Storia di un curioso giardinaggio disturbato

L’altra mattina sono uscita per andare in Biblioteca.
Ho girato per andare dietro,nella nostra parte di cortile.
Come ormai è mia abitudine prendo le buste dell’immondizia e le vado a gettare sempre.
Sono diventata la donna dell’AMIU di questa casa.
Mentre prendevo le buste pesanti che per una pora ragazza alta un metro e sessanta con già lo zaino pesante di libri addosso sono il sassolino giusto per far uscire fuori l’ernia,ho voltato involontariamente lo sguardo verso qualcosa di nuovo che mi ha sorpresa.

Ho visto questo ammasso informe di verdume e mi sono avvicinata.
Ho sorriso.
Che sta succedendo? Un miracolo?
Cosa ho fatto di buono nella mia vita per meritare questo?
Mi sono voltata e lamentandomi ad alta voce come faccio sempre «Ah,e che sono l’AMIU!» (che tanto mia madre da dentro mi sente!) me ne sono andata sorridendo.

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Come sarebbe la mia vita se ci fossi ancora tu

 

Se avessi usato la tua determinazione per vivere adesso saremo sulle stelle.

Non ho mai conosciuto una persona determinata ed ostinata come te,questo è sicuro.
Quando mi hai detto «Andrò a vedere Brian» non scherzavi anche se avevi solo dieci anni.
Qualche anno più tardi io aspettavo che tornavi dal concerto,qui nel nostro schifosissimo quartiere.
Ancora ricordo quando ti vidi tornare con gli occhiali da sole neri.
Non ti ci avevo mai visto cosi,sembravi un altro.
Ma eri sempre tu. Sei stato sempre te stesso fino alla fine.
E sai cosa sarebbe successo se avessi posticipato la fine…diciamo di almeno una trentina d’anni?

 

Sarebbe successo che…

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Non sono povera. Sono ricca.

M’ha detto: «Ma tu non sei povera,hai il cellulare».

Si,embè? Un oggetto determina la mia intera vita?
Apparte che io sono l’ultimo essere vivente sotto i vent’anni ad essersi arreso alla supremazia degli spartphone.
Apparte che l’ho raccattato solo per parlare con le persone a cui voglio bene.
All’epoca in cui ho raccattato il primo erano: Francesco e Laura.
Apparte questo…apparte tutto quanto.

Da cosa riconosci che una persona è povera?
Facile direte voi.
«Vive sotto i ponti». Primo luogo comune da sfatare.
Quelli che voglio suicidarsi vivono sotto i ponti.
I poveri vivono nelle macchine,nelle metropolitane,se sono fortunati dormono dentro a qualche posto offerto dalla Chiesa o da qualche ente del genere. Si,perché per me la Chiesa è un ente caritatevole.

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Il ricordo di Marc Poll

Buon pomeriggio lettori,

Questo è un pomeriggio speciale.
Più unico che raro!
Ho il piacere di ospitare -gratis- sul mio blog il mio papà,Mimmo.
Abbiamo preso spunto per questo articolo dal pranzo di Natale,durante il quale abbiamo ordinato una bottiglia di vino e ne abbiamo ricevuta una speciale.

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