Come combatto la pigrizia? L’Assassino.

Scrivevo l’anno scorso…

…. «Valentina,come combatti la pigrizia?» mi sono chiesta qualche giorno fa.
La pigrizia è un mio grande ostacolo da sempre.
Ho un bradipo addosso,pesante e assonnato,che sbadiglia e mi si stringe con sempre più forza.
Ed io ho sempre meno energie per fare le cose,perché lui mi toglie la vita e la voglia di viverla.
Allora io ho adottato delle tecniche per combattere la pigrizia.
Ma che pensate?
Non è che mi sveglio alle sette del mattino e inizio a fare flessioni.
Seee…mo vengo io!
Io combatto la pigrizia assecondandola.
Molto semplice.

 

Da Come combatto la pigrizia? L’assecondo.


 

Quest’anno,il fattaccio è cambiato.
È peggiorato.

Come la combatto sta pigrizia maledetta insita in me,oggi?
L’assassino.
Cambio di metodo completamente radicale.
Dall’assecondamento all’assassinio.
Mua,mua,mua,mua!!!

Luogo : Doccia.
Dilemma : Li lavo sti capelli o no?
Non li lavo da una settimana,che per me che sono fidanzata con un fumatore e soffro di desquamazione secca sul cuoio capelluto vuol dire che stanno una schifezza colossale.
Ma odio lavarli perchè mi viene sempre il mal di testa quando li lavo,e perchè mi scoccia asciugarmeli,e perchè tanti mi scoccia insomma.
E allora come combatto la mia pigrizia?
Ho pensato; Valentina,assasinala.
Uccidila crudelmente.
Ho semplicmente fatto un passo,e cosi i capelli sono finiti sotto l’acqua.
Una volta che li hai bagnati è difficile non lavarli.
Insomma,quel passo ha contato molto,tutto.
Se non l’avessi fatto -assasinando la pigrizia- non mi sarei lavata i capelli.

Soffrite di pigrizia? Provate ad ucciderla.
Fate quel passo contro di essa.
Magari funziona.

Sono pazza,prima l’assecondo e poi la uccido.
Vabbè,fa niente.
L’importante per me alla fine è che funzioni.
Che io riesca a fare quelle cose importanti per la sopravvivenza.


Questione amletica che mi avvolge attualmente;
Pigrizia:

ASSECONDARLA o ASSASSINARLA?

Strade,Case & Pensieri

Percorrevo la stessa strada verso la stessa meta.
Lo facevo decine di volte alla settimana,a volte dozzine di volte al giorno persino.
Percorrevo la stessa strada per andare da Franky.
Ma parliamo di anni fa ormai.
Lui da andare a trovare nemmeno c’è più.
Percorrevo la stessa strada verso la stessa meta.
Lo facevo più volte al giorno,tutti i santissimi giorni.
Percorrevo la strada verso casa di Mariuccio.
Ma parliamo di ore fa ormai.
Lui da andare a trovare…c’è ancora…e ci sarà sempre.
Percorrevo la strada che ormai mi è familiare da casa mia a casa di Mariuccio stamattina,stavo tornando a casa mia per pranzare.
Ed ho pensato,a quando anni fa percorrevo lo stesso percorso da casa mia a casa di Franky.
Ci vedevamo quasi tutti i giorni io e lui,quasi raramente lui veniva a casa mia,pochissime volte uscivamo.
Stavamo sempre a casa sua.

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My Dark Side (ovvero il motivo per cui non voglio esistere)

Ho ritardato il parto di questo articolo per varie ragioni che per la riuscita e la giusta comprensione dell’articolo stesso vanno un attimo elencate.

Allora,prima di tutto ho rimandato perchè sono stata raffreddata e quando sono fisicamente debilitata quel 5% di cervello che di solito mi funziona non mi funziona più,quindi sarebbe stato inutile scrivere in preda alla frenesia della temperatura alta nelle cervella che mi rendeva uno zombie mezzo vivo e mezzo no.

Poi,il problema nato dal fatto che ho dovuto attendere lo stabilizzarsi della mia salute polmonare è che ho dimenticato l’idea che avevo avuto per scrivere questo articolo.
M’è rimasto il titolo,che avevo annotato in quel momento di ispirazione,ma nessuna parola.
Quindi ho dovuto attendere di guarire ulteriormente,non solo fisicamente ma anche un pò psicologicamente,prima di mettermi a scrivere sto coso.
E l’altro problema nato dal fatto che sto psicologicamente un pò meglio è che ho dimenticato il profondo odio che ho provato nei giorni scorsi verso questo mio Dark Side.
Da una parte è una cosa positiva perchè posso raccontarlo e descriverlo dal di fuori,ma dall’altra parte starne fuori non mi fa ricordare nel profondo i ragionamenti contorti che faccio di solito nei miei blackout per arrivare a provare cosi tanto odio collerico.

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Nella cupola

Questa mattina la città sembrava diversa.
Avvolta da un sensibile velo di mutismo e tristezza.
Pronta ad accogliere la cupola.

Ho sempre immaginato che la mia città avrebbe condiviso il suo destino con quello della città di The Dome di Stephen King.
Tutti forzati in pochi chilometri cubi, a convivere assieme e con la maledizione che la fabbrica ci ha imposto; l’oblio.
Se non parlano di noi per l’Ilva (ovvero,la nuova ArcelorMittal) allora parlano di noi per il caso dell’omicidio Scazzi.
Sotto questo fango,siamo dimenticati,e dimentichi noi stessi di chi siamo e perche lo siamo.

This is Sparta,il motto di tutti i ragazzini di qui.
Io lo sento oggi piu che mai nel mio cuore,sento le mie radici vicine,sotto la pelle.
E sento di condividere a pieno il destino della mia città; l’oblio.
Dimenticherò me e il resto,e quello stesso resto dimenticherà me.

A volte,volte come questa mattina,ho paura che sia giunta l’ora.
Ed io ancora non sono pronta. Ti prego.
Arriva l’ora dell’oblio totale,la mia città fuori dal mondo ed io reclusa in un piccolo pezzo di esso,il mio,la mia testa.
Si,tutto allo stesso istante accadrà.
Milano dimenticherà l’esistenza di Taranto,ed io dimenticherò l’esistenza di Taranto pur essendoci reclusa dentro.
Per ora,non è accaduto.

Le porte della città non sono state mai cosi aperte come ora per me.