Come Back to School

Torno a scuola? Torno? Non torno? Torno? No,non torno. Non ce la faccio.
Ma si,dai,chissene,torno. Torno,torno.
No,non torno,ho paura,no. Preferisco stare a casa a fare la lettrice di professione per tutta la vita.
No,devo tornare,non posso buttare la mia vita cosi. Torno,si,ce la faccio,avoglia con tutte ste medicine.
No,non ce la faccio. Medicine un corno,sono acqua fresca contro il male del mondo fuori da queste mura. Non vado proprio da nessuna parte.

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From The Ritz To The Rubble

 
          

Credo che ad un certo punto della mia vita,non so bene dove ne quando,ho deciso che avrei smesso di fare le cose che gli altri si aspettavano da me.
Per questo ho commesso la maggior parte degli errori,perchè non ho fatto ciò che avrei dovuto fare secondo gli adulti,perchè ho fatto di testa mia e alla fine mi sono ritrovata sola e sconfitta.

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Be Quiet and Drive…

 

9 Gennaio 2016

 

Sto rileggendo Le anatre di Holden sanno dove andare,non so più che leggere.

Ormai tutto mi annoia,mi sento morta dentro,non apatica ma senza alcuno stimolo.

Ogni tanto,anzi,spesso,Francesco usa espressioni tipo «….questo mi stimola molto» riguardo a qualcosa che gli propongo di fare o che viene in mente a lui.

Ecco,lui mi ha fatto capire questa cosa.

Che a me non stimola più niente.

Se non lui,ovviamente.

Lui accende il mio interesse,ma tutto il resto è piatto come l’elettroencefalogramma di una persona in coma irreversibile.

A me non mi stimola più niente,leggo per passatempo ormai.

Per questo sto rileggendo quel libro,sto ascoltando le partite,sto vedendo film,sto suonando la chitarra.

Solo per far passare il tempo.

Attendo.

 

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Scuola -Parte 2

Il secondo anno di superiori fu turbolento.
Cambiai classe perchè la mia amica mi aveva abbandonata ed emarginata.
Pensai che era arrivato il momento di fare ciò per cui ero andata in quella scuola,cioè…niente.
Andavo a scuola e non facevo niente,mi sedevo al mio banco,disegnavo,coloravo,scrivevo delle lettere a Fra,non seguivo neanche mezza lezione.
Uscivo spesso prima,o entravo un ora più tardi.
Insomma,pur di farmi andare a scuola i miei genitori si stavano facendo in quattro e forse ancora speravano che sarei tornata a studiare.
Non parlavo con nessuno e facevo la solitaria,nessuno mi infastidiva in quella classe,mi buttavano qualche occhiataccia pensando chissà cosa e basta.
Quando mi si presentava davanti un compito in classe,improvvisavo.

«La comunicazione» tema di psicologia a fine Ottobre.
Non avevo il libro di testo,non avevo quindi studiato,non avevo seguito una sola lezione,ma improvvisai scrivendo tutto ciò che avevo nel mio bagaglio culturale riguardo la comunicazione.
Presi sei e mi misi a ridere davanti a tutta la classe.
Le ragazze rimasero stupite quanto me ma non commentarono l’accaduto.

Mancavo spesso;da Novembre a Gennaio non andai neanche un giorno a scuola,poi mio padre mi ci portò quasi a calci visto che ero ancora della fascia dell’obbligo e lui non voleva finire in prigione.

Quando andavo a scuola sfruttavo quelle ore per leggere ciò che mi pareva e intervenivo solo se interpellata.
Le solite prediche «Devi studiare» – «Dove sono i libri» eccetera e eccetera da parte dei professori ma mi ci abituai subito.
Devo dire che la storia con Frank influenzò molto quegli ultimi mesi di scuola.
Lui in quel periodo era andato a Padova ma mi chiamava spesso e mi pregava di andare a scuola.
Ormai mi pregavano tutti ma nessuno poteva immaginare il senso d’inadeguatezza che mi sentivo addosso entrando in quelle mura.
Abbandonata al mio destino senza che nessuno se ne facesse cruccio,per loro potevo anche scomparire,non se ne sarebbero mai accorti.
Ed infatti ad Aprile sparii,smisi di soffrire e non tornai più in quel posto.

Quel periodo fu intriso di liti con i miei genitori,le mie sorelle e perfino Fra.
Tutti erano delusi e arrabbiati da questa mia scelta ma io l’avevo fatto per sopravvivere,non potevo più svegliarmi la mattina con la sola intenzione di sopportare il vuoto che mi si creava dentro quando entravo a scuola e poi vivere il resto della giornata in balia degli eventi.

Decidere di abbandonare la scuola fu la prima decisione che presi di testa mia,sbagliando,ma prendendo in mano la mia vita e ciò che di me rimaneva.

La Preside ovviamente chiamò mio padre che ormai era disperato,e gli disse di farmi andare a scuola per fare una visita con la psicologa.
Con la psicologa della scuola non riuscii a parlare molto e lei cosi non comprese i motivi che mi avevano spinta ad abbandonare la scuola.
Alla fine la Preside decise di lasciar correre visto che mancavano pochi mesi che compissi sedici anni e non vedeva altra via d’uscita.
Mio padre era esausto da questa storia e lo ringrazio per aver mantenuto abbastanza la calma da non picchiarmi mai.
Sapeva che neanche picchiandomi mi avrebbe convinta a ritornare a scuola,mi faceva quasi ogni giorno un bel discorso ma io ne uscivo più decisa di prima a non tornare indietro nonostante mi avvilisse sentire tutte quelle parole.

Arrivati gli attesissimi sedici anni le cose si sono calmate con la mia famiglia,la tensione è sparita e piano piano ho spiegato le motivazioni che mi avevano portata ad abbandonare la scuola.
Iniziai a lavorare ogni tanto con mio padre per mettermi un pò di soldi da parte per comprarmi ciò che volevo quando volevo e cercai di dimenticare la scuola.

Eppure non sono mai stata tanto assetata di conoscenza come da quando non frequento più la scuola.
Ho iniziato a leggere sempre di più,cosi tanto che ogni tanto mia sorella si preoccupa che legga troppo,ma a me non sembra mai abbastanza.
Cerco di colmare le lacune che ho o che avrò leggendo e leggendo,per fortuna la mia curiosità mi porta ad avere voglia di informarmi su tutto e molte volte mi sono ritrovata a sapere cose che i miei amici che vanno a scuola non sanno.

Quest’anno però non frequentando più la scuola in via definitiva mi sono sentita un pò persa,da una parte sentivo di essermi tolta un grandissimo peso dallo stomaco ma non ero ancora soddisfatta.

Quando iniziavo a pensare di iscrivermi ad un corso di formazione,è arrivata la fine.
Lui è morto e con lui la mia vita.
D’un tratto l’idea di tornare a scuola non mi interessava più come del resto l’idea di tornare a vivere.

Ma adesso sto meglio,è tutto passato.
Da qualche mese ho iniziato a pensare seriamente alla mia istruzione.
Mi sento molto più forte di prima ma non so se avrei la forza di sopportare tutto quello un’altra volta.
Ho paura che tornando a scuola le poche certezze che mi sono costruita con fatica in questi mesi si rompano in mille pezzi,e non so se riuscirei a ricominciare tutto da capo dopo.

Mesi fa quando ancora stavo male dissi a mia sorella «Il giorno dopo aver abbandonato la scuola me ne ero già pentita,ma sapevo che non avevo altra scelta».
E la penso ancora cosi oggi.
Avrei potuto diplomarmi facilmente,andare all’università,trovare la mia strada nel mondo e seguirla,invece mi sono buttata via.
Perchè la società questo pensa di me e di chi abbandona la scuola,che ci buttiamo via in cerca di alternative più facili.
Ragazze che fanno il corso di parrucchiera o che si occupano delle faccende domestiche insieme alla madre,ragazzi che vanno a lavorare insieme al fruttivendolo o come cameriere al ristorante…di miei amici o compagni di scuola ne ho visti tanti fare una fine del genere.
Si buttano via,non hanno speranze,non vogliono studiare e si arrendono alla monotonia della vita spaccandosi la schiena.

Ma io non sono come loro,e la società questo non lo capirà mai.
Io le so mettere due parole in croce,faccio dei sacrifici aiutando mio padre a lavorare ma questo non vuol dire che sono un ignorante senza sogni realistici.

Sto progettando di iniziare a studiare a casa.
Dovrei occuparmi da sola di studiare i programmi scolastici e poi alla fine dell’anno andare a fare un esame alla scuola prescelta per certificare l’avanzamento negli studi.
Non so se potrei farcela da sola a studiare tutto,ma so anche che ci impiegherei le mie intere forze in questa impresa.
Dovrei andare a parlare con la scuola il mese prossimo sperando che mi concedano di fare questa cosa,ho sentito in giro che è possibile ma con la sfortuna che ho potrebbe nascere qualche problema e…sono sicura che non me lo lasceranno fare….
Intanto ho già iniziato a studiare da qualche mese in previsione dell’ipotetico esame che dovrei fare per rientrare nel sistema scolastico.
Ho iniziato a studiare soprattutto latino,visto che ho scelto di iscrivermi al liceo linguistico.
L’ho sempre detto a Frank «Se avessi voluto continuare a studiare,sarei andata al linguistico»,è questo che voglio ed è questo che mi piace studiare,il liceo delle scienze umane era solo una scelta costretta.

Ma in questi giorni sto pensando seriamente a come andranno le cose,a cosa farò se non mi lasceranno studiare a casa.
Inizio a prendere in considerazione l’idea di tornare in uno di quegli edifici e ciò mi spaventa moltissimo.
Ho paura di soffrire ancora ed ho paura perfino del fatto che mi sento sicura di me in questo momento.
Non dovrei essere negativa,ma immagino già la poca sicurezza che ho acquisito smontata dalle critiche di ragazzine superficiali con le quali non voglio avere a che fare.
Sarebbe una tortura.
Faccio davvero schifo dei rapporti sociali con i miei coetanei.
Finisce sempre che mi isolo,vengo insultata o picchio qualcuno.
Ed io non voglio dovermi preoccupare degli altri e dei loro giudizi su come mi vesto e sulla musica che ascolto,io voglio soltanto studiare e trovare la mia strada cazzo,ma…la scuola non dovrebbe servire a questo?
A me a portato solo a sbagliare strada o a inciampare,non mi ha mai aiutato in nessun modo questa scuola.

Steve mi ripete sempre che devo studiare per il mio bene altrimenti finirò a fare la spazzina,molto incoraggiante e gentile lui,ma ha ragione e lo so benissimo.
Lui non capisce il mio desiderio di imparare solo perchè non voglio frequentare una scuola.
Per lui è facile parlare che quando ha iniziato ad avere problemi a scuola si è trasferito in una scuola privata.
è certo che li trovi insegnanti che ti motivano e ti fanno da insegnanti di vita,io invece ho trovato solo persone che mi hanno scoraggiata e delusa,sempre.
Mi sembra un pò ipocrita da parte sua parlare quando non mi capisce nemmeno.
Gli ho raccontato tutto,ma mi è sembrato di aver parlato da sola.

La mia famiglia mi appoggia,dicono che la cosa è «ok» ma più di tanto non sono entusiasti conoscendo la mia scarsa costanza negli impegni.
Vorrei una maggiore approvazione da parte loro e un qualche consiglio ma non posso pretendere più di quello che già fanno poverini…ne hanno dovute sopportare tante per colpa mia.

Studiare a casa mi darebbe anche la possibilità di poter fare due anni in uno.
Visto che dovrei ricominciare dal secondo anno ho pensato di dividere cosi gli studi; il secondo anno,poi il terzo e quarto insieme per recuperare un anno perduto ed infine in quinto anno con la maturità.
Se tornassi a frequentare oltre che a trovare ostacoli nei miei compagni e nei professori,non potrei nemmeno recuperare un anno perduto,e questo…mi fa rabbia.

Ok,posso farcela,sopporterò quei babbuini per quattro anni,ma…non posso nemmeno recuperare il tempo perso? Beh,questo non mi sembra affatto il modo migliore di rimediare al mio errore.

Studierò a casa,mi farò in quattro pur di recuperare e in cambio potrò apprendere tranquilla con me stessa e nessun altro.

Infondo sto sbagliando tutto…
Tornare a scuola…
Studiare a casa…
Ormai ho fatto un errore e dovrei pagarne le conseguenze,stop.

Vai a fare la spazzina Vale,è questo che ti meriti,vai va…e stai zitta per una buona volta.

Scuola -Parte 1

Ultimamente sto pensando molto alla scuola e al mio percorso di studi.

Io mi sento molto confusa sulla decisione da prendere e dall’esterno non ricevo grandi aiuti.

Da una parte vedo la mia famiglia confusa quanto me,annuiscono a qualsiasi alternativa proponga e non mi danno consigli perchè sanno che alla fine farei comunque di testa mia.

Dall’altra parte c’è l’insistenza di Steve a dire che devo assolutamente pensare a studiare,come se la mia vita dipendesse solo dalla scuola.

Mi ritrovo a chiedermi; Ma come sono arrivata a questo punto?
Mi sono persa per strada ed ora devo rimediare all’errore,ora che sono capace di ragionare devo rimediare,prima che sia troppo tardi,ma questa decisione so che sarà molto più fondamentale di qualsiasi altra perchè si ripercuoterà sul resto della mia vita.
Ho un passato parecchio incasinato con la scuola,e sarebbe meglio cercare di farne un resoconto per capire bene dove e perchè o sbagliato,ammesso che abbia davvero sbagliato.
A volte penso che infondo se ho fatto quello che ho fatto,l’ho fatto per sopravvivere e non è stata una mossa cosi terribile come può sembrare vista dall’esterno.
Non voglio certo dire di aver fatto la cosa giusta,assolutamente mi prendo la responsabilità del mio errore ma credo che gli adulti tendano ad ingigantirlo visto che non capisco il mio punto di vista.

Per tutta la scuola elementare sono stata un’alunna modello,con tutti dieci e volenterosa di studiare grazie a mia sorella che da subito mi aveva fatto apprezzare la conoscenza.
Mi dovevo impegnare un pò di più in matematica perchè mi era antipatica come materia ma per il resto mi veniva facile imparare.
I rapporti con i compagni non erano tutte rose e fiori,non sono stata integrata bene nel gruppo ma dopo aver conosciuto Frankie ammetto di aver smesso di cercare gli altri compagni,mi bastava lui.
Bene o male ho avuto qualche amica a scuola elementare,una perfino ho continuato a sentirla anche dopo la fine di quei cinque anni.
Già da bambina mi emarginavano,ma io lottavo per integrarmi e accettavo le battutine sarcastiche e le umiliazioni ridendoci su.
All’epoca ricordo bene che ci stavo male per queste cose,ma ripensandosi adesso credo di dover ringraziare Gianluca per come mi umiliava dolcemente,senza la vera intenzione di farmi del male.
In quel periodo mi dicevo che volevo fare la biologa marina da grande,vista la passione che avevo scoperto per le profondità e i suoi animali quando avevo comprato le mie tartarughine d’acqua.

La scuola media è stata l’inizio della fine,in tutti i sensi.
Le materie mi piacevano,l’aggiunta del francese,della musica e dell’arte mi incuriosivano molto.
Diventai molto brava in inglese grazie alla professoressa che adoravo,la persona più calma e pacata che esistesse in quella scuola,che con le sue spiegazioni semplici e lineari mi faceva capire tutto al volo.
Anche per il francese mi scoprii portata fin dall’inizio,me la sentivo nel sangue quella lingua e se avevo delle difficoltà chiedevo aiuto a mia sorella che l’aveva studiato al liceo il francese.
La matematica rimase il mio punto ostico,anzi,con la scuola media la situazione peggiorò.
All’inizio mi mettevo sotto a studiare e più o meno arrivavo al sei,ma quando iniziarono a cambiare le insegnanti di questa materia mi ritrovai confusa e con alcune lacune.
Prima dei compiti in classe mi aiutava Frankie a ripetere un pò,lui che in matematica prendeva puntualmente nove riusciva a farmi entrare in testa il minimo per raggiungere la sufficienza.
L’italiano anche mi piaceva molto a scuola media anche se ancora vivevo il dover legger come un imposizione e non come qualcosa che mi piacesse davvero,nei temi prendevo sempre sette od otto perchè sono sempre stata una che ha molto da dire,troppo a volte.
Mi ero fatta anche delle sottospecie di amiche fingendomi come una ragazzina normale e superficiale come loro.
In quegli anni iniziai a pensare di fare la giornalista o la traduttrice.

L’ultimo anno fui vittima di bullismo,ma di questo non voglio parlare direttamente in questa sede. Purtroppo dovevo accennarlo perchè da quell’anno iniziarono i miei problemi scolastici,ovviamente legati a quella sofferenza infernale che mi recava ogni giorno la scuola.
Una delle amiche che avevo,non venne più a scuola quell’anno,ancora non so il perchè di ciò,forse aveva semplicemente gettato la spugna o aveva iniziato a lavorare,davvero non lo so perchè non l’ho mai più vista,ma sono sicura che la sua mancanza fu il motivo per cui iniziarono a prendermi di mira.
Ero sola,le altre mi avevano abbandonata,non ero più protetta da quella cafona ma dolce ragazza che mi vedeva come una sorella,e iniziarono a torturarmi per la mia diversità.

A Gennaio del terzo anno di medie erano stati più i giorni che ero stata a casa a piangere che a scuola,eppure quelle poche volte che andavo a scuola venivo cosi umiliata che mi sembrava di sopportare il peso di un intera settimana di scuola.
In quel periodo ero molto confusa e presa dalla disperazione,non ricordo nemmeno come ho fatto a mantenere la media del sei quell’anno,ovviamente tranne che in matematica,li mi beccai un bel cinque.
Dopo aver confessato tutto a mia madre che andò a parlare a scuola del problema,non tornai più in quella classe.
Ormai avevo sopportato fino a Maggio,e gli ultimi trenta giorni di quel terzo maledetto anno li passai a casa in uno stato di apatia totale.
Si era sgretolato tutto il mio mondo,non soffrivo più perchè nessuno mi insultava ma mi sentivo sotto torchio anche da un semplice sguardo di mia madre.
Non ricordo nemmeno perchè non voletti più tornare a scuola,forse ero semplicemente esaurita e volevo prendermi la meritata vacanza che mi serviva.

Ero sicura che avrei perso quell’anno per via delle assenze,non mi importava molto infondo,sapevo che avrei recuperato tutto l’anno dopo libera dalle mie tiranne.
Invece la professoressa di italiano chiamò mio padre a fine mese e gli disse che se portavamo dei certificati medici che accertavano le pessime condizioni di salute per le quali non ero potuta andare a scuola allora mi avrebbero accettato agli esami.
Il nostro dottore di famiglia appena mi vide scrisse i certificati senza dire una parola,e prima di uscire dallo studio mi guardò con compassione.
Con mia sorpresa quindi fui ammessa agli esami di terza media e in una settimana e mezza recuperai tutto ciò che non avevo fatto scrivendo tesine e studiando a dovere.

Agli esami mi presentai preparata e decisa.
Per fortuna un mio amico bravo in matematica aiutò un pò tutti,e non dovetti preoccuparmi molto.
Al tema di italiano presi otto sghignazzando davanti alle mie aguzzine che avevano preso a stento la sufficienza.
Anche nel resto delle prove andai bene e l’esame orale passò liscio come l’olio grazie alla presenza in classe di mia sorella.
Visto che si poteva portare un parente mi ero fatta accompagnare da lei,e la resi orgogliosa di me mostrando quanto potevo valere.
Nonostante tutto fui promossa agli esami con sette,tra le lamentele dei compagni e le congratulazioni dei professori.
Avevo lavorato duro per quel voto e di certo se non avessi perso tutti quei giorni di scuola sarei passata anche con l’otto se non addirittura con il nove se mi fossi impegnata davvero.
Però la mia visione della scuola era stata irrimediabilmente distrutta in quell’anno.
Avevo visto nei compagni degli aguzzini,nei professori dei vermi senza spina dorsale che non facevano niente per difendermi e persino nel preside avevo visto un nemico visto che aveva dato ragione ad una delle ragazze che mi aveva torturata.
«Ha perso sua madre» la sua motivazione,già lei aveva perso sua madre l’anno precedente,ma perchè io avrei dovuto pagarne le conseguenze facendomi sputare in faccia?

Dissi chiaramente a mio padre che non volevo iscrivermi al liceo,non volevo assolutamente,e tutti i miei progetti di fare la biologa,la giornalista o quant’altro erano spariti,volevo stare il più lontano possibile da quelle strutture che mi avevano rovinato per sempre la vita e stop.

Mio padre mi assecondò fino a Settembre quando mi consiste ad iscrivermi ad un liceo,con un compromesso scegliemmo la scuola più vicina a casa che frequentava la mia migliore amica,ma io avevo chiaramente detto che ci sarei andata fino all’obbligo e poi avrei detto bye bye a tutto quello schifo.
Non fu facile fare la finta tonta,perciò mi fotocopiai i libri di testo ed iniziai a studiare,quasi automaticamente come se fosse un gesto che mi veniva naturale fare.
Le relazioni con gli altri compagni erano difficili come sempre ma più o meno con la mia amica non mi ero mai sentita del tutto sola,era la mia spalla.
Non andavo regolarmente a scuola però,la paura e la sfiducia era rimasta.

Superai il primo anno del liceo delle scienze umane opzione economico-sociale con tutte sufficienze tranne che in inglese in cui presi un debito.
Strano a dirsi perchè non avevo mai aperto il libro di matematica quell’anno,anzi,neanche l’avevo fotocopiato quel libro xD eppure la professoressa mi mise la sufficienza.
Mentre la professoressa di inglese ritenne opportuno mettermi questo debito nonostante secondo me non avessi perso gran chè del programma.

All’esame di inizio Settembre per superare il fantomatico debito,mi presentai senza aver aperto nessun libro di inglese per tutta l’estate,era una sfida tra me e quella vecchia megera che non credeva nelle mie capacità.
Ricordo ancora i commenti dei miei compagni quella mattina alla mia rivelazione di non aver ripetuto niente «Non hai ripetuto niente? Ma che sei scema? Ti bocceranno Vale…».
E poi risposi ad ogni domanda della professoressa con disinvoltura e lei fu costretta a promuovermi,mentre alcune compagne che avevano detto di aver passato l’estate sui libri furono bocciate.
Oh certo,ero io quella ignorante li,certo…
Alla fine la professoressa mi disse «Brava,hai recuperato quest’estate» ed io uscii dalla classe sghignazzando.
Povera babbana,non può capire quanto mi ha sottovalutata….