Pubblicato in: Vita

Io,Mario e la Malattia Cronica 🌪

Conosco il mio fidanzato da quasi tre anni.

Mario -questo il suo nome per chi non lo sapesse o non lo ricordasse- aveva già qualcosa che non andava quando l’ho conosciuto.

Ma le cose poi sono semplicemente venute a galla.

Quando l’ho conosciuto mi ha subito informata dei suoi problemi d’equilibrio.

A me,che sembrava alto quando un grattacielo,pareva normale che magro com’era non riuscisse ad avere un buon equilibrio.

Quando lo conobbi aveva già in programma la risonanza magnetica che gli era stata consigliata dal suo psichiatra.

Ah si,Mario ed io,prima di avere qualsiasi altra malattia,abbiamo le nostre paturnie psichiche che ci hanno portato nella strada della psichiatria,psicofarmaci eccetera.

Ma se mi leggete sapete che vita conduco,e come ho conosciuto Rio.

Da ignorante,il suo problema d’equilibrio a me pareva un sintomo di disequilibrio altezza x peso.

Oppure uno strascico del suo passato di dipendenze,o al massimo un effetto collaterale di qualche psicofarmaco.

In questi anni la mia ignoranza d’allora si è disintegrata sotto il tragico arrivo di notizie poco confortevoli e incidenti vari.

Col passare dei mesi Rio iniziò a stare sempre peggio.

I suoi incidenti notturni sono una delle cose che più ha reso il mio sonno agitato.

Si alzava di notte per andare in bagno e cadeva.

Io non ero lì con lui,ma l’immagine si forma ancora nella mia mente,e l’idea che il mio uomo cada come un fiammifero che si spegne mi raggela.

Abbiamo sofferto tutti.

Lui. La sua famiglia. Ed io. Persino la mia famiglia.

Il giorno della sua prima risonanza mi ha voluta presente accanto a lui,preoccupato com’era.

Quel giorno ci siamo dati il primo ed unico bacio senza piercing.

Una volta arrivato il risultato della risonanza le cose sono discese sempre più nel tunnel oscuro che era quel che non conoscevamo.

Il suo psichiatra guardò la risonanza preoccupato e lo mandò da un neurologo.

Rio era ancora inconsapevole,non aveva capito niente.

Si dava ancora colpe per il suo passato.

Non si era collegato al presente e a ciò che stava accadendo.

Una mattina che passai a casa sua per lasciargli la colazione sua madre mi parlò di quel che lo psichiatra temeva.

Sclerosi multipla.

Se non sai cos’è ti colpisce dritto al cuore.

Ti lascia l’immagine di una sedia a rotelle nella mente.

E tanta confusione.

E rabbia.

Quella mattina corsi per la città piangendo di rabbia,colpendo le saracinesche col pugno,e alla fine arrivando al centro diurno.

Mi sedetti al computer ed iniziai a fare ricerche.

Le notizie non erano confortevoli,non trovano nulla di positivo.

Malattia cronica.

Incurabile.

Ricadute.

Mielina distrutta.

Terapie che arrestano l’avanzata.

Se non conosci la Sclerosi Multipla a primo impatto ti pare la peggior tragedia che potesse capitare nella tua vita.

Sono stata fortunata perchè nel periodo in cui l’abbiamo scoperto ero in un luogo protetto ed in una fase positiva del mio umore.

Non mi sono lasciata prendere dallo sconforto,ma ho lasciato che un marasma di emozioni mi travolgesse.

Ero arrabbiata perchè capitavano tutte a lui.

Perchè non lo meritava.

Perchè non meritavamo di dover vedere i nostri sogni bruciare.

Ero triste perchè non ero capace di aiutarlo,in quel momento avrei voluto essere la Neurologa più capace d’Italia per fare il meglio per lui.

Ho vissuto alla sua ombra ogni passaggio di questi primi terribili anni di malattia.

I primi sintomi,la ricerca di una maledetta diagnosi che non si trovava,la scoperta della diagnosi…

…il dopo,difficile per lui più che per me.

Non ho esitato neanche per un attimo,il mio cuore rideva all’idea di poterlo abbandonare perchè aveva una malattia con la quale avrebbe dovuto convivere per tutta la vita.

Mi chiamavano forte e matura in quel periodo.

Per me non era cambiato niente.

Per lui era cambiato tutto,l’ho affiancato in una delle crisi più profonde della sua intera vita.

Mentre lui affondava io cercavo una soluzione.

Lo spirito forte che è dentro di me si è fatto strada ed ha ricercato il modo per far andare avanti Mario.

Gli ho scritto varie lettere in cui districavo le mie conclusioni motivazionali per lui.

Gli sono sempre stata accanto,e senza neanche saperlo sono diventata una Caregivers.

I Caregivers sono i parenti,coloro che si prendono cura,delle persone affette da una malattia cronica.

Io e sua madre siamo diventate un mero termine in inglese di cui nessuno si importa.

Senza di noi Rio non avrebbe potuto affrontare e combattere la malattia.

Senza sua madre e la piccola bestia che risiede in me,Mario non avrebbe trovato la ragione per combattere la malattia.

Noi caregivers siamo essenziali.

 

 

La storia di Mario non è finita qui,ma non finirà presto.

 

 

 

 

 


 

….Ho dovuto dividere l’articolo in due parti! Mercoledì arriverà la seconda ✨

Autore:

Blogger e studentessa. Iper appassionata di millemila cose. Donna dall'umore super instabile.

18 pensieri riguardo “Io,Mario e la Malattia Cronica 🌪

  1. Siete due persone forti e coraggiose, oltre che una bella coppia, e potete essere d’esempio a molte altre persone che vivono difficoltà così devastanti. Anche l’idea di condividere la vostra storia puo’ essere d’aiuto.
    In bocca al lupo ad entrambi e alle vostre famiglie che vi sostengono in tutto e per tutto.

  2. Coraggio Bimba.
    Combatti coi “mostri” da sempre.
    Il tuo Kung fu è forte per entrambi.
    Un abbraccio enorme a entrambi.
    🖤🖤🖤🖤🖤😘😘😘

  3. Hai sulle spalle un grande peso e sul cuore un immenso dolore, non c’è motivo apparente per il dolore che provate…vorrei che almeno trovaste delle risposte. Vi auguro Forza, Sempre…!

      1. Sentiti in grado di dire che è difficile, senza sentirti in difetto. 😌

      2. E che cerco sempre di non demoralizzarmi perché da me dipende l’umore di Mario…e dal suo il mio. Se lui è giù mi butto giù anche io… è un casino.
        Ma si, è difficile,ed è inutile minimizzare sempre.

  4. Cavolo…mi spiace tantissimo.
    So perfettamente quale ombra nera, si sia infiltrata nei vostri giorni.
    Ci vuole tanta pazienza ed amore.
    Piangete insieme, ridete, tenetevi per mano. Io, Vale, da stasera, vi porterò nelle mie preghiere.
    Perché Dio, attutisca i duri colpi, vi dia coraggio, allenti la tensione.
    Un grande abbraccio.

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