Pubblicato in: InformaPensieri

Intervista a Letizia💡💀

Buon sabato a tutti,lettori!

Oggi torna l’InformaPensieri con un’intervista.

Ho intervistato la mia collega Letizia,che mi ha raccontato molte cose interessanti,leggete un pò…

 


 

Intervista a Letizia 

 

 

Ci dici chi sei?

Sono Letizia ho 31 anni e abito a Torino.

Non proprio proprio piemontese doc, mio nonno paterno nacque in Sardegna e fu uno dei “ragazzi del 99” tra i 17enni mandati in guerra durante la prima guerra mondiale dopo la battaglia di Caporetto, si congedò con la medaglia di Vittorio Veneto e si trasferì in Piemonte (infatti porto un cognome sardo). Nel 1941 in piena seconda guerra mondiale nacque mio papà in un paesino nelle montagne del Piemonte dove si era stabilizzato mio nonno e la mia nonna paterna, appunto la mamma di mio papà era piemontese. Dal ramo di mia mamma, anche se ha praticamente sempre vissuto a Torino erano siciliani.

Mi sono diplomata al liceo socio psico pedagogico anno scolastico 2007/2008, poi mi sono presa una pausa dallo studio per capire cosa volessi fare veramente. Ho fatto subito servizio civile nel comune della mia città, presso gli uffici del consiglio comunale, il mio ruolo spaziava dal fare da guida alle scolaresche alla scoperta del palazzo comunale: le varie sale usate per le riunioni con spiegazione di quadri, affreschi e monumenti, per un periodo Torino è stata capitale d’Italia e c’è molta storia in quelle mura; poi mi occupavo del supporto vero e proprio al motore del consiglio comunale dal preparare la sala all’aiutare durante gli eventi organizzati dalla città. Finito questo percorso ho lavorato per un giornale sportivo, non era il massimo specialmente andare a vedere gli eventi che diciamocelo, non sono la mia passione ed economicamente si prendeva una miseria, ma ho sempre adorato scrivere e vedere il mio nome pubblicato mi spronava ad andare avanti, il mio sogno era diventare una scrittrice famosa.

Nel 2011 ho avuto un momento di crisi, mio papà era mancato nel 2009 e volevo vedermi su una strada più sicura rispetto a quella della scrittrice o giornalista free lance, volevo rendermi indipendente il prima possibile. Ne parlai in famiglia, ai tempi vivevamo io mia mamma e mio fratello, li informai di volermi iscrivere all’università e proseguire sulla stessa linea del mio percorso di studi iniziale. Grazie a mio fratello che pagò l’università per me, purtroppo mia mamma economicamente dopo la morte di mio papà faticava, mi iscrissi a scienze dell’educazione. Onestamente non è stata una scelta dettata dal cuore, sapevo che bene o male sarei riuscita a trovare lavoro nelle scuole dai nidi alla primaria (primaria purché privata, visto che riforme recenti vogliono scienze della formazione per insegnanti di ruolo alle elementari), oppure in qualche comunità; fu una scelta dettata dal bisogno di avere una strada abbastanza sicura per poter ottenere guadagno per un futuro, avevo visto quanto fosse dura proseguire con la scrittura per mantenersi.

Quando mancavano pochi esami alla laurea iniziai a lavorare presso una società che aveva (ha ancora) presso le scuole servizi sportivi ed educativi ed iniziai a fare prima la maestra per i pre e post scuola in una materna, poi passai in una scuola elementare come educatrice per il pre e post scuola e aiuto compiti durante le ore di alternativa.

Oltre alla scrittura una delle mie passioni è il canto e il teatro e in quel periodo facevo parte di una compagnia che si esibiva in piccoli palcoscenici. Grazie a quello e agli esami universitari di teatro e musico terapia ottenni presso quella scuola un laboratorio di teatro e canto; al pomeriggio lavoravo nella scuola e al mattino avevo iniziato a lavorare presso un nido privato (percorso slegato dalla società prima citata).

Nel 2016 dovetti mollare tutto, purtroppo la mia salute (sono affetta da sclerosi multipla), non mi permetteva più di essere così tanto operativa, adoravo il lavoro con i bambini, ma era estenuante e stancante! Mi obbligava a molte ore in piedi e in tensione, il mio corpo mi stava dicendo “Fermati un attimo!” Purtroppo sono tanti anni che convivo con la sclerosi multipla e ci sono periodi di alti e bassi, quello era un periodo di bassi.

Nel mentre a livello più amatoriale, piuttosto che con la speranza di diventare Faletti, avevo continuato a scrivere! Nel 2013 pubblicai con la casa editrice Aletti il mio romanzo di narrativa e negli anni successivi continuai a lavoricchiare per loro con scritti di poesie raccolte in libri con più autori, non potevo vivere solo di scrittura, se non avessi avuto il lavoro nelle scuole non avrei potuto sostentarmi, anche perché già dal 2014 avevo iniziato a vivere con la mia attuale moglie.

Dal 2019 ho poi iniziato a lavorare presso l’azienda dove tutt’ora lavoro che si occupa di pubblicità: presenze online tra cui siti internet e presenza online e pubblicità nei social; un grandissimo aiuto per ottenere questo lavoro mi è stato dato proprio dal mio blog e dalla pagina Facebook, cercavano una persona che si destreggiasse in applicativi simili. Sono molto contenta di dove sono arrivata, penso sia un compromesso valido tra la passione per la scrittura, la mia creatività e i miei studi da educatrice che mi permettono di destreggiarmi con un’empatia e sensibilità diversa e maggiore con i clienti per i quali lavoro.

 

Dal lavoro nelle scuole al lavoro nel campo pubblicitario; come hai fatto ad unire le tue passioni nonostante il cambio di settore lavorativo? Hai dovuto rinunciare al tuo sogno lavorativo iniziale?

Il lavoro nelle scuole e il percorso di studi che mi ci ha condotta inizialmente è stato dettato da motivazioni meramente economiche e calcolatrici… Una volta nella situazione, però, ho scoperto una cosa che mi appassionava! Lavorare con i bambini insegna, anche se può sembrare strano, insegna molto! Poi tutti mi dicevano che ci ero naturalmente portata e mi lodavano.

Eppure non lo definirei il mio sogno lavorativo… Il mio sogno lavorativo iniziale era- è fare la scrittrice, ho potuto realizzarlo, semplicemente non vivo solo di quello. Il lavoro nel campo pubblicitario mi piace davvero tantissimo, mi sento più “nel mio” a fare questo. Direi che più aver dovuto rinunciare al sogno lavorativo iniziale, l’ho modellato varie volte fino ad arrivare a questo traguardo attuale.

Vorresti tornare a lavorare con i bambini in qualche modo? E se si,in quale modo pensi si possa realizzare questo compromesso?

Utilizzo le mie doti e conoscenze pedagogiche con i figli delle mie amiche e con la mia nipotina! Per il resto sono soddisfatta così attualmente e non vorrei tornare nelle scuole.

 

 

Noi sappiamo che tu hai un blog,ci dici con quale scopo l’hai creato?

Proprio nel 2016, l’anno in cui dovetti lasciare il lavoro nelle scuole, aprii il mio blog! Lo scopo del blog in realtà è terapeutico sia per me che per gli altri, un monito che nonostante le difficoltà o la disabilità tutti possiamo ottenere grandi risultati. In ogni caso ho fatto molta esperienza nel campo di educatrice e ho pubblicato vari libri, 4 con casa editrice e 4 in self publishing.

Nella presentazione del blog scrivo:

“Sono una scrittrice edita, una blogger e “grazie” alle mie sfortune, che ho tramutato in forze sto provando ad essere di ispirazione per le persone in difficoltà come life coaching e motivatrice. Il mio motto è quello di coltivare le passioni, credere nei sogni e soprattutto non cedere mai; oltre ogni difficoltà e disabilità!”

Nel blog parlo dei miei lavori, dei miei libri pubblicati, di opinioni sui temi più svariati e parlo anche tanto di me e di cosa mi piace, cosa mi capita…

 

 

Qual è la tua più grande passione?

Mi piace definirmi artistica, perché le cose che amo spaziano dal teatro, al canto, alla letteratura e al cinema; ma probabilmente la passione più grande è quella per il cibo! Io venero la gastronomia!

 

 

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Leggere, guardare film o serie tv e dedicarmi alla pianificazione di eventi (tra persone che conosco amici o parenti) e decorare casa, io sono tra quelle persone che mettono in casa decorazioni autunnali, invernali, primaverili ed estive oltre a quelle natalizie, di halloween, di Pasqua…

 

 

Ci racconti la tua storia scolastica? (e il perché delle scelte di determinati indirizzi scolastici o universitari)

Come ho detto ho frequentato il liceo socio psico pedagogico e l’università in scienze dell’educazione e le scelte sono state dettate meramente da un calcolo: sono sempre stata portata per le materie umanistiche e per lo studio, ma con il liceo classico e l’università di lettere temevo di non trovare facilmente lavoro.

Allora ho scelto qualcosa che fosse abbastanza “umanistico” e mi permettesse di trovar lavoro abbastanza facilmente.

 

 

Come e perché hai capito di essere portata per le materie umanistiche?

Sicuramente perché nelle materie scientifiche sono pessima! Poi già alle elementari le insegnanti lodavano i miei temi dicendo che ero portata. Alle medie mi fecero partecipare ad un progetto di scrittura (che vinsi) notando la mia bravura e dai tempi delle superiori continuai a partecipare a concorsi letterari. Sono sempre stata portata per lo studio in generale, leggo una volta, ripeto e sono preparata, ho una memoria eidetica che mi ha aiutata un po’ in tutto nella vita. Però le materie letterarie in particolare mi piacciono tantissimo! Adoro profondamente letteratura, arte, storia, storia della musica e persino la letteratura latina e inglese (studiata rigorosamente in lingua) quindi sono portata perché lo studio rispetto al calcolo e all’applicazione meccanica mi viene naturale e poi molti degli argomenti umanistici sono per me una grande passione.

 

 

Pensi di aver fatto qualche errore nelle tue scelte di vita o sei contenta del punto in cui sei arrivata?

Mi spiace solo che dopo la morte di mia mamma avvenuta nel 2018 ho un po’ abbandonato la scrittura e il blog, ho un po’ ripreso durante il lockdown, ma poca roba… Lei era la mia fan numero uno e mi trovo seriamente in difficoltà attualmente a creare qualcosa. Anzi spero che questa intervista e il partecipare a questo progetto mi motivi a riprendere.  Per il resto sono molto soddisfatta, il lavoro che faccio adesso mi piace molto, mi permette di essere creativa, ma è un lavoro d’ufficio; compromesso ideale tra il lavoro di insegnante in laboratori d’arte e questo dove sono un’impiegata, ma non strapazzo la mia salute e posso ancora essere “artistica”.

 

 

Come ti vedi tra 10 anni,? A far cosa? A condurre che tipo di vita?

In realtà mi vedo molto simile ad oggi, con più rughe e più capelli bianchi. Se la legge lo consentirà senza troppe difficoltà potrei pensare di adottare un bambino.

 

 

Tu hai seguito il cuore o il cervello durante la tua scelta su cosa fare nella vita?

Assolutamente il cervello, sono fredda e calcolatrice e lascio le scelte di cuore per la sfera emotiva.

 

 

 

Quanto e come hai seguito il cuore? Ed hai seguito il cervello solo sull’aspetto di un futuro lavorativo?

Il cuore l’ho seguito per l’amore soprattutto perché sono dichiaratamente dell’altra sponda praticamente da sempre. Nel 2020 si sentono ancora brutte storie a riguardo, ma è niente rispetto agli anni 2000 dove un bacio a stampo per salutare la mia fidanzata si trasformava in insulti pesanti e io sono stata fortunata a non aver mai ricevuto minacce di morte o aggressioni fisiche. Il cuore l’ho seguito decidendo di sposarmi con una grande cerimonia e invitando tutti i miei parenti (ovviamente la cerchia più ristretta mi aveva accettata senza problemi, ma quella più distante faceva finta di niente), l’ho seguito tornando con mia moglie al paese in montagna dove sono cresciuta, (paese abitato da 10 persone anziane, un prete e tante mucche per capirci) e l’ho seguito dicendolo a lavoro come la cosa più naturale del mondo parlando di mia moglie e non omettendo o dicendo marito. Per il resto in realtà io calcolo tutto per cui vivo sempre con il cervello per ogni scelta.

 

 

Con quali criteri hai scelto il tuo percorso?

Penso di aver già risposto a questa domanda, scelte fatte di testa e per rendermi il prima possibile indipendente.

 

 

Se ti fosse stato più semplice diventare indipendente economicamente avresti cambiato qualcosa nelle tue scelte?

Forse avrei preso la laurea in giornalismo e non in scienze dell’educazione, avrei fatto uno stage e magari sarei una giornalista, non per forza articolista, magari avrei una rubrica e sarei più scrittrice che meramente giornalista; oppure avrei avuto più porte aperte se fossi stata già nel settore per vivere e mantenermi solo con i miei romanzi.

 

Hai sentito di avere la vocazione necessaria per fare questo mestiere?

Penso che tutto ciò che ho fatto mi abbia formata e aiutata ad arrivare dove sono ora.

 

Secondo te,qual è la caratteristica personale più importante da prendere in considerazione quando si fa una scelta così importante? (pazienza,forza mentale,vocazione appunto…)

Motivazione al primo posto! Per non mollare a metà percorso, quindi anche vocazione e sicuramente tantissima pazienza.

 

Quali sono i lati positivi del percorso di studi che hai intrapreso?

Mi ha sensibilizzata un po’, tendo ad essere calorosa con le persone a cui tengo e molto fredda sul resto; paradossalmente mi immedesimo negli altri e sono empatica, ma poi faccio muro e non lascio entrare nulla se non cose vagliate accuratamente. Il percorso di studi mi ha aiutata a smussare i miei angoli.

 

E le cose che cambieresti?

Non saprei… Forse vivrei i momenti con più leggerezza perché poi passano e la vita universitaria e scolastica è stupenda rispetto a quella delle bollette e del lavoro, ma nel mentre sei talmente preso a fare bene ad essere perfetto a prendere bei voti che non guardi con la giusta intensità quello che stai vivendo.

 

Pensi che possiamo essere capaci tutti di superare le difficoltà che incontriamo nel nostro percorso,o c’è chi si può far scoraggiare tanto da lasciar perdere tutto?

Io sono una fan del non mollare mai! Ma sicuramente non è così facile e alcune persone sono più fragili e fanno più fatica. Il consiglio che posso dare è sotto forma di metafora: se siete arrivati a metà di un ponte traballante non ha senso rifare lo stesso quantitativo di strada per tornare indietro (anche se è una strada già percorsa e per cui si conoscono le buche), tanto vale fare lo stesso quantitativo di strada per arrivare alla fine.

 

 

Avendone fatto esperienza in prima persona,cosa puoi consigliare riguardo la ricerca del lavoro ad una persona affetta da sclerosi multipla o che comunque ha un quale impedimento che non la rende produttiva al 100% come gli altri?

Eh purtroppo ci sono moltissimi ostacoli… Io consiglio sicuramente di parlarne al datore di lavoro perché si fanno cure pesanti e ci sono dei giorni in cui o per le terapie o proprio a causa della malattia stessa, si sta molto male… Vero che parlarne può creare un po’ di pregiudizio che potrebbe precludere specialmente una possibile assunzione. L’aiuto in questo frangente viene dato dalle domande di invalidità, non apro il discorso punteggio invalidità e benefici concessi perché in questa patologia non ci sono protocolli standard come in tante altre, forse perché tocca moltissimi aspetti del quotidiano e varia in modo estremamente soggettivo da persona a persona, ma purtroppo è tutto in mano alle commissioni e ci sono commissioni più buone e altre meno, ma dato che non voglio impelagarmi in questo discorso socio politico dirò solo che: se si ottiene l’iscrizione al collocamento mirato (categorie protette) è più facile trovare lavoro. Notare, specifico più facile non che è garantito trovare lavoro. Viviamo in una società dove il lavoro scarseggia già di suo e per i disabili è ancora più  complicato. Nel mio caso hanno contribuito voglia di continuare a cercare, titoli di studio, esperienze lavorative passate e quel qualcosa che la mia mamma chiamava il mio “guizzo di voler fare”.

 

 

Perché consiglieresti a un ragazzo che deve scegliere cosa fare nella vita il percorso che hai intrapreso tu?

Beh primo perché è un campo che dà molte possibilità lavorative e poi perché arricchisce emotivamente, psicologicamente e culturalmente.

 

 

Quale obiettivo scolastico/lavorativo hai da qui a un paio di anni?

L’obiettivo lavorativo è quello di essere a tempo indeterminato o presso l’azienda in cui lavoro ora, o qualcosa di simile.

 

 

Hai un libro/film/serie tv/album musicale/o qualsiasi altra opera d’arte da consigliare a chi sta cercando la propria vocazione?

Dunque a me ha sempre ispirato molto il movimento letterario “La Scapigliatura” trovo le opere meravigliose e poi sono una fan del “Verismo” e di Verga, tutto così vivido appunto vero. La trovo una letteratura che prende a pugni nello stomaco il lettore dalla crudità (non per forza in senso negativo) e realtà che non può che far pensare e di conseguenza ispirare.

Per quanto riguarda l’arte adoro il surrealismo perché colpisce l’occhio e mette di sicuro i pensieri in movimento. Mentre nel cinema adoro Quentin Tarantino con la sua violenza pulp. Penso che il connubio tra queste tre passioni in particolare possa smuovere nel profondo chi riesce a coglierle.

Un piccolo posto artistico dove se ne può trovare un po’?

Credo che la vocazione si possa trovare in qualsiasi luogo, purché si sia predisposti.

E tra i tuoi scritti cosa può aiutare ognuno di noi a capire qualcosa sulla sua strada?

Penso che il mio secondo romanzo di narrativa “Il Suono” dica molto di me e della mia strada in particolare e penso possa ispirare gli altri sicuramente a non mollare mai.

 

 

 

 


 

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Autore:

Blogger e studentessa. Iper appassionata di millemila cose. Donna dall'umore super instabile.

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