La Valenty666

C’era una chitarra,una volta,che portava il mio nome.
Si chiamava Valenty666.
Ed era una chitarra unica,specialmente perchè unico era il suo proprietario.
E no,non ero io.
Era sua. Lo è stata sempre,come me.

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Non era vero

Siamo andati nel parchetto.
Il mio parchetto.
E oltre a noi due c’erano tantissime altre persone.
Persone del passato,che mi saltavano davanti agli occhi come fantasmi incazzati.

L’ho portato lì per superare tutto.
Per superare quel parco che ha fatto parte della mia infanzia e adolescenza,insieme a tutt’altre persone.
Per superare dovevo portarci lui,che fa parte della mia vita adesso.

Mentre ci sedevamo su una panchina a caso io fissavo in lontananza la mia panchina,e ho visto il primo fantasma.

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Schegge di Me.

Quando si ama una persona si finisce per somigliarle.

No,non voglio iniziare con una frase fatta,citata a sproposito dalla mia testa piena di informazioni da non so chi.
Voglio iniziare con me,non con l’impersonale.

«Quando voglio bene ad una persona,finisco per somigliarle»

Io sono un groviglio di cianfrusaglie altrui.
In realtà io non esisto.
Se prima,o contemporaneamente a me,non fossero esistite queste persone,libri,canzoni,io non esisterei qui oggi,cosi come sono.

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E sai…

E sai,da quando ho conosciuto il metallaro,penso di nuovo molto spesso a te.
A te che non ci sei più,e che non posso sostituire con quell’uomo che di noi non sa e non deve sapere niente.
Se mi sono ripromessa una cosa è di non raccontare mai di te a quelli del centro,perchè per quanto possano essermi amici sono per la maggior parte pettegoli o suscettibili.
Uno di loro mi ha parlato di un suo amico che è morto quando erano ragazzini.
La cosa mi sconvolse,in quel momento pensai sarebbe stato giusto condividerti,ma passato quell’attimo ho preferito rimanessi mio.
Come ho visto al metallaro la prima volta mi sono ricordata di te.
Di come avresti voluto essere come lui,sicuramente tu l’avresti adorato come sto facendo io ora.
Mi sono ricordata che non hai mai avuto il coraggio di tingerti i capelli come facevo e faccio io,o di tagliarli come un vero punk.
Mi sono ricordata che l’unica maledizione che non ti ha colto fin quando sei stato parte di me è stata la droga.
Mi sono ricordata che non ci sono più i nostri pomeriggi ad ascoltare la musica stesi sul letto,io che ti tiro un calcio e ti chiedo di cambiare canzone e tu che mi costringi ad ascoltarla spiegandomi perchè è bella.
Ho pensato che se riusciamo a diventare buoni amici io e il metallaro potrei un giorno finire anche con lui ad ascoltare musica e basta per quanto bene ci capiamo.
Ma poi ho ricacciato l’idea,perchè mi farebbe stare troppo male farlo senza di te.
Sono più di quattro anni che lo faccio da sola,e ormai ho il mio rodaggio cosi.
Non posso sostituirti ne cambiare le cose.

Da quando ho conosciuto il metallaro ho capito che non siamo gli unici punk in città noi due.
Anzi,questo poteva esserci genitore,quindi avremmo dovuto portargli rispetto.
Ma tu e la tua venerazione per i rockettari consumati non c’è più,ci sono io che lo tratto come l’unico mio pari degno di parlarmi di musica dentro quel centro di pazzi.
E si,apprezzo ogni suo anello,sia chiaro.
Ma lui sarebbe stato la perfetta figura da seguire per te,tu che cercavi sempre un appiglio alla vita,l’avresti trovato in un altra vita.
E forse lui mi avrebbe anche declassata alla fine,avresti preferito lui perchè non avevi mai preferito me in quanto femmina.
E alla fine avrei preso ad odiarvi entrambi.
Invece ho questa situazione; tu non ci sei più e lui è particolare.
Il tipo solitario che piaceva a te.
Quando anche io ero solitaria,ricordi?
Adesso parlo come una radio,sono impazzita.
Chissà che figura di merda ho fatto con il metallaro l’altro giorno.
Senti qua e dimmi se non sono rinco?
Lui se ne stava tranquillo a farsi i fatti suoi sulle scale nere,ed io che davanti alle scale facevo avanti indietro come un ossessa e gli parlavo delle cose più disparate.
Ero tesa perchè ovunque mi girassi vedevo te,e le ore che avevamo passato insieme su quello stesso asfalto.
Avevo paura di tradirmi e finire per nominarti.
Alla fine ho parlato vagamente del tedesco,che è sempre un ottimo argomento quando sono in tensione.
Uno dei pochi argomenti,assieme a te,che conosco come le mie tasche.

Beh,secondo te gli ho fatto paura o schifo?
Come minimo gli ho fatto venire mal di testa.
Una parte di me lo vorrebbe fortemente come amico.
Camminargli accanto per strada mi fa sentire meno disadattata e più rockettara ribele.
Come camminare accanto a te mi faceva sentire forte e capace di uccidere solo con lo sguardo chiunque ti guardasse male.
Che tempi quelli. Assurdo. Sembra una vita fà.
Non mi abituerò mai a tutto ciò.
Forse è meglio non bazzicare più alla Bestat,almeno per evitarmi il susseguirsi di certe scene del passato nella mia mente per ore ed ore successive.
E se poi ci divento amica e gli succede qualcosa?
Ho fottutamente paura,perchè sento che lui è l’unica vera buona occasione che ho di farmi un vero amico da quattro anni a questa parte.
Ovvero da quando non ho più il mio migliore amico.

France,vabbè,è un discorso apparte.

#RebloggingMyself: Aggiornamento Franceschi

Siccome la mia situazione ‘’Franceschi’’ continua e si sta pure a incasinà,ho deciso di scriverne opportunamente un secondo capitolo.

Già che mi trovo a dover pubblicare una puntata della Rubrica #RebloggingMyself ho deciso di allegare questo aggiornamento all’articolo orginale.

Eccovi,miei cari clienti,servito il «Caso Franceschi»,bollente e un pò impiastricciato.

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