Pubblicato in: Salute Mentale, Vita

Ritorno dallo psichiatra

Venerdì scorso sono tornata dallo psichiatra, dopo molto tempo che non lo vedevo.

Almeno un paio di anni.

Perchè non ci andavo da cosi tanto tempo?

Perchè stavo bene?

Mmm…diciamo di no.

Gli scorsi anni

L’ultima volta che andai al CSM lo psichiatra si presentò appresso alla psicologa.

Eravamo ancora in piena pandemia, l’autunno dopo che era esplosa.

Mascherine, distanziamento, occhiali appannati; potevo contare solo sulla mia voce per esprimere il mio malessere.

Loro, non so per quale combinazione malefica di motivi, decisero che mi sarebbe passata.

Che stavo male (ansia riacutizzata) perché non sapevo se avrei potuto fare gli esami di idoneità.

Di lì a poche settimane quegli esami li feci, li superai ed entrai nell’ultimo anno delle superiori.

Lì per lì pensai che psichiatra e psicologa avessero avuto ragione.

Invece, come per vendetta, o per auto-sabotarmi come faccio sempre, nei mesi successivi affrontai il mio primo grande blocco dello studente.

I programmi del quinto anno mi sembravano troppo per me; immensi.

Non sarei mai riuscita a studiare tutto per fine Maggio/Giugno e dare la Maturità.

Inoltre quando sei studente privatista queste cose devi deciderle molto prima, perché per iscriversi all’Esame di Maturità da privatista devi compilare la domanda a Ottobre/Novembre di quello stesso anno scolastico.

Neanche avevo finito gli Esami di Idoneità che già avrei dovuto prendere un altra decisione.

Il tempo passò, io non compilai alcuna domanda pensando alla proroga e rimasi nel letto a deprimermi e pensare che ero una buona a nulla per sempre inconcludente.

Se avessi potuto in quel periodo mi sarei fatta mettere incinta e avrei chiuso con la mia vita.

Avrei fatto la mamma, mestiere che non mi riesce neanche per giocare, e mi sarei sepolta sotto lo stereotipo.

Sono certa che mi avrebbero pensata felice, donna e mamma.

Mi sarei anche sposata ovviamente.

Ma quello è un altro discorso, lo farei anche adesso, senza l’insano desiderio di procreare (non voglio offendere nessuno, è semplicemente per me una cosa contro la Mia Natura).

Invece durante quel Novembre morì la piccola Chicca (uno dei gatti di Mario) e lo stesso giorno gli arrivarono i domiciliari.

Non voglio ne posso approfondire la cosa, vi dovrete fidare di me se vi dico che Mario è una brava persona nonostante la sua fedina penale non lo attesti.

La prospettiva di non vederlo per quasi quattro mesi è stata l’ultima mazzata di cui avevo bisogno per cadere del tutto nell’oscurità.

L’unica cosa che mi ha fatto sopravvivere in quei mesi è stato il pensiero che io dovevo dargli forza, che senza la promessa di riabbracciarci una volta finita quell’odissea nemmeno lui ce l’avrebbe fatta.

Ho dato a lui la poca forza che avevo, svuotata dalla paura di terminare gli studi e non sapere cosa cazzo fare della mia fottuta vita.

Ho preso tempo.

Nei mesi successivi, quando lui è tornato ed io ho iniziato a stare un po’ meglio, ho intrapreso un percorso profondo alla ricerca di me stessa e di quel che volevo fare nella vita.

Quando comunicai alla mia famiglia che quell’anno non mi sarei diplomata (eh già, ancora una volta mi sono fermata) nessuno ha tentato di costringermi come quando avevo 14 anni e volevo abbandonare la scuola.

Mi hanno consigliata, si sono proposti tutti di aiutarmi per quel che potevano e soprattutto mia sorella disse una cosa sulla quale le darò ragione per sempre “Guarda che quest’anno anche è facile l’esame di Maturità” (per il fatto della pandemia anche nel 2021 è stato solo orale alla fine).

Non che il mio, nel 2022, non sia stato più semplice del suo avvenuto più di 15 anni prima, però…aveva ragione e sempre dovrò ammetterlo.

Come dovrò ammettere che nonostante tutto non avevo scelta.

Ero fragile, forse troppo presa dai drammi di Mario, e completamente deconcentrata.

Fu allora che, sotto spunto di Mario, decisi di partecipare ad un corso di formazione.

Per non rimanere del tutto ferma.

Mi iscrissi a questo corso “Fotografia, Grafica e Videoediting” sovvenzionato dalla regione Puglia, soprattutto perché si teneva online.

Non credo che se fosse stato in presenza fisica la Valentina di quel tempo sarebbe riuscita ad andarci.

La pandemia, per questo e per tanti altri motivi, per me è stata un’opportunità positiva.

Sono molto felice di aver fatto quel corso.

Anche se dovevano pagarmi ma ancora non l’hanno fatto, io avevo partecipato per non cadere in depressione e perché gli argomenti mi interessavano molto.

Fin da piccola sono stata appassionata di fotografia.

Grazie al blog sono anni che coltivo passione per la grafica, e quando al centro diurno ci fecero fare un corso base di Photoshop imparai moltissime cose importanti per me.

Inoltre questo corso è stato utile perché mi sono messa alla prova in una situazione sociale come non facevo da molto tempo (la pandemia e l’aver smesso di andare al centro mi avevano relegato a vedere sempre le stesse 4 persone).

Sono grata a quei pallonari della Regione perché grazie a quel corso ho conosciuto belle persone, specialmente una.

Tanto che poi ci siamo viste di persona, e direi che siamo diventate amiche.

Forse  –questo lo saprò solo col passare degli anni– la cosa migliore di quel corso.

Sarei felice di restare amica con questa ragazza per molti anni a venire, in quanto sento che è un anima a me affine, ma dopo tutte le delusioni che ho avuto non voglio illudermi.

Mi godo i bei momenti che posso passare con lei, quelli non può cancellarli nessuno.

E mi hanno aiutata anche a ridimensionare ricordi passati che io reputavo allo stesso modo belli e indimenticabili.

Valentina bella (semicit. Veronica Lodge di Riverdale), davvero credevi che le telefonate che duravano 12 ore erano ricordi belli e indimenticabili?

Indimenticabile è il male che ti ha fatto la persona che era dall’altra parte del telefono.

Se solo Mario avesse assistito alla Valentina che viveva quegli anni saprebbe benissimo di non dover provare gelosia nei confronti di quella persona.

Chissà se mi leggi ancora France. Non proverei rabbia se lo facessi. Anzi, ti saluto.

Vedi France? Sto male ancora, ma poi sto meglio. Non sono perfetta ma sto vivendo. E tu?

Usi ancora le ragazze conosciute sul web come sterile compagnia?

Fai ancora regali costosi senza farti scrupoli sui sentimenti delle persone?

Che cazzo fai tu?

Io sono tornata dallo psichiatra.

Stronza si, ma deficiente no.

Anche se mi avevano effettivamente trattata a merda relegando il mio problema a semplice tratto intestinale infiammato dall’incertezza, mi sono resa conto che stavo per cadere di nuovo e sono andata nell’unico posto in cui possono aiutarmi.

Venerdì 21 Ottobre 2022

Avevo appuntamento alle 9:30.

Alle 9.20 è entrato il tizio che aveva appuntamento per le 9.

Io aspettavo vedendo video di Bugalalla.

Nel frattempo mio padre cercava posto, non si trova un parcheggio neanche a pagarlo oro in centro città.

Il mio psichiatra va in bicicletta a lavoro, vive in centro, eccerto con tutti i soldi che ha.

Quando io e mio padre siamo entrati io avevo già presente come svolgere la seduta.

Ho iniziato a raccontare, dopo una sua domanda, degli ultimi anni della mia vita, soprattutto degli ultimi mesi.

la sopraffazione

L’università, le crisi di ansia a Bari, la paura che sia tutto sbagliato e che non potrò farcela mai.

Il disagio al pensiero che dovrò sempre essere accompagnata, forse anche agli esami quindi.

Che figura di merda, 24 anni buttati nel cesso, ancora la mamma a braccetto.

In realtà la amo, sia lei che papà (nonostante sia un po’ rincoglionito con l’età), ho una fottuta paura di perderli. Non so cosa farei senza di loro, non avrei motivo neanche per alzarmi dal letto.

Forse dovrei sposare Mario, proprio perché ormai è sulla sedia a rotelle, per forza dovrei alzarmi dal letto la mattina a quel punto.

Ho bisogno di una motivazione, Forte, che mi spinga ad iniziare, e poi divento capace di vivere un po’.

Ah ancora quello dell’epoca è?” mi ha chiesto il dottore riguardo il fidanzato.

Eccerto” ho riso io.

La gente lo ricorda Mario, anche se l’ha visto mezza volta.

Lui rimane impresso nella memoria di tutti, i suoi occhi da lupo ti entrano dentro e ti sconquassano peggio di una droga mista ad alcool.

Siamo arrivati a parlare di Mario dopo che il dottore mi ha detto “Devi andare all’Università, devi fare vita sociale”.

Gli ho risposto raccontandogli della mia estenuante vita sociale.

Ogni giorno vado a trovare a quello, quasi ogni settimana mi vedo con S e P.

Ogni tanto vedo la ragazza conosciuta al corso, A.

Ogni settimana faccio super vita sociale con mia nipote e mia sorella, come parliamo io ed MG è da fuori di testa.

Ci passiamo 17 anni ma io sono una sua coetanea.

Bugia, ultimamente mi sento un sacco boomer perché non riesco a capirla al 100%, ma in realtà credo sia solo colpa della gelosia che provo nei confronti dei suoi amichetti di scuola.

Io vorrei che passasse più tempo con me, invece che un paio d’ore alla settimana sempre se tutto va bene.

Con quelle creature invece ci passa più di cinque ore ogni giorno, più le feste, il catechismo, la palestra e il parco.

Insomma.

Merito di giustificare questa mia gelosia.

Almeno per ora.

Per non parlare del fatto che ormai parlo pure con le pietre.

Sono cambiata da quando sono arrivata al CSM, Moltissimo pure.

A Bari ho parlato; in aula, nell’ascensore, fuori dall’aula.

La gente mi faceva na domanda o mi chiedeva un favore ed io rispondevo, a volte mi gettavo anche in considerazioni un po’ avventate riguardo le lezioni.

Mi lamento sempre.

Ma io non sono andata lì per partecipare a feste e fare nuove amicizie.

Le persone fuori dal mio giro sono tutte troppo “normali”, noiosamente standard, non è facile trovare quella giusta per me, e sono stanca di cercare.

Sono stanca di avere mazzate in testa, delusioni e tradimenti.

Basta…basta! Bastano quelli che ho.

Penso che se dovrò conoscerne altri di amici deve essere una cosa naturale come è stata con ‘’la ragazza del corso” -A-  oppure come mi sono naturalmente legata a G ed L nell’ultimo anno.

Basta con questa stupida frase “devi fare vita sociale” altrimenti pur di accontentarvi vado in discoteca.

E si sa benissimo una persona come me che fine fa in quei posti.

Finisce che bevo o mi tiro la cocaina, perché soffro a stare con tutta quella gente sconosciuta e insulsa.

Quindi?

Meglio che mi drogo ma faccio vita sociale oppure che ho pochi amici ma con i quali condivido davvero qualcosa?

Fuck.

 

Mi ha modificato un po’ la terapia.

Un pochino.

Ha deciso di raddoppiare la mia dose di ansiolitico, aggiungendomela la mattina (mai l’avevo preso di mattina) e puntando sullo spalmo.

Spalmare le medicine durante la giornata, non prendere tutto la mattina come facevo io per pigrizia.

Mezzo antidepre di mattina, l’altra metà dopo pranzo.

Le tre pastiglie di stabilizzatore sparpagliate durante le tre fasce orarie, minchia che palle.

Sono pochi giorni che ho iniziato a prenderle cosi le medicine, per ora mi sento più stanca la mattina e il pomeriggio, sento che mi energizzo quando calano le tenebre (tra le 17 e le 18).

Sarà la stagione sicuramente, io sono nata per vivere nelle tenebre e l’autunno (anche se autunno solo de nome) è la mia stagione.

Per ricordarmi di prenderle a pranzo mi sono appiccicata un post it sul frigo, perché lo so che prima o poi mentre pranzo lo sguardo mi cade lì.

Infatti per ora ha funzionato.

Non ho scordato niente.

Sta S invece, ad esempio, che prende le medicine quando se lo ricorda, Se lo ricorda.

Non credo sia positivo per la riuscita della terapia.

Sinceramente? Non sono fiduciosa in questa terapia annacquata che mi ha dato.

Mi ha proposto due farmaci che ho già preso in modo fallimentare in passato. 

Cazzo, non c’hai manco scritto le medicine che mi hai fatto prendere in questi anni? Eccheccazzo.

Cosa volevo? Non lo so. Forse volevo starmene una bella settimana ricoverata in psichiatria, cullata dalle infermiere e libera di annusare l’aria ispiratrice in cui ha vissuto Alda Merini.

Sarò pazza, ma nel complesso io ho un ricordo molto positivo del mio ricovero, mi piacerebbe farlo di nuovo.

Anche se sicuramente non vorrei arrivare al punto che mi ha portata lì, quello no.

 

 

Adesso arriva il paragrafo che mai avrei voluto scrivere.

Ma purtroppo la realtà è quella che è.

Non sono il tipo che la nascondere o edulcora.

Il mio psichiatra mi ha proposto: “E una dieta?”.

Cosi, dopo che gli avevo mostrato il fallimento delle medicine che mi aveva dato in passato, questo se ne esce con la dieta.

Allora.

Lo sappiamo tutti che io sono femminista e che da quando ho letto “Belle di faccia- tecniche per ribellarsi a un mondo grassofobico” riconosco le microaggressioni a mio carico.

Sappiamo anche tutti quanti che il mio psichiatra non è mai stato un gran protagonista di questo blog, in quanto personaggio piuttosto sottile e inutile.

È un tipo tranquillo, parla poco e di solito il suo ruolo è darmi medicine e mandarmi dalla psicologa.

Non mi aveva mai fatto in più di cinque anni una domanda personale.

Non mi ha mai chiesto se prendessi anticoncezionali, se scopassi, se mi drogassi, se fumassi, niente di niente.

Ha visto il mio ragazzo, sa benissimo che lui è un ex tossico ed ex femminarolo, ma questo non gli ha mai fatto passare per la testa di farmi qualche domanda a riguardo.

Mo, perché il suo fallimento come spacciatore di psicofarmaci doveva ricadere sul mio corpo?

Mena meh.

Ha chiesto a mio padre se fossi ingrassata.

Mio padre e io ci siamo guardati e abbiamo riso.

Sono sempre stata in sovrappeso, dottò” gli ho detto e mio padre ha confermato.

Lui ha risposto intimidito, rivolgendosi più che altro a mio padre, cercando di istillargli il dubbio che forse ero ingrassata.

Allora ho risposto, cosi come le femministe mi hanno insegnato a fare, ma con calma perché al dottore gli voglio bene dato che non si è mai rivolto in modo aggressivo nei miei confronti.

Sinceramente?” – “Non ne ho bisogno,dottò”.

Vedersi meglio aiutare a migliorare l’umore” ha detto lui sempre a testa bassa.

Sarà da pazzi dottore, ma io mi vedo bene” ho detto sorridendo, “In questi anni ho fatto i conti col mio aspetto fisico e alla fine mi sono accettata, mi va bene il mio involucro” – “Quello che non mi va bene è ciò che c’è dentro, quella Valentina che deve sempre essere diversa dagli altri, in ritardo con la vita, inconcludente, che non riesce neanche ad andare all’Università”.

Il mio problema non è questo” ho detto facendo risuonare la mia pancia, “Il mio fuori non mi serve ad essere felice, io voglio diventare la persona che desidero diventare…quello mi renderebbe felice”.

E mentre lo dicevo lo pensavo davvero, e mi davo una pacca sulla spalla per essere diventata Davvero la persona che crede in se stessa senza dipendere dal suo involucro.

Il dentro è il problema, oh se lo è…continuamente.

Sul mio carattere e sulle mie indoli negative si che vorrei fare una dieta.

Se si potesse smettere di essere tristi evitando la carbonara mi negherei quella goduria pur di essere felici.

Ma purtroppo non è cosi.

Il cibo è una delle poche cose che mi fanno godere”.

E a quel punto deve aver pensato che sono strana ma non ha continuato il discorso.

Avrei voluto che mi dicesse “Parlane con la dottoressa” e mi mandasse da quella megera.

La mia psicologa mi sta abbastanza come un cazzo di tumore spaparanzato sulla milza, ma se ho bisogno di lei lo riconosco.

Speriamo nel bonus psicologo che deve darmi l’INPS, perché se aspetto a lei lo so come finisce: che muoio.

Mi dispiace, comunque, che sia caduto anche lui nella trappola della dieta

Ripeto, non mi ha fatto mai niente di male, gli voglio quasi bene.

Se lo vedi te fa tenerezza, è un essere piccolo e tendenzialmente mutista.

Tenero.

Il mio orsacchiotto Bobby parla molto più di lui. Sicuramente è più ingombrante.

Perchè metto in mezzo Bobby? Beh, perché anche lui è uno psichiatra.

E che psichiatra. Già che lo vedono i suoi pazienti se sentono abbracciati e protetti.

Meh.

Alla fine mi dispiace per il mio psichiatra, ma purtroppo non sono molte le persone che sanno riconoscere la grassofobia.

Non era quella l’occasione per fare al dottore una lezione a riguardo, ma se ci sarà occasione non mancherò a cercare di aprirgli la mente o almeno incuriosirlo a farlo.

Non sono per l’atteggiamento aggressivo, credo che le ingiustizie vadano combattute con la pace prima di tutto.

Soprattutto se il tuo interlocutore (come nel mio caso) non è stato aggressivo ma ha semplicemente espletato qualcosa che ha interiorizzato probabilmente anche negli anni di studi universitari. Ovvero che il grasso è sinonimo di malessere, depressione, pigrizia e malattia.

 

Oltre a dispiacermi per la sua ignoranza mi sono fatta fare il certificato che mi attesta come loro paziente.

Mi serve per chiedere la didattica a distanza all’Università.

E per fare domanda di invalidità.

Già. Mio padre si è finalmente deciso, ha chiesto al dottore se ci fosse per me la possibilità di avere una qualche percentuale di invalidità e quello gli ha risposto di si.

Papà ha detto: “Sapete dottore, io non ho mai voluto farle prendere l’invalidità a Valentina, perché credevo sarebbe guarita col passare degli anni” – “Speravo che con la crescita si sarebbe stabilizzata, ma qua vedo che sono anni che prende le medicine ma non guarisce…” – “Almeno prendere la pensione potrebbe aiutarla ad essere tutelata, anche un giorno che io non ci sarò più”.

Dentro di me, in quel momento, mi sono commossa.

Non mi fa piacere che papà inizi a pensare a quando non ci sarà più.

Se penso alla sua assenza penso solo al momento in cui mi taglierò le vene, non può esistere altro per me senza di lui e mamma.

Il suo essersi arreso al fatto che non guarirò mai, invece, non mi turba negativamente.

Credo che nel futuro è qualcosa che potrà tornarmi utile, anzi.

Potrò poggiare sul mio essere malata il fatto di non essere capace di fare niente.

Potrò giustificare crisi psicotiche e continui fallimenti nella malattia che attanaglia la mia testa.

Ok, no.

Non avrebbe dovuto ammetterlo in mia presenza, si è messo in una brutta posizione papà adesso.

Vedi, non riesco ad andare all’Università…sono malata e non guarirò mai” – “L’hai detto anche tu…che ormai non guarirò più” mi immagino già.

La realtà è che sappiamo davvero pochissimo di quel che gira nella mia testa.

Per questo ho deciso di usare parte dei soldi della borsa di studio per andare da un altro psichiatra.

Uno molto bravo che ha salvato Mario, suo cugino e molte altre persone che conosco.

Uno che ti analizza e ti da una diagnosi.

Che forse sia finalmente giunto il momento in cui potrò etichettarmi come “bipolare” “borderline” “sociopatica” o chissà che altro?

Non vedo l’ora, io adoro etichettarmi.

Tipo: mi manca l’etichetta di studentessa privatista.

Me sento vuota senza.

Mo che cazzo sono? Una studentessa universitaria, una come tanti…io? Ma va.

Voglio la mia etichetta speciale, subito.

L’ultima volta ero “Disturbo della condotta con scarsa socializzazione”, ricordate?

Cercando su internet trovi scritto ciò a riguardo

Autore:

Blogger e studentessa. Iper appassionata di millemila cose. Donna dall'umore super instabile. 🧠Attivista per la salute mentale 💪Femminista intersezionale 🎨INTJ

14 pensieri riguardo “Ritorno dallo psichiatra

  1. Buongiorno Valentina, hai scritto un poema, ma va bene così! 🙂
    Fai benissimo a riconoscere di dover essere aiutata e a farti aiutare.
    Psicologi e psichiatri svolgono ruoli importanti (e NON devono assomigliare al tuo orsacchiottone), ma non tutti vanno bene a tutti. Ti auguro di trovare il meglio.
    Non mi permetto di entrare nella tua vita privata: ognuno ha la sua e se la gestisce da sè, tanto qui nessuno è maestro di vita, sennò avremmo vite bellissime e perfette.
    Fregatene del mondo e focalizza cosa vuoi per te.
    Non finisci la scuola? Mi domando: ma la devi finire per forza? La vuoi finire davvero?
    Io comincerei a capire cosa voglio davvero. Anch’io ho mille interessi, ma poi sono inconcludente. Forse me li creo per non finire davvero niente. O forse perché in realtà, mi frega poco di tutto. A me ha aiutato molto un libro, che si chiamava “Guarire coi perché”. Da allora, credo che domandarsi “perché?” e “quindi?” sia una delle cose che faccio più spesso.
    Io sto andando dalla psicologa, da quando nella mia vita lavorativa è entrato un capo stronzo, sadico e manipolatore. Oltre ad essere un perfetto incapace. Ha dalla sua la posizione predominante e l’eloquenza. Cose che io non ho.
    E ho scoperto che a volte bastano le domande giuste da porsi.
    E per la dieta…sfondi una porta aperta! Sono quasi obesa, ma non ho la forza di volontà per farla. E avrei più di un motivo di salute per mettermici.
    Ma siamo adulte, no? E ci prendiamo tutte le responsabilità delle nostre scelte.
    Ti auguro di trovare la tua strada e soprattutto un tuo equilibrio.
    Un abbraccio, maria.

    1. Ciao cara!
      Grazie per il commento, per essere passata di qui 🖤

      Parlando di poemi, ti consiglio di vedere i miei vecchi articoli…anni fa scrivevo anche fino a 3.000 parole…una cosa tremenda!
      Ogni tanto mi serve, mi fa bene 💚

      Ti ringrazio per il consiglio letterario, in quanto avida lettrice almeno proverò a leggerlo! Grazie mille 💚

      Mi dispiace per la tua situazione, io sono in stallo perchè sto iniziando l’università ma ho tantissime paure a riguardo.
      Sono riuscita a prendere il diploma, anche se in ritardo, era il mio grande obiettivo.
      Ed ora…non mi sento soddisfatta nonostante tutti i sacrifici fatti…anzi, mi sento ancora più confusa 😐

      Ti auguro il meglio, sempre e comunque 💕

      1. Lo so che ti sembrerá troppo “boomer”, ma goditi la gioventù, i momenti di insicurezza, anche di sbando. Devi trovare la tua strada, che spesso non sará quella che pensavi. O come la pensavi. Ma ha tantissimi anni davanti (molti più dei miei), praticamente un’autostrada: sperimenta, vai! Prova, sbaglia, cadi, ma rialzati sempre. Fai di testa tua, sbaglia di testa tua ma analizza sempre gli sbagli, perché servono, perché si impara da essi. Buona vita!

  2. Non darti mai per vinta, Valentina, combatti sempre. E non vederla come una sconfitta l’essere tornata dalla psichiatra, ma come una nuova sfida da vincere. Sei una ragazza in gamba, devi solo imparare a credere di più in te stessa. Fidati, che anche coloro che si definiscono “normali” hanno le loro insicurezze e paranoie. E poi, io sono convinta che sentirsi diversi dagli altri sia un valore aggiunto. È essere sempre ben adattati alla massa che spegne il cervello e dovrebbe farci paura.

  3. TVB Vale 💚 come ti dicevo su IG, sei una persona d’oro ❤️ e molto molto più bella di tanti che ufficialmente non hanno bisogno dello psichiatra!
    Un bacetto anche a Bobby 😍
    E anch’io la vedo come te sui figli, non fa per me 😁

    1. Sei dolcissima, ti devo ringraziare e mandare un abbraccio immenso ❤🥰
      Bobby ricambia, nonostante cerchi di fare il sostenuto lui si ricorda di te e delle pazienti che gli hai fatto conoscere 😁😁😁

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