Storia di un’amicizia

Conobbi S in un forum,nel periodo peggiore della mia intera esistenza,quando cercavo conforto e consigli utili per uscire dall’impantanamento nel quale mi trovavo.
Ad aiutarmi se ne stava occupando uno psicologo,e mi consigliò di cercare persone con i miei stessi problemi per confrontarmici e sentire le loro storie.
Visto che la ritenevo una buona idea,mi iscrissi a questo forum e per le prime mi presentai e commentai a qualche topic molto vagamente.
Quel forum mi intrigava,i suoi componenti erano persone particolari con idee tutte bizzarre su come uscire dal problema che avevamo in comune,negli altri forum che avevo visitato avevo visto solo autocommiserazione che non mi serviva affatto in quel frangente.
Scoprii subito che avevo in comune i gusti musicali con queste persone è visto quanto è importante per me la musica si sembrò un segno del destino che quello era il posto per me.
Nelle settimane nelle quali continuai ad andare dallo psicologo non mi relazionai molto con queste persone cercando di concentrarmi sui miei problemi,ma sapevo che se avessi avuto bisogno di aiuto avrei potuto tentare di chiedere un parere a loro o un consiglio magari.
Quando la terapia finì per motivi più grandi di me,sentivo che sarei ricaduta presto nel buco nero nonostante quel medico mi avesse dato molti consigli e punti sui quali lavorare per stare meglio.
Una sera ero particolarmente negativa e depressa,quindi decisi senza pensarci troppo di scrivere a qualcuno del forum.
In questi giorni ho capito quanto sia diventata impulsiva in quel periodo,facevo e scrivevo cose senza pensarci su,non che adesso ci rifletta molto di più come facevo un tempo,ma credo di aver trovato un giusto compromesso tra eccessiva impulsività ed eccessiva riflessione.
In un momento di impulsività,guidata dalla paura di ricadere nei miei errori,scrissi un messaggio all’amministratore di questo forum,pensando che era la persona più esperta e matura alla quale potessi chiedere aiuto.
Subito dopo mi sentii stupida ad aver chiesto aiuto ad uno sconosciuto,mi sentivo umiliata soprattutto quando pensavo che non mi avrebbe mai risposto e ci sarei stata ancora più male.
Invece ,contro ogni mia aspettativa, la sera dopo quando andai a controllare sul forum trovai la sua risposta.
Siamo andati avanti cosi per circa un paio di settimane,poi lui ha suggerito di passare a scriverci mails visto che il forum secondo lui era poco sicuro.
Di cosa parlammo in quelle settimane non lo ricordo quasi più,per lo più erano mie truci descrizioni dei miei problemi e richieste di consigli.
Lui si professava guarito miracolosamente senza bisogno di aiuto esterno,un pò mi sembrava si credesse Dio sceso in Terra all’inizio per quanto e con quale insistenza tendeva a precisare che lui si era aiutato da solo e non aveva avuto bisogno di nessuno.
Ciononostante non ha mai detto a me che non avessi bisogno di uno psicologo o aiuto esterno,anzi,mi ha sempre consigliato di farmi aiutare da chi sentivo mi avrebbe aiutata,chiunque esso fosse.
Qui commisi il primo errore.
Decisi che ad aiutarmi sarebbe stato lui.
Lui non lo sapeva,ma io mi stavo iniziando ad aggrappare ai suoi consigli come una cozza allo scoglio e da subito avevo avvertito la forte influenza che le sue parole avevano su di me.
Quando iniziammo a parlare tramite mails,potei liberare tutti i miei pensieri e gli raccontai tutto quello che era successo,tutto il dolore che avevo provato e il forte desiderio che provavo di stare meglio.
Per un periodo parlammo esclusivamente di musica,e questo anche mi aiutò a scacciare via i pensieri tristi che mi assalivano.
Lui mi raccontava dei concerti ai quali era stato,io gli raccontavo della band,lui parlava delle band che avevano segnato la sua vita ed io gli parlavo delle band che avevano aiutato me.
Tante volte gli copiavo i testi di Matt Bellamy cercando di fargli capire quanto genio fosse quell’uomo in ciò che diceva,però S ha sempre avuto un certo pregiudizio nei confronti di molte delle band che amavo,a me comunque importava che non le insultasse,poi se non li gradiva non era colpa mia ma semplicemente erano i suoi gusti.
A volte si trovava d’accordo con le mie osservazioni sui testi che gli proponevo,altre volte me li smontava e mi faceva sentire uno schifo come una delle mie canzoni preferite potesse per qualcun’altro risultare cosi vuota e priva di senso.
Arrivò il giorno che mi sentivo troppo dubbiosa riguardo la sua età,allora gli chiesi quanti anni aveva e per smorzare la domanda che poteva sembrare invadente gli chiesi di indovinare la mia di età.
Lui sbaglio di cinque o sei anni la mia età,si aspettava avessi ventidue o ventitre anni,e quando ha sentito che ne avevo diciassette,pardon sedici e mezzo,rimase un pò stupito.
Non ho mai capito se mi riteneva più grande perchè scrivevo in modo che lo pensasse o perchè era semplicemente poco empatico nei miei confronti.
Io capii subito l’età che doveva avere,e quando mi rispose confermai che non mi ero sbagliata di molto.
Se era andato ad un concerto nel 2008,doveva per forza di cose essere parecchio più grande di me,peccato che lui non colse nelle parole che scrivevo nelle mie mails un segnale che rivelasse la mia età.
Piuttosto ingenuo lui,questo glielo devo,tutto il contrario di me.
Una ragazzina della mia età si sarebbe un pò spaventata a leggere che si stava scrivendo con un ragazzo di ventinove anni,ma a me non importava molto,non mi faceva affatto paura.
Ad un certo punto di Aprile,per motivi che ancora non ho ben capito,mi chiese di poter parlare su facebook.
Accettai anche se in precedenza quando l’avevo proposto io lui aveva detto di no,ed iniziammo a scriverci più frequentemente.
In quel periodo anche la sua vita si era nuovamente incasinata a causa della sua fidanzata che lo tradiva,e visto che non dormiva più,di notte ci scrivevamo.
Io che con le medicine che mi aveva prescritto lo psicologo ero riuscita a tornare ad un normale ciclo del sonno,non avevo voglia di sbalzarlo nuovamente per colpa sua,ma qualche volta feci delle eccezzioni.
Quando lo sentivo triste dalle parole che scriveva,cercavo di stargli accanto con i miei consigli che lui non ha mai compreso.
Se dovevo dargli un consiglio era come parlare con un muro.
Non capiva,non ascoltava e non recepiva niente.
Non mi arresi e comunque continuai a dargli consigli e miei pareri sui fatti che accadevano,anche se sapevo che ormai lui non mi avrebbe ascoltata.
Grazie a lui,cioè grazie ai mille link di canzoni che mi mandava,ho scoperto molte band che non conoscevo,e per questo devo ringraziarlo.

Spesso mi ponevo una domanda che per me era fondamentale; Ma S per me che cos’è?
Ero piuttosto confusa già da prima di conoscerlo e conoscendolo i miei sentimenti si erano mischiati irrimediabilmente nella mia mente.
Non voglio considerarlo come il mio psicologo,è sbagliato mi dicevo,e sapevo che lui avrebbe concordato sicuramente.
Non posso vederlo come un amico,è troppo grande per essere un mio amico,è sbagliato,mi dicevo,anche perchè come amico non riuscivo proprio ad immaginarmelo,il rapporto che stavamo creando era diverso da ciò.
Potrebbe essere una specie di fratello maggiore per me? pensai,visto che mio fratello aveva qualche anno più di lui ma era completamente assente dalla mia vita,avrei potuto sostituirlo con S.
Potrebbe anche essere come un padre… la sua età mi rendeva molto dubbiosa e iniziai a pensare di vederlo come un padre vista l’influenza che aveva su di me,un pò come quella che ha veramente mio padre.
Ma no…lui non è nessuna di queste figure…non le rispecchia affatto…

Decisi di porla a lui questa domanda per capire cosa ne pensasse,e quello credo sia stato l’inizio della fine.
“S. quale ruolo pensi di ricoprire nella mia vita?” gli scrissi non sapendo in quale altro modo porre una domanda simile.
Lui come sempre non comprese la mia domanda al volo e quindi provai a fargli qualche esempio per fargli capire cosa volevo intendere.
“Sicuramente non sono il tuo psicologo,non ne ho le capacità e non voglio tu mi veda come tale” rispose subito lui.
Come io avevo intuito,quella era la prima figura che lui non voleva rispecchiare,quindi la scartai definitivamente.
Alla parola “amico” rispose con un “No,non credo proprio” e alla parola “fratello” ribattè con un “Potrei vederti come una specie di sorellina,una sorellina ignorante in musica che devo istruire”.
Forse la parte del fratello non gli sarebbe stata cosi male.
Alla parola padre,infine,rispose cosi “No cara,non posso essere tuo padre”.
Ero cosciente che matematicamente era impossibile,ma l’influenza che eserictava su di me mi faceva pensare che quel tipo di ruolo non era cosi impossibile come pensasse lui,quindi scavai più a fondo per capire le sue motivazioni reali.
“Matematicamente è impossibile ma non sto i certo parlando di ruoli convenzionali,lo sai” gli scrissi.
“Non posso essere tuo padre Valentina,non mi dire che mi vedi come un padre?!” lui era convinto della sua idea ed io ero sempre più convinta di dover indagare perchè non mi convinceva per niente.
Nelle sue parole non avevo mai avvertito quel disagio che avvertivo quella sera,come se volesse che gli dessi ragione e chiudessi l’argomento il prima possibile.
“No,non ti vedo come un padre,no…cioè…non so…”-“Perchè,ti sembra cosi sbagliato?” ero dubbiosa a riguardo e lui mi rendeva ancora più confusa con le sue parole.
“Non voglio essere tuo padre” rispose lui.
Non capii subito quell’affermazione,ed in cerca di risposte gli chiesi “Perchè?”.
Si scollegò. Rimasi davanti al telefono fissando la scritta “Visualizzato” e la sua assenza improvvisa,cosa mai successa prima.
Decisi che avrei aspettato,altrimenti non sarei riuscita a dormire senza quella risposta,e dopo circa mezz’ora si ricollegò.
“Mi farebbe passare per un pervertito” rispose finalmente.
Pervertito? pensai Non ci vedo niente di pervertito io.Mica gli ho chiesto se gli piaccio.
All’improvviso ebbi una presunta illuminazione e mi sbrigai a scrivergli prima che se ne andasse di nuovo,”Non è vero S. Non ti ho mica detto che ti vedo come il mio fidanzato,non c’è niente di male se ti vedo come una specie di padre”.
“Non voglio essere tuo padre” ripetè lui.
“Ti spaventa una figlia problematica e scapestrata come me? 😀 Mi dovresti portare a tanti concerti per rendermi meno ignorante però,ti avviso” la buttai sul sarcastico anche se sapevo che lui non capiva mai le mie battute squallide.
“Ti porterei comunque a tutti i concerti che vuoi ma non ti voglio come figlia”-“Certo,una piccola peste da crescere non sarebbe male come idea,ma non tu” rispose lui.
Stanca,visto che era mezzanotte,non osai andare oltre e gli scrissi “Allora ci conto,mi devi portare a qualche concerto altrimenti rimarrò per sempre ignorante”.
Dopo che lui ebbe risposto affermativamente gli diedi la buonanotte.

Cercai di convincermi che mi vedeva come una sorella,ma quando le cose iniziarono a cambiare pensai che o avevo un fratello più cattivo di quello di sangue o avevo detto qualcosa che aveva cambiato il suo atteggiamento nei miei confronti.
Nonostante tutto quello che è successo,io mi chiedo ancora…
Chi sei S?
Chi sei per me?
E chi saresti potuto essere se le cose non fossero andate in questo modo?
E…chi saresti voluto essere per me?
Ah,dimenticavo! Questa storia continua,appena avrò le forze di tornare a parlare di S.

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16 pensieri su “Chi sei? Chi eri?

    1. Alcune cose rimangono oscure anche a me tutt’ora su di lui,ma racconterò sicuramente tutte le altre cose che sono successe e che hanno portato alla fine di questa amicizia. Volevo scrivere qui ma poi l’articolo diventava troppo prolisso e non vorrei annoiare nessuno 😛

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    1. Ho letto l’articolo,sono molto dispiaciuta che tu abbia dovuto vivere una vita del genere ma purtroppo nel nostro stato una catastrofe come un terremoto non viene risolta completamente neanche dopo trent’anni,è una vergogna. Hanno privato te e altri giovani di vivere la loro vita è questo è davvero terribile…

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      1. Non dispiacerti. Qualsiasi cosa accada nella vita bisogna farne tesoro. E considerarle informazioni che serviranno a te e agli altri. Hai guardato il tono con cui l’ho scritto? Non c’è rabbia né commiserazione, ma esposizione dei fatti. E’ così che io sono. Ho superato tanti ostacoli perché hosempre analizzato me stessa, ma anche gli avvenimenti per cercare una soluzione. Perché prima di tutto siamo noi che ci dobbiamo dar da fare. Il vittimismo non serve, così come deresponsabilizzarsi scaricando responsabilità e doveri sugli altri. Sei giovane, ma dimostri grande sensibilità. Usala per cercare il modo per aiutare te stessa e gli altri. Usala per capire che non hai colpa di nulla, e per capire anche i limiti e le fragilità della gente. Questa vita, in un certo senso spaventa tutti. Siamo stati messi al mondo senza ricevere un libretto di istruzioni. 🙂 Dora

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  1. L’ho letta tutta d’un fiato…ci hai messo coinvolgimento. Ma quello che posso dirti, senza conoscere il seguito della storia, che sarò ansioso di leggere, è di mantenere sempre un certo distacco da persone che hanno un nome senza volto, anche se in quel momento sembrano avere la risposta a tutte le tue domande…prendi il meglio dai loro consigli ma non lasciarti coinvolgere. Padre, fratello, amico, confessore…dagli il ruolo che vuoi ma fidati sempre e solo di te stessa e delle tue sensazioni…

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      1. Non so,bisogna considerare tutto quello che è successo oltre che all’inizio quando tutto era felice. La tensione,almeno per me è rimasta tale e quale anzi,forse è anche aumentata. Ma non hai tutti gli elementi quindi non puoi capire bene la situazione. Dopo vedremo, cosa ne penserai.

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      2. Mi fanno sempre piacere i consigli!! Avrei voluto scrivere tutto in quest’articolo per riceverne subito ma poi mi avreste linciato tutti per aver scritto un poema :’) Già questo è abbastanza lungo.

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