Sylvia


 

Il Peggio. La totale negazione di sé.

 

Godere della vita semplicemente per quello che è: un impegno costante, che vale però la pena.

 

Vale la pena,Vale?

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Questa volta non è cambiato niente.

Questa volta è cambiato tutto.
E non è cambiato nulla.

 

 


 

 

Io alle sette del mattino in attesa alla fermata del pullman.
Questo non è cambiato.
Quando è arrivato ormai stavo per sedermi sul marciapiede dalla stanchezza.
Come sempre quando devo andare fino là mi porto lo zainetto pieno di beni di prima necessità.
Mi sono portata della cioccolata appresso,mi aiuta a stare sveglia,va bene?
Tanto dovrò fare chilometri a piedi oggi,chissene se mangio un po’ di cioccolata.
I brufoli,lo so.
Ma tanto le persone che mi vedranno oggi non fanno commenti sui brufoli che ho addosso.
Apparte che la maggior parte non si vede.

Io a guardare dal finestrino del pullman con lo sguardo perso nella città che si sta svegliando.
Questo non è cambiato.
Io,io sono cambiata.
Il giubbotto di pelle nero,nuovo. Gli stivali borchiati.
I capelli corti come mai li ho portati. Il rossetto rosso sulle labbra.
Gli occhiali. Gli occhiali da vista.
Sono cambiata fuori.
E anche dentro. Sono un altra.
Non vado in questo posto da un casino di tempo,non vado a trovarlo da più di un anno…forse quasi due.
Mi ero ripromessa che ci sarei andata sempre,poi come sempre mi sono dovuta rimangiare tutto.
Faccio schifo.
Sono successe cosi tante cose…non avevo la testa di andare.
E non volevo mi vedesse in quelle condizioni,che avrebbe detto?
Sarebbe venuto a picchiarmi come minimo,avrebbe aperto uno squarcio nel terreno e mi avrebbe risucchiata con lui per dirmene quattro faccia a faccia. Non che la cosa mi sarebbe dispiaciuta.
Non potevo affrontarlo cosi malmessa.
Ora sto abbastanza bene da andarci da lui.

Io che giro tra i vari fiorai fuori dal cancello in ricerca di quello che mi convince di più.
Questo è cambiato,posso comprare dei fiori oggi.
Trovo un tizio grasso e pelato sorridente che ha un vaso pieno di rose rosse.
Sto per autoinfliggermi del male da sola.
«Mi da sedici di quelle rose?» chiedo e attendo che me le tagli e incarti gli steli nella carta stagnola altrimenti mi graffio le mani.
Pago e vado.
Quando attraverso il cancello rivedo me stessa un paio di anni fà,l’ultima volta che sono venuta qui a trovare lui.
Avevo i capelli lunghi,la camicetta blu scozzese e lo sguardo completamente perso.
Gli venni a parlare del tedesco. Chissà cosa pensò allora.

Ho oltrepassato le porte del cimitero senza scoppiare a piangere.
Ecco cosa è cambiato.
Dentro piango da tre anni,ma fuori ho imparato a tenere il controllo.
Le rose pesano un casino per una ragazzina come me,ma mi faccio forza e inizio il cammino.
Sarà lunga e faticosa,la strada non è delle più asfaltate e nuove,è solo la strada di un cimitero.
Il nostro cimitero è una città a parte.
Conosco a memoria la strada,non sono venuta chissà quante volte,ma tutto ciò che mi sta attorno mi richiama verso la strada giusta.
Quando vengo qui gli eventi convogliano.
Il cielo è luminoso questa mattina,ma non c’è quel sole troppo forte che l’ultima volta m’ha fatto uscire il sangue dal naso.
Non fa troppo freddo,l’aria è umida e tersa.
Sembra quasi ci sia la nebbiolina umida mattutina.

Dopo un quarto d’ora e varie fermate a riposare o a guardare il nome sopra un cappella,arrivo.
Non c’è nessuno da queste parti.
Neanche la vecchina che ho visto tutte le volte che sono venuta,quella che piangeva sulla tomba del marito poche lapidi più in là.
Chissà dov’è la signora? Forse è già andata via,eppure è presto.
Forse arriverà dopo di me.

Non guardo nemmeno la foto,la lapide,niente.
Scarto i fiori ancora con il fiatone,nemmeno mi sono fermata del tutto,e poi li sistemo a fatica nel vaso cercando di non farlo cadere.
Non ci sono fiori. Strano. Forse sua madre è qui,forse è andata a prendere fiori nuovi.
Nel dubbio io sistemo le nostre sedici rose rosse.
I nostri fiori preferiti. I suoi ultimi anni con me.
Poi mi ritrovo ad accartocciare la stagnola tra le mani mentre guardo la sua foto.
In quella foto sorrideva a fatica,quella foto gliel’ho scattata io.

Era lì a spulciare notizie sui Muse quando notai dalla sedia accanto a lui che aveva un profilo bellissimo.
«Fra,girati» gli dissi e lui si girò subito.
Gli sorrisi e presi il telefono.
Lui sorrise a fatica,come faceva giusto per accontentarmi quando ”facevo così’ ovvero ”cercavo di vedere il bello che c’era in lui”.
C’era troppo bello in lui. Questo era il problema.

«Beh,come andiamo,Fra?» chiedo sospirando.
Nessuna risposta ovviamente.
Mi volto e vado a buttare la carta stagnola.
Quando torno siamo ancora solo io e lui e le sedici rose rosse.
Fa freddino,ma sono venuta presto apposta.
Cerco di non farmi male e mi siedo a gambe incrociate di fronte a lui.
«Allora,Frank» «Siamo tornati».
«Se mi vedesse la psicologa o lo psichiatra mi ricovererebbero di nuovo,lo sai?» «Perciò meglio che tutto questo resti un segreto tra me e te».
«E…lo so Francesco mio…psichiatra…psicologa…si…».
«Ci sono finita anche io»,nella mia testa penso al reparto di psichiatria.
«Vabbè che tu li non ci sei finito mai» «Eri minorenne,ma se fossi….» le parole mi si sono bloccate in gola,la lingua si è morsa tra i denti, «…ti avrebbero portato lì» concludo.
No,Valentina non piangere. Non davanti a lui. Non lo deludere.
«Vabbè,Fra so successe tante cose ultimamente a parte quella».
«C’è un nuovo Francesco,pensa un po’ te» «Ma è diverso» «È come un padre» «Se tu fossi qui ti farei adottare da lui,saprei che ti tratterebbe come meriti d’esse trattato».
«Poi un Francesco è andato» «E queste sono le news sui Franceschi».
«Te rimani sempre il primo e fondamentale su tutti».
«Ora sto cercando l’altro,te lo ricordi a ********** ?» «Sicuro che te lo ricordi,eravamo il trio di bambini più sfigati del mondo noi» «Voglio ritrovarlo per me stessa,anche per te in un certo senso» «Se io so felice lo sei anche tu,lo saresti stato,è sempre stato cosi fino a tre anni fa».
«Ah…Fra….» Con che coraggio glielo dico? «È successa una cosa brutta…forse già lo sai…anzi,credo che è sicuro che lo sai…».
Pausa di silenzio.
Sospiro e che rottura dover dire queste cose.
Se fosse stato vivo questa notizia l’avrebbe terminato.
Non posso dimenticare come stava quando è morto The Rev.
«Chester,Fra…Chester».
E non ho aggiunto altro,la mia faccia parlava da sola,lui avrebbe capito.
«Uffa Fra…Fra…Fra mi manchi…lo sai che mi manchi sempre».
«Quando ti vedevo era tutto diverso,pensavo di stare meglio con te sempre accanto…cazzo ne sapevo che stavo rincoglionendo?».
«Tu non l’hai mai avuta na crisi psicotica,io si Fra» «Visto? Ti ho superato in pazzia».
«T’ho superato in tante cose in questi anni…forse ancora non in quantità di psicofarmaci ingeriti però ti supererò vedrai» «E vabbè,ovviamente d’altezza che devo fare più?» «Non cresco più,credo che mi hai bloccato la crescita» «Potevo diventare una pallavolista altissima se tu…».
Non lo dico mai. Non c’è n’è bisogno.
«Sai Fra,ho conosciuto un sacco di persone strafighe ultimamente» «Inizio a chiedermi perché alle persone non faccio paura» «Ti ricordi che disse Gianluca al tuo funerale? Che io portavo la morte,che io ti avevo fatto morire».
«Perché nessuno se ne accorge,Fra?». «Boh,vabbè,fatto sta che oltre a Francis ho conosciuto Sara che è una ragazza che vive vicino Roma ed è cosi dolce e simpatica» «Lo sai che io odio le femmine,ma lei non la odio» «E lo so,si chiama come quella,ma chissene,non è lei,la vedessi,le vorresti bene anche te» «E poi c’è Nena,lei ama i My Chem come noi,sta cosa mi commuove da morire…» «Ancora li ascolto,che ti credi…ma non sono tornati insieme,mi dispiace non poterti dare buone notizie su sto fronte».
«Poi ho conosciuto un gatto» «Vabbè,Francè,dovresti vederlo a questo» «Adorabile,se fosse un gatto graffierebbe tutti,è un tipo….è un tipo forte» «Ma mi piace,non si fa mettere i piedi in testa,e mi sono scocciata di fare sempre la vittima,lui non mi permette di fare la vittimista» «Vedi,avevo bisogno di una persona cosi» «Lo sai che legge Hesse?» «No,vabbè,non credevo avrei trovato una persona al mondo che lo leggeva oltre a noi due Fra».
«Ma i tuoi libri tua madre quand’è che me li da?» «Non me li da,vero?» «Eppure…».
Mi sono fermata,mi mancava il fiato.
«…Fra» il cuore mi batteva a mille e iniziavano a tremarmi le mani.
«Soffro d’ansia,te l’ho detto?» «M’hanno dato gli ansiolitici».
«E vabbè,Franky,lo sapevamo che finivo cosi» «Ma sto meglio ora,te lo assicuro» «Sono stata peggio di cosi».
«E poi ho fatto un gruppo,sai?» «Nooo!» «Non una band,che ti pensi» e qui ho sorriso come una scema, «Un gruppo di blogger,su Telegram» «La nuova frontiera della messaggistica online».
«Matò,Fra!» «Mi sono fatta Twitter!» «Ci crederesti mai?!».
Pausa. Avevo la gola secca ed ho bevuto mezza bottiglietta d’acqua.
Intanto stavo ghiacciando per terra ma non mi importava,non potevo fare altrimenti che stare là.
Ho guardato i suoi occhi neri e ho continuato a raccontargli.
«Ho conosciuto uno che vive sulle montagne,pensa un po’ tu».
«Sono sicura che tu l’avresti adorato,gli piacciono quelle cose giapponesi che piacevano a te,le anime» «C’è anche una ragazza sul gruppo a cui piacciono,si chiama Anubi».
«Sai Fra,ultimamente pensavo che sono circondata da tante persone ma…tu manchi sempre…nessuno mi ha colmato il tuo vuoto».
«Neanche quello là,anzi…quello l’ha scavato più profondo il vuoto,figurati».
Mi sono fermata di botto,ho sentito un rumore.
Mi sono voltata e ho visto delle persone passare per andare qualche posto più in là.
«Te lo devo confessà» «Sono stata fidanzata con un ragazzo» «Meh,Fra,non fare storie» «Non ho fatto niente,Niente» «E poi neanche mi piaceva».
Silenzio. Mi sembrava di sentirlo dirmi «Bugiarda» e punzecchiarmi sulla guancia come faceva lui per estorcermi la verità.
«Eh si,mi piaceva,è un ragazzo molto bello,ma anche molto fuori di testa» «E molto superficiale,come tutti i bellocci» «Tranne te,ovviamente» «Tu eri bello e intelligente».
«Insomma,l’ho conosciuto al CSM,e noi che lo frequentiamo da quando siamo nati il CSM sappiamo che tipo di gente sta là».
«Gente come noi,si,ma anche che sta peggio di noi».
«È un ex tossico,picchiava la madre,vive col padre,adesso cerca lavoro ma non lo vuole nessuno».
«Credo mi volesse bene,qualche giorno fa mi ha riscritto ma l’ho completamente respinto».
«Lo sai che non ce la faccio» «Lo sai che ho…che ho ancora fresco nella testa quel pomeriggio di anni fa quando…».
Ho abbassato la testa ed è caduta una lacrima vicinissima al marmo.
«Ho quasi vent’anni,Francesco» «E tu sei stato l’unico a dirmi che mi ama in vita mia»,e le lacrime hanno iniziato ad andare per i fatti loro.
«E perché…perché dovevi farmi questo?» «Perché proprio tu?» «Chiunque!» ho gridato perdendo il controllo.
Mi sono graffiata il viso con le unghie e mi sono tirata via le lacrime.
«Chiunque,ma non tu».
«Francesco,non amerò mai nessuno» «Io solo te volevo,lo sai che sono tutte delle fotocopie malriuscite».
«Nessuno può vincere il confronto con te».
Mi sono lasciata alle lacrime e al silenzio.
Ho continuato a parlargli mentalmente e a guardare la sua foto.
L’unica rimasta.
Sua madre mi chiese tutte le sue foto che avevo,mia madre mi costrinse a dargliele e quella bruciò tutto.
Non è rimasto niente se non la mia memoria e questa foto.

Ho paura ad ammetterlo,ma io di nascosto da loro una tua foto l’ho conservata a casa in una busta.
Avevo paura di dimenticarti.
Ma ora lo so. Gli anni passeranno.
Ma tu rimarrai sempre nitido e chiaro come il primo giorno.

«Fra,ti sarebbe piaciuto» «Il gatto dico» «Avrei chiesto aiuto a lui,e forse con qualche calcio nel sedere insieme ti avremmo fatto uscire dalla merda», «Cazzo Francè,perché avevi tutta quella fretta,porca….eri troppo…troppo piccolo…non capivi un cazzo!».
«Io sai quante cose ho capito in questi anni?» «Francè,se solo avessi avuto pazienza,avresti cambiato idea….lo so».
Mi sono alzata in piedi.
«Che cazzo,Francè» «Dicevi che mi dovevi sposare quando avevamo vent’anni».
Mi sono rimessa lo zaino sulle spalle.
«Mo io so rimasta co sto cazzo di sogno e tu non ci sei più» «Ti pare giusto?» «Fra?» «Fra,chi cazzo mi prende a me?».
«Ho un buco nel petto per colpa tua,e lo vedono tutti,non mi vorrà nessuno» «Mai».
Ho chiuso il becco.

Mi sono chinata e l’ho baciato «Ti amo» gli ho detto.
Da quanto tempo non lo dicevo.
Ad un persona che mi amava.

 

 

 


 

 

Oggi è il 7 Novembre 2017,sono passati quattro anni.

La Vita & la Morte

Ecco perche gli amareggiati,gli eroi e i folli erano sempre affascinanti:
perchè non avevano paura di vivere o di morire.
Sia gli eroi sia i folli si mostravano sprezzanti del pericolo,e andavano avanti,malgrado tutti gli dicessero di non fare una certa cosa.
Il folle si uccideva; l’eroe si offriva al martirio in nome di una causa.
Entrambi morivano: e gli amareggiati passavano nottate e giornate intere parlando dell’assurdità e della gloria dei due tipi.

Da Veronika decide di morire di Paulo Coelho

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