prima che sia troppo tardi!’’.
Quando sono uscita di casa non pioveva,ho tenuto l’ombrello in mano finchè non ho girato l’angolo della via di casa mia.

Ha ripreso. Piovigginava,allora ho aperto l’ombrello.
Ma la pioggerella era completamente diagonale per colpa del vento,mi arrivava tutta sulla schiena e le cosce,in due secondi mi sono bagnata.
Ho alzato il passo e sono riuscita ad arrivare a metà strada.

ore 16:20

Camminavo comunque come una papera per la paura di scivolare,quindi ci stavo mettendo di più del solito.
Mi sono fermata qualche volta vicino a portoni o rientranze,l’ombrello non riusciva a coprirmi dalla pioggia.
Mi ero già rassegnata che sarei arrivata a casa di Mario tutta bagnata come un pulcino appena uscito dallo stagno.
Ma non avrei mai pensato che sarebbe successo ciò che è accaduto.

Intorno alle 16:20 (lo so perchè ho visto i messaggi che mandavo a Mario) il cielo è diventato completamente bianco e la pioggia è aumentata di botto.
Ho tenuto l’ombrello pronto per chiudersi,non volevo volasse via o si rompesse quando so benissimo che in occasioni del genere non c’è ombrello che tenga.
Ho capito che dovevo fermarmi.
Mi sono fermata in una rientranza,dietro di me una saracinesca chiusa.
Mi sono guardata attorno ed ho visto a quattro passi il bar.
Mentre io mi fiondavo sotto la tettoia del bar una signora è scesa dal pullman e nel tratto durante due secondi dal pullman al bar si è completamente inzuppata.

Da quel momento in poi è andato tutto peggiorando,non so come ho fatto a non avere un attacco di panico.
Probabilmente l’avrò oggi,da ieri sera ho il cuore che balza fuori dal petto.

Non avevo intenzione di accomodarmi nel bar,non avevo neanche uno spicciolo per prendere qualcosa.
Presto però mi sono accorta di non poter restare sulla porta,l’acqua mi raggiungeva anche li.
Allora sono entrata insieme alla signora.
Lei ho scoperto che conosceva il proprietario nonchè barista.
Il barista era molto ironico.
«Ma non sta piovendo molto» «Guarda,sta diminuendo,questo è il momento di andare se devi» «Tra poco smette» continuava a dire ridacchiando.
La signora lo prendeva sul serio e continuava a dirgli che era stupido e impazzito,che invece stava peggiorando.
Infatti pochi minuti dopo,mentre la signora già si mangiava un gelato,ha iniziato a gradinare.
Non voglio esagerare,ma da noi si vede raramente la grandine,e quella di ieri è la più grande e fitta che io abbia mai visto.
Chicchi di grandine grandi quanto pomodori cadevano fitti fitti dal cielo.
Non si vedeva più niente nel cielo,la strada di fronte era completamente assente,il marciapiede era pieno di pezzetti di ghiaccio.
Sembrava stesse nevicando,si stava inbiancando tutto.
Mi sono chiesta in quale stagione mi trovassi.
Ho visto la mia maglietta,a maniche corte,mi sono detta che non andava più niente in quel pianeta.
Nel frattempo che io pensavo i pezzetti di ghiaccio hanno preso a scivolare fin dentro al locale.
La signora gli ha consigliato di chiudere la porta,lui imperterrito ha continuato a non sentirla.
Chissà quanta acqua ha dovuto buttare fuori poi.
Eravamo io,la signora ed una ragazza nel bar insieme al proprietario/barista.
Quando ha smesso di grandinare ma la pioggia ancora era piuttosto fitta è arrivato un altro signore.
Anch’esso bagnato,si è rifugiato nel locale.
Il barista gli ha chiesto se voleva qualcosa nell’attesa,e il tizio ha chiesto un caffè.
Mentre fissavo la porta del bar scambiandomi messaggi con Mario più per sedare la mia ansia che per vera urgenza,la luce ci ha abbandonati.
Il barista è andato a controllare il contatore della luce,ed ha sentenziato «Amico,mi sa che il caffè per ora non posso fartelo».
A quel punto avevo paura.

Volevo tornare a casa,so cosa accade in casa mia in momenti del genere.
Desideravo ardentemente asciugarmi,mettermi vestiti asciutti e stare sotto le coperte al calduccio,io che due giorni prima venivo soffocata dal terrificante caldo afoso.
Ma solo dopo mi sarei accorta che mi sentivo davvero come una povera senzatetto,che non sapeva dove andare.
Non sapere dove andare è una sensazione orribile,ti chiedi dove ti rifugierai,ti chiedi se ti raffredderai ancora,ti chiedi se potrai riposare mai.

Quando aveva quasi smesso di piovere,ho seguito la signora e sono uscita dal bar.
Credevo di aver superato il peggio.
Mi dirigevo verso casa,guardavo le strade,in alcuni punti giustamente strabordanti d’acqua.
Quando sono arrivata davanti alla pizzeria del nipote di mio padre,quello stava fuori e mi ha gridato «Stai attenta che è tutto allagato!».
Gli ho risposto «Si,lo so!» ma non lo sapevo.
Come sono arrivata davanti all’angolo per entrare nella via di casa mia ho capito cosa voleva dire.
Sembrava non reale,perchè la traversa prima,appena cinquanta metri prima,era libera.
La mia via,invece,era un fiume.
Non è esagerato,non è riduttivo;è l’unico metro di paragone.
Il marciapiede era completamente scomparso nella parte centrale,dove vedevo in lontananza mio padre con le gambe immerse nelle acque.
Ho fatto qualche passo finchè il marciapiede me lo consentiva e mi sono chiesta cosa fare.
Ho provato a chiamare mio padre,mia sorella,non rispondevano e mi sembrava anche normale.
Immaginavo già cosa stavano facendo.
A quel punto ho pensato che potevo trovare salvezza solo a casa di Mario(almeno per mettermi dei vestiti asciutti e non raffreddarmi ad Agosto sotto il coronavirus!).
Mentre componevo il suo numero ho visto un’ondata davvero anomala entrare dall’inizio della via e avvicinarsi a me.
Quando Mario ha risposto mi ha sentito gridare «Oddio!» ed un bel «Ahh!» mentre l’acqua ghiacciata mi inzuppava le scarpe.
In due secondi anche il resto del maricapiede dove stavo io si era riempito d’acqua.
Ho fatto dietrofront e stando attentissima a non cadere ho svoltato nuovamente l’angolo.
La mia paura più grande era quella di scivolare,finire del tutto in acqua,sbattere la testa magari.
Avrei atteso che la corrente mi avesse rimandata a casa a quel punto,anche se la strada è fatta in discesa quindi probabilmente mi avrebbe sputata via.
Con le scarpe piene d’acqua,e i piedi che perdevano sensibilità,mi sono diretta a casa di Mario,mentre lui al telefono poco mi rassicurava.
Mi diceva che non poteva fare nulla per me.

Quando sono arrivata a casa sua,c’era sua madre che aveva già preso dei vestiti di Mario da darmi,un asciugamani e il phon.
Ho lasciato le scarpe inzuppate e mi sono asciugata e vestita.
Loro non sono rimasti illesi,gli si era allagata la cucina.
Entra acqua dalla finestra della cucina,la mamma di Mario la stava raccogliendo in asciugamani zuppe sparse sul pavimento.
Non sanno che a casa mia non bastano le asciugamani,anzi,non servono ad un cazzo.

Appena ha potuto mia sorella mi ha chiamata per sapere se ero al sicuro,e mi ha detto che ci eravamo allagati.
La mia certezza veniva certificata.
Abbiamo promesso di risentirci e mi ha detto di non muovermi.

Alla fine il livello del fiume nella via è sceso,ma ormai l’acqua era entrata in tutta casa.
Piano terra di merda.
Una volta che fuori c’era ‘’spazio’’ per buttarci l’acqua che era entrata,hanno iniziato a buttarla fuori.
Mio padre e mia madre,rispettivamente 63 e 60 anni,vari problemi di salute,a raccogliere litri d’acqua dal pavimento.
Ma dov cazzo viviamo?
Mia madre ha bestemmiato mio padre perchè ci aveva portati in quella casa.
Non c’ero ma so immaginarmi bene cosa sarà successo in quelle ore.
Li conosco.
Lui zitto,a incassare i colpi,perchè sa di essere colpevole.
Lei completamente fuori di testa.
E mia sorella a sopportare tutto ciò.

Quando sono arrivata a casa mia madre aveva un diavolo per capello,mi ha detto seria e terrorizzata più che arrabbiata «Non uscire mai più quando il tempo è brutto» «Guai a te se ti ritrovi in una situazione del genere un’altra volta».
So che la maggior parte della colpa è mia,ma un 40% della colpa è di Mario che mi fa sentire estremamente colpevole se non vado da lui.
Si è anche offeso perchè sono arrivata in ritardo,secondo lui avrei dovuto continuare a camminare,magari prendermi la grandine in testa (che secondo lui poteva solo farmi bene e magari farmi riprendere dato che ho la testa di una depressa di merda) e arrivare puntuale da lui.
Quando diceva quelle cose,non completamente serio,ma neanche troppo scherzosamente,mi sono detta «La prossima volta cammino anche nei litri d’acqua,ma da questo non vengo più a cercare rifugio».

Ora devo andare.
Abbiamo ancora acqua da togliere.
Dobbiamo lavare per terra nuovamente,si sente una puzza di pioggia in questa casa di merda.
Avevamo pitturato pochi mesi fa (ci avevo anche scritto quest’articolo),adesso il muro scoppierà di nuovo.
Quanti soldi buttati nel cesso.

Mia madre ha detto che non vuole saperne più niente di questa casa,che gli desse fuoco.
Dobbiamo andare via.

Ci eravamo già allagati.

10 risposte a "Esperienze traumatiche #02: Nel cuore del temporale"

    1. Capitano tutte a me ma sta volta è anche colpa mia.
      Pur di non ferire i sentimenti del mio fidanzato ossessivo e possessivo sono uscita ed ho messo a rischio la mia incolumità.
      Menomale che un po’ di intelligenza mi è rimasta ed ho avuto l’idea di rifugiarmi nel bar 😭

      Guarda,io non sono adulta, però da quando ero più piccolina ad oggi vedo il clima cambiato in un modo assurdo e spaventoso!

      Piace a 1 persona

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